.

Medici confermano prima morte umana ufficialmente causata da OGM!!

Tutto ciò nei giorni in cui Il mais 1507, una varietà OGM sviluppata da DuPont e Dow, potrà fare il suo ingresso trionfale nell’Unione Europea grazie all’imminente approvazione da parte della Commissione Europea della nuova legge sugli OGM...

Differenziata: il grosso affare delle amministrazioni locali!!

Aumentare a dismisura la TARSU per mandare poi tutti i rifiuti in discarica...

L'Europa multa l'Italia per inquinamento da arsenico, mercurio e cadmio!!

Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e perfino cianuro nell'acqua destinata alla potabilità...

Charlie Hebdo: uno dei killer era quasi cieco!!

Uno dei due cecchini era quasi orbo, al punto che le autorità francesi gli negarono la patente anche con l'ausilio degli occhiali. Non vedeva una mazza, ma ha dimostrato di essere un tiratore infallibile.

Scandalo Austria: anche le banche europee cominciano a saltare?

Abbiamo riflettuto a sufficienza sulle conseguenze della perdita della sovranità nazionale e della possibilità di emettere moneta?

11 Settembre 2001 e l'''effetto wow''

"Ogni tanto m'imbatto in qualche scoperta tecnologica che risveglia l'effetto wow: quello che si prova quando si vede per la prima volta una cosa apparentemente impossibile diventare realtà."
Paolo Attivissimo


Un esempio?

Ricordandovi che il "Boeing" in questione volava a circa 945 Km/h, quindi percorreva 945.000 metri in sessanta minuti, quindi 15.750 metri in un minuto, quindi 262,5 metri in un secondo, auguro a tutti voi una buona giornata.

Inside Job Vs. Mossad Job

"Anche la mente più erudita ha qualcosa da imparare."
George Santayana


"11 settembre: Inside Job o Mossad Job?" è il titolo del post realizzato da Laurent Guyenot per affrontare l'argomento "11 Settembre 2001 e la 'Israel Lobby'.
Nell'articolo, Laurent Guyenot, come Thierry Meyssan, crea una distinzione seguendo il classico "schema" della tesi e dell'antitesi.
Secondo lui, i mandanti della "false flag operation" sono da ricercare tra gli elementi dei Servizi Segreti israeliani ("Mossad") e non tra gli esponenti della lobby petrolifera.
Secondo Laurent Guyenot e Thierry Meyssan, non c'è stato alcun "inside job" poiché un "mandante" esclude l'altro: se c'è di mezzo il "Mossad", non si può parlare di "inside job".
Peccato che, nell'articolo in questione, non sia fatta menzione alcuna di quanto segue:

Il movimento neoconservatore (neocon), svolgeva un importante ruolo nella vita intellettuale e politica americana già negli anni Settanta, ma ha iniziato ad attirare su di sé l'attenzione dopo gli attentati dell'11 Settembre 2001. Il gruppo ha avuto un ruolo di primo piano nel plasmare la politica estera unilateralista dell'Amministrazione Bush, in particolare per quanto riguarda la sciagurata decisione di invadere l'Iraq, nel Marzo 2003.
Il neoconservatorismo è un'ideologia con un orientamento ben preciso sia in politica interna sia in politica estera, sebbene qui ci interessi solo la seconda.
La maggior parte dei neoconservatori magnificano le virtù dell'egemonia americana, a volte anche l'idea di un Impero americano, e sono convinti che la forza degli Stati Uniti debba essere usata per incoraggiare la diffusione della Democrazia e dissuadere i potenziali antagonisti persino dal tentare la competizione con gli USA. A loro avviso, diffondere la democrazia e difendere la supremazia statunitense è il modo migliore per instaurare una pace che duri nel lungo periodo.
I neoconservatori sono altresì convinti che, grazie al carattere democratico del sistema americano, quella degli Stati Uniti sia percepita come un'egemonia benigna dalla maggior parte degli altri Paesi, e che la leadership statunitense sarà salutata con favore se verrà esercitata con fermezza.
Nei confronti delle Istituzioni internazionali (e specialmente dell'ONU, che considerano tanto un organismo anti-israeliano quanto un freno alla libertà di azione dell'America) sono tendenzialmente scettici e, nei confronti di molti alleati, sono circospetti (specialmente verso gli europei, giudicati alla stregua di sognatori pacifisti che cavalcano a buon mercato la pax americana).
Nella convinzione che la leadership statunitense sia "un bene, tanto per l'America quanto per il mondo" - per citare il sito web del neoconservatore "Project for The New American Century" - sono in linea generale favorevoli all'esercizio unilaterale della potenza statunitense.

Un tratto molto importante del neoconservatorismo è la convinzione che - per forgiare il mondo in modo da recare vantaggio all'America - la forza militare sia uno strumento di grande utilità. Se gli Stati Uniti dimostrano la propria capacità sul piano militare e dimostrano altresì di essere disposti a fare uso della propria potenza bellica, i loro alleati ne seguiranno l'esempio, e i potenziali nemici, sapendo che è inutile resistere, decideranno di "accodarsi" agli americani. Il neoconservatorismo, insomma, è un'ideologia politica decisamente aggressiva.

Molti neoconservatori sono legati a una complessa rete di centri studi, comitati e pubblicazioni che si propongono di promuovere la relazione speciale tra Stati Uniti ed Israele.
Prendiamo Richard Perle, uno dei neoconservatori di primissimo piano: è membro dell'"American Enterprise Institute" ("AEI") e Socio dell'Organizzazione di destra "Center for Security Policy" ("CSP"), dello "Hudson Institute", del "JPNSA", del "PNAC", del "Middle East Forum" ("MEF") e della "Foundation for Defense of Democracies" ("FDD"), oltre che consigliere del "Washington Institute for Near East Policy" ("WINEP").
I suoi amici neoconservatori sono altrettanto ben introdotti:
William Kristol, cofondatore del "PNAC", Direttore del "Weekly Standard", ex Socio della "FDD", del "MEF" e dell'"AEI";
Charles Krauthammer, firmatario di numerose lettere aperte del "PNAC", editorialista del "Washington Post", assegnatario del premio "Irving Kristol" dell'"AEI" (intitolato al padre di William, uno dei fondatori del neoconservatorismo), collaboratore del "Weekly Standard" e Socio della "FDD".

L'elenco delle connessioni, passate e presenti, delizierebbe il teorico delle interrelazioni sistematiche:
Elliott Abrams ("PNAC", "CSP", "Hudson Institute");
William Bennett ("PNAC", "AEI", "CSP");
John Bolton ("PNAC", "AEI", "JINSA");
Reuel Marc Gerecht ("PNAC", "AEI", "The Weekly Standard");
Jeane Kirkpatrick ("PNAC", "AEI", "FDD", "JINSA", "WINEP");
Joshua Muravchik ("PNAC", "AEI", "JINSA", "WINEP");
Daniel Pipes ("PNAC", "MEF", "WINEP");
Norman Podhoretz ("PNAC", "Hudson Institute", "Commentary");
Paul Wolfowitz ("PNAC", "AEI", "WINEP");
James Woolsey ("PNAC", "CSP", "JINSA", "FDD").

Questa breve lista non esaurisce affatto le affiliazioni incrociate all'interno del movimento neoconservatore.
Quello che a qualcuno può sembrare un oscuro complotto (o una "conventicola di destra"), ha tuttavia ben altra natura: i vari centri studio e comitati e le varie fondazioni e pubblicazioni che hanno alimentato il movimento neoconservatore funzionano non troppo diversamente dagli altri network legati alla politica.

Lungi dal sottrarsi alla dimensione pubblica o dal tramare complotti nell'ombra, questi gruppi cercano attivamente di ottenere visibilità, nel dichiarato intento di determinare l'opinione del pubblico e quella dell'élite, e di orientare in tal modo la politica estera americana nella direzione desiderata.

Il network neoconservatore è innegabilmente impressionante; i principali quotidiani e periodici neoconservatori sono il "Commentary", il "New York Sun", il "Weekly Standard" e la pagina dei commenti del "Wall Street Journal".
I gruppi di ricerca e di supporto più legati al mondo neoconservatore sono l'"American Enterprise Institute" ("AEI"), il "Center for Security Policy" ("CSP"), lo "Hudson Institute", la "Foundation for Defense of Democracies" ("FDD"), il "Jewish Institute for National Security Affairs", il "Middle East Forum", il "Project for a New American Century" e il "Washington Institute for Near East Policy".

In pratica, tutti i neoconservatori sono decisamente schierati in favore di Israele, circostanza che sono soliti ribadire in modo forte e chiaro [1].

Secondo Webster Griffin Tarpley, "il mito dell'11 Settembre è [...] lo strumento per legittimare le tendenze razziste, militariste e fasciste del nostro tempo"; rappresenta i politici come dei burattini nelle mani di un'élite di potere che, al momento degli attentati, appare spaccata tra una fazione di neocon estremisti, che gravita attorno a George Shutz e Rupert Mordoch, e una frangia di imperialisti maltusiani [2].

A pochi minuti dagli attentati dell'11 Settembre 2001, inizia a circolare la voce che le immagini TV della diretta, non solo siano in "ritardo di dieci secondi, per avere un margine di sicurezza" [3], sembra che siano anche unificate attraverso un'unica regia, "sembra che le immagini originassero dalla Fox e poi venissero girate alla CNN, in modo che tutti ricevessero le stesse immagini" [3].
L'emittente televisiva "Fox News Channel" (è bene ricordare che "FOX News" è la prima TV a dare per vincitore George Walker Bush nelle elezioni del 2000, nonostante diverse inchieste indipendenti, in momenti successivi, dimostrino che Al Gore ha ottenuto più voti; è altrettanto importante sapere che l'emittente, quella sera, vede in John Ellis Bush, cugino del futuro Presidente degli Stati Uniti, l'uomo che dirige le operazioni di "scrutinio" ed "exit pol" [4]), appartiene ad una serie di networks di proprietà di Rupert Murdoch, magnate che vanta stretti legami con il partito repubblicano e forti interessi nel campo dell'industria militare; Donald Rumsfeld in persona, nella carica di Ministro della Difesa degli Stati Uniti d'America, ha tenuto a precisare l'esclusiva di "Fox News" sulla guerra in Afghanistan [5].

Note e fonti:
[1] "La Israel lobby e la politica estera americana", di John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt, Mondadori Editore
[2] [10] "Anatomia di un coup d'état - Come le esercitazioni e le manovre del Pentagono sono divenute i canali chiave per gli attacchi segreti del Governo l'11 Settembre", di Webster Griffin Terpley, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 273-305
[3] "Jim Fetzer: un "no planer" con l'uso della ragione", intervista di Massimo Mazzucco a Jim Fetzer, www.luogocomune.net
[4] "Fahrenheit 9/11", film-documentario, USA 2004, di Michael Moore
[5] "Uranio impoverito, arma invisibile di distruzione di massa", di Laura Malucelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 160, 161

11 Settembre 2001
Nico Forconi Vs. Paolo Attivissimo

"Il sapere non è fatto per comprendere, è fatto per prendere posizione."
Michel Foucault

Nico Forconi Vs. Paolo Attivissimo
Ringrazio ancora Marco Motta e "RADIO COLONIA" per l'opportunità... buona "Tv Fakery" a tutti!!

P.s. scusate per la voce nasale da adenoidi distrutte dal climatizzatore aeroportuale...

11 Settembre 2001
Halliburton & Co.

"L'unica difesa contro il Mondo è conoscerlo bene."
John Locke


Quando si indaga su un crimine, uno dei principali criteri seguiti dagli inquirenti per trovare il colpevole risiede nella individuazione del soggetto che poteva trarre il maggior vantaggio dalla commissione del reato. Si cerca il "movente", e quindi, come anzidetto, chi poteva ottenere beneficio dalla commissione del crimine. Un concetto che gli antichi latini sintetizzarono in una semplice domanda: "Cui prodest?" [1].

Mentre lo "USA Patriot Act" (Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act), il "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century" e lo "Us Space Command" forniscono validi "moventi" per un'operazione di tipo "false flag" volta ad incrementare lo stanziamento di fondi per la difesa, la possibilità di presidiare e controllare la zona del Mar Caspio mette in evidenza risvolti economici legati allo sfruttamento delle risorse minerarie e petrolifere dell'Afghanistan.
Sia il presidente Bush che il vice presidente Cheney sono petrolieri. Entrambi provengono dall'industria petrolifera. Le carriere di tutti e due sono state modellate da interessi petroliferi. La loro fortuna politica è stata propagandata dalle lobby del petrolio. Il presidente Bush cominciò il suo percorso di uomo d'affari negli anni '80 in Texas, fondando una società di esplorazione petrolifera chiamata "Arbusto" [2]: nel 1984, si fuse con un'altra società di esplorazione petrolifera, dando vita alla "Spectrum 7". E Bush ne divenne il presidente.
Due anni dopo, decise di vendere la sua società alla "Harken Energy Company", per la quale già lavorava come consulente, entrando a far parte del Consiglio di Amministrazione. All'epoca la "Harken Energy Company" aveva interessi in Medio Oriente. Da parte sua, il Vice Presidente Cheney, prima del suo insediamento alla Casa Bianca, è stato presidente ed Amministratore Delegato della "Halliburton Company", uno dei maggiori fornitori al mondo di prodotti e servizi legati all'industria petrolifera ed energetica, che conduce affari in oltre 100 paesi.
Non c'è da stupirsi, infine, che nella campagna per le elezioni presidenziali del 2000, l'allora candidato repubblicano George W. Bush sia stato il beneficiario numero uno del denaro proveniente dall'industria energetica, riuscendo a raccogliere oltre 1,8 milioni di dollari in contributi, più di quanto qualunque altro candidato alla carica Federale abbia ricevuto negli ultimi dieci anni [13].

La "Halliburton", azienda fornitrice di prodotti e servizi alle compagnie petrolifere e del gas, è attiva come nessun'altra in regioni di crisi o dove sono in corso conflitti.
La compagnia si è guadagnata le prime pagine dei giornali in seguito ai legami con il Vice Presidente americano Dick Cheney. Dal 1995 al 2000 il Ministro della Difesa sotto George Bush Senior era direttore dell'azienda, prima di rientrare a Washington nel ruolo di vice di George Bush Junior [27], incarico che lo costringe a negoziare un pacchetto pensione che lo lascia pieno di azioni ed opzioni. In seguito ad alcune domande spiacevoli dei giornalisti, però, Cheney accetta di vendere parte dei suoi titoli "Halliburton", ricavandone un profitto di ben 18,5 milioni di dollari. Ma non vende tutto. Secondo il "Wall Street Journal", tiene 189.000 azioni "Halliburton" e 500.000 opzioni non investite quando sale alla vicepresidenza [82].
Il fatto che Cheney conservi una tale quantità di azioni "Halliburton" significa che, per tutto il suo mandato da Vice Presidente, ha raccolto milioni ogni anno in dividendi, e ha ricevuto anche risconti passivi dall'"Halliburton" nell'ordine dei 211.000 dollari l'anno: cifra più o meno equivalente al suo salario governativo. Quando lascerà l'incarico nel 2009, e potrà incassare tutte le sue partecipazioni nella "Halliburton", Cheney avrà l'opportunità di trarre straordinari profitti dalla grande ascesa delle fortune dell'azienda, le cui azioni sono salite dai 10 dollari di prima della guerra in Iraq a 41 dollari tre anni dopo. Un balzo del 300 per cento, grazie a una combinazione di aumento dei prezzi dell'energia e appalti in Iraq; due fattori, questi, che sono diretta conseguenza dell'impegno di Cheney nel trascinare il Paese in guerra con l'Iraq [83].

Come Ministro della Difesa, già nel 1992, Cheney aveva approvato lo stanziamento di 9 milioni di dollari per finanziare al consorzio uno studio su quali funzioni logistiche le forze armate avrebbero potuto affidare a società private [25]. Come segretario alla Difesa sotto Bush Senior, Cheney riduce il numero di truppe attive e aumenta notevolmente la dipendenza dagli appaltatori privati. Incarica "Kellogg Brown and Root" ("KBR"), divisione ingegneristica della multinazionale texana "Halliburton", di individuare funzioni svolte dalle truppe americane che avrebbero potuto essere svolte dal settore privato, con un profitto. Naturalmente la "Halliburton" ne individua moltissime, e ciò conduce ad un contratto nuovo di zecca con il Pentagono: il "LOGCAP" ("Logistics Civil Augmentation Program" - programma per l'incremento della partecipazione civile nel settore logistico). Il Pentagono, tristemente noto per i contratti multimiliardari con i costruttori d'armi, in questa circostanza stipula innovativi contratti in cui, ad essere pagate, non sono le forniture ai militari, ma le attività gestionali delle operazioni militari [84].
Alcune aziende - un gruppo ristretto - sono invitate a candidarsi per la fornitura di illimitato "supporto logistico" per le missioni militari americane: una descrizione estremamente vaga. Peraltro, il contratto non menziona una cifra in dollari; si assicura soltanto all'Azienda vincitrice che qualunque cosa avesse fatto per l'esercito, le spese sarebbero state coperte dal Pentagono, più un profitto garantito - noto come contratto cost plus. Questi sono gli ultimi giorni dell'Amministrazione Bush Senior, e l'Azienda vincitrice dell'appalto è non altri che la "Halliburton". Come ha fatto notare T. Christian Miller, del "Los Angeles Times", la "Halliburton" "ha battuto trentasei concorrenti per un contratto quinquennale: il che non sorprende, forse, essendo stata la stessa Azienda a elaborare i piani." [85].

Con tale accordo quinquennale per appalti su scala mondiale per i corpi ingegneristici dell'esercito, "Kellogg Brown and Root", affiliata di "Halliburton", negli anni in cui Cheney è stato in carica a Washington, ha ricevuto dal Governo contratti per un valore di almeno 3,8 miliardi di dollari.
Insieme al consorzio americano "Bechtel", "Halliburton" ha domato numerosi incendi sviluppatisi nei giacimenti petroliferi in fiamme durante la prima guerra del Golfo. Prima della seconda guerra del Golfo, su incarico dell'esercito, ha redatto uno studio su potenziali azioni di sabotaggio di giacimenti petroliferi. Il rapporto segreto è stato usato come base per un contratto di spegnimento e manutenzione che, senza alcuna firma, è stato assegnato alla "Kellogg Brown and Root", e il cui valore è stato stimato dal "New York Times" in sette miliardi di dollari per due anni [27].
In soli cinque anni alla "Halliburton", Cheney raddoppiò quasi la cifra che l'azienda riceveva dal Tesoro americano, da 1,2 a 2,3 miliardi di dollari, mentre aumentò di quindici volte l'ammontare dei prestiti federali e delle garanzie sul prestito [86]. E fu ricompensato lautamente per i suoi sforzi. Prima di diventare vicepresidente, Cheney "valeva tra i 18 e gli 81,9 milioni netti, dei quali tra 6 e 30 milioni erano in azioni della 'Halliburton Co.' [...]. In tutto, Cheney ha ricevuto circa 1.260.000 opzioni sull'acquisto di titoli, di cui 100.000 già utilizzate, 760.000 riscattabili e 166.667 che diventeranno valide il prossimo dicembre [2000]" [87].

La spinta all'espansione dell'economia di servizio verso il cuore del Governo era, per Cheney, un affare di famiglia. Nei tardi anni Novanta, mentre trasformava le basi militari in filiali della "Halliburton", sua moglie Lynne guadagnava stock options in aggiunta al suo salario come Membro del Consiglio d'Amministrazione della "Lockheed Martin", il più grande appaltatore mondiale nel settore della Difesa.
Gli anni trascorsi da Lynne nel CdA, dal 1995 al 2001, coincidono con un periodo chiave di transizione per aziende come la "Lockheed" [88]. La Guerra fredda è finita, le spese per la difesa calano rapidamente, e queste aziende, i cui budget consistono quasi interamente in contratti con i Governi per gli armamenti, hanno bisogno di un nuovo modello di business. Alla "Lockheed Martin" e presso le altre aziende produttrici di armi emerge una strategia fondata sul perseguire aggressivamente un nuovo settore d'interesse: gestire il Governo, dietro pagamento.
A metà degli anni Novanta, la "Lockheed Martin" inizia a prendere il controllo delle divisioni informatiche del Governo americano, occupandosi dei sistemi computerizzati e di una cospicua fetta della elaborazione dei dati [89]. In gran parte sotto gli occhi dell'opinione pubblica, l'azienda si spinge così oltre che, nel 2004, il "New York Times" scrive: "La Lockheed Martin non governa gli Stati Uniti. Ma contribuisce a gestirne una parte straordinariamente grande [...]. Organizza la vostra posta e computa le vostre tasse. Firma gli assegni della sicurezza sociale e gestisce il censimento degli Stati Uniti. Organizza i voli spaziali e monitora il traffico aereo. Per fare tutto ciò, la Lockheed scrive più codice informatico della Microsoft" [90].
Un team di marito e moglie molto potente. Mentre Cheney spinge la "Halliburton" a prendere il controllo dell'infrastruttura bellica all'estero, Lynne aiuta la "Lockheed Martin" a controllare la gestione ordinaria del Governo in patria.

"Per la mente che vede con chiarezza non c'è necessità di scelta, c'è azione."
Jiddu Kirshnamurti


L'8 Marzo 2003, due settimane prima dell'inizio dei conflitti, la "Kellogg Brown and Root" ha ottenuto dall'esercito americano un contratto del valore di 490 milioni di dollari, inerenti alla ristrutturazione dei pozzi petroliferi alla fine della guerra [26]. "E questo è solo l'inizio. Con questa guerra, Halliburton si sta guadagnando il pane in maniera idiota e vergognosa.", ha affermato Pratap Chatterjee, dell'organizzazione "Corpwatch". "Oltre alle prime misure di emergenza, la continua manutenzione dell'industria petrolifera irachena potrebbe arrivare a costare 1,5 miliardi di dollari." [25]. Dalla fine del 2001 all'inizio di Aprile, la compagnia, secondo dati ufficiali, ha ricevuto dal Pentagono appalti per un valore di almeno 830 milioni di dollari: dalla costruzione e gestione di tendopoli ed insediamenti temporanei per i soldati americani in Afghanistan, Turchia, Kuwait, Georgia, Uzbekistan, Giordania e Gibuti, fino a un affare di 323 milioni di dollari per la costruzione e la gestione di una prigione destinata ad ospitare centinaia di detenuti sospettati di terrorismo nella baia di Guantanamo.

Nel Kuwait, dall'estate del 2002, almeno 1800 dipendenti della "Kellogg Brown and Root" sono occupati ad organizzare per le forze di occupazione americane recinti di filo spinato, alloggi, servizi di lavanderia, bar, fast food, campi di pallavolo ed altre amenità del genere. Alla base c'è il contratto di dieci anni, valido in tutto il Mondo, di nome "LOGCAP".
Ma non è tutto: Dick Cheney percepisce una pensione di circa un milione di dollari all'anno, elargita dal suo ex datore di lavoro. Nel suo Ministero si avvicendano anche numerosi nomi di punta dell'azienda e viceversa. "Halliburton è un modello di nepotismo di prima grandezza, al cui interno vige il principio 'una mano lava l'altra'.", afferma Pratap Chatterjee [25].
In Iraq, dopo la guerra, "Halliburton" è diventata uno dei nomi di punta per quanto riguarda l'esplorazione, l'estrazione e la manutenzione dei giacimenti petroliferi; è con la guerra in Iraq che il gigante del petrolio realizza il colpo grosso. Il Direttore Generale di "Halliburton", David Lesar, nel rapporto annuale del 2004 della Società con sede a Houston, Texas, scrive che il complesso petrolifero, nonostante molte difficoltà, è messo meglio che mai: "Mi piace ciò che vedo dalla mia scrivania.".
La "Halliburton", infatti, è riuscita a mettere in porto contratti per 7,1 miliardi di dollari, di cui 1,9 miliardi per il progetto "Restore Iraqi Oil" ("RIO"), appaltato ad "Halliburton" senza alcun concorso, evento che avrebbe fatto accusare la stessa azienda di corruzione e, successivamente, di una serie di imputazioni come quella di aver presentato all'esercito statunitense in Iraq conti esorbitanti per i rifornimenti; i pagamenti per razioni alimentari mai arrivate sul piatto dei soldati sarebbero finiti direttamente al Pentagono e la benzina ed il diesel per le truppe motorizzate sarebbero state importate dal Kuwait e maggiorate nel prezzo [36]. Senza dimenticare che "la Halliburton, attraverso le affiliate europee, vendeva componenti di ricambio all'industria petrolifera irachena, nonostante le sanzioni dell'ONU." [38]. Il giornalista Dan Briody, da anni attivo in ricerche sul complesso militare-industriale statunitense, evidenzia le continue contraddizioni nel comportamento di Dick Cheney, il quale "ha comandato la guerra contro l'Iraq come Ministro della Difesa, poi, come Direttore Generale della Halliburton, ha sostenuto la ricostruzione dell'industria petrolifera irachena per poi, come Vicepresidente americano, tornare all'attacco dell'Iraq. Il grado di cattiveria di Saddam Hussein dipende, evidentemente, dal lato del continuum economia-governo in cui ci si trovi in quel momento." [37].

Il 7 Ottobre 2001 George Bush decide di spedire i suoi soldati in guerra contro Osama Bin Laden ed i suoi alleati, i talebani.
Il Presidente degli Stati Uniti d'America si fa vedere trenta minuti dopo l'inizio dei primi attacchi aerei sull'Afghanistan dalla "Treaty Room" della Casa Bianca e promette: "Non falliremo. La pace e la libertà saranno vincitrici.". L'operazione "Enduring Freedom" (Libertà Duratura) ha inizio 26 giorni dopo l'11 Settembre 2001 e vede gli Stati Uniti lavorare a stretto contatto con le truppe dell'"Alleanza del Nord", gli avversari afgani dei talebani.

Nei mesi seguenti, l'attenzione dei principali mass media inizia a focalizzarsi sull'Afghanistan e sullo strano regime dei talebani che, fino a quel momento, avevano governato il Paese. Iniziano quindi a venire alla luce alcuni affari relativi al petrolio che iniziano a causare non poco imbarazzo alla "Unocal", compagnia petrolifera californiana con sede a Sugarland, in Texas, paese di nascita del Presidente George Walker Bush [32]. Il 14 Settembre la "Unocal", messa alle strette, si vede costretta a diffondere un comunicato stampa dal titolo: "La presa di posizione dell'Unocal: la società non appoggia in nessun modo i talebani." [28].
Emergono alcuni retroscena riguardanti la Compagnia che, a metà del anni Novanta, si trova ad affrontare una forte crisi di identità. Nel 1994 la "Unocal" aveva perso 153 milioni di dollari e doveva trovare il modo di rientrare in attivo; il direttore dell'azienda decide, dunque, di giocare il tutto per tutto ed annuncia che la "Unocal" sarebbe diventata, in breve tempo, "La più grande azienda per le risorse energetiche del Mondo.".
La chiave per raggiungere questo imponente ed ambizioso traguardo era recarsi là dove nessuno osava mettere piede, "l'Afghanistan era il luogo giusto", scrive Steve Coll, giornalista del "Washington Post" nel suo libro sulla guerra in Afghanistan "Ghosts Wars" [29], per il quale, nel 2005, vince il premio Pulitzer. Si trattava di un'idea piuttosto ardita: il trono del presidente turkmeno Saparmurat Niyazov si trovava sopra un vero e proprio mare di petrolio, 32 miliardi di barili, e su enormi giacimenti di gas.
Egli non voleva utilizzare la rete di oleodotti russi, perché riteneva che non fosse possibile fare buoni affari con Mosca; un oleodotto che passasse per l'Iran non era pensabile, perché un simile progetto non avrebbe trovato l'approvazione americana. Al contrario, il progetto di un oleodotto che trasportasse petrolio e gas dall'Asia centrale senza attraversare i territori russi ed iraniani avrebbe trovato l'appoggio di Bill Clinton [32].
"La politica statunitense doveva affrettarsi ad appoggiare l'estrazione di riserve energetiche del Caspio [...]. Ci siamo mossi in questa direzione in particolare per accelerare il processo di indipendenza di queste regioni e per rompere il monopolio russo sul trasporto di greggio dalla Regione, ma anche per garantire all'Occidente, attraverso la diversificazione, un approvvigionamento energetico sicuro", dichiarò Sheila Heslin, esperta del settore energetico del "National Security Council" (Consiglio di Sicurezza Nazionale) della Casa Bianca [30].
La "Unocal" propone due itinerari, avrebbe trasportato petrolio e gas dai giacimenti del Turkmenistan sud-orientale al Pakistan, passando per l'Afghanistan occidentale e meridionale, facendo nascere, così, il consorzio "CentGas". I soci del nuovo gruppo firmano ad Ashgabat un contratto preliminare con Saparmurat Niyazov, che prevede la costruzione di un oleodotto per il petrolio e di uno destinato al gas, per un costo pianificato di 8 miliardi di dollari.

Nel 1995 Niyazov si reca a New York in occasione dell'anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, per partecipare ai festeggiamenti nel quartiere generale dell'ONU, sull'East River, a Manhattan. Niyazov ritiene che la "Unocal" debba pubblicizzare l'oleodotto "CentGas" ed i suoi desideri sono esauditi da Henry Kissinger, il quale, in una sala per banchetti affittata per l'occasione, nel suo discorso, pone l'accento sul progetto "CentGas", "il trionfo della speranza sull'esperienza.".
I rapporti tra il Governo statunitense e Saparmurat Niyazov si fanno sempre più saldi, quindi la "Unocal" non si preoccupa più di tanto quando, nel 1998, i talebani prendono Kabul divenendo la forza dominante del Paese.
Secondo Richard Keller, direttore dell'"Unocal Pakistan Ltd.", la conquista di Kabul da parte dei talebani è da considerarsi, addirittura uno "sviluppo positivo." [32].

Uno dei primi passi di George Walker Bush da Presidente degli Stati Uniti d'America è incaricare il Vice Presidente Dick Cheney di redigere un piano d'azione per la politica energetica; piano pronto nel Maggio del 2001.
La relazione al Presidente, nella quale è evidenziata una grave crisi energetica, contiene anche un avviso: "Entro i prossimi vent'anni l'America sarà costretta a importare i due terzi del suo fabbisogno di greggio: di conseguenza si entrerà in una fase di forte dipendenza da potenze straniere, che non avranno necessariamente in testa gli interessi americani." [33].
Il rapporto accenna anche alcuni suggerimenti rispetto alla direzione da prendere e, nell'ottavo capitolo, la Casa Bianca viene invitata "nel campo della politica estera e dei rapporti commerciali con l'estero, a dare priorità alla sicurezza nell'approvvigionamento energetico" e ad incoraggiare gli Stati come quelli del Golfo ad aprire i propri settori energetici ad "investimenti privati". Nel rapporto alla Casa Bianca l'Iraq non viene mai menzionato, ma in un discorso tenuto a Nashville, Tennessee, il Vicepresidente degli Stati Uniti d'America, nonché, è bene ricordarlo, ex Direttore della "Halliburton", Dick Cheney, parla apertamente dell'Iraq e di Saddam Hussein, sottolineando in particolare il pericolo che quest'ultimo possa aspirare nuovamente ad una posizione di egemonia nel golfo e dunque abbia l'ambizione di "prendere sotto il proprio controllo buona parte delle riserve energetiche mondiali" [34].

La rivista "The New Yorker" è una delle poche a sottolineare un fatto interessante ma, stranamente, passato inosservato: "Il discorso di Cheney è stata una delle ultime occasioni nel corso della quale un membro dell'Amministrazione Bush ha ammesso un legame tra politica energetica e politica di sicurezza. In seguito le dichiarazioni si sono accordate a quella del Ministro della Difesa Donald Rumsfeld, secondo cui la decisione di far capitolare Saddam non 'aveva nulla a che vedere con il petrolio, assolutamente nulla'." [35].

Ma se non il petrolio, quali sono state allora le ragioni di questa guerra? Le argomentazioni americane sostengono prima l'importanza del disarmo di Saddam Hussein e dell'annientamento del suo arsenale di armi per la distruzione di massa, per passare poi alla necessità di un cambiamento di regime, quando appare evidente che nel Paese non c'è traccia di un simile armamento. In seguito, l'attenzione dell'opinione pubblica viene dirottata in quella che, con l'emanazione di provvedimenti che calpestano di fatto tutti i principi base del diritto internazionale e della libertà individuale, quali lo "USA Patriot Act", a tutti gli effetti diviene una vera e propria "guerra al terrore".

Prima della Guerra, all'interno dell'Amministrazione americana si combatte un'altra guerra, la "War behind Closed Doors" [39], la "guerra di gabinetto".
All'interno dell'Amministrazione conservatrice di George Walker Bush, tre scuole di pensiero litigano tra loro. L'allora Vice Ministro della Difesa Paul Wolfowitz ed i neo-conservatori ritengono che l'America sarebbe stata al sicuro solo quando il resto del mondo fosse diventato uguale a lei. L'apertura dei mercati di questo resto del mondo alle merci americane e la possibilità di sfruttare le materie prime locali da parte di società americane è un piacevole beneficio collaterale di questa strategia. Questo gruppo, dunque, promuove l'invio in Iraq di un potente esercito a cui sarebbero seguiti generosi programmi di ricostruzione, secondo l'esempio del "Piano Marshall".
Gli assertive nationalists, ovvero i "nazionalisti dichiarati", come il Ministro della Difesa Donald Rumsfeld ed il Vice Presidente Dick Cheney, non condividono questa visione ambiziosa e dispendiosa dal punto di vista economico: per servire al meglio gli interessi della sicurezza americana era necessario eliminare i potenziali fattori di pericolo. Per i nazionalisti dichiarati l'obiettivo di un intervento americano in Iraq non è tanto la creazione di un paradiso democratico, l'interesse di questo gruppo per un processo di democratizzazione in Iraq dopo la terza Guerra del Golfo era altrettanto scarso di quello di democratizzazione del Kuwait dopo la seconda Guerra del Golfo [40]. A Cheney, Rumsfeld e compagnia stavano a cuore soprattutto i vantaggi immediati che l'America avrebbe potuto ricavare da una guerra in Iraq: la creazione di importanti basi militari nella Regione, dalle quali, nel peggiore dei casi, intervenire nei paesi ricchi di petrolio quali Arabia Saudita e Kuwait e la possibilità di minacciare l'Iran, dove il petrolio è altrettanto abbondante.
Il terzo grupo è quello degli "internazionalisti", "nazionalisti realisti", "realisti conservatori" o come si voglia chiamare gente come Colin Powell o Condoleezza Rice, secondo cui l'impiego della violenza è giustificato solo di fronte ad una monaccia diretta degli interessi americani. Questo gruppo vuole dare al mondo intero una giustificazione morale della guerra, aspirando ad una legittimazione internazionale. Ecco spiegate anche le ragioni dell'entrata in scena di Powell davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU il 5 Febbraio 2003.

La guerra dietro le porte del gabinetto è vinta, come noto, dall'alleanza tra neocons e nazionalisti dichiarati: hanno inizio i bombardamenti e l'invasione dell'Iraq.

"Gli unici libri che ci influenzano sono quelli per i quali siamo pronti e che sono andati leggermente oltre nel nostro particolare cammino."
Edward Morgan Foster


Karl Marx, dopo il colpo di Stato del nipote di Napoleone Bonaparte del 1851, nota, in relazione con il golpe di Napoleone del 1799, che tutti i grandi avvenimenti della storia "avvengono, per così dire, due volte [...]. La prima come tragedia, la seconda come farsa." [41]. Per quanto ci riguarda, siamo arrivati al tempo della farsa, "il disarmo dell'Iraq", la "liberazione del popolo iracheno" e la "difesa del mondo contro un serio pericolo", come tiene a sottolineare in televisione il presidente Bush poco dopo l'inizio della guerra.
Thomas Kleine-Brockhoff, corrispondente di "Die Zeit" a Washington, dichiara che, sebbene inizialmente fossero divisi sul da farsi, "rispetto alla questione del dopoguerra sono tutti uniti, né i neocons, né gli assertive nationalists e nemmeno gli 'internazionalisti' credono alla tesi del Nation Building." [42].

L'esercito americano piazza un paio di carri armati M-1-Abrams di fronte al palazzone di cemento di 10 piani sede del Ministero del petrolio, che si trova un paio di chilometri fuori dal centro di Baghdad. L'Air Force statunitense evita opportunamente di bombardare l'edificio, come era avvenuto con il Ministero della Pianificazione ed ai soldati è dato ordine di evitare i saccheggi, autorizzati, invece, negli ospedali, nei musei e nella biblioteca nazionale. L'edificio racchiude infatti la chiave del principale tesoro della nazione: mappe dei giacimenti petroliferi, dati sugli oleodotti, contratti. Dopo la Guerra, come nel 1991, gli americani sperano di poter finanziare il conflitto utilizzando i proventi iracheni dal petrolio. Le società americane "Halliburton", la sua consociata "Kellogg Brown and Root", la "Bechtel" e tutte le altre, ottengono gli appalti, l'Iraq paga [43].
Come disse anni fa il Generale William Looney, a capo delle forze anglo americane che volano sopra l'Iraq quasi tutti i giorni: "Se accendono i loro radar noi faremo saltare in aria i loro fottuti missili. Lo sanno che possediamo il loro paese e il loro spazio aereo... Siamo noi che dettiamo il loro modo di vivere e di parlare, e questo è ciò che al momento c'è di grandioso parlando dell'America. E' una cosa buona, specialmente visto che lì c'è un sacco di petrolio di cui abbiamo bisogno." [44].

Se ci fosse qualche motivo per essere sospettosi delle vere intenzioni della Casa Bianca in merito all'Iraq, certamente il fatto che il vicepresidente Cheney abbia tenuto segreti incontri di governo a porte chiuse con i leader dell'industria energetica dovrebbe almeno far sollevare il sopracciglio a qualche appartenente al mondo dei media: perché quei meeting sono avvenuti immediatamente dopo aver ricevuto il suo incarico; sono stati fatti allo scopo di progettare le future iniziative dell'America nel campo dell'energia. E poi, nonostante i continui sforzi dei membri del Congresso di rendere pubblici quegli atti, Cheney si è sempre rifiutato di rilasciare i verbali delle discussioni, oltre ai nomi dei partecipanti e delle società [13].

Dopo l'11 Settembre 2001, sono in molti i "teorici del complotto" che arrivano a supporre che la guerra in Afghanistan si tratti di un'operazione di tipo "false flag", pianificata dallo stesso Governo statunitense ben prima dell'11 Settembre 2001, che trova nella realizzazione dell'oleodotto uno dei motivi principali per la realizzazione di un auto-attentato di simili proporzioni. Il libro uscito in Francia il 14 Novembre 2001, due mesi dopo gli attentati, intitolato "Ben Laden: La vérité interdite" [31], suscita, con simili sospetti, l'interesse del pubblico.

Note e fonti:
[1] Di Marco Pizzuti, tratto da www.altrainformazione.it
[2] "Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush", di Giancarlo Radice, Corriere Della Sera, tratto da www.disinformazione.com
[12] Bush firma il bilancio della difesa per la guerra quasi 500 miliardi, tratto da "La Repubblica" del 24 novembre 2003
[13] "Operazione oro nero", di Jeremy Rifkin - tratto da www.disinformazione.it del 14/11/2002
[25] "Von Boston bis Bagdad", in "Brand Eins", Marzo 2003
[26] Tratto da www.derstandard.at
[27] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 264, 265
[28] Comunicato stampa disponibile sul sito della Compagnia www.unocal.com
[29] "Ghosts Wars - The Secret History of the CIA, Afghanistan and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September, 10, 2001", di Steve Coll, Editore Penguin Books
[30] "Talebani. Islam, petrolio e il grande scontro in Asia centrale", di Ahmed Rashid, Editore Feltrinelli
[31] "Ben Laden: La vérité interdite", di Jean-Charles Brisard e Guillaume Dasquié, Editore Denoel
[32] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 82-85
[33] "National Energy Policy - Report of the National Energy Policy Development Group", testo integrale disponibile sul sito www.whitehouse.gov
[34] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 91
[35] "Beneath the Sand - Can a Shattered Country Be Rebuilt With Oil?", "The New Yorker", 14 Luglio 2003, di John Cassidy, disponibile online all'indirizzo www.newyorker.com
[36] "Houston, we still have a Problem - An Alternative Annual Report on Halliburton", Corpwatch, Maggio 2005, tratto da www.halliburton.org e www.warprofiteers.com
[37] "The Halliburton Agenda - The Politics of Oil and Money", di Dan Briody, Hoboken, New Jersey, Wiley and Sons, 2003
[38] "Cheney Led Halliburton to Feast at Federal Trough", Royce, Knut e Nathaniel Heller, Public i (Center for Public Integrity), 2 Agosto 2000
[39] "The War behind Closed Doors. The People, the Clashes - and Ultimately the Grand Strategy behind George W. Bush's Determination to Go to War with Iraq", PBS, tratto da www.pbs.org
[40] Le donne del Kuwait ottengono il diritto al voto. Con 14 anni di ritardo dalla fine della Guerra del Golfo del 1991, le donne dell'emirato hanno ottenuto il 16 Maggio 2005 il diritto al voto
[41] "Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte", di Karl Marx, in Karl Marx - Friedrich Engels, "Opere complete", volume 1, Roma, Editori Riuniti, 1991, 105
[42] Intervista telefonica di Thomas Seifert a Thomas Kleine-Brockhoff, 24 Maggio 2005
[43] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 86-89
[44] "Guerra al terrorismo, l'ultima menzogna della propaganda", di William Blum, scritto per "Tutto quello che sai è falso 2 - Secondo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, 20
[45] www.skolnicksreport.com, www.whatreallyhappened.com, www.whatreallyhappened.com, www.rense.com, www.skolnicksreport.com, www.the1phoenix.net
[46] "Il rapporto della Commissione sull'11 Settembre", di David Ray Griffin, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 93-116
[47] Commissione nazionale sugli attacchi terroristici agli Stati Uniti, "Rapporto della Commissione sull'11 Settembre", Luglio 2004, p. 172 e capitolo 5, nota 130, http://govinfo.library.unt.edu
[48] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre dal titolo "Rapportosulle operazioni in Borsa", preparato da Doug Greenburg, 18 Agosto 2003, http://media.nara.gov
[49] Dave Carpenter, "Exchange examines odd jumps: Before attack: Many put options of hijacked planes' parent companies purchased", "The Associated Press", 18 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net
[50] "BBC News", "Bin Laden 'share gains' probe", 18 Settembre 2001, http://news.bbc.co.uk
[51] Tom Bogdanowicz e Brooks Jackson, "Probes into 'suspicious' trading", CNN, 24 Settembre 2001, http://archive.org (il link non è disponibile, N.d.N.)
[52] James Doran, "Insider Trading Apparently Based on Foreknowledge of 9/11 Attacks", "The Times", 18 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net (il link non è disponibile, N.d.N.)
[53] David Brancaccio, "Marketplace Public Radio": News Archives, 17 Ottobre 2001, http://marketplace.publicradio.org (il link non è disponibile, ma la fonte è citata anche sul sito www.globalresearch.ca, N.d.N.)
[54] Paul Thompson e The Center for Cooperative Research, "Terror Timeline: Year by Year, Day by Day, Minute by Minute: A Comprehensive Chronicle of the Road to 9/11 - and America's Response", Harper Collins, 2004. Si trova anche in "History Commons", "Complete 9/11 Timeline, Insider Trading and Other Foreknowledge": www.historycommons.org
[55] "Associated Press", "EU Searches for Suspicious Trading", 22 Settembre 2001, www.foxnews.com
[56] "World News Tonight", 20 Settembre 2001
[57] Erin E. Arvedlund, "Follow TheMoney: Terrorist Conspirators Could Have Profited More From Fall Of Entire Market Than Single Stocks", Barron's (Dow Jonesand Company), 6 Ottobre 2001
[58] Ibidem
[59] Michael C. Ruppert,"Crossing the Rubicon: the decline of the American empire at the end of the age of oil", "New Society Publishers", 2004
[60] Kyle F. Hence, "Massive pre-attack 'insider trading' offer authorities hottest trail to accomplices", Center for Research on Globalisation (CRG), 21 Aprile 2002, http://globalresearch.ca
[61] Grant Ringshaw, "Profits of doom", "The Telegraph", 23 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net
[62] Christian Berthelsen e Scott Winokur, "Suspicious profits sit uncollected: Airline investors seem to be lying low", "San Francisco Chronicle", 29 Settembre 2001, www.sfgate.com
[63] Lewis Paul Bremer III su "Washington, DC, NBC4 TV", 11 Settembre 2001, Vehmgericht http://vehme.blogspot.com
[64] Charles Gasparino e Gregory Zuckerman, "Treasury Bonds Enter Purview of U.S. Inquiry Into Attack Gains", "The Wall Street Journal", 2 Ottobre 2001, http://s3.amazonaws.com
[65] Christian Berthelsen e Scott Winokur
[66] "Former German Cabinet Minister Attacks Official Brainwashing On September 11 Issue Points ot 'Mad Dog' Zbig and Huntington", "Tagesspiegel", 13 Gennaio 2002, www.ratical.org
[67] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre
[68] Il memorandum della Commissione sull'11 Settembre che riassume le inchieste dell'FBI parla degli operatori coinvolti nell'acquisto "Stratesec". Dai riferimenti nel documento possiamo ricavare che i due avevano lo stesso cognome ed avevano una relazione di parentela. Questo corrisponde alla descrizione di Wirt e Sally Walker, noti per essere azionisti di "Stratesec". Inoltre, uno dei due (Wirt) era Direttore della società, Direttore di una public company in Oklahoma ("Aviation General"), e Presidente di una societànd'investimenti a Washington, DC ("Kuwam Corp")
[69] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre
[70] Mansoor Ijaz/Sudan, Sourcewatch, www.sourcewatch.org
[71] "History Commons", "Complete 911 Timeline", "Bin Laden Family", www.historycommons.org
[72] Kevin R. Ryan, "The History of Wirt Dexter Walker: Russell and Co, the CIA and 9/11", 911blogger.com, 3 Settembre 2010, http://911blogger.com
[73] Michael Moran, "Bin Laden comes home to roost: His CIA ties are only the beginning of a woeful story", "MSNBC", 24 Agosto 1998, www.msnbc.msn.com
[74] Alex Berenson, "U.S. Suggests, Without Proof, Stock Adviser Knew of 9/11", "The New York Times", 25 Maggio 2002, http://query.nytimes.com
[75] "History Commons", "Complete 911 Timeline", "Saudi American Bank", www.historycommons.org
[76] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre
[77] Ibidem
[78] Erik Kirschbaum, "German Firm Probes Final World Trade Center Deals", "Reuters", 16 Dicembre 2001, http://911research.wtc7.net
[79] Allen M. Poteshman, "Unusual Option Market Activity and the Terrorist Attacks of September 11, 2001", "The Journal of Business", 2006, vol. 79, n. 4, www.journals.uchicago.edu
[80] Marc Chensey et al., "Detecting Informed Trading Activities in the Options Markets", "Social Sciences Research Network", 13 Gennaio 2010
[81] Wing-Keung Wong et al., "Was there Abnormal Trading in the S&P 500 Index Options Prior to the September 11 Attacks?", "Social Science Research Network", 15 Aprile 2010
[82] Cassell Bryan-Low, "Cheney Cashed in Halliburton Options Worth $35 Million", "Wall Street Journal", 20 Settembre 2000
[83] Ken Herman, "Cheneys Earn $88 Million to Bushes, $735.000", "Austin American-Statesman", 15 Aprile 2006; "Investor Relations", "Historical Price Lookup", www.halliburton.com
[84] "Blood Money: Wasted Billions, Lost Lives and Corporate Greed in Iraq", di T. Christian Miller, Little, Brown and Company Editore, 77-79
[85] "Shock Economy - L'ascesa del capitalismo dei disastri", di Naomi Klein, Rizzoli Editore, 332
[86] "Bush Agenda: Invading the World, One Economy at a Time", di Antonia Juhasz, Regan Books, New York 2006, 120
[87] Jonathan D. Salant, "Cheney: I'll Forfait Options", "Associated Press", 1 Settembre 2000
[88] "Lynne Cheney Resings from Lockheed Martin Board", "Dow Jones News Service", 5 Gennaio 2001
[89] "Shock Economy - L'ascesa del capitalismo dei disastri", di Naomi Klein, Rizzoli Editore, 334
[90] Tim Weiner, "Lockheed and the Future of Warfare", "New York Times", 28 Novembre 2004. Nota a piè di pagina: "City Looks at County's Outsurcing as Blueprint", di Jeff Mcdonald, "San Diego Union-Tribune", 23 Luglio 2006

11 Settembre 2001
Angeli e Demoni!!

Per la realizzazione del post, si ringrazia Alessandro Lattanzio ed il meraviglioso sito Aurora

"La cosa più importante, per noi, è trovare Osama Bin Laden. E' la nostra priorità numero uno e non ci daremo pace finché non lo troveremo."
George Walker Bush, Presidente degli Stati Uniti d'America, 13 Novembre 2001


"Io non so dove sia Osama Bin Laden e, davvero, non mi importa. Non è così importante. Non è la nostra priorità."
George Walker Bush, Presidente degli Stati Uniti d'America, 13 Marzo 2003


Nel 1932, sotto l'egidia del Re Abd al-'Aziz ibn 'Abd al-Rahman al-Faisal al-Sa'ud (conosciuto in Occidente come Abdulaziz ibn Saud), nasce il nuovo Regno di Arabia Saudita.
L'agente di commercio che rifornisce Abdulaziz di auto "Ford" e radio "Marconi", e che si infiltra sempre più nella sua corte, avvicinando il Re ad usanze occidentali, è Harry St. John Bridger Philby [7]. Laureato con lode in lingue moderne nell'università di Cambridge, entrato nella pubblica amministrazione indiana ed, in seguito, trasferitosi in Iraq, decide ben presto di abbandonare la burocrazia britannica a causa di una sempre maggiore opposizione al Governo inglese [8].

Forse proprio lo scetticismo dimostrato nei confronti del Governo inglese - durante la Seconda guerra mondiale è arrestato perché accusato di fiancheggiare e promuovere la causa della Germania nazista - spinge il Re a scegliere Philby come consigliere personale per le trattative con europei ed americani; spetta a lui il compito di gestire i cruciali negoziati riguardanti le concessioni minerarie e petrolifere del Regno negli anni Trenta [9].
Nel 1933, la società petrolifera americana "Standard Oil Company of California" ("SOCAL", in seguito divenuta "Chevron"), ha l'idea di iscrivere Philby sul suo libro paga; il successivo contratto petrolifero per cui fa da mediatore, garantisce non solo contanti nelle sue tasche [10], ma una fonte di introiti anche per il Re, da tempo indebitato con lo stesso Philby a cui deve pagare automobili e radio [11].

Per gestire i diritti petroliferi ottenuti dalla "SOCAL", vede la luce un consorzio, fondato anch'esso nel 1933 da alcune compagnie petrolifere americane, chiamato "Arabian American Oil Company" ("Aramco") che, ad oggi, risulta essere la più grande compagnia estrattiva del pianeta. Nel 1936, la "Aramco" è amministrata come join venture da "SOCAL" e "Texaco" (poi divenuta "Chevron-Texaco" ed, infine, "Chevron"), alle quali si aggiungono, nel 1948, "Standard Oil" e "Socony Vacuum Oil" (divenute entrambe "ExxonMobil"). La casa reale saudita, entra a far parte del consorzio nel 1973, con una quota del 25 %, cui fa seguito la completa nazionalizzazione della società solamente nel 1980 [12]; fino a quel momento, "Aramco", di fatto controllata dagli Stati Uniti, costituisce uno Stato dentro lo Stato [13]. Secondo l'autore pachistano Tariq Ali, la stessa Arabia Saudita non sarebbe altro che "uno Stato inventato dal consorzio statunitense Aramco per la difesa dei propri interessi" [14] in una terra che, dal 17 Settembre del 1928, con l'accordo firmato nel castello di Achnacarry, in Scozia, era divenuta ufficialmente di proprietà di un cartello che si guadagnò il soprannome di "Seven Sister" ("Sette Sorelle"), dal numero di società che ne facevano parte: "Standard Oil of New Jersey" ("Esso"), "Standard Oil of New York" ("Mobile"), "Gulf Oil", "Texaco", "Standard Oil of California" ("Chevron"), "Royal Dutch Shell" e "British Petroleum" ("BP"). Con quello storico trattato, i magnati del petrolio americani ed inglesi, si trovano d'accordo sulla necessità di mettere per iscritto la divisione del mondo definita in quel momento, di stabilire un prezzo del petrolio vincolante per tutti e di porre fine alle rovinose lotte per la concorrenza e per il prezzo del greggio [15].

Tra i centinaia di arabi che decidono di prestare il proprio servizio alle dipendenze della "Aramco", è meritevole di particolare interesse un certo Mohamed Bin Laden, muratore talmente bravo da riuscire, in breve tempo, ad emanciparsi dal consorzio, mettendosi in proprio nel 1935 [16].
La sua bravura e gli agganci con la famiglia reale, fanno sì che Mohamed Bin Laden diventi ben presto uno dei costruttori più in voga nel Regno, al punto che la stessa "Aramco" ed altre aziende statunitensi presenti sul suolo arabo, come la "Bechtel Corporation", decidono di affidargli appalti, al pari del Re Abdulaziz. Quando il suo grande amico hadramita Salem Bin Mahfouz, nel 1953, fonda la "National Commercial Bank", assumendone la carica di Chief Operating Officer, Mohamed Bin Laden ha la possibilità di attingere anche a risorse finanziarie al di fuori del Governo saudita, denaro con cui riesce ad incrementare il proprio potere nel Regno, arrivando ad acquisire interi impianti di aziende straniere, come la britannica "Thomas Ward", rilevata con un versamento di 328.000 sterline versate in contanti [17].

"E' in ciò che non si dice che risiede la menzogna."
John Steinbeck


Con Salem, figlio di Mohamed, i rapporti tra gli Stati Uniti e la famiglia Bin Laden si fanno sempre più fitti. James R. Bath, socio d'affari di Salem a Houston, ex pilota di caccia per l'Air Force ed, in seguito, arruolato nella Guardia nazionale dell'aeronautica texana in qualità di pilota riservista, nel 1970, diviene amico e compagno di sbronze di George W. Bush, anch'egli pilota presso la Guardia nazionale dell'aeronautica texana.
Verso la metà degli anni Settanta, proprio grazie a Bush, Bath inizia a frequentare un certo numero di persone importanti della politica texana, come George H. W. Bush (padre di George W. Bush), che diviene Direttore della CIA nel 1976; Lan Bentsen, in seguito candidato alla VicePresidenza della "Lloyd Bentsen"; e James A. Baker, Avvocato di Houston, in seguito Segretario di Stato [18], nonché socio di Robert Jordan, colui che aiutò Bush a farsi beffe della "Securities and Exchange Commission" ("SEC" - l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori e che annovera, tra gli ex Presidenti, Arthur Levitt, anch'egli membro del "Carlyle Group") e che, quando Gerge W. Bush divenne Presidente, venne nominato Ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita [19].
E' bene ricordare che Bush, in più occasioni, ricorda Bath come "una persona molto divertente", anche se, in seguito, le continue domande sui loro rapporti rendono l'argomento sempre meno appetibile [20].
"Perché Bush non voleva che la stampa e l'opinione pubblica vedessero il nome di Bath sul suo stato di servizio?". Questa è una delle domande che si pone il regista Michael Moore nel film-documentario "Fahrenheit 9/11", che poi prosegue: "forse temeva che gli americani venissero a sapere che, per un certo periodo, James R. Bath aveva gestito gli interessi economici dei Bin Laden in Texas. Bush e Bath avevano fatto amicizia all'epoca in cui prestavano entrambi servizio nell'aeronautica della guardia nazionale. Dopo il congedo, quando Bush padre era capo della CIA, Bath mise in piedi una società di servizi aerei, subito dopo aver venduto un aeroplano a un certo Salem Bin Laden, erede del secondo patrimonio saudita in ordine di grandezza, il 'Saudi Binladin Group'. [...] Dopo l’11 Settembre, questa amicizia era diventata motivo di imbarazzo istituzionale, punto che era meglio non fare domande impertinenti." [18].

Nel 1975, Salem fonda la "Bin Laden Telecommunications", in compartecipazione con la famiglia di banchieri Bin Mahfouz e con la "Landsowne Ltd." [21]. La scelta del manager cui affidare le sorti della "Bin Laden Telecommunications" ricade su Rupert Armitage, un ex compagno di scuola di Salem ai tempi del "Copford Glebe", che viene nominato Direttore Esecutivo della Compagnia. Sapere che Salem ebbe questa idea folgorante in una notte in cui, ubriaco ed in compagnia di uno dei figli di Lord Carrington, il politico britannico che allora era Segretario degli Esteri nel suo paese, entrò in un night club alla periferia di Roma, gestito da Rupert [22], lascerà stupiti quanto il venire a sapere che, uno dei firmatari del documento intitolato "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century", pubblicato nell'autunno del 2000 da un'organizzazione che si denomina "Project for the New American Century" (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), conosciuta con l'acronimo di PNAC [23], sia un certo Richard Armitage, Vice Segretario di Stato l'11 Settembre 2001; Armitage proprio come Rupert, l'ex compagno di scuola di Salem Bin Laden, l'ex insegnante di musica di Salem Bin Laden e l'ex Direttore Esecutivo di una delle società appartenenti a Salem Bin Laden.

Frances Hunnewell, Michael Pochna e Jan Baily sono i tre finanzieri grazie ai quali, in breve tempo, la famiglia Bin Laden riuscirà a realizzare una moltitudine di partnership, stringendo accordi con la "General Electric", la più grande azienda produttrice ed esportatrice di armi al mondo [24], con la "Caterpillar" e con la "Bell Canada", salvo poi accusare Salem di averli tagliati fuori da una porzione dei guadagni ottenuti e di aver deviato disonestamente gli appalti verso altre aziende legate alla famiglia [25]. Sempre in questi anni, George W. Bush entra nel mondo del lavoro, fondando una sua compagnia petrolifera, la "Arbusto Energy" che vede annoverati, nel Consiglio di Amministrazione, fra gli altri, Salem Bin Mahfouz e James R. Bath. La "Arbusto Energy", anno dopo anno e debito dopo debito, sarà costretta a cambiare spesso nome, divenendo prima "Bush Exploration Oil" ed infine "Harken Energy", pur mantenendo sempre gli stessi uomini di potere e potendo contare su finanziamenti illimitati derivanti dai capitali provenienti dall'Arabia Saudita e dai personaggi legati alla "Bank of Credit and Commerce International" ("BCCI"), quali Mafhouz e Bath, nonché da politici intimi al clan Bush: un nome su tutti, James A. Baker[26].

Nel 1992, la famiglia Bin Laden, con un investimento di quattro milioni di dollari, acquista la "United Press International" ("UPI"), compagnia di telecomunicazioni americana in fallimento [27]. Le voci che circolano sull'acquisto della "United Press International", sembrano evidenziare un forte interesse da parte del Governo saudita, che ha come obiettivo quello di realizzare alternative ad emittenti come "Al Jazeera", ostili o indifferenti all'establishment vigente nel Regno. Non è mai stato chiarito, neanche dai dirigenti della "United Press International", se le famiglie come i Bin Laden abbiano investito per conto proprio o come "soci occulti" del Governo saudita, fatto sta che, Presidente dell'"UPI", è nominato Ahmed Badeeb, ex capo dello staff del Principe Turki e Direttore dei Servizi Segreti sauditi [28].

Per anni i Bin Laden investono negli Stati Uniti, ma è a metà degli anni Novanta che la famiglia inizia ad operare investimenti finanziari più complessi ed articolati; dopo lo scandalo che colpisce la "National Commercial Bank" nella persona di Salem Bin Mahfouz, accusato di aver contribuito al fallimento della "BCCI" [29], accusata, tra l'altro, di varie operazioni segrete illegali tra cui i trasferimenti di denaro e armi relativi alla scandalo "Iran-Contra" [30] e l'armamento ed il finanziamento prestato ai mujaheddin afghani durante la guerra in Afghanistan contro l'Unione Sovietica attraverso il riciclaggio dei proventi del traffico di eroina proveniente dalle terre di confine tra Pakistan ed Afghanistan [31], la famiglia Bin Laden rivolge le proprie attenzioni verso nuovi mercati, in particolare in società collegate all'élite politica di Washington.

"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda."
Horacio Verbitsky


Il "Carlyle Group", società privata di fondi comuni azionari, prende vita nel 1987, quando l'Avvocato David Rubenstein, pochi anni prima Consigliere per la politica interna sotto la presidenza di Jimmy Carter, e Stephen Norris, specialista in fusioni, decidono di realizzare una società che, attraverso la raccolta di denaro da istituzioni o investitori facoltosi, realizzasse utili attraverso compravendite di pacchetti azionari di compagnie private ed altre entità, applicando tariffe di consulenza agli investitori ed orchestrando operazioni proficue.
Nel 1993, a sei anni dalla creazione della società, il "Carlyle Group", che deve il suo nome al prestigioso "Carlyle Hotel" di New York, può contare su un portafoglio di investimenti cresciuto di circa due miliardi di dollari.

Con la prima Amministrazione Bush, grazie a Frank Carlucci, Segretario della Difesa ed ex Direttore della CIA, Rubenstein riesce a far entrare il "Carlyle Group" nell'arena degli appalti della Difesa. Il successo ottenuto da Carlucci nel coinvolgere politici influenti e di primo piano come soci della Compagnia è una folgorazione per Rubenstein, che riesce a sfruttare la loro reputazione e fama per raccogliere investitori, assicurandosi affari vantaggiosi grazie ai loro contatti governativi. Dopo la vittoria di Bill Clinton contro Bush nel 1992, Rubenstein e Norris si recano alla Casa Bianca per incontrare il Segretario di Stato uscente James A. Baker. Con i democratici di nuovo al potere, Baker è pronto a fare soldi: decide così di diventare consulente di una compagnia di fornitura energetica con base a Houston, la "Enron Corporation", e accetta di diventare socio del "Carlyle Group".
Baker gode di un'eccellente reputazione in Medio Oriente, soprattutto nella regione del Golfo Persico, dovuta in gran parte al suo operato durante la Guerra del Golfo. Insieme con altri soci e promotori del "Carlyle Group", si reca in Medio Oriente alla ricerca di fondi da parte di facoltosi investitori arabi. Il suo incarico più importante - insieme a quello di importanti personaggi politici come il Presidente George H. W. Bush e l'ex Primo Ministro britannico John Major - consiste nel coinvolgere le tasche più gonfie d'Arabia in cene e seminari privati, ed impressionarli con gli eccellenti profitti ed i piani di sviluppo del "Carlyle Group". La tattica, a quanto pare, sembra funzionare bene, poiché, tra il 1994 ed il 1996, la Compagnia recupera 1,3 miliardi di dollari per un fondo investimenti chiamato "Carlyle Partners II". Tra i finanziatori figura anche un certo George Soros, il ricchissimo operatore di cambi, che partecipa con 100 milioni di dollari e coinvolge il "California Public Employees' Retirement System", l'ente di pensionamento per i lavoratori californiani che, a sua volta, investe 80 milioni di dollari [32].

E' nel 1995 che, attraverso i loro uffici londinesi, i Bin Laden vengono a conoscenza del "Carlyle Group", ed è in quell'anno che cominciano ad investire nella Compagnia i primi soldi [33]. James A. Baker "li conosceva molto bene" ed era il "politico preferito" dalla famiglia, come ricorda Charles Schwartz, l'avvocato di Houston che tutelava gli interessi dei Bin Laden in Texas [34]. E' Shafiq Bin Laden ad essere nominato come rappresentante della famiglia alle conferenze del "Carlyle Group" per seguire da vicino gli investimenti della Compagnia, ed è proprio questo incarico che, per uno scherzo del destino, lo conduce a Washington lo stesso giorno in cui suo fratello, Osama Bin Laden, secondo il "9/11 Commission Report", decide di attaccare gli Stati Uniti [35].

Il "Carlyle Group" tiene la riunione annuale degli azionisti proprio la mattina dell'11 Settembre e, a fare compagnia a Shafiq Bin Laden, tra gli altri soci, nel lussuoso Hotel "Ritz Carlton" di Washington, quella mattina, ci sono anche James A. Baker, John Major e George H. W. Bush. Il Gruppo, che ha negli investimenti per la Difesa degli Stati Uniti d’America il proprio core business, trova, negli attacchi dell'11 Settembre 2001, un potente alleato che può far balzare alle stelle gli stanziamenti per la Difesa, aumentando esponenzialmente gli introiti del Gruppo e dei suoi soci.
Il "Carlyle Group", l'undicesimo fornitore della Difesa statunitense in ordine di grandezza, detiene il 54% del capitale della "United Defense Industries", la quale vende l'80% dei suoi prodotti al Governo USA, per una stima che, nel 2001, si aggira intorno ai 560 milioni di dollari di fatturato. Data la necessità della guerra al terrorismo, la "United Defense Industries" si vede affidare la fabbricazione del carro armato "Crusader", commessa che permetterà all'azienda, ed al controllante "Carlyle Group", di poter usufruire di stanziamenti per mezzo miliardo di dollari, denaro grazie al quale può acquisire il controllo della svedese "Bofors" e dell'inglese "Qinetiq" [36].
Lo stesso "Carlyle Group" richiede ed ottiene, a sei mesi dagli attentati, il collocamento in borsa della "United Defense", realizzando, in un solo giorno, un guadagno di 237 milioni di dollari [18].

Note e fonti:
[1] "Resistere alla menzogna", di Thierry Meyssan, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 359
[2] "Pentagate", "Réseau Voltaire", di Thierry Meyssan, Information Note 235,236, 27 Settembre 2001, 48
[3] "Wikileaks - Il libro dei fatti che non dovreste sapere", di Ludovica Amici, Editori Riuniti, 160
[4] "New York Times", "Inside the Bunker", di William Safire, 13 Settembre 2001
[5] "Fox News Sunday", 16 Settembre 2001
[6] "Anatomia di un coup d'état- Come le esercitazioni e le manovre del Pentagono sono divenute i canali chiave per gli attacchi segreti del governo l'11 settembre", di Webster Griffin Tarpley, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 302-304
[7] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 44
[8] Cit. "Travels to Arabia During the Reign of King Abdul Aziz", "Conference on the Kingdom of Saudi Arabia", raccolta di atti, di Fadia Saud Al-Saleh, 337-376
[9] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 45
[10] "Storia dell'Arabia Saudita", di Madawi Al-Rasheed, Bompiani, 92
[11] "Inside the Mirage: America's Fragile Partnership With Saudi Arabia", di Thomas W. Lippman, 16
[12] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Newton and Compton, 288
[13] "Aramco zahlt alles", "Die Zeit", 39/2003
[14] "Die Ströme der Bitterkeit", "Le Monde Diplomatique", 12 Ottobre 2001
[15] "A Century of War. Anglo-american Oil Politics and the New world Order", di F. William Engdahl, London, Pluto, 2004
[16] Rapporto americano, 1935: DOS 59 "The Bin Ladin Construction Empire", da Gedda a Washington, 25 Settembre 1967
[17] FO 371/104859, "Jeddah Monthly Economic Report", Febbraio-Aprile 1953
[18] Cit. "The Wall Street Journal", 28 Settembre 1999, che riporta un'intervista del 1990 al "Post" di Houston
[19] "Fahrenheit 9/11", film-documentario, USA 2004, di Michael Moore
[20] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 179
[21] Ivi, 206
[22] Nightclub a Roma, figlio di Lord Carrington: intervista a Rupert Armitage, 19 Settembre 2006
[23] "The Sorrows of Empire", di Chalmers Ashby Johnson, 178
[24] "Uranio impoverito, arma invisibile di distruzione di massa", di Laura Malucelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 160, 161
[25] L'ammontare della porzione del contratto spettante alla Bell Canada è difficile da quantificare con precisione. Pochna e Hunnewell, e documenti della loro causa, suggeriscono che fossero loro dovuti circa 21 milioni di dollari per la loro commissione dell'1,5 per cento nei primi cinque anni, il che situerebbe il valore del contratto intorno a un miliardo e mezzo di dollari. Il valore totale dichiarato del contratto, comprese tutte le vendite di apparecchiature, superava i tre miliardi di dollari. Che ci fossero altri 400 milioni di dollari in contratti edilizi: Surtees, cit., 231; che questi 400 milioni fossero finiti quasi tutti negli interessi di Bin Laden, risulta da interviste a Hunnewell ed a Pochna. Commissione di 500 milioni di dollari per Mohamed Bin Fahd (uno dei figli del principe ereditario): Holden e Johns, cit., 414
[26] "Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush", di Giancarlo Radice, scritto per il Corriere della Sera
[27] Intervista con Tobin Beck, ex Caporedattore della "United Press International", 12 Ottobre 2005
[28] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 407, 408
[29] "BCCI scandal: long legal wrangling over collapsed bank", "The Guardian". "Britain's biggest banking scandal", "BBC News". "National Commercial Bank Of Saudi Arabia", "Los Angeles Times". "COMPANY NEWS; Saudi Banker Is Charged With Fraud in B.C.C.I. Case", "The New York Times". "Saudi bank chief charged with dollars 300m BCCI fraud", "The Independent"
[30] "Iran-Contra: The Cover-Up Begins to Crack", "Time Magazine World"; "BCCI: Il Dirtiest Bank of All", "Time Magazine U.S."
[31] "Sala@m Knowledge"
[32] "Il triangolo di ferro. Casa Bianca e affari sporchi: I segreti del gruppo Carlyle", di Dan Briody, Fusi Orari, 1-89
[33] Ivi, 145
[34] Cit. intervista telefonica con Charles Schwartz, 20 Settembre 2006
[35] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 406, 407
[36] "Bin Laden e Bush due famiglie, stessi affari", tratto da "brianza popolare - Notizie, commenti, proposte dalla Brianza, per la Brianza"

11 Settembre 2001
La speculazione continua...

Per i grafici e le tabelle, si ringrazia l'Autore del sito ithp.org

"È difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità."
Albert Einstein


"E allora, vengo a sapere una cosa, che la più grande azienda di assicurazione nel Mondo, di riassicurazione, la 'Munchener', è crollata in Borsa tre giorni prima degli attentati. E allora io mi chiedo che cosa vuol dire questa cosa. Vuol dire che abbiamo degli speculatori di Borsa terroristi, o dei terroristi speculatori di Borsa? Ma, come la giri, è come il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto [...].".
Così si esprimeva Beppe Grillo in un suo spettacolo del 20 Settembre 2001, nove giorni dopo gli attentati dell'11 Settembre.

"George W. Bush ha promulgato il Patriot Act, che tra i suoi scopi ha quello di prevenire, individuare e perseguitare il riciclaggio internazionale di denaro e il finanziamento del terrorismo [...]. La politica antiterrorismo americana passa anche da qui." [2].
Così, invece, si esprime Roberto Saviano nella sua ultima Opera: "ZeroZeroZero".

Se tralasciamo il fatto che, con lo "USA Patriot Act" ("Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act"), si calpestano, di fatto, tutti i princìpi base del diritto internazionale e della libertà individuale, vediamo come esso sia servito a smascherare gli speculatori che si nascondono dietro gli eventi legati all'11 Settembre 2001.


Subito dopo l'11 Settembre 2001 molti Governi avviarono delle indagini su un possibile insider trading legato agli attacchi terroristici di quel giorno. Inchieste analoghe vennero prese dai Governi di Belgio, Cipro, Francia, Germania, Giappone, Italia, Lussemburgo, Montecarlo, Olanda, Stati Uniti, Svizzera ed altri. Nonostante il chiaro interesse degli inquirenti, nessuna delle indagini portò ad un atto d'accusa. Questo perché si considerava poco plausibile l'ipotesi che le persone presumibilmente coinvolte in quei loschi affari potessero essere collegati a chi era accusato di aver commesso i crimini dell'11 Settembre.

Questo è un esempio della logica circolare spesso usata da chi ha concepito le versioni ufficiali dell'11 Settembre. Il ragionamento funziona così: se supponiamo di sapere chi furono i colpevoli (cioè "Al-Quaeda", secondo la vulgata) e quelli che erano coinvolti negli affari non sembrano essere collegati a questi presunti colpevoli, allora l'insider trading non ha avuto luogo.

Questo è, in sostanza, quanto ha detto la Commissione sull'11 Settembre. Essa ha concluso che le "indagini approfondite" condotte dalla SEC e dall'FBI "non hanno portato alla luce alcuna prova che persone informate preventivamente degli attacchi abbiano ricavato profitto dalla compravendita di titoli.". Essi intendevano dire che qualcuno aveva effettivamente tratto profitto da operazioni di Borsa, ma che, in base alla loro stessa presunzione di colpa, chi lo aveva fatto non era collegato a chi era colpevole di aver diretto gli attacchi. In una nota a piè di pagina, il rapporto della Commissione riconosceva "operazioni a prima vista molto sospette" ma affermava che quelle relative alla "United Airlines" erano riconducibili ad "un singolo investitore istituzionale residente negli Stati Uniti senza alcun legame plausibile con Al-Queda." [3].

Riguardo all'insider trading, o come è più corretto chiamarlo tecnicamente "informed" trading, lo stesso rapporto della Commissione era sospetto per diverse ragioni. Primo, le operazioni relative all'11 Settembre hanno riguardato molti più titoli azionari di quelli delle sole compagnie aeree. E' stato riconosciuto il legame tra operazioni dubbie sulle azioni di compagnie finanziarie e di compagnie assicurative, così come su altri canali di finanziamento. Sono implicate anche ingenti transazioni via carta di credito, realizzate appena prima degli attacchi. In definitiva, la Commissione ha provato a spiegare tutte queste operazioni molto sospette come una serie di malintesi. Tuttavia, la possibilità che così tanti esperti finanziari di alto livello si siano totalmente sbagliati è, nel migliore dei casi, dubbia; e, qualora fosse vera, rappresenterebbe un altro incredibile scenario nella già improbabile sequenza di eventi data dalla storia ufficiale dell'11 Settembre.

Negli ultimi anni, nuove prove sono venute alla luce. Nel 2005 e 2010, esperti di finanza di diverse università hanno trovato, grazie alle analisi statistiche, nuove prove che alcuni casi di informed trading collegati all'11 Settembre sono avvenuti. Inoltre, nel 2007, la Commissione sull'11 Settembre ha reso pubblica una sintesi del memorandum sulle indagini dell'FBI alla base del suo rapporto [4]. Un attento esame di questo documento indica che alcune delle persone che erano state indagate per un breve periodo dall'FBI, e poi assolte senza la dovuta attenzione, avevano legami con Al-Queda e con le agenzie di intelligence USA. Nonostante il tempo trascorso tra l'informed trading e queste nuove conferme rappresentasse un impedimento per procedere con azioni legali contro i colpevoli, i fatti possono aiutarci ad arrivare alla verità sull'11 Settembre.


... continua su 11 Settembre 2001 - Informed Trading.

Note e fonti:
[1] "Tutto il Grillo che conta: dodici anni di monologhi, polemiche, censure", di Beppe Grillo, Feltrinelli Editore, 153
[2] "ZeroZeroZero", di Roberto Saviano, Narratori Feltrinelli, 281-283
[3] Commissione nazionale sugli attacchi terroristici agli Stati Uniti, "Rapporto della Commissione sull'11 Settembre", Luglio 2004, p. 172 e capitolo 5, nota 130, http://govinfo.library.unt.edu
[4] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre dal titolo "Rapportosulle operazioni in Borsa", preparato da Doug Greenburg, 18 Agosto 2003, http://media.nara.gov

11 Settembre 2001
Attacco alla Fisica!!

"Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l'errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza."
Wolfgang Goethe


Galileo fu il primo a descrivere lo straordinario fenomeno per cui, tranne che per la resistenza dell'aria, tutti gli oggetti cadono alla stessa "rapidità". Se non l'avete mai sperimentato, provate a far cadere una grossa pietra e un ciottolo una a fianco all'altro. Con "rapidità" qui non ci si riferisce alla "velocità", perché questa, per un corpo in caduta libera, aumenta continuamente. Qui ci si riferisce al "tasso di aumento della velocità", cioè all'accelerazione. L'accelerazione di qualunque corpo in caduta libera, tranne che per effetto della resistenza dell'aria, è chiamata "accelerazione di gravità".
La forza di gravità comporta una accelerazione, per i corpi in caduta libera, è di circa 9,8 metri al secondo per ogni secondo. Un oggetto lasciato cadere ha una velocità iniziale nulla, che però comincia subito ad aumentare. Dopo un secondo la sua velocità sarà di 9,8 metri al secondo, dopo due secondi 19,6 metri al secondo e così via. Si dice pertanto accelerazione di gravità pari a 9,8 metri al secondo quadrato, leggermente variabile a seconda di dove viene misurata: a New York è 9,776 metri al secondo quadrato.

Isaac Newton dimostrò che l'accelerazione di un corpo dipende dalla sua massa e dalla forza che agisce su quel corpo (se più forze operano contemporaneamente si considera la forza risultante). Se l'accelerazione verso il basso di un corpo che cade è pari all'accelerazione di gravità, allora la forza risultante agente su quel corpo è la sola forza gravitazionale, ed ogni altra eventuale forza dà somma zero.
Cosa succede se un corpo pesante cade attraverso altri corpi, rompendoli nel passaggio? La terza legge di Newton dice che quando due oggetti interagiscono fra di loro esercitano sempre reazioni uguali e contrarie fra di loro. Pertanto, mentre un oggetto cade, se esercita una forza su un altro oggetto lungo il suo percorso, questi oggetti esercitano una forza contraria, rallentandone la caduta.

Se si verifica la caduta libera, significa che nulla lungo il percorso esercita una forza che lo rallenta, quindi, per la terza legge di Newton, l'oggetto che cade non si sta scontrando con niente lungo il suo percorso.
Dato che un collasso naturale con caduta libera non può essere possibile, non è quello che è successo; non poteva succcedere. Nonostante ciò, la caduta libera è avvenuta. Ciò significa che non si trattava di collasso naturale. Ulteriori forze oltre al peso della parte superiore della struttura hanno improvvisamente distrutto e rimosso le colonne portanti in almeno otto piani in tutta la lunghezza e profondità dell'edificio, nel giro di una frazione di secondo.
In conclusione, la caduta libera dell'edificio 7 del "World Trade Center" è una delle più lampanti "pistole fumanti" che dimostra la presenza di esplosivi piazzati negli edifici del complesso prima dell'11 Settembre 2001 [1].

Ad avvalorare la "tesi" della "caduta libera", a gridare quindi al miracolo, grottescamente, è la stessa versione ufficiale, in questo caso rappresentata dal "Rapporto definitivo del NIST: NIST NCSTAR 1-9: reazione strutturale all'incendio e probabile sequenza del crollo dell'edificio 7 del World Trade Center", pubblicato dal "National Institute of Standards and Technology" (NIST) nel Novembre del 2008 e riportato in versione integrale ne "Il libro che nessun Governo ti farebbe leggere - 63 documenti top secret che cambieranno per sempre la tua visione del mondo", di Jesse Ventura, con Dick Russell.

Il rapporto, reso pubblico inizialmente nell'Agosto del 2008, viene modificato e pubblicato nuovamente, con qualche modifica, nel Novembre dello stesso anno, a causa delle lamentele avanzate dai membri del "9/11 Truth Movement" (Movimento per la Verità dell'11 Settembre) ed, in particolare, dal Professore di Fisica David Chandler che, esaminando un video reperibile su Internet ripreso da una videocamera posizionata sulla West Street, fa notare come "per circa due secondi e mezzo [...] l'accelerazione dell'edificio [sia] indistinguibile da una caduta libera.".

Prendendo in seria considerazione l'appunto mosso dal Professore David Chandler, il NIST, nel rapporto definitivo datato Novembre 2008, ammette in maniera piuttosto sorprendente la caduta libera. Dopo aver distinto tre fasi nel crollo dell'edificio 7, il NIST definisce la seconda "una caduta libera di circa otto piani con accelerazione pari a quella della gravità per circa 2,25 s.".

Pur non ammettendo la demolizione controllata, l'unico modo in cui quel tipo di crollo sarebbe potuto avvenire, dal rapporto definitivo del NIST viene eliminata la frase che vede la caduta libera dell'edificio 7 del "World Trade Center" "in accordo con i princìpi della fisica".

Rapporto definitivo del NIST: NIST NCSTAR 1-9: reazione strutturale all'incendio e probabile sequenza del crollo dell'edificio 7 del World Trade Center


1. [...] Un'analisi più dettagliata del crollo della facciata nord individuò tre fasi: (1) una caduta lenta con accelerazione minore di quella di gravità, che corrispose all'incurvamento delle colonne esterne dei piani inferiori, (2) una caduta libera di otto piani circa con accelerazione pari a quella di gravità per circa 2,25 s, e (3) un'accelerazione decrescente quando la facciata nord incontra la resistenza della struttura sottostante.

2. [...]

3. [...]

4. [...]

5. Il WTC7 fu soggetto a un tipico crollo progressivo in assenza di danni indotti dal fuoco e dovuti all'impatto delle macerie quando una sezione della colonna 79, tra l'11° e il 13° piano, fu rimossa. La sequenza della caduta ha dimostrato una progressione verticale e orizzontale di cedimenti in seguito alla rimozione della sezione della colonna 79, seguita dal movimento verso il basso della linea del tetto dovuto all'incurvamento delle colonne esterne, che ha portato al crollo dell'intero edificio.

12.7 Fonti


Cantor 1985, Irwin G. Cantor P.C., Structural Engineers. 1985. Structural Drawings, 7 World Trade Center.

GSA. 2003. U.S. General Services Administration, Progressive Collapse Analysis and Design Guidelines for Federal Office Buildings and Major Modernization Projects, giugno.

Livermore 2007. LS-DYNA Keyword User's Manual, Livermore SoftwareTechnology Corporation, Version 971, maggio.

Sadek, F., El-Tawil, S., Lew, H.S. 2008. Robustness of Composite Floor Systems with Shear Connections: Modeling, Simulation, and Evaluation, J. Struct. Eng., ASCE, Vol. 134, n. 11, pp. 1717-1725.

UFC. 2005. Unified Facilities Criteria, Design of Buildings to Resist Progressive Collapse, U.S. Department of Defense UFC 4-023-03, 25 gennaio.

3.6 Tempistica della prima fase e del processo di caduta


Il tempo totale di caduta del WTC7, secondo il movimento della facciata esteriore nord, fu analizzato usando un video della caduta ripreso da posizione elevata sulla West Street, vicino Harrison Street (telecamera n. 3, figura 5-183 di NIST NCSTAR 1-9).
[...] L'inclinazione della curva della velocità è quasi costante tra circa 1,75 s e 4,0 s, e una linea bella dritta che unisce i punti in quest'intervallo (i cerchi vuoti nella figura 3-15) autorizzava a stimare un'accelerazione costante verso il basso durante questo intervallo di tempo. Tale accelerazione era di 32,2 ft/s 2 (9,81 m/s 2), equivalente all'accelerazione di gravità g.

A scopo di discussione, sono state definite tre fasi, come indicato nella figura 3-15:

- [...]

- Nella fase 2, la discesa della facciata nord procedeva con accelerazione pari a quella di gravità, poiché le colonne incurvate fornivano un sostegno trascurabile alla parte superiore della facciata. Tale caduta libera continuava per circa 8 piani o 32,o m (105 ft), la distanza percorsa tra il punto t=1,75 s e t=4,0 s.

- [...]

3.7 Riferimenti


Cantor 1985, Irwin G. Cantor P.C., Structural Engineers. 1985. Structural Drawings, 7 World Trade Center.

Flack e Kurtz 1988. Flack and Kurtz Mechanical Engineers, Mechanical and Electrical Drawings for Salomon Brothers 7 World Trade Center Headquarters.

Roth 1985. Emery Roth & Sons P.C., Architects, Architectural Drawings, 7 World Trade Center.

Syska & Hennessy 1985. Syska & Hennessy Engineers, Mechanical, Electrical, and Plumbing Drawings, 7 World Trade Center [2].


Note e fonti:
[1] "La caduta libera del WTC-7 l'11 settembre", di David Chandler, originale tratto da www.ae911truth.org, traduzione di Schottolo, Teba, Alberto e Dr-Jackal86
[2] "Demolizione controllata - La 'caduta libera' dell'edificio 7", scritto per "Il libro che nessun Governo ti farebbe leggere - 63 documenti top secret che cambieranno per sempre la tua visione del mondo", di Jesse Ventura, con Dick Russell, Newton Compton Editori, 411-419

11 Settembre
corsi e ricorsi storici...

"... è avvenuto in passato, avverrà di nuovo. La questione è solo quando."
Armageddon - Giudizio finale, USA 1998, di Michael Bay


Dalla nostra nascita siamo portati a pensare che dietro ogni attentato si nascondano terroristi o fondamentalisti; la Storia, però, ha più volte portato alla luce una realtà diversa, ancora più inquietante, in cui gli stessi Governi delle Nazioni attaccate, sono responsabili degli attentati subiti. La maggior parte dei mass-media, nonostante sia a conoscenza di queste pratiche, continua a rappresentare il "terrorismo" come l'opera di ribelli e non dei Governi. Il termine "false flag", ovvero "di falsa bandiera", finisce quindi con l'essere menzionato raramente e solamente da determinati soggetti che, di volta in volta, vengono etichettati come "paranoici" o, peggio ancora, "Teorici del Complotto".

Per approfondimenti...