I soldi per le pensioni ci sarebbero, ma Renzi li ha messi per le spese militari dei prossimi tre anni

SPESE MILITARI CRESCONO NONOSTANTE GLI ANNUNCI: 13 MILIARDI IN ARMI IN 3 ANNI

I soldi per le pensioni ci sarebbero, ma Renzi li ha messi per le spese militari dei prossimi tre anni
Il Documento programmatico pluriennale della Difesa per il 2015-2017 smentisce (come sempre) gli annunci di Renzi (riportati a grandi titoli su La Repubblica) su una riduzione della spesa. 
Obama lo aveva avvertito: “La libertà non è gratis”, e si era lamentato perchè l’Italia spendeva poco per i giochi di guerra della NATO. Renzi ha rimediato immediatamente: quest’anno le forze armate – carabinieri esclusi – ci costeranno 17 miliardi, di cui 4,7 per acquisto di materiale bellico. E quest’ultima voce l’importo per il prossimo triennio basterebbe a coprire il buco delle pensioni. Nessun taglio agli F35

Contrariamente agli annunci della Difesa, la spesa militare italiana non accenna a diminuire, in particolare quella per l’acquisto di nuovi armamenti. Da un approfondito esame delle cifre contenute nel nuovo Documento programmatico pluriennale della Difesa (Dpp 2015-2017), di cui il fattoquotidiano.it ha ottenuto una copia in anteprima – dove diverse pagine sono dedicate a lamentare i tagli di budget – risulta che le forze armate italiane – Carabinieri esclusi – ci costeranno anche quest’anno 17 miliardi di euro, di cui ben 4,7 miliardi per l’acquisto di aerei e navi da guerra, carri armati, missili e fucili: la stessa cifra spesa nel 2014. Per rinnovare l’arsenale bellico nazionale, il governo Renzi programma di spendere almeno 13 miliardi in tre anni, una cifra enorme che consentirebbe la restituzione integrale delle pensioni illegalmente decurtate da Monti.

La principale voce di spesa è come al solito quella per il personale della Difesa: oltre 10 miliardi se ne vanno infatti quest’anno in stipendi e pensioni per i 174.500 uomini e le donne di Esercito, Marina e Aeronautica, sempre più comandanti (oltre 90 mila tra ufficiali e sottufficiali) che comandati (circa 82mila i militari della truppa). Il processo di snellimento degli effettivi previsto dalla riforma Di Paola procede con grande lentezza (solo 1.382 dipendenti in meno rispetto all’anno scorso) e lo sblocco degli stipendi ha prodotto addirittura un lieve aumento della spesa totale, +1,6%. Altri 1,3 miliardi se ne vanno per la manutenzione di mezzi, armi, caserme e basi: pochi rispetto a quelli necessari, al punto che l’addestramento operativo – come si legge nel Dpp – è “finanziato in maniera pressoché esclusiva con le risorse provenienti dai provvedimenti governativi di sostegno delle missioni internazionali”, vale a dire i 900 milioni di euro del ‘Fondo Missioni’ del Ministero dell’Economia e della Finanze.
Tratto da: morasta.it

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