Inside Job Vs. Mossad Job

"Anche la mente più erudita ha qualcosa da imparare."
George Santayana


"11 settembre: Inside Job o Mossad Job?" è il titolo del post realizzato da Laurent Guyenot per affrontare l'argomento "11 Settembre 2001 e la 'Israel Lobby'.
Nell'articolo, Laurent Guyenot, come Thierry Meyssan, crea una distinzione seguendo il classico "schema" della tesi e dell'antitesi.
Secondo lui, i mandanti della "false flag operation" sono da ricercare tra gli elementi dei Servizi Segreti israeliani ("Mossad") e non tra gli esponenti della lobby petrolifera.
Secondo Laurent Guyenot e Thierry Meyssan, non c'è stato alcun "inside job" poiché un "mandante" esclude l'altro: se c'è di mezzo il "Mossad", non si può parlare di "inside job".
Peccato che, nell'articolo in questione, non sia fatta menzione alcuna di quanto segue:

Il movimento neoconservatore (neocon), svolgeva un importante ruolo nella vita intellettuale e politica americana già negli anni Settanta, ma ha iniziato ad attirare su di sé l'attenzione dopo gli attentati dell'11 Settembre 2001. Il gruppo ha avuto un ruolo di primo piano nel plasmare la politica estera unilateralista dell'Amministrazione Bush, in particolare per quanto riguarda la sciagurata decisione di invadere l'Iraq, nel Marzo 2003.
Il neoconservatorismo è un'ideologia con un orientamento ben preciso sia in politica interna sia in politica estera, sebbene qui ci interessi solo la seconda.
La maggior parte dei neoconservatori magnificano le virtù dell'egemonia americana, a volte anche l'idea di un Impero americano, e sono convinti che la forza degli Stati Uniti debba essere usata per incoraggiare la diffusione della Democrazia e dissuadere i potenziali antagonisti persino dal tentare la competizione con gli USA. A loro avviso, diffondere la democrazia e difendere la supremazia statunitense è il modo migliore per instaurare una pace che duri nel lungo periodo.
I neoconservatori sono altresì convinti che, grazie al carattere democratico del sistema americano, quella degli Stati Uniti sia percepita come un'egemonia benigna dalla maggior parte degli altri Paesi, e che la leadership statunitense sarà salutata con favore se verrà esercitata con fermezza.
Nei confronti delle Istituzioni internazionali (e specialmente dell'ONU, che considerano tanto un organismo anti-israeliano quanto un freno alla libertà di azione dell'America) sono tendenzialmente scettici e, nei confronti di molti alleati, sono circospetti (specialmente verso gli europei, giudicati alla stregua di sognatori pacifisti che cavalcano a buon mercato la pax americana).
Nella convinzione che la leadership statunitense sia "un bene, tanto per l'America quanto per il mondo" - per citare il sito web del neoconservatore "Project for The New American Century" - sono in linea generale favorevoli all'esercizio unilaterale della potenza statunitense.

Un tratto molto importante del neoconservatorismo è la convinzione che - per forgiare il mondo in modo da recare vantaggio all'America - la forza militare sia uno strumento di grande utilità. Se gli Stati Uniti dimostrano la propria capacità sul piano militare e dimostrano altresì di essere disposti a fare uso della propria potenza bellica, i loro alleati ne seguiranno l'esempio, e i potenziali nemici, sapendo che è inutile resistere, decideranno di "accodarsi" agli americani. Il neoconservatorismo, insomma, è un'ideologia politica decisamente aggressiva.

Molti neoconservatori sono legati a una complessa rete di centri studi, comitati e pubblicazioni che si propongono di promuovere la relazione speciale tra Stati Uniti ed Israele.
Prendiamo Richard Perle, uno dei neoconservatori di primissimo piano: è membro dell'"American Enterprise Institute" ("AEI") e Socio dell'Organizzazione di destra "Center for Security Policy" ("CSP"), dello "Hudson Institute", del "JPNSA", del "PNAC", del "Middle East Forum" ("MEF") e della "Foundation for Defense of Democracies" ("FDD"), oltre che consigliere del "Washington Institute for Near East Policy" ("WINEP").
I suoi amici neoconservatori sono altrettanto ben introdotti:
William Kristol, cofondatore del "PNAC", Direttore del "Weekly Standard", ex Socio della "FDD", del "MEF" e dell'"AEI";
Charles Krauthammer, firmatario di numerose lettere aperte del "PNAC", editorialista del "Washington Post", assegnatario del premio "Irving Kristol" dell'"AEI" (intitolato al padre di William, uno dei fondatori del neoconservatorismo), collaboratore del "Weekly Standard" e Socio della "FDD".

L'elenco delle connessioni, passate e presenti, delizierebbe il teorico delle interrelazioni sistematiche:
Elliott Abrams ("PNAC", "CSP", "Hudson Institute");
William Bennett ("PNAC", "AEI", "CSP");
John Bolton ("PNAC", "AEI", "JINSA");
Reuel Marc Gerecht ("PNAC", "AEI", "The Weekly Standard");
Jeane Kirkpatrick ("PNAC", "AEI", "FDD", "JINSA", "WINEP");
Joshua Muravchik ("PNAC", "AEI", "JINSA", "WINEP");
Daniel Pipes ("PNAC", "MEF", "WINEP");
Norman Podhoretz ("PNAC", "Hudson Institute", "Commentary");
Paul Wolfowitz ("PNAC", "AEI", "WINEP");
James Woolsey ("PNAC", "CSP", "JINSA", "FDD").

Questa breve lista non esaurisce affatto le affiliazioni incrociate all'interno del movimento neoconservatore.
Quello che a qualcuno può sembrare un oscuro complotto (o una "conventicola di destra"), ha tuttavia ben altra natura: i vari centri studio e comitati e le varie fondazioni e pubblicazioni che hanno alimentato il movimento neoconservatore funzionano non troppo diversamente dagli altri network legati alla politica.

Lungi dal sottrarsi alla dimensione pubblica o dal tramare complotti nell'ombra, questi gruppi cercano attivamente di ottenere visibilità, nel dichiarato intento di determinare l'opinione del pubblico e quella dell'élite, e di orientare in tal modo la politica estera americana nella direzione desiderata.

Il network neoconservatore è innegabilmente impressionante; i principali quotidiani e periodici neoconservatori sono il "Commentary", il "New York Sun", il "Weekly Standard" e la pagina dei commenti del "Wall Street Journal".
I gruppi di ricerca e di supporto più legati al mondo neoconservatore sono l'"American Enterprise Institute" ("AEI"), il "Center for Security Policy" ("CSP"), lo "Hudson Institute", la "Foundation for Defense of Democracies" ("FDD"), il "Jewish Institute for National Security Affairs", il "Middle East Forum", il "Project for a New American Century" e il "Washington Institute for Near East Policy".

In pratica, tutti i neoconservatori sono decisamente schierati in favore di Israele, circostanza che sono soliti ribadire in modo forte e chiaro [1].

Secondo Webster Griffin Tarpley, "il mito dell'11 Settembre è [...] lo strumento per legittimare le tendenze razziste, militariste e fasciste del nostro tempo"; rappresenta i politici come dei burattini nelle mani di un'élite di potere che, al momento degli attentati, appare spaccata tra una fazione di neocon estremisti, che gravita attorno a George Shutz e Rupert Mordoch, e una frangia di imperialisti maltusiani [2].

A pochi minuti dagli attentati dell'11 Settembre 2001, inizia a circolare la voce che le immagini TV della diretta, non solo siano in "ritardo di dieci secondi, per avere un margine di sicurezza" [3], sembra che siano anche unificate attraverso un'unica regia, "sembra che le immagini originassero dalla Fox e poi venissero girate alla CNN, in modo che tutti ricevessero le stesse immagini" [3].
L'emittente televisiva "Fox News Channel" (è bene ricordare che "FOX News" è la prima TV a dare per vincitore George Walker Bush nelle elezioni del 2000, nonostante diverse inchieste indipendenti, in momenti successivi, dimostrino che Al Gore ha ottenuto più voti; è altrettanto importante sapere che l'emittente, quella sera, vede in John Ellis Bush, cugino del futuro Presidente degli Stati Uniti, l'uomo che dirige le operazioni di "scrutinio" ed "exit pol" [4]), appartiene ad una serie di networks di proprietà di Rupert Murdoch, magnate che vanta stretti legami con il partito repubblicano e forti interessi nel campo dell'industria militare; Donald Rumsfeld in persona, nella carica di Ministro della Difesa degli Stati Uniti d'America, ha tenuto a precisare l'esclusiva di "Fox News" sulla guerra in Afghanistan [5].

Note e fonti:
[1] "La Israel lobby e la politica estera americana", di John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt, Mondadori Editore
[2] [10] "Anatomia di un coup d'état - Come le esercitazioni e le manovre del Pentagono sono divenute i canali chiave per gli attacchi segreti del Governo l'11 Settembre", di Webster Griffin Terpley, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 273-305
[3] "Jim Fetzer: un "no planer" con l'uso della ragione", intervista di Massimo Mazzucco a Jim Fetzer, www.luogocomune.net
[4] "Fahrenheit 9/11", film-documentario, USA 2004, di Michael Moore
[5] "Uranio impoverito, arma invisibile di distruzione di massa", di Laura Malucelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 160, 161

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