La Nato e la militarizzazione dei social media


La Nato ha aperto un nuovo centro strategico di comunicazione di eccellenza, specializzato in Information Warfare, con sede a Riga, capitale della Lettonia, al fine di contrastare la presunta propaganda russa.
Già nel mese di luglio scorso, la Lettonia, l'Estonia, la Germania, l'Italia, la Lituania, la Polonia e il Regno Unito avevano firmato un protocollo d'intesa sulla creazione del Centro di Eccellenza a Riga.
Lo staff di giornalisti ora impegnato a Riga proviene da Kabul, in Afghanistan, dove già si occupava della produzione di contenuti audio — visivi per la NATO.

Il direttore del centro, Janis Karklins, ha spiegato ai media occidentali che il lavoro in Lettonia consisterà nello sviluppo di proposte educative che consentano di avviare un processo di alfabetizzazione alle informazioni multimediali, e di crescita del pensiero critico autonomo, per rendere più difficile agli "avversari" il disorientamento della popolazione attraverso la propaganda. Inoltre, il centro di comunicazione lavorerà anche ai fini di una "militarizzazione dei social media", per contrastare il sentimento filo-russo, ancora presente, in particolar modo nei paesi baltici.



Già il 18 marzo scorso il ministro  della Difesa lettone, Raimonds Vejonis, aveva accusato la Russia di "disinformazione, corruzione, pressione economica, per minare la nazione" e la presidente della repubblica della Lituania, Dalia Grybauskaite, aveva aggiunto che "sono già  in corso attacchi di guerra, con strumenti di propaganda e di falsa informazione".
La NATO ritiene, inoltre, che la Russia, attraverso i media e la "guerra ibrida", abbia svolto un ruolo decisivo non solo nel territorio dell'Ucraina, ma anche nell'interpretazione dei fatti accaduti a Kiev e nel Donbass. La scorsa settimana, ‘infowars.com' ha riportato le osservazioni del comandante supremo in Europa della NATO, il generale Philip Breedlove, secondo il quale l'occidente deve impegnarsi in una guerra d'informazione contro la Russia al fine di contrastare i suoi "falsi racconti" sui social media. Il generale ha dichiarato che "occorre che un'alleanza di paesi occidentali s'impegni in un vero e proprio combattimento informativo, attaccando il falso ed esponendo la verità dei fatti.".
In questo quadro di dichiarazioni che poco hanno a che fare con sentimenti pacifisti, non stupisce che anche la Chatham House, think tank britannico che opera come il Council on Foreign Relations e il Brookings Institute negli Stati Uniti, ritiene che la Russia sia coinvolta in una guerra ibrida "progettata per paralizzare uno stato prima ancora che lo stato realizzi che il conflitto è già iniziato".
Tra i membri della Chatham House ci sono Goldman Sachs International, Morgan Stanley, Lockheed Martin, Bloomberg, GlaxoSmithKline, Coca-Cola, e altri giganti transnazionali.



Probabilmente non sbaglia il professor Stephen Cohen, accademico americano di studi russi alla Princeton University e alla New York University, quando afferma che "una guerra premeditata con la Russia è all'orizzonte e che la situazione internazionale odierna è la peggiore dal 1962, epoca della crisi dei missili cubani".

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