A 50 anni dalla morte di JFK
(prima parte)

"La verità scaturisce più prontamente dall'errore che dalla confusione."
Francis Bacon


John Fitzgerald Kennedy è ucciso il 22 novembre 1963. E' un venerdì. Il trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d'America si è recato in Texas per vedere di ripianare alcuni problemi interni al Partito democratico di quello Stato. Poi ne avrebbe approfittato per cominciare a promuovere la propria ricandidatura a Presidente, in vista delle elezioni dell'anno successivo.
Quel giorno è a Dallas e sta transitando nella Elm Street. Si trova su una "Lincoln Continental", una limousine scoperta. Con lui c'erano la moglie Jacqueline, John Connally, Governatore del Texas, e Nellie, moglie di quest'ultimo. L'auto presidenziale avanza lentamente. Al suo fianco fanno da scudo le motociclette della polizia texana. Una gran folla festante si è assiepata ai bordi della strada. La limousine è seguita a ruota dall'auto della scorta, da dove otto agenti armati sorvegliano tutt'intorno. Poi c'è la vettura che porta il Vice Presidente Lyndon Baines Johnson, la sua consorte e il Senatore democratico Ralph W. Yarborough. Le lancette segnano le 12:30.
Improvvisamente Kennedy deforma il volto in una smorfia di dolore. Jacqueline si gira verso di lui. Capisce subito che si tratta dell'inizio di un dramma. Qualcuno sta sparando contro di loro. Poi tutto si svolge in pochi attimi. Il Presidente si accascia su se stesso. Dalla testa esce sangue. Jacqueline urla. Connally si gira verso John, ma è colpito anche lui. Sua moglie lo raccoglie in grembo nel disperato tentativo di proteggerlo da altri eventuali proiettili. Una guardia del corpo salta sulla limousine presidenziale e tira verso di sé Jacqueline. L'autista, invece, ha già preso la strada per il "Parkland Hospital". Kennedy respira ancora, ma con un affanno sempre maggiore. Riesce a resistere fino all'arrivo in ospedale, poi, dopo alcuni vani tentativi di rianimazione, cessa di vivere. Sono le 13:00.
Poco meno di due ore dopo viene catturato il presunto assassino, Lee Harvey Oswald, un ex marine che aveva vissuto per qualche anno in Unione Sovietica.

Per capire la quantità di "teorie del complotto" esistenti intorno alla morte di John Fitzgerald Kennedy, basti pensare che "Wikipedia", alla voce "Assassinio di John F. Kennedy", esordisce in questo modo: "Questa voce o sezione sull'argomento storia è ritenuta non neutrale. Motivo: larghe parti cospirazioniste, con un uso selettivo delle fonti."

Questo, molto probabilmente, perché la Commissione incaricata di ricostruire la versione ufficiale, ha dichiarato che, il secondo colpo esploso "colpì Kennedy alla schiena, uscì dalla gola, entrò nella schiena di Connally, gli perforò il torace, trapassò il polso destro, fratturando il radio e proseguì sino a fermarsi nella coscia sinistra del Governatore.", per poi essere rinvenuto quasi integro; o forse perché, alle ore 15:01, solamente due ore e mezza dopo l'attentato, il Direttore dell'FBI John Edgar Hoover, scrisse un memorandum al suo assistente in cui affermava: "ho chiamato il procuratore generale a casa sua e gli ho detto che penso di avere tra le mani l'uomo che ha ucciso il Presidente."

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