Agrigento, il silenzio degli ‘onorevoli’

di Mauro Indelicato
Mentre la piazza, virtuale e fisica, urla e si agita e mentre una città intera parla e segue con ritrovato vigore le vicende politiche locali, c’è un silenzio che proviene da alcune bocche cucite e mute che fa ancora più rumore e che però ancora in pochi hanno messo in risalto.
Su quanto sta succedendo ad Agrigento, nessun deputato nazionale e regionale ha proferito parola; in un territorio, come quello nostro, in cui nulla avviene per caso ed in cui le coincidenze appaiono come la scusa meno nobile di chi fa lo stolto per non andare in guerra, il silenzio della deputazione fa sorgere non poche considerazioni.
Il primo pensiero che viene in mente, è quello che magari i signori onorevoli siano presi da un impeto di vergogna per le magre figure fatte dai loro soldatini in Aula Sollano; possibilmente, vedendo una popolazione poco propensa a giustificare i comportamenti dei rappresentanti politici, preferiscono far massacrare chi è trincea e rintanarsi quindi nelle loro poltrone di Palermo e Roma in attesa che passi la piena.
Questa è l’idea che attanaglia molti: un attacco così frontale verso la locale classe politica non c’è mai stato in città e quindi ci si aspettava una difesa ad oltranza della deputazione verso i loro uomini seduti in Aula Sollano; invece nulla di nulla, nessun commento e nessuna parola riportata anche solo per sbaglio dalla bocca di qualche deputato.
Ma a ben vedere però, l’idea di una deputazione rintanata all’interno delle stanze perché assediata dai media e dalla folla è sì suggestiva, ma poco realistica. Del resto, pochi giorni fa in molti hanno assistito pubblicamente al dibattito sviluppatosi all’Università sul futuro del consorzio: lo scandalo era agli inizi, il servizio di Ballarò già andato in onda, non c’era stata la protesta ma la città era già sul punto di mobilitarsi. Eppure erano tutti presenti, tutti in prima fila nonostante proprio sul CUPA la deputazione ha non poche colpe politiche ben evidenti e ben conosciute.
E allora, seguendo il principio sopra enunciato secondo cui mai nulla avviene per caso ad Agrigento, viene in mente un’altra idea, un po’ più inquietante: e se tutto questo, è stato voluto proprio dalla deputazione agrigentina?
Il silenzio dei deputati, sembra quello non di chi è mortificato e preferisce aspettare che le acque si calmino, bensì quello di uno che ha appena lanciato un sasso nello stagno e preferisce vedere dall’alto il moto ondoso provocato. Non si spiegherebbe altrimenti questo ingombrante silenzio: del resto, tutti i big politici agrigentini hanno almeno un loro soldatino in aula Sollano e questo spesso è stato messo in secondo piano in questi giorni. Ci si è accaniti sui soldatini, in pochi hanno puntato il dito ai loro generali, che sembra se la ridano alle spalle mentre in piazza la città manifesta il dissenso.
I deputati locali, lo sappiamo, sono in gran parte impresentabili: hanno fatto poco per questa città, hanno contribuito alla vessazione e mortificazione del territorio, la loro unica arma di salvezza è presentarsi ‘puliti’ e magari far vedere a maggio che le loro liste sono state ripulite da quei soldatini i quali, noncuranti della crisi economica, si riunivano 3 volte al giorno, è senza dubbio un bel modo per cercare nuovamente il consenso. Che ad Agrigento la classe politica, di ogni ordine e grado, fa soltanto generalmente i propri interessi e non quelli della cittadinanza, è cosa nota: perché far scattare proprio adesso, a pochi mesi dall’apertura della campagna elettorale, il malcontento popolare? Chi sta seduto a Roma ed a Palermo, spesso riesce a far passare in sordina le notizie che graverebbero sulla reputazione propria e dei propri soldatini; spesso le notizie più squallide trapelate da Aula Sollano, sono uscite solo sui giornali locali e non hanno fatto clamore. In questo caso, il clamore però evidentemente serviva e si è lasciato fare, anzi il silenzio dimostra che forse non dà così fastidio alla deputazione nostrana.
Tutto questo, per dire che l’unico modo che ha Agrigento per vincere la sua battaglia contro la malapolitica, è quello di elevare il dibattito tra quei cittadini scesi in piazza ed andare oltre alle 1133 commissioni consiliari. Il fervore dei giovani agrigentini, la loro disposizione a sacrificare tempo allo studio per scrivere striscioni od organizzare una manifestazione, la loro voglia di estraniarsi dai giochi squallidi che hanno distrutto Agrigento, è un patrimonio che questa città non può disperdere e soltanto iniziando, traendo spunto dalle commissioni consiliari della discordia, a puntare il dito contro ogni meschinità della politica nostrana si potrà fare in modo che questi giorni segnino una reale svolta culturale per il nostro territorio.
Se davvero l’impressione che qualcuno abbia lasciato fare ed abbia creato ad arte quanto sta accadendo sia confermata, questo è il momento giusto per trasformare il fervore di questi giorni come un vero boomerang; ciò che sta accadendo ad Agrigento è importante, è un esempio stupendo di territorio che si vuole rimettere in gioco. Ma il gioco si farà sempre più duro e sempre più incline a facili strumentalizzazioni; sarà lì che dovrà uscire fuori la maturità dei tanti giovani agrigentini, i quali non solo nelle prossime elezioni di maggio, ma in generale in ogni aspetto od evento futuro della città, dovranno dimostrare che Agrigento vuol davvero cambiare.

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