Big Pharma - Inventori di Malattie
(prima parte)

"Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l'errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza."
Wolfgang Goethe


Medici, pazienti, aziende e Governi sono i quattro protagonisti del mercato farmaceutico che negli ultimi decenni ha registrato un notevole aumento dei consumi, soprattutto nei Paesi ricchi.
Un aumento dovuto alle dinamiche che si instaurano fra i quattro attori principali in scena. Secondo il modello "progressista", a cui molti addetti ai lavori ricorrono per spiegare il trend globale delle prescrizioni di medicinali, l'uso crescente di farmaci è il naturale risultato dei successi della medicina.
La ricerca, finanziata in larghissima parte da Big Pharma [1], considerato che i fondi pubblici sono una goccia nell'oceano, ha compiuto passi da gigante, mettendo a disposizione nuovi modi di trattare le malattie, prima inimmaginabili. Ritrovati sempre più efficaci e, soprattutto, sempre più facili da assumere.
Mandi giù la pillola e non ci pensi più.

In quest'ottica si dà implicitamente per scontato che i farmaci vengano sviluppati dall'industria principalmente per rispondere ai bisogni di salute del paziente, dunque nel suo interesse. Più medicinali vi sono a disposizione - potremmo dire che virtualmente c'è una compressa per ogni malattia, di certo per ogni malattia redditizia - più è naturale che si ricorra ad essi. Ma tale modello progressista può dare una fotografia "idealizzata e semplicistica" [2] dell'aumento dei consumi farmaceutici.
Bisogna guardare e scavare nei rapporti fra industria farmaceutica, medici, pazienti e Governi. Ognuno porta con sé interessi e poteri diversi ed esercita pressioni sull'altro. I comportamenti, le attività e i rapporti fra questi quattro protagonisti, sono spesso lontani da un reale bilanciamento e finiscono con l'essere responsabili dell'aumento dei consumi farmaceutici su scala globale.
Cominciamo dall'industria farmaceutica e dall'arte che ha affinato negli anni per far fronte alle dinamiche di mercato, alla concorrenza e agli interventi messi in campo dai Governi per frenare la crescita della spesa pubblica: l'arte di vendere le malattie [3].

Se si creano nuove condizioni patologiche o si ampliano i criteri diagnostici per malattie o disturbi diffusi, aumentano i "malati" e si allarga il mercato per chi produce e vende il medicinale necessario. Sempre più "teorici del complotto" sostengono che dietro l'incremento dell'utilizzo di farmaci ci sia il successo delle strategie che "Big Pharma" ha ideato e adottato per espandere il mercato ed allargare il ricorso ai propri prodotti [4]. Il marketing fa ovviamente da padrone in queste strategie.
Le cifre investite in questo settore sono custodite con la stessa segretezza di Guantanamo, impossibile sapere con esattezza la portata del fiume di denaro che scorre. Comunque, in media le aziende investono nel marketing dal 20 al 30% del proprio budget, rispetto al 10-20% destinato alla ricerca. Il pubblico a cui si rivolgono queste attività promozionali è rappresentato dai medici, ma anche dai pazienti. Solo negli Stati Uniti e in Canada è consentita la pubblicità a tappeto di tutti i medicinali: nel nostro Paese gli spot reclamizzano solo quelli cosiddetti di automedicazione, per i quali non serve la ricetta medica.
Le aziende hanno allora trovato forme alternative di promozione per arrivare direttamente al grande pubblico: comunicati stampa, convegni, campagne di sensibilizzazione. Si comincia accendendo i riflettori su una determinata condizione patologica, non per forza una malattia, si forniscono cifre - che tanto piacciono ai giornalisti - sul suo inarrestabile aumento nei Paesi occidentali, se ne evidenzia il drammatico impatto sulla vita quotidiana e le conseguenze sulla salute, del singolo e pubblica. Per fortuna la ricerca ha già trovato un rimedio e voilà, ecco che entra in scena il farmaco del caso [3]...

Note e Fonti:
[1] Con il termine "Big Pharma", si indicano i dieci colossi mondiali dell'industria farmaceutica per fatturato e prodotti: "Pfizer" (USA), "Bristol-Myers Squibb" (USA), "GlaxoSmithKline" (Regno Unito), "Sanofi-Aventis" (Francia), "Novartis" (Svizzera), "Riche" (Svizzera), "Merck & Co." (USA), "AstraZeneca" (Regno Unito-Svezia), "Abbott Laboratories" (USA) e "Johnson & Johnson" (USA);
[2] "A Pill for Every Ill: Explaning the Expansion in Medicine Use", di J. Busfield, "Social Science & Medicine", 934-941
[3] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 43, 44
[4] "Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti", di R. Monynihan e A. Cassels, Nuovi Mondi

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