Messico nel caos: dopo il caso dei 43 "desaparecidos" uccisa candidata sindaco

Orrori su orrori in Messico. Ci troviamo a Iguala, una cittadina dello stato di Guerrero.  A fine Settembre scompaiono improvvisamente, nel nulla, 43 ragazzi. La svolta delle indagini avviene quasi due mesi dopo quando tre membri della banda di narcotrafficanti "Guerreros Unidos" confessano: i «desaparecidos» sono stati rapiti, portati in una discarica e lì sono stati bruciati. Una parte dei corpi è stata gettata nel fiume mentre l'altra in una fossa comune. La strage è stata portata avanti da alcuni poliziotti e da alcuni narcotrafficanti appartenenti alla banda dei  "Guerreros Unidos"  sotto la spinta di José Luis Abarca, sindaco della cittadina, che temeva che i 43 ragazzi appartenessero a un gruppo rivale e che potessero opporsi al comizio di Maria de los Angeles Pineda Villa, sua moglie. Bloccato l'autobus che li trasportava sono stati rapiti e poi interrogati. I giovani, nonostante si dicessero totalmente estranei ai fatti sono stati accusati di essere ingaggiati dalla gang rivale dei "Los Rojos",  e per questo sono stati uccisi. Una parte di loro è deceduta, per asfissia, durante il tragitto. Abarca e la consorte sono stati catturati.

Nelle ultime ore a 100 km da Iguala, a Ahuacuotzingo, è stata trovata uccisa Aide’ Nava Gonzalez, candidata sindaco del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd, centrosinistra). Suo marito Francisco Quinonez Ramirez, il quale aveva ricoperto già tale carica, è stato ucciso tempo fa e suo figlio è stato rapito lo scorso anno. Il corpo della donna è stato trovato decapitato in una radura. L'ipotesi più accreditata è che dietro a questo omicidio ci sia  la mano della band criminale dei "Los Rojos".

Le notizie giunteci ritraggono un Messico "medievale", allo sbando, in cui lo Stato è debole e quasi del tutto assente,  il potere è detenuto dalle varie gang in lotta tra di loro e in cui l'unica legge è quella della violenza.



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