Lo “Stato Islamico”: breve riassunto. Spiegato bene

La complessità delle convulsioni in corso nel vicino oriente e i frequenti riposizionamenti dei protagonisti obbligano a continue puntualizzazioni.
Lo Stato Islamico, sedicente Califfato, è l’attore più enigmatico sulla scena. Contrariamente a quanto si dice, non è apparso all’improvviso con la clamorosa avanzata del 2014, ma fu proclamato nell’ormai lontano 2006. Fu una conseguenza della sciagurata e criminale invasione dell’Iraq.
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Dopo la facile vittoria americana del 2003 sul debole esercito di Saddam Hussein, si sviluppò una micidiale guerriglia contro le forze di occupazione. Nel 2005 gli invasori erano in seria difficoltà. Sia nelle regioni sunnite sia in quelle sciite la resistenza guidata nell’area sunnita dagli ultimi seguaci di Saddam, primo fra tutti Al-Duri, e nell’area sciita da Muqtada Al-Sadr, faceva di ogni angolo di strada un agguato e di ogni arteria percorsa dai mezzi degli occupanti un’insidia disseminata di mine.
Ne sapevano qualcosa anche i soldati italiani e britannici che operavano nelle zone sciite, noi a Nassirya e gli inglesi a Bassora, non in missione di pace ma truppe belligeranti a tutti gli effetti, come testimonia la battaglia dei ponti che ebbe le truppe italiane come protagoniste.
Intanto la parte curda dell’Iraq si distaccava di fatto, creando una realtà statuale autonoma, benedetta da americani e israeliani.
A quel punto ci fu una svolta dettata da un calcolo del governo iraniano. L’ayatollah Al-Sistani, massima autorità religiosa degli sciiti iracheni, lanciò un appello per la pacificazione. Muqtada Al-Sadr fu trasferito in Iran ufficialmente per completare la formazione religiosa e le sue milizie furono non sciolte ma messe in stato di attesa. Evidentemente il governo iraniano aveva pensato di utilizzare ai propri fini le stupidaggini strategiche di Bush e Condoleeza Rice, favorendo la formazione di un governo sciita a Baghdad, che sarebbe finito nell’orbita iraniana. Così le mire di antica data di Teheran si realizzavano senza colpo ferire.
Restavano a combattere l’invasore i sunniti, i seguaci di Saddam e gli elementi di Al-Qaeda nel frattempo accorsi per il jihad, la guerra santa. Ben presto i laici saddamisti e i barbuti fondamentalisti si allearono. Questi ultimi proclamarono lo Stato Islamico nelle regioni sunnite insorte. Siamo dunque nel 2006, cosa ignorata sistematicamente come sistematicamente si stende una cortina di silenzio sulla devastante politica internazionale condotta dall’Impero e dai suoi servitorelli, noi compresi, negli ultimi 20 anni.
Lo Stato Islamico quindi nacque nel quadro della resistenza armata contro l’Occidente, mentre Al-Qaeda e in generale le internazionali islamiche che hanno combattuto su vari fronti hanno avuto una connotazione ambigua fin dalla loro fondazione.
La lotta dello Stato Islamico fu condotta contro le forze di occupazione ma anche e soprattutto contro gli sciiti, trasformando in guerra civile settaria quella che era stata una resistenza patriottica unitaria. Le prepotenze degli estremisti e le stragi indiscriminate anche fra i civili, con le bombe umane che si facevano esplodere nei mercati e nelle piazze, provocarono reazioni fra la stessa popolazione sunnita. Ne approfittò, in modo finalmente intelligente dopo tante idiozie, il generale Petraeus, che sfruttando il malcontento dei capi tribù sunniti privati della loro autorità dagli estremisti, e corrompendoli con l’argomento sempre convincente dei dollari, li portò dalla sua parte. Siamo nel 2007 e il movimento denominato Surge, promosso da Petraeus, mise in difficoltà lo Stato Islamico, che mantenne comunque sempre un suo sia pur limitato insediamento.
La cosiddetta primavera araba del 2011 evolve fino all’attacco aperto dell’Occidente contro i regimi di Gheddafi e Assad, laici e poco affidabili per l’Impero. Vengono ampiamente utilizzati i fanatici islamisti. In questo contesto, rivolto alla strategia del caos tanto gradita a Israele, con ogni probabilità anche i combattenti dello Stato Islamico vengono infiltrati e strumentalizzati, per combattere quell’Assad alleato dell’Iran e amico della Russia e per screditare e far cadere il governo iracheno di Al-Maliki, troppo vicino agli ayatollah iraniani.
A questo punto abbiamo la strepitosa avanzata di quello Stato islamico ora autoproclamatosi Califfato. Il 2014 non nasce improvvisamente, per miracolo, ma è preceduto da una storia che abbiamo sommariamente richiamato alla memoria.
Ora tutto è straordinariamente complicato e in continua evoluzione. Il Califfato continua a far comodo a Israele, perché semina il caos fra gli arabi; all’Arabia Saudita, perché combatte quegli sciiti che sono l’incubo della monarchia regnante a Riad; agli USA perché tiene sotto pressione la Siria di Assad.
D’altra parte i fanatici guerrieri del Califfato possono sfuggire al controllo, possono minacciare la Giordania e la stessa Arabia Saudita che li ha sponsorizzati. Così si spiega la strana guerra in corso, in cui la coalizione guidata dagli USA talvolta sembra soltanto far finta di bombardare le postazioni islamiste, l’intensità dei bombardamenti non essendo nemmeno paragonabile a quella che mise in ginocchio Gheddafi.  Ma nello stesso tempo emerge una preoccupazione che induce gli USA a cercare di migliorare le relazioni con l’Iran e a permettere che pasdaraniraniani ed hezbollah libanesi, gli unici, con i curdi, capaci di affrontare in battaglia con successo i califfi, agiscano all’interno del territorio iracheno.
L’impressione è che gli Usa e i loro alleati siano vittime del caos da loro stessi prodotto.  Si barcamenano incerti sulla strategia da seguire, incapaci di dominare le forze malefiche da loro stessi evocate.
Chissà se qualcuno ricorderà le parole che Mubarak, fedele servitore dell’Impero perché da esso ricavava la garanzia del suo potere sull’Egitto, rivolse a Bush alla vigilia dell’attacco a Saddam: non fatelo perché aprireste le porte dell’inferno.
Il vecchio dittatore conosceva quella parte del mondo molto meglio di chi non ha voluto ascoltarlo.
LUCIANO FUSCHINI

Tratto da: morasta.it

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