Il Lato Oscuro della Rete

    Post realizzato per tutti quei Guru (o sedicenti tali) della "controinformazione" che si stanno lamentando, sui propri siti e blog, per le nuove normative in termini filtraggio dei post che, quando entreranno in vigore, dovrebbero rendere ancor più difficile la vita a chi cerca di fare "controinformazione". Ho scelto il condizionale non a caso; questi Guru, infatti, sembrano ignorare (o fanno finta di ignorare) uno dei meccanismi fondamentali che si cela dietro non solo ai social network ma al Web tutto.
È bene ricordare, infatti, che la Rete nasce all'interno dell'establishment militare e accademico e gli standard ed i protocolli che regolano l'afflusso di dati, fino ad oggi, sono rimasti, di fatto, sotto il controllo degli U.S.A..


"L'umanità si trova oggi ad un bivio. Una via conduce alla disperazione, l'altra all'estinzione totale. Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene."
Woody Allen


    Ogni cambiamento tecnologico è un cambiamento generazionale. Tutta la potenza di una nuova tecnologia e tutte le sue conseguenze, appaiono con chiarezza solo quando le persone che sono cresciute con essa diventano adulte e iniziano a spingere ai margini i loro genitori, che ormai non sono più al passo con i tempi.
A mano a mano che le generazioni più vecchie muoiono, portano con sé la consapevolezza di ciò che è andato perduto quando è arrivata la nuova tecnologia; rimane solo la consapevolezza di ciò che si è guadagnato.
È in questo modo che il progresso fa perdere le sue tracce, rinnovando perpetuamente l'illusione che il punto in cui ci troviamo sia il punto in cui eravamo destinati ad arrivare [1].

"Studia il passato se vuoi prevedere il futuro."
Confucio


    Nel 1967, un gruppo di matematici e ricercatori informatici associati all'"Advanced Research Projects Agency" ("ARPA" ), un ente di ricerca che faceva parte del Ministero della Difesa degli Stati Uniti d'America, si riunisce presso la "University of Michigan" per iniziare a pianificare la creazione di una rete comunicativa basata sullo scambio di dati che, come spiegava prosaicamente un report pubblicato dall'ente stesso, sarebbe stata "usata per scambiare dei messaggi fra una coppia qualunque di computer" [2].
Il progetto mira a permettere a ricercatori accademici, militari ed industriali di fare un uso più efficiente delle macchine atte all'elaborazione dei dati, che allora erano poche e costose. Avrebbe seguito due filoni: la creazione di "un subnetwork di circuiti telefonici e nodi di smistamento che grazie alla sua affidabilità, alla sincronia, alla capacità e al costo avrebbe agevolato la condivisione di risorse fra i computer connessi alla rete", e lo sviluppo di una serie di "procedure e protocolli integrati nel sistema operativo di ciascuno dei computer connessi, per consentire l'utilizzo del nuovo subnetwork da parte dei computer al fine di condividere le risorse.".
Quell'incontro nel Michigan, getta le basi per la creazione di "Arpanet", la rete informatica finanziata dal Governo statunitense che, successivamente, si amplierà fino a diventare la Internet che tutti conosciamo e, infine, la rete basata sull'utility computing.

    Il corpo militare-industriale che rappresenta la nemesi della "controcultura" e della "controinformazione" è, in altri termini, il Creatore della Rete. Questo aspetto ironico non è mai riuscito a smorzare l'entusiasmo degli eredi della tecnoutopia che hanno influenzato ed influenzano tutt'ora la percezione dei sistemi informatici da parte dell'opinione pubblica. A mano a mano che i computer si interconnettono fino a costituire un unico sistema, molti scrittori e "teorici" hanno sposato la visione in base a cui quello che sta venendo alla luce sia un mondo più vicino alla perfezione.
La "realtà virtuale" istituita dai computer interconnessi è considerata, da sempre, un ambiente ideale per la trascendenza sociale e individuale; un mondo incontaminato in cui poter sviluppare una cultura collettiva pienamente armonica e raggiungere quel livello di coscienza più alto a cui molti anelano [3].

    Stewart Brand, fondatore e Direttore di "The Whole Earth Catalog", da il la al nuovo tecnoutopismo in un articolo pubblicato da "Rolling Stone" nel 1972. In esso spiega come una banda di hacker trasandati stia sovvertendo la missione militare di "Arpanet", usando la rete per scambiarsi battute di spirito e giocare a un gioco chiamato "Spacewar". "Che siamo pronti o meno, i computer stanno arrivando fino alla gente", annunciava Brand, definendola "una buona notizia, forse la migliore dai tempi della psichedelia" [4]. L'articolo mostra una lungimiranza davvero notevole, in quanto Brand predice la futura trasformazione dei computer in dispositivi atti alla comunicazione interpersonale (e persino l'affermazione del commercio di musica online). A suo parere le persone avrebbero finito per usare i computer per sfuggire al controllo dei "pianificatori" della Società, per diventare "vagabondi informatici" liberi da ogni regola e dalla routine. "Quando i computer saranno alla portata di tutti", avremo tutti "più autorità come individui e co-operatori.".

    Facciamo un salto in avanti di vent'anni, fino al 1990. Un giovane idealista di nome Tim Berners-Lee, che lavora come programmatore software in un ufficio del "CERN" (il grande laboratorio di fisica situato al confine fra la Svizzera e la Francia), sta scrivendo il codice che metterà Internet a disposizione della gente comune. La sua visione è quella di una grande, sconfinata "rete di conoscenza" [5], un World Wide Web che "avvicini i meccanismi della società ai meccanismi della mente.".
A mano a mano che si iniziano a cogliere tutte le implicazioni della sua invenzione, la retorica utopistica di cui è imbevuta la "ecologia cibernetica" assume un tono ancora più euforico, fino a riecheggiare le stravaganti profezie che circolano nelle prime fasi del processo di elettrificazione.

"io so solo che, se una cosa è segreta ed è per un'élite, non può essere buona."
The Skulls, Usa 2000, di Rob Cohen


    Ma se la Realtà fosse un'altra?
Gli aspetti della Rete che è stato necessario regolamentare finora, ad esempio definendo standard e stabilendo protocolli, sono rimasti, di fatto, sotto il controllo degli Stati Uniti. La Rete nasce all'interno dell'establishment militare e accademico di questo paese; la maggioranza delle principali aziende dedite al computing e al networking - da "IBM" a "Microsoft", da "Cisco" a "Google" - hanno sempre avuto qui il loro quartier generale; i principali organismi di controllo e tutela della Rete, tendenzialmente, sono stati dominati dai poteri statunitensi. L'influente "Internet Corporation for Assigned Names and Numbers" ("ICANN"), che sovrintende all'assegnazione dei domini e degli indirizzi web - i preziosi "beni immobili" di Internet [6] - opera da tempo sotto gli auspici del Ministero del Commercio degli Stati Uniti d'America, pur essendo, in apparenza, un Organo internazionale. E la maggior parte dei 13 root server della Rete, ovvero i computer che controllano il convogliamento del traffico in tutto il Mondo, resta nelle mani degli enti pubblici e, soprattutto, di alcune aziende statunitensi.

    Su Internet, ogni computer ha un indirizzo "IP" ("Internet Protocol") unico, che assume la forma di quattro serie di cifre (ad esempio, 123.123.123.123). Dato che la gente ha difficoltà a ricordare lunghe serie di numeri e che gli indirizzi IP sono soggetti a cambiamento, ai computer su cui girano i siti, anche su quelli governativi, viene attribuito un ulteriore nome di dominio fisso facilmente riconoscibile (ad esempio, www.whitehouse.gov). Sparsi in tutta la Rete, vi sono migliaia di name server che traducono i nomi dei domini in indirizzi IP. I 13 root server occupano il livello più alto della gerarchia dei name server, in quanto contengono le informazioni relative all'ubicazione degli indirizzi corrispondenti ai domini di primo livello, ad esempio ".com", ".org" e ".uk".
La "ICANN" sovrintende all'assegnazione degli indirizzi IP e dei domini, nonché alla manutenzione del database dei root server. Le decisioni che prende hanno un grande valore economico, nonché una grande importanza politica e culturale, in quanto determinano le modalità di spartizione della Rete, in termini di proprietà e di controllo, nonché le modalità che regolano il flusso del traffico all'interno del network [7].


Note e fonti:
[1] "Il lato oscuro della rete - Libertà, sicurezza, privacy", di Nicholas Carr, Rizzoli ETAS, 229
[2] "Defense Advanced Research Projects Agency", "Information Processing Techniques Office", "ARPANET Completion Report", 4 Gennaio 1978
[3] "Il lato oscuro della rete - Libertà, sicurezza, privacy", di Nicholas Carr, Rizzoli ETAS, 103-105
[4] "Spacewar: Fanatic Life and Symbolic Death Among the Computer Bums", di Stewart Brand, "Rolling Stone", 7 Dicembre 1972
[5] "L'architettura del nuovo Web. Dall'inventore della rete il progetto di una comunicazione democratica, interattiva e intercreativa", di Tim Berners-Lee, Feltrinelli, 2-162
[6] Per una trattazione approfondita del tema della Internet governance e sul suo rapporto con la struttura tecnica della Rete, si veda Milton L. Mueller, "Ruling the Root", "MIT Press", Cambridge, 2002. Osservando che dai primi anni Novanta la Rete è stata un "punto di riferimento per il dibattito pubblico relativo all'utopia", Mueller afferma che oggi "il mondo sta iniziando a raggiungere un consenso riguardo al ciberspazio". Egli sostiene che esista "un ciclo di vita nell'evoluzione dei sistemi tecnologici. I sistemi che creano nuove risorse e nuovi spazi per l'attività sociale ed economica possono sfuggire ai regimi istituzionali e dar vita a momenti di libertà squilibrante e di innovazione sociale. Alla fine, però, viene raggiunto un nuovo equilibrio. La libertà assoluta di un bacino globale condiviso diventa troppo costosa da mantenere", 265-267
[7] "Il lato oscuro della rete - Libertà, sicurezza, privacy", di Nicholas Carr, Rizzoli ETAS, 178

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