Fukushima e i tumori: il Giappone nasconde la verità

Sono passati 4 anni dal disastro che ha visto protagonista la centrale nucleare di Fukushima. È l’11 Marzo 2011 quando, a seguito di un terremoto e di un maremoto di magnitudo 9.0 scoppiati al largo della regione di Tohoku, esplodono 4 reattori. Prima di questo incidente non si può non ricordare e non menzionare quello che ha coinvolto la centrale nucleare di Cernobyl il 26 Aprile 1986. Nei Paesi vicini all’Ucraina, nonostante siano trascorsi quasi 30 anni, continuano a nascere bambini deformi e i tumori sono notevolmente aumentati soprattutto la leucemia nei ragazzi. A 4 anni dalla tragedia avvenuta a Fukushima il Giappone mente sul numero delle vittime che essa ha causato e che causa ancora oggi. Marco Casolino, fisico e ricercatore, scrive così in un articolo di stamattina: “la situazione è da tempo sotto controllo, mentre la radioattività continua a scendere”. Si  parla addirittura di un dimezzamento del numero dei malati quando, in realtà ultimamente, sono più che raddoppiati.

L’inquinamento radioattivo, dovuto in particolar modo alla diffusione del cesio-137, isotopo radioattivo sottoprodotto della fissione nucleare, “è alle stelle” , continua a mietere vittime e lo fa in silenzio. Mentre il Giappone tenta di insabbiare la verità e di minimizzare il problema i dati parlano chiaro: l’anno scorso sono stati controllati 75311 minori e i risultati sono agghiaccianti. Rispetto agli esami precedenti i tumori sono aumentati e anche coloro che risultavano essere sani ora sono malati (la malattia che maggiormente li colpisce è il cancro alla tiroide). Non è dunque vero che la situazione è sotto controllo e che è migliorata. Non è vero che il Paese sta uscendo fuori  dallo stato di allarme. Il livello di radiazione presente a Roma è in media di 0,3 microSv/h mentre in alcuni punti del Giappone è superiore ai 2 microSv/h. La radioattività è ancora massicciamente presente nel
territorio. Cercano di manipolare le informazioni per non creare eccessivo allarmismo tra la popolazione e per non scoraggiare il turismo, da sempre uno dei motori dell’economia. Il Giappone cerca di "confondere le carte" ma le cifre parlano chiaro.



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