Big Pharma - Inventori di Malattie
(seconda parte)

"Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l'errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza."
Wolfgang Goethe


L'11 giugno 2009 il mondo precipita nella prima pandemia del XXI secolo. Dopo la riunione del segretissimo "Emergency Commitee", Margaret Chan, Direttore Generale dell'"Organizzazione Mondiale della Sanità" ("OMS"), annuncia al mainstream di tutto il Mondo la decisione: "The World is now at the start of the 2009 influenza pandemie" [1]. L'allarme viene portato al livello più alto, il virus influenzale "H1N1" fa tremare il Mondo.
A gestire lo spettacolo ci pensano diversi attori di prima classe: l'"OMS", il "Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie" ("CDC") e quello europeo ("ECDC"), il Ministero della Salute, le istituzioni scientifiche, i mezzi di comunicazione e molti presunti esperti pronti a sviscerare ossessionanti decaloghi per prevenire e curare la nuova influenza. Per tutti, una sola parola d'ordine: vaccino.

Secondo i dati dell'"OMS", al 12 luglio 2010, i decessi accertati da virus "A/H1N1" nel Mondo sono stati 18.337; i numeri riguardanti l'Italia raccontano, fino a Giugno 2010, di 260 morti. Ogni anno, sempre in Italia, i morti per cause collegate all'influenza, sono circa 7.000.
Se ciò non bastasse a smascherare la bufala legata al virus "A/H1N1", basta leggere il bollettino medico del primo paziente stroncato dal virus nel nostro Paese, per accorgersi definitivamente della farsa:
"[...] deceduto per sepsi da stafilococco aureo e broncopolmonite, complicata da insufficienza renale acuta in un paziente con grave cardiomiopatia dilatativa, diabete mellito in oligofrenico con infezione da virus A/H1N1.".
Ma la nuova influenza fa più paura del classico malanno di stagione. Non appena I'"OMS" dichiara lo stato di pandemia, il mantra ripetuto come scudo alla diffusione del virus sono le stesse parole ascoltate negli anni della "SARS" e dell'aviaria: "Tamiflu", prodotto dalla "Roche" e "Relenza", prodotto dalla "GlaxoSmithKline", gli antivirali che non hanno mai avuto successo nemmeno contro l'influenza classica [2].

Sono i bisogni reali di salute o è il marketing a guidare lo sviluppo di un farmaco e la sua permanenza sul mercato?
Se la favola dell'"Azt", nato come veleno per topi e trasformato in farmaco per curare la frode scientifica del secolo, meglio nota col nome di Aids, non fosse sufficiente ad illuminarci sul lato oscuro della farmacologia, ecco venire in nostro aiuto la paradossale storia dell'eflornitina [3].
La molecola viene inizialmente registrata dall'azienda produttrice, "Merrell Dow", per il trattamento del cancro ma è scarsamente efficace contro le forme tumorali maligne. Nel 1985 si scopre che invece ha risultati molto positivi contro la Tripanosomiasi africana, la malattia del sonno, una patologia "dimenticata" come tutte quelle che affliggono soprattutto i Paesi poveri. Le aziende non investono nel trovare una cura, perché opererebbero in un mercato poco redditizio. I guadagni non sarebbero sufficienti a recuperare i soldi spesi per fare ricerca, sviluppare un farmaco e portarlo in commercio. Poco importa se quelle popolazioni rimangono senza una cura.
La storia dell'eflornitina non sfugge a questi meccanismi. I casi di Tripanosomiasi africana non superano i 500.000 l'anno in tutto il Mondo, le morti sono 66.000. Nel 1995, dopo appena dieci anni di utilizzo come terapia contro questa malattia dimenticata, la produzione viene fermata dall'azienda proprietaria che, nel frattempo, è diventata "Aventis" (dal 2004 "Sanofi-Aventis"). L'eflornitina non è considerata un prodotto redditizio. La patologia è diffusa soprattutto in popolazioni incapaci di pagare una qualunque cura. L'Organizzazione Mondiale della Sanità non riesce a trovare un altro produttore, la Tripanosomiasi viene trattata con un farmaco tossico e spesso inefficace.
Poi il miracolo. Non per le popolazioni africane, ma per l'eflornitina, che si conquista un'inaspettata, grossa fetta di mercato nei ricchi Paesi occidentali. Nel 2000 viene fuori che la molecola è un potente inibitore della crescita dei peli. Nel 2001 nasce "Vaniqa", una crema che potrebbe diventare il segreto di bellezza di molte donne. Un segreto che fattura. Il fiorente mercato dell'epilazione convince, forse più delle pressioni di Medici senza frontiere, l'azienda "Aventis" a riprendere la produzione [4].
"GlaxoSmithKline"
Fatturato 2008: 27, 8 Miliardi di Euro;
Accuse: Ostacolo alla produzione e commercializzazione di farmaci vitali nei paesi in via di sviluppo, finanziamenti di ricerche farmaceutiche non etiche, indagini per corruzione di medici, falso in bilancio con programmi di assistenza sociale, commercializzazione di un medicinale di dubbia efficacia [5].

"Sanofi-Aventis"
Fatturato 2007: 29,8 Miliardi di Euro;
Accuse: Finanziamento di ricerche non etiche, sospetto di corruzione di medici e frode fiscale, ostacolo alla produzione e commercializzazione di farmaci vitali nei paesi in via di sviluppo, manipolazione ingannevole dei prezzi [6].
Note e fonti:
[1] Conferenza stampa nella sede dell'OMS a Ginevra l'11 Giugno 2009
[2] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 159-161
[3] "Marketing farmaceutico. Peculiarità e strategie operative", di Fabrizio Gianfrate, Tecniche Nuove, 37
[4] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 60, 61
[5] "I crimini delle multinazionali - Gli abusi delle grandi aziende in nome del profitto in un libro denuncia che è stato definito dai media tedeschi 'la Bibbia dei no global'", di Klaus Werner ed Hans Weiss, Newton Compton Editori, 263
[6] "I crimini delle multinazionali - Gli abusi delle grandi aziende in nome del profitto in un libro denuncia che è stato definito dai media tedeschi 'la Bibbia dei no global'", di Klaus Werner ed Hans Weiss, Newton Compton Editori, 305

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