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Medici confermano prima morte umana ufficialmente causata da OGM!!

Tutto ciò nei giorni in cui Il mais 1507, una varietà OGM sviluppata da DuPont e Dow, potrà fare il suo ingresso trionfale nell’Unione Europea grazie all’imminente approvazione da parte della Commissione Europea della nuova legge sugli OGM...

Differenziata: il grosso affare delle amministrazioni locali!!

Aumentare a dismisura la TARSU per mandare poi tutti i rifiuti in discarica...

L'Europa multa l'Italia per inquinamento da arsenico, mercurio e cadmio!!

Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e perfino cianuro nell'acqua destinata alla potabilità...

Charlie Hebdo: uno dei killer era quasi cieco!!

Uno dei due cecchini era quasi orbo, al punto che le autorità francesi gli negarono la patente anche con l'ausilio degli occhiali. Non vedeva una mazza, ma ha dimostrato di essere un tiratore infallibile.

Scandalo Austria: anche le banche europee cominciano a saltare?

Abbiamo riflettuto a sufficienza sulle conseguenze della perdita della sovranità nazionale e della possibilità di emettere moneta?

9/11: Prove di "Tv-Fakery"


TAV e Scorie Radioattive


Di tanto in tanto, in date sconosciute, ci sono treni che fanno la spola tra l'Italia e la Francia attraversando paesi e città. Trasportano scorie nucleari, solo che nessuno lo sa.
Sulle rive della Dora Baltea, esattamente a Saluggia, è stipato l'85 per cento dei rifiuti radioattivi italiani, in gran parte in forma liquida. Dovevano essere solidificati trent'anni fa e, invece, sono ancora lì. Insieme a cinque chili di plutonio, una quantità sufficiente ad uccidere cinquanta milioni di persone: un decimo di milligrammo, se inspirato, costituisce ufficialmente una dose mortale.
Millecinquecento metri più a valle, c'è il più grande acquedotto del Piemonte e, quando il fiume è in piena, chi sa, trema. Ma in silenzio [1].

Per quanto mi riguarda, più osservo la cartina sottostante, più mi domando: "TAV in Val di Susa, per trasportare cosa?!"


Note e fonti:
[1] "Scorie Radioattive - Chi sa trema ma in silenzio", Andrea Bertaglio e Maurizio Pallante, Aliberti editore

Big Pharma - Inventori di Malattie
(seconda parte)

"Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l'errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza."
Wolfgang Goethe


L'11 giugno 2009 il mondo precipita nella prima pandemia del XXI secolo. Dopo la riunione del segretissimo "Emergency Commitee", Margaret Chan, Direttore Generale dell'"Organizzazione Mondiale della Sanità" ("OMS"), annuncia al mainstream di tutto il Mondo la decisione: "The World is now at the start of the 2009 influenza pandemie" [1]. L'allarme viene portato al livello più alto, il virus influenzale "H1N1" fa tremare il Mondo.
A gestire lo spettacolo ci pensano diversi attori di prima classe: l'"OMS", il "Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie" ("CDC") e quello europeo ("ECDC"), il Ministero della Salute, le istituzioni scientifiche, i mezzi di comunicazione e molti presunti esperti pronti a sviscerare ossessionanti decaloghi per prevenire e curare la nuova influenza. Per tutti, una sola parola d'ordine: vaccino.

Secondo i dati dell'"OMS", al 12 luglio 2010, i decessi accertati da virus "A/H1N1" nel Mondo sono stati 18.337; i numeri riguardanti l'Italia raccontano, fino a Giugno 2010, di 260 morti. Ogni anno, sempre in Italia, i morti per cause collegate all'influenza, sono circa 7.000.
Se ciò non bastasse a smascherare la bufala legata al virus "A/H1N1", basta leggere il bollettino medico del primo paziente stroncato dal virus nel nostro Paese, per accorgersi definitivamente della farsa:
"[...] deceduto per sepsi da stafilococco aureo e broncopolmonite, complicata da insufficienza renale acuta in un paziente con grave cardiomiopatia dilatativa, diabete mellito in oligofrenico con infezione da virus A/H1N1.".
Ma la nuova influenza fa più paura del classico malanno di stagione. Non appena I'"OMS" dichiara lo stato di pandemia, il mantra ripetuto come scudo alla diffusione del virus sono le stesse parole ascoltate negli anni della "SARS" e dell'aviaria: "Tamiflu", prodotto dalla "Roche" e "Relenza", prodotto dalla "GlaxoSmithKline", gli antivirali che non hanno mai avuto successo nemmeno contro l'influenza classica [2].

Sono i bisogni reali di salute o è il marketing a guidare lo sviluppo di un farmaco e la sua permanenza sul mercato?
Se la favola dell'"Azt", nato come veleno per topi e trasformato in farmaco per curare la frode scientifica del secolo, meglio nota col nome di Aids, non fosse sufficiente ad illuminarci sul lato oscuro della farmacologia, ecco venire in nostro aiuto la paradossale storia dell'eflornitina [3].
La molecola viene inizialmente registrata dall'azienda produttrice, "Merrell Dow", per il trattamento del cancro ma è scarsamente efficace contro le forme tumorali maligne. Nel 1985 si scopre che invece ha risultati molto positivi contro la Tripanosomiasi africana, la malattia del sonno, una patologia "dimenticata" come tutte quelle che affliggono soprattutto i Paesi poveri. Le aziende non investono nel trovare una cura, perché opererebbero in un mercato poco redditizio. I guadagni non sarebbero sufficienti a recuperare i soldi spesi per fare ricerca, sviluppare un farmaco e portarlo in commercio. Poco importa se quelle popolazioni rimangono senza una cura.
La storia dell'eflornitina non sfugge a questi meccanismi. I casi di Tripanosomiasi africana non superano i 500.000 l'anno in tutto il Mondo, le morti sono 66.000. Nel 1995, dopo appena dieci anni di utilizzo come terapia contro questa malattia dimenticata, la produzione viene fermata dall'azienda proprietaria che, nel frattempo, è diventata "Aventis" (dal 2004 "Sanofi-Aventis"). L'eflornitina non è considerata un prodotto redditizio. La patologia è diffusa soprattutto in popolazioni incapaci di pagare una qualunque cura. L'Organizzazione Mondiale della Sanità non riesce a trovare un altro produttore, la Tripanosomiasi viene trattata con un farmaco tossico e spesso inefficace.
Poi il miracolo. Non per le popolazioni africane, ma per l'eflornitina, che si conquista un'inaspettata, grossa fetta di mercato nei ricchi Paesi occidentali. Nel 2000 viene fuori che la molecola è un potente inibitore della crescita dei peli. Nel 2001 nasce "Vaniqa", una crema che potrebbe diventare il segreto di bellezza di molte donne. Un segreto che fattura. Il fiorente mercato dell'epilazione convince, forse più delle pressioni di Medici senza frontiere, l'azienda "Aventis" a riprendere la produzione [4].
"GlaxoSmithKline"
Fatturato 2008: 27, 8 Miliardi di Euro;
Accuse: Ostacolo alla produzione e commercializzazione di farmaci vitali nei paesi in via di sviluppo, finanziamenti di ricerche farmaceutiche non etiche, indagini per corruzione di medici, falso in bilancio con programmi di assistenza sociale, commercializzazione di un medicinale di dubbia efficacia [5].

"Sanofi-Aventis"
Fatturato 2007: 29,8 Miliardi di Euro;
Accuse: Finanziamento di ricerche non etiche, sospetto di corruzione di medici e frode fiscale, ostacolo alla produzione e commercializzazione di farmaci vitali nei paesi in via di sviluppo, manipolazione ingannevole dei prezzi [6].
Note e fonti:
[1] Conferenza stampa nella sede dell'OMS a Ginevra l'11 Giugno 2009
[2] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 159-161
[3] "Marketing farmaceutico. Peculiarità e strategie operative", di Fabrizio Gianfrate, Tecniche Nuove, 37
[4] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 60, 61
[5] "I crimini delle multinazionali - Gli abusi delle grandi aziende in nome del profitto in un libro denuncia che è stato definito dai media tedeschi 'la Bibbia dei no global'", di Klaus Werner ed Hans Weiss, Newton Compton Editori, 263
[6] "I crimini delle multinazionali - Gli abusi delle grandi aziende in nome del profitto in un libro denuncia che è stato definito dai media tedeschi 'la Bibbia dei no global'", di Klaus Werner ed Hans Weiss, Newton Compton Editori, 305

Big Pharma - Inventori di Malattie
(prima parte)

"Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l'errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza."
Wolfgang Goethe


Medici, pazienti, aziende e Governi sono i quattro protagonisti del mercato farmaceutico che negli ultimi decenni ha registrato un notevole aumento dei consumi, soprattutto nei Paesi ricchi.
Un aumento dovuto alle dinamiche che si instaurano fra i quattro attori principali in scena. Secondo il modello "progressista", a cui molti addetti ai lavori ricorrono per spiegare il trend globale delle prescrizioni di medicinali, l'uso crescente di farmaci è il naturale risultato dei successi della medicina.
La ricerca, finanziata in larghissima parte da Big Pharma [1], considerato che i fondi pubblici sono una goccia nell'oceano, ha compiuto passi da gigante, mettendo a disposizione nuovi modi di trattare le malattie, prima inimmaginabili. Ritrovati sempre più efficaci e, soprattutto, sempre più facili da assumere.
Mandi giù la pillola e non ci pensi più.

In quest'ottica si dà implicitamente per scontato che i farmaci vengano sviluppati dall'industria principalmente per rispondere ai bisogni di salute del paziente, dunque nel suo interesse. Più medicinali vi sono a disposizione - potremmo dire che virtualmente c'è una compressa per ogni malattia, di certo per ogni malattia redditizia - più è naturale che si ricorra ad essi. Ma tale modello progressista può dare una fotografia "idealizzata e semplicistica" [2] dell'aumento dei consumi farmaceutici.
Bisogna guardare e scavare nei rapporti fra industria farmaceutica, medici, pazienti e Governi. Ognuno porta con sé interessi e poteri diversi ed esercita pressioni sull'altro. I comportamenti, le attività e i rapporti fra questi quattro protagonisti, sono spesso lontani da un reale bilanciamento e finiscono con l'essere responsabili dell'aumento dei consumi farmaceutici su scala globale.
Cominciamo dall'industria farmaceutica e dall'arte che ha affinato negli anni per far fronte alle dinamiche di mercato, alla concorrenza e agli interventi messi in campo dai Governi per frenare la crescita della spesa pubblica: l'arte di vendere le malattie [3].

Se si creano nuove condizioni patologiche o si ampliano i criteri diagnostici per malattie o disturbi diffusi, aumentano i "malati" e si allarga il mercato per chi produce e vende il medicinale necessario. Sempre più "teorici del complotto" sostengono che dietro l'incremento dell'utilizzo di farmaci ci sia il successo delle strategie che "Big Pharma" ha ideato e adottato per espandere il mercato ed allargare il ricorso ai propri prodotti [4]. Il marketing fa ovviamente da padrone in queste strategie.
Le cifre investite in questo settore sono custodite con la stessa segretezza di Guantanamo, impossibile sapere con esattezza la portata del fiume di denaro che scorre. Comunque, in media le aziende investono nel marketing dal 20 al 30% del proprio budget, rispetto al 10-20% destinato alla ricerca. Il pubblico a cui si rivolgono queste attività promozionali è rappresentato dai medici, ma anche dai pazienti. Solo negli Stati Uniti e in Canada è consentita la pubblicità a tappeto di tutti i medicinali: nel nostro Paese gli spot reclamizzano solo quelli cosiddetti di automedicazione, per i quali non serve la ricetta medica.
Le aziende hanno allora trovato forme alternative di promozione per arrivare direttamente al grande pubblico: comunicati stampa, convegni, campagne di sensibilizzazione. Si comincia accendendo i riflettori su una determinata condizione patologica, non per forza una malattia, si forniscono cifre - che tanto piacciono ai giornalisti - sul suo inarrestabile aumento nei Paesi occidentali, se ne evidenzia il drammatico impatto sulla vita quotidiana e le conseguenze sulla salute, del singolo e pubblica. Per fortuna la ricerca ha già trovato un rimedio e voilà, ecco che entra in scena il farmaco del caso [3]...

Note e Fonti:
[1] Con il termine "Big Pharma", si indicano i dieci colossi mondiali dell'industria farmaceutica per fatturato e prodotti: "Pfizer" (USA), "Bristol-Myers Squibb" (USA), "GlaxoSmithKline" (Regno Unito), "Sanofi-Aventis" (Francia), "Novartis" (Svizzera), "Riche" (Svizzera), "Merck & Co." (USA), "AstraZeneca" (Regno Unito-Svezia), "Abbott Laboratories" (USA) e "Johnson & Johnson" (USA);
[2] "A Pill for Every Ill: Explaning the Expansion in Medicine Use", di J. Busfield, "Social Science & Medicine", 934-941
[3] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 43, 44
[4] "Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti", di R. Monynihan e A. Cassels, Nuovi Mondi

Per approfondimenti...