11 Settembre 2001
Processi Culturali e Comunicativi
(prima parte)

Post dedicato ai colleghi e Docenti (o aiutanti Docenti) controinformatori del "Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale" (CORIS), due su tutti: "L'isola dei cassintegrati" e "Informare è un dovere".

"Tutte le scienze esatte sono dominate dall'approssimazione."
Bertrand Russell

A differenza di altre "teorie del complotto", quella sui messaggi subliminali ha uno svantaggio (o vantaggio, a seconda dei punti di vista): non potrà mai essere dimostrata.
Evidenziare che un messaggio subliminale possa aver interferito con una decisione inconscia presa da un individuo, infatti, equivarrebbe ad evidenziare il messaggio stesso che, una volta scoperto, non sarebbe più subliminale.

Mentre tutte le "teorie del complotto" si basano, tendenzialmente, sull'assioma sostenuto da William James, psicologo e filosofo statunitense, il quale sosteneva che "di fronte ad una novità, la gente dice: non è vera. In seguito, quando la sua verità diventa palese, la gente dice: comunque non è importante. Infine, quando la sua importanza appare innegabile, la gente dice: però non è nuova", quella dei messaggi subliminali può essere riassunta nella parafrasi di un frase usata da Rocco Papaleo nel suo film "Basilicata coast to coast": il messaggio subliminale è, al pari della Basilicata, come il concetto di Dio, o credi nella sua esistenza oppure no.

Un punto, però, accomuna molte "teorie del complotto" a quella sui messaggi subliminali e sulla capacità di influenza sul pubblico dei media; tutto ha inizio nel 1940, quando Paul Felix Lazarsfeld realizza lo studio intitolato "Radio and the Printed Page. An Itroduction to the Study of Radio and Its Role in the Communication of Ideals" [18], che vede la luce grazie al finanziamento dell'immancabile, quando si tratta di "teorie del complotto", "Rockefeller Foundation".

Ciò che segue è pura speculazione e quindi non è vero. Nessun tribunale lo ha certificato vero. Nessun scienziato ne ha dimostrata l'autenticità. Nessun giornalista lo ha scritto. Nessun telegiornale lo ha detto. Quindi non è vero. Non sostengo che, per contro, sia falso. Consideratelo come il gatto di Schrödinger, una creatura, contemporaneamente e paradossalmente, sia viva che morta, sia vera che falsa, sino al momento in cui qualcuno andrà davvero a controllare come stanno le cose. Oppure, se questo vi riesce problematico, fate semplicemente così: non credete ad una singola parola di ciò che, da questo momento in poi, segue [1] e che non potrà mai essere dimostrato.

"Oggi tutto è cinema. L'unica cosa che, praticamente, cambia, è come e dove lo si vede."
Gore Vidal

Sembrano lontani gli anni in cui Charlie Chaplin, Mary Pickford o Douglas Fairbanks attraversavano gli USA per vendere i buoni di guerra, tra il 1917 ed il 1918, o in cui grandi film venivano commissionati a Franck Capra e John Huston [2]. Allora, Hollywood agiva direttamente come una macchina di propaganda del Governo che poteva contare sull'industria cinematografica per realizzare un "programma" che guidasse le masse verso il patriottismo e l'idealizzazione delle Istituzioni, spingendosi, a volte, ben oltre quello che è comunemente definito "nazionalismo", come nel caso dei fumetti anti-giapponesi prodotti dalla "Warner Bros." durante la Seconda Guerra Mondiale [5].
"Teoria Ipodermica"
In questi anni, il procedere di comunicazioni di massa e regimi totalitari, porta ad elaborare la "teoria ipodermica", o "bullet theory", che affonda le radici proprio nel concetto di società di massa, con il termine "massa" che sta ad indicare un aggregato omogeneo di individui, tendenzialmente tutti uguali, isolati, atomizzati, anonimi. E' su questa idea di massa come enorme corpo collettivo spinto solo da idee elementari in cui viene bandito tutto ciò che vi è diverso, di singolare e di individuale, che iniziano a realizzarsi i primi studi con l'apposito intento di misurare gli effetti dei media.

L'affermarsi sempre più diffuso della ricerca empirica, impiegata nello studio degli effetti della comunicazione di massa, rappresenta il tramonto della teoria ipodermica; l'approccio della persuasione è mirato, da un lato, a studiare l'efficacia persuasoria "ottimale" dei media e dall'altro a spiegarne gli "insuccessi" dei tentativi di persuasione, con particolare attenzione per le "campagne" che presentano particolari caratteristiche di intensità, diffusione ed omogeneità dei messaggi lanciati.

Il nuovo concetto di fondo che ne emerge, è che la persuasione dei destinatari sia un obiettivo possibile a patto che la forma e la struttura del messaggio siano adeguati ai fattori personali e psicologici che il destinatario attiva nell'interpretazione del messaggio.

Modello "Two-Step flow"
Complessivamente, gli studi di questo approccio, orientato all'organizzazione più adatta del messaggio a fini persuasori, rispetto alla "teoria ipodermica", ridimensionano la capacità sconfinata di manipolare il pubblico, introducendo la complessità dei fattori psicologici dell'individuo che intervengono ad attutire, frenare o addirittura deviare il messaggio.
Ciò nonostante, in linea di principio, lo schema stimolo-risposta non è stravolto, viene solo articolato inserendovi nel mezzo i processi psicologici intervenienti e, a grandi linee, questo approccio ritiene che i media possano avere influenza e persuadere, una volta però che essi abbiano studiato le caratteristiche dei destinatari ed abbiano strutturato le campagne tenendone conto [3].

Il famoso psicoterapeuta Sigmund Freud è il primo ad affermare che sia la mente inconscia, dinamica ed attiva, quella che prende le decisioni; egli teorizza che la mente consti in larga misura di un inconscio il quale, molto probabilmente, alimenta il conscio con ciò che diverrà pensiero [4].

Nel 1922, il giornalista Walter Lippmann, arriva ad asserire che "le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di sé stessi, degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini, quando vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi, diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole."
Lippmann, che è il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud, diviene ben presto uno dei più influenti commentatori politici. Ne "L'Opinione Pubblica", che vede la luce un anno dopo l'uscita de "La psicologia di massa" di Freud, Lippman sostiene che, tramite i media, la maggior parte delle persone elabora quelle "immagini nella testa" che garantiscono ai media "un potere spaventoso". Controllando i livelli di ansietà, è possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento potrà così essere controllato e manipolato dalle forze oligarchiche.

I mass media sono in grado di raggiungere grandi quantità di persone con messaggi programmati, prestabiliti, il che rappresenta la chiave per la creazione di "ambienti controllati" per il lavaggio del cervello; la cosa importante è che le vittime del lavaggio del cervello di massa non si rendano conto di trovarsi in un ambiente controllato. Per questo motivo devono esserci un ampio numero di fonti d'informazione, i cui messaggi devono essere leggermente diversi, così da mascherare la sensazione di un controllo dall'esterno. Quando possibile, i messaggi devono essere offerti e rinforzati attraverso l'"intrattenimento", che può essere consumato senza apparente coercizione, in modo da dare alla vittima l'impressione di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi.

Nel suo libro, Lippmann osserva che la gente è più che disposta a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche, in schemi, e a formare la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano; la verità non è quasi mai interiore all'individuo, ma è creata e rimodellata dalla sua mente per essere congrua ai modelli sociali che ha deciso di condividere. L'apparenza di notizia fornita dai media conferisce un'aura di realtà a queste favole: "se non fossero reali, allora perché mai sarebbero state riportate?", pensa l'individuo medio.

Nell'affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche che riducono sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia del potere che l'allora nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare la pubblica opinione. Le parole, o anche un'immagine statica, richiedono che la persona compia uno sforzo per crearsi un'"immagine mentale" ma, con un film, "tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi immaginare è già stato compiuto per voi. Senza compiere una fatica maggiore di quella necessaria per restare svegli, il risultato di cui la vostra immaginazione è alla continua ricerca vi viene srotolato sullo schermo".

L'opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in ultima analisi dai desideri e dalle aspirazioni di una "élite sociale".
Questa élite, egli afferma, è "un ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo, ricco, urbano, che ha natura internazionale, è diffuso in tutto l'emisfero occidentale e, per molti versi, ha il proprio centro a Londra. Conta fra i propri membri le persone più influenti del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli dell'alta finanza, i livelli più alti dell'esercito e della marina, alcuni principi della Chiesa, i proprietari dei grandi giornali, le loro mogli, madri e figlie che detengono lo scettro dell'invito. E', allo stesso tempo, un grande circolo di discussione e un vero e proprio ambiente sociale.".
Se si vuole raggiungere l'obiettivo di una "Grande Società" in un mondo unitario, allora "la pubblica opinione deve essere creata per la stampa, non dalla stampa." [6].

Note e fonti:
[1] Cit. "Avviso dell'autore ai lettori", di Roberto Quaglia, tratto da "Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sull'11 Settembre (e su tutto il resto) e non avete mai osato chiedere", di Roberto Quaglia, originariamente scritto per la rivista online www.delos.it ed aggiornato dall'Autore per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Editore Nuovi Mondi Media, 15
[2] "La Cia, il Pentagono e la Bush-Production contro l'Asse del Male", tratto da www.disinformazione.it
[3] "Costruire le proprie immagini: vedentiparlantimutanti", di Francesca Gianni, Collana del Laboratorio di Ricerca Sociale, Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Pisa, 76
[4] "Science" 158, "Unconscious Process and the Evoked Potential", di Benjamin Libet, 1597
[5] "Storie in breve - Hollywood: macchina di propaganda", di Russ Kick, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Editore Nuovi Mondi Media, 219
[6] "COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA", tratto da www.comedonchisciotte.org

1 commento:

Per approfondimenti...