Ucraina: c'è South Stream dietro la "false flag operation"?

"La Russia deve capire che un'ulteriore escalation avrebbe il solo effetto di isolarla ancor più dalla comunità internazionale."
Barack Obama


Sulla scia del caos generato dalle primavere arabe e dal disastro nucleare di Fukushima, l'Europa si trova ad affrontare un riallineamento della propria politica energetica il cui maggior beneficiario è e sarà la Russia.

In quanto grande produttore ed importante paese di transito. la Russia è un attore fondamentale nel panorama mondiale dell'energia.
Con i suoi 42 miliardi di m3 di riserve accertate, Mosca ha i maggiori giacimenti di gas naturale del Mondo [1].
Il Paese possiede anche 79,4 miliardi di barili di petrolio, pari a circa il 6,4% delle riserve mondiali. Nel 2009, è divenuta il maggior produttore mondiale di greggio, sorpassando l'Arabia Saudita [2].
Contestualmente, la Russia è di gran lunga il principale esportatore di gas naturale, con una media annua di 7,3 Tm3 (trilioni di metri cubi) esportati [3].
Inoltre, vaste aree della Siberia orientale e dell'Artico, rimangono inesplorate e, secondo gli esperti, potrebbero coprire fino ad un quarto dell'offerta di gas e di petrolio nella seconda metà del XXI secolo.

Attraverso i suoi due monopoli di Stato ("Gazprom" per la produzione di gas naturale ed i gasdotti, "Transneft'" per gli oleodotti), il Cremlino ha dimostrato la sua determinazione ad usare gli idrocarburi e la rinnovata ricchezza che ne deriva come mezzi di pressione nelle sue relazioni con i Paesi confinanti. Al contempo, Mosca ha appoggiato l'ascesa di esportatori avversi allo status quo energetico, come l'Iran ed il Venezuela, contribuendo così all'aumento dei prezzi ed alla crescente incertezza delle forniture di idrocarburi.
Mosca insiste sulla necessità di fornire ai produttori "garanzie di domanda" e di dividere rischi e responsabilità tra fornitori, consumatori e Paesi di transito. I rappresentanti del Cremlino hanno espresso la volontà di negoziare impegni congiunti, distribuendo rischi e profitti al fine di prevenire i conflitti energetici. Tuttavia, allo stesso tempo, la Russia limita pesantemente l'accesso alle sue risorse da parte delle compagnie petrolifere straniere.

La Russia mira a mantenere il controllo delle direttrici energetiche e si oppone a qualsiasi progetto che schiuda all'Europa nuovi bacini di approvvigionamento, specialmente per quel che concerne il gas naturale.
Nel 2009, l'80% dell'export petrolifero russo (pari a 7 milioni di barili al giorno), è stato assorbito dall'Europa [4].

Mosca è dunque impegnata ad espandere la propria quota nel mercato europeo del gas e del petrolio e, a tal fine, preferisce trattare separatamente con i singoli governi piuttosto che con Bruxelles. In tal modo riesce ad imporre il prezzo, ottenendo il massimo possibile da ogni acquirente [5].
Il secondo caposaldo della strategia russa consiste nel blindare le forniture assicurandosi il controllo delle infrastrutture di trasporto attraverso l'Eurasia. Le Compagnie di Stato russe usano le maggioranze azionarie o le joint-venture per controllare l'offerta, la vendita e la distribuzione del gas naturale.

Attualmente l'80% dell'export di "Gazprom" verso l'Europa, passa traverse gasdotti ucraini: se una simile percentuale di gas fosse convogliata attraverso tubi detenuti la società di Stato russe, la fornitura di energia all'Europa sarebbe completamente nelle mani del Cremlino [6].

Negli ultimi anni, il progetto "Nabucco", sostenuto dalla Commissione europea, ha conseguito qualche successo: Turchia, Romania, Bulgaria, Ungheria ed Austria hanno infatti ratificato l'accordo intergovernativo propedeutico alla costruzione del gasdotto. Tuttavia, permane una profonda incertezza sul finanziamento dell'opera e sull'effettiva disponibilità dei fornitori. Se la "British Petroleum" è pronta a veicolare nella futura pipeline 12 Gm3 di gas provenienti dal giacimento Shah Deniz II, in Azerbaigian, la disponibilità del gas turkmeno e di quello dell'Iraq settentrionale, resta tutta da verificare.

La Russia ha risposto alla sfida posta dal "Nabucco" in due modi: innanzi tutto lanciando un progetto concorrente, "South Stream", che porterebbe il gas russo e del Caspio ai medesimi mercati dell'Europa centrale ed occidentale, nonché ad altri Paesi come la Serbia e l'Italia. In secondo luogo, puntando a negoziare contratti di lungo termine direttamente col Turkmenistan, per accaparrarsi tutto il gas disponibile nei giacimenti occidentali del Paese e rivenderlo in Europa come prorpio.
Così, a dispetto dei piani che vorrebbero sia "South Stream" che il "Nabucco" operativi nel 2015, la Russia ha di fatto battuto la concorrenza, privando il gasdotto europeo delle necessarie fonti di apprivvigionamento. Da qui al 2020, la Russia trasporterà, verosimilmente, il gas naturale centroasiatico sia ai mercati asiatici (in primis la Cina), che a quelli europei [7].

L'America è sempre il Paese con il maggior consumo pro capite di energia al Mondo, ma può guardare al suo futuro energetico con rinnovato ottimismo. L'innovazione tecnologica ha messo infatti a disposizione del Paese risorse energetiche in quantità, fino a poco tempo fa, insperate. Tanto che l'"International Energy Agency" ("Iea") nell'edizione del suo "World Energy Outlook", pubblicata il 12 novembre 2012, ha disegnato un quadro a tinte rosee per gli U.S.A.. Secondo l'"Iea", gli U.S. si avviano a raggiungere in poco più di due decenni un obiettivo che inseguono più o meno dagli anni Settanta: quello dell'indipendenza dalle importazioni di petrolio.
A consentire questo risultato di enorme portata geopolitica saranno le nuove tecniche di estrazione di combustibili fossili: petrolio e, soprattutto, gas naturale.
A cambiare le carte in tavola sono stati soprattutto i molti, nuovi giacimenti di petrolio sul territorio e lungo le coste Usa. Si tratta in alcuni casi di giacimenti scoperti grazie a nuove trivellazioni, in altri di riserve già note ma che ora possono essere sfruttate meglio utilizzando la tecnica dell'"horizontal drilling" (una perforazione che raggiunge il giacimento lateralmente anziché usando un pozzo verticale, arrivando anche alle riserve di petrolio posizionate in modo meno accessibile) o quella del "fracking" (che libera riserve intrappolate nella rocce frantumando queste ultime con l'iniezione di acqua ad altissime pressioni). Quest'ultima tecnica, inoltre, ha portato a un vero e proprio boom delle estrazioni di "shale gas": gas naturale intrappolato a grandi profondità nelle rocce.
"Il rinascimento energetico negli Stati Uniti sta ridisegnando la mappa globale dell'energia." [8].

"La crisi ucraina metterà in discussione anche le autorizzazioni dell'Unione Europea necessarie a realizzare South Stream."
Paolo Scaroni
, Amministratore Delegato uscente dell'ENI


Dalla nostra nascita siamo portati a pensare che dietro ogni attentato si nascondano terroristi o fondamentalisti; la Storia, però, ha più volte portato alla luce una realtà diversa, ancora più inquietante, in cui gli stessi Governi delle Nazioni attaccate, sono responsabili degli attentati subiti. Il mainstream, nonostante sia a conoscenza di queste pratiche, continua a rappresentare il "terrorismo" come l'opera di ribelli e non dei Governi. Il termine "false flag operation", ovvero operazione di falsa bandiera, finisce quindi con l'essere menzionato raramente e solamente da determinati soggetti che, di volta in volta, vengono etichettati come "fissati", "paranoici" o, nella fattispecie, "teorici del complotto".

Quando si ha a che fare con un paranoico, la paranoia diventa uno strumento di conoscenza. Quando la ragione, questo esile lumino, non riesce a diradare il buio in cui ci si ritrova, quando si intuisce che c'è qualcosa che non va ma il normale modo di ragionare non dà alcun frutto e, anzi, accresce la sensazione di malessere e di frustrazione che ci attanaglia, la paranoia può essere utile per vedere dove la ragione non riesce a vedere. Purché sia paranoia vera, e in quantità sufficiente. Come dice Tom Sizemore nel film di Kathryn Bigelow "Strange Days", "Il punto non è se sei paranoico. Il punto è se sei abbastanza paranoico." [9].

Se si venisse a sapere che il Consigliere del Ministro degli Interni ucraino, Anton Gerashenko, ha affermato su facebook che l'aereo malese del volo "MH17" volava ad un'altitudine di 33.000 piedi quando è stato colpito da un missile sparato da un lanciatore "Buk", contraddicendo le affermazioni dei militari ucraini e giungendo subito all'esatta conclusione della catastrofe [10]; se si venisse a sapere che lo stesso Gerashenko gestisce il programma di propaganda del Ministero degli Interni ucraino, controllato dai partiti neo-nazisti Svoboda e Pravyj Sektor, le locali emanazioni di Gladio responsabili delle operazioni di repressione contro Lugansk e Donetsk, supervisionando le truppe del ministero degli Interni e la Guardia Nazionale (milizia di Pravyj Sektor, ovvero Gladio) dell'Ucraina [11]; se, a poche ore dall'accaduto, circolassero già le intercettazioni dei ribelli; se, anche questa volta, fossero rinvenuti passaporti intatti; se si scoprisse che l'aereo ha deviato la rotta per passare dove è stato abbattuto; insomma, in questo caso, si potrebbe parlare di "false flag operation"?

Note e fonti:
[1] "Natural gas" , International Energy Outlook, Eia, 2010
[2] "BP 2007 Energy Survey", 24
[3] "U.S. Energy Information Administration", Indipendent Statistics and Analysis, Russia: Country Analysis Brief, 11/11/2010
[4] "Russia Oil Exports", Eia, Country Analysis Briefs, Department of Energy, Energy Information Agency, Novembre 2010
[5] "Reality Check for Russian Oil", di Sergei Blagov, "Asia Times Online"
[6] "The Northen European Gas Pipeline Threatens Europe’s Energy Security", di Ariel Cohen, "The Heritage Foundation"; "Gazprom plans to re-route controversial European pipeline", di Judy Dempsey, "The New York Times"
[7] "First North Stream gas pipeline completed: consortium", di Aurelia End
[8] "La politica energetica Usa, oltre la campagna elettorale"
[9] "Prefazione" di Sandro Veronesi, tratta da "L'incredibile menzogna", di Thierry Meyssan, Fandango libri
[10] MH17: Kiev, False Flag e Gladio
[11] Triade nera
Post tratto da "Georussia a tutto gas", di Ariel Cohen, scritto per "La Germania tedesca nella crisi dell'Euro", 113-120

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