Clorpirifos, il pesticida che danneggia il cervello dei bambini

Da anni ormai si conosce la pericolosità del pesticida Clorpirifos, tant’è che la U.S. Environmental Protection Agency ne ha bandito l’uso domestico. Eppure continua ad essere utilizzato ampiamente in agricoltura. La tossicologa Janette Sherman ribadisce come questa sostanza sia in grado di danneggiare seriamente il cervello dei bambini. Eppure le autorità preposte non la bandiscono.



Vignetta di Sandro Bessi
Innanzi tutto è bene conoscere i nomi commerciali dei pesticidi che contengono Clorpirifos. Il Clorpirifos etile è principio attivo dei prodotti Alisè WG, Dursban 75 WG, Pyrinex ME; il Clorpirifos metile è invece contenuto nei prodotti Etifos ME, Reldan 22. Ed è altrettanto utile ricordare che la U.S. Environmental Protection Agency ne ha bandito l’uso domestico. Viene però ancora ampiamente utilizzato in agricoltura soprattutto sulle barbabietole, il frumento, il cotone, le arachidi e le verdure, così come per le mele e l'uva; si usa addirittura sui campi da golf ed anche su alcuni animali, tra cui tacchini e pecore. Inoltre viene utilizzato per il trattamento dei canili ed è un ingrediente comune nello shampoo per cani, nello spray e nei collari antipulci.
In un recente documento ufficiale l’agenzia americana per la protezione ambientale ribadisce senza ombra di dubbio come questo pesticida determini ritardo mentale nei bambini esposti di età tra i 2 e i 3 anni, disturbi pervasivi dello sviluppo e deficit d’attenzione nei bambini più grandicelli e ridotto livello di intelligenza nei bambini in età scolare che sono stati esposti nel grembo materno. Eppure continua ad essere permesso nelle coltivazioni. La tossicologa Janette Sherman su CounterPunch ricorda come lei stessa già nel 1998 avesse presentato alla conferenza internazionale del Collegium Ramazzini le sue conclusioni nel documento dal titolo “Chlorpyrifos (Dursban) exposure and birth defects: report of 15 incidents, evaluation of 8 cases, theory of action, and medical and social aspects”. L’Istituto Ramazzini inviò quel lavoro all’European Journal of Oncology per la pubblicazione, ma siccome riguardava difetti alla nascita e non il cancro, ricevette una ben misera attenzione. La Sherman, specialista di medicina interna e tossicologia e autrice di numerosi studi, sostiene come i danni neurologici causati da questo pesticida avvengano sia prima che dopo la nascita dei bambini e come siano pervasivi e altamente invalidanti.

D’altra parte anche il dottor Alberto Mantovanidell’Istituto Superiore di Sanità afferma chiaramente come questo pesticida, un organofosforico, possa «portare a perdita di memoria, depressione ed insonnia». «Gli effetti sono particolarmente rilevanti quando ad essere esposti sono gruppi di popolazione maggiormente vulnerabili come le donne in gravidanza e di conseguenza il feto e i bambini; studi sperimentali mostrano come, in queste fasi, il clorpirifos possa interferire in maniera permanente con lo sviluppo neurocomportamentale».
Quanto di questo pesticida rimane in ciò che arriva sulle nostre tavole. Per esempio nel 2013 gli elevati livelli di residui nell’olio extravergine di oliva diventano oggetto di una interrogazione al Parlamento europeo e a maggio la Regione Puglia sospende l’utilizzo del pesticidi sugli ulivi; ma il produttore, la Dow AgroSciences, replica immediatamente con una nota affermando che, siccome la sostanza è autorizzata, non può sottostare a limitazioni.
Insomma, gli affari prima di tutto. La salute può aspettare!

Tratto da: morasta.it

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