.

Medici confermano prima morte umana ufficialmente causata da OGM!!

Tutto ciò nei giorni in cui Il mais 1507, una varietà OGM sviluppata da DuPont e Dow, potrà fare il suo ingresso trionfale nell’Unione Europea grazie all’imminente approvazione da parte della Commissione Europea della nuova legge sugli OGM...

Differenziata: il grosso affare delle amministrazioni locali!!

Aumentare a dismisura la TARSU per mandare poi tutti i rifiuti in discarica...

L'Europa multa l'Italia per inquinamento da arsenico, mercurio e cadmio!!

Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e perfino cianuro nell'acqua destinata alla potabilità...

Charlie Hebdo: uno dei killer era quasi cieco!!

Uno dei due cecchini era quasi orbo, al punto che le autorità francesi gli negarono la patente anche con l'ausilio degli occhiali. Non vedeva una mazza, ma ha dimostrato di essere un tiratore infallibile.

Scandalo Austria: anche le banche europee cominciano a saltare?

Abbiamo riflettuto a sufficienza sulle conseguenze della perdita della sovranità nazionale e della possibilità di emettere moneta?

Eurogendfor

Prendo spunto dal post di "Fuori da Questa Unione Europea", che mette in dubbio quanto successo a Palazzo Chigi, per pubblicizzare l'interessante articolo scritto da Alessandro Iacuelli.
Buona lettura!!


Si chiama "Eurogendfor". Una sigla, solo una sigla apparentemente innocua, che però in italiano diventa "Gendarmeria europea".
Circondata da uno strano silenzio da parte del mainstream, la proposta di legge di ratifica del trattato, datato 18 Ottobre 2007, istituisce questa strana gendarmeria: una forza militare subeuropea indipendente.

Andando a scavare nella documentazione dell'Unione Europea, risulta difficile scovare genesi e obiettivi di questo Organismo. Sulla carta è nato il 18 Ottobre 2007, con il "Trattato di Veisen", anche questo poco o nulla pubblicizzato presso i cittadini europei. Non ne fanno parte tutti i Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare: Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia. Secondo il Trattato, si tratta di una sorta di superpolizia sovranazionale a disposizione della "UE", dell'"OSCE" ("Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa"), della "NATO" e di altre Organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche.

Una forza preorganizzata, robusta e rapidamente schierabile, composta esclusivamente da elementi delle forze di polizia con status militare, al fine di svolgere tutti i compiti di polizia nell'ambito delle operazioni di gestione delle crisi.

"Eurogendfor" può contare su una forza di 800 "gendarmi" mobilitabile in 30 giorni, più una riserva di altri 1.500; il tutto gestito da due Organi Centrali, uno politico e uno tecnico. Il primo è il comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato "CIMIN", acronimo di "Comité InterMInistériel de haut Niveau", composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato. L'altro è il "Quartier generale permanente" ("PHQ"), composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (di cui rispettivamente 6 e 5 italiani). I sei incarichi principali (comandante, vicecomandante, capo di Stato maggiore e sottocapi per operazioni, pianificazione e logistica) sono ripartiti a rotazione biennale tra le varie nazionalità, secondo gli usuali criteri per la composizione delle forze multinazionali.

Non si tratta quindi di un vero corpo armato europeo, un inizio di esercito unico europeo, nel qual caso si collocherebbe alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di un semplice corpo armato sovranazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia. Non risponde delle proprie azioni a nessun parlamento nazionale, né al parlamento europeo. Dunque, a chi risponde?

Dopo un lungo e silenzioso negoziato con la solita Francia, la sede del Quartier generale di "Eurogendfor" è stata stabilita in Italia, precisamente nella Caserma Chinotto a Vicenza. Ma a cosa serve, e soprattutto perché tanto silenzio? Non lo sappiamo per certo, ma la circostanza del silenzio mediatico pone determinati e seri interrogativi, soprattutto in considerazione del fatto che alcuni articoli del trattato prevedono una totale immunità giudiziaria a livello nazionale e internazionale.
Non solo. L'articolo 21 del trattato di Velsen prevede anche l'inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di "Eurogendfor". L'articolo 22 immunizza le proprietà e i capitali di "Eurogendfor" da provvedimenti esecutivi dell'autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali. L'articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di "Eurogendfor" non possano essere intercettate.
L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L'artìcolo 29 prevede infine che gli appartenenti a "Eurogendfor" non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all'adempimento del loro servizio.

Queste sono le inquietanti protezioni di cui la struttura si è dotata. Ma che compiti avrebbe? Nel trattato di Velsen c'è un'intera sezione intitolata "Missions and tasks", in cui si apprende che "Eurogendfor" potrà operare "anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile" in tutte le fasi di gestione di una crisi, e che il proprio personale potrà essere sottoposto all'autorità civile oppure operare sotto comando militare.
Vastissimi sono i compiti che il trattato affida a "Eurogendfor": tra le altre cose garantire la pubblica sicurezza e l'ordine pubblico, eseguire compiti di polizia giudiziaria (anche se non si capisce per conto di quale Autorità Giudiziaria), controllo, consulenza e supervisione della polizia locale, (compreso il lavoro di indagine penale), dirigere la pubblica sorveglianza, operare come polizia di frontiera, acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence.
Forse il vero scopo di "Eurogendfor" risiede proprio in quest'ultimo punto: con tutte le immunità e le protezioni di cui si è dotata, la struttura somiglia più a un servizio di spionaggio interno ed esterno che a uno di polizia. È stata progettata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di polizia locali, agire nella più totale libertà e che, al termine dell'ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Pertanto, non sembra una polizia, ma qualcosa di simile al "KGB" sovietico, alla "Stasi" della "DDR", all'"OVRA" di Mussolini, alla "Gestapo" di Hitler.

In Italia, i relatori del provvedimento di ratifica sono gli onorevoli Filippo Ascierto e Gennaro Malgieri, entrambi del PDL, che assicurano che i chiarimenti del caso potranno essere dati in Aula, a Montecitorio, precisando che questa squadra speciale di polizia militare extra-nazionale risponderà solo ai ministri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri. Cosa alquanto pericolosa, perché dietro vi è celato il potere, dato a ogni Paese firmatario, di espropriare i propri parlamenti dalle decisioni sull'impiego delle proprie truppe. E consente di farlo in piena legalità.

In pratica, è un altro pezzo di democrazia che va via, che toglie potere ai parlamenti regolarmente eletti. L'opinione pubblica non lo sa, perché i mezzi d'informazione tacciono. Sappiamo infatti tutto sulle libertà sessuali del premier, ma poco su quelle civili di noi tutti.
Quando la democrazia va in deficit, l'informazione si adegua?

Note e Fonti:
[1] "La strana polizia europea", di Alessandro Iacuelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso 3 - Terzo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi, 91-94

Trovato a New York il carrello di un aereo dell'11 Settembre!!

"Se nient'altro ci riesce, un insuccesso spettacolare può sempre garantire l'immortalità."
John Kenneth Galbraith

Venerdì 26 Aprile 2013 - 22:54
NEW YORK - Ritrovamento importante nella grande mela. La polizia di New York ha rinvenuto, nei pressi del World Trade Center, un detrito da 1,5 metri che potrebbe appartenere a uno dei due aerei che hanno colpito le Torri Gemelle l'11 settembre 2001. Lo riporta la stampa americana, sottolineando che sul rottame rinvenuto sembra esserci un marchio riconducibile a Boeing. L'area del ritrovamento è stata chiusa ed è trattata come una scena del crimine.

... continua su www.leggo.it

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"Che le arti penetrino fin nell'umile capanna del più infimo dei cittadini."
J. G. Sulzer

Concorde con quanto affermato da J. G. Sulzer nel 1776, non posso non sponsorizzare lo "Snowcrash Project", del "teorico del complotto" Bz Akira Santjago.

11 Settembre 2001
Processi Culturali e Comunicativi
(quarta parte)


"Perfino le verità possono essere dimostrate."
Oscar Wilde

L'avvento di Internet ha fatto sì che, anche per quanto riguarda le "teorie del complotto", l'informazione e, di conseguenza, la "controinformazione", possano raggiungere un sempre più vasto pubblico in sempre minor tempo.
Lo Scrittore e Poeta, Stanislaw Lec, sosteneva che bisognasse "moltiplicare le idee in modo che non vi siano guardiani sufficienti per controllarle"; evidentemente, essendo nato nel 1909, ignorava la teoria dell'agenda setting e l'influenza dei gatekeepers.
Molti dei siti e blog di "controinformazione" riguardanti gli accadimenti dell'11 Settembre 2001, infatti, non si limitano solamente a non trattare argomenti riportati in vari testi come "Where Did The Towers Go?", scritto da Judy Wood, o "9/11 - Enemies Foreign and Domestic", di Edward Hendrie, o ancora "11 Settembre: la terza verità" di Dimitri Khalezov, andando oltre, attaccando e sbeffeggiando ipotesi alternative come la "No(those air)-plane theory", per fare un esempio che mi coinvolge in prima persona, realizzate, in alcuni casi, da coloro che, come Claude Lévi-Strauss, ritengono che "La mente scientifica non è tanto quella che fornisce le risposte giuste, quanto quella che pone le domande giuste" e che si vedono, nella migliore delle ipotesi, chiudere topic, se non addirittura bannare da siti realizzati e gestiti da sedicenti truthers.

Come sostenuto all'inizio del post, tutto ciò che avete letto non è vero... non può essere vero.

Certo, se, si rivelassero fondate le voci che sostengono che, a pochi minuti dagli attentati, le immagini TV della diretta, non solo siano in "ritardo di dieci secondi, per avere un margine di sicurezza" [1] ma, addirittura "sembra che le immagini originassero dalla Fox e poi venissero girate alla CNN, in modo che tutti ricevessero le stesse immagini" [1] provenienti da un'unica regia, beh, allora...

"The Simpsons - New York contro Homer Simpson", 1997
Se, per di più, si evidenziasse come l'emittente televisiva "Fox News Channel" (la prima TV a dare per vincitore George Walker Bush nelle elezioni del 2000, nonostante diverse inchieste indipendenti, in momenti successivi, dimostrino che Al Gore abbia ottenuto più voti, l'emittente che, quella stessa sera, vede in John Ellis Bush, cugino del futuro Presidente degli Stati Uniti, l'uomo che dirige le operazioni di "scrutinio" ed "exit pol" [2]), appartenga ad una serie di networks di proprietà di Rupert Murdoch, magnate che vanta stretti legami con il partito repubblicano e forti interessi nel campo dell'industria militare e sia stata designata da Donald Rumsfeld in persona, nella carica di Ministro della Difesa degli Stati Uniti d'America, come esclusiva emittente degli eventi riguardanti la guerra in Afghanistan [3], beh, magari...

Se poi, persino il quotidiano britannico "The Guardian", il 25 Novembre 2009, pubblicando la rubrica "Wikileaks publishes 570,000 messages capturing chaos of 9/11", a cura di Ed Pilkington, riportasse molti degli sms visionabili sul sito "911.wikileaks.org", tra cui quelli scambiati tra agenti dell'FBI che invitano i colleghi, in mancanza di informazioni, a guardare la "Fox" o la "CNN", beh, insomma...

Naturalmente, le storie della PsyOp, dei film "premonitori", dei think thanks, delle smentibilità plausibili e dei siti e blog di truthers creati ad-hoc per incanalare l'attenzione degli utenti su binari prestabiliti, sembrano essere un'assurdità, una forzatura, una follia.
Vorrebbe dire che, oltre ai più alti membri dell'Amministrazione Bush, alle più alte cariche delle Forze Armate, agli speculatori borsistici, insomma, alle alle élite al potere, sarebbero coinvolti anche emittenti televisive, network, giornalisti, cronisi, produttori e quant'altro, insomma, troppo doloroso da credere.
"Terminator 2 - Il giorno del giudizio", USA 1991
Tutto ciò sembra, francamente, impossibile, ed è proprio qui che risiede la forza della menzogna che risponde al nome di "9/11 Commission Report", nel semplice fatto che, come sostiene Gore Vidal, "più una bugia è grossa, più facilmente essa verrà creduta... purché l'opzione di non crederci sia sufficientemente dolorosa.".


Note e fonti:
[1] "Jim Fetzer: un "no planer" con l'uso della ragione", intervista di Massimo Mazzucco a Jim Fetzer, www.luogocomune.net
[2] "Fahrenheit 9/11", film-documentario, USA 2004, di Michael Moore
[3] "Uranio impoverito, arma invisibile di distruzione di massa", di Laura Malucelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 160, 161

11 Settembre 2001
Processi Culturali e Comunicativi
(terza parte)


"Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario."
George Orwell

Nell'autunno del 2000, vede la luce un documento intitolato "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century", pubblicato da un'organizzazione che si denomina il "Project for the New American Century" (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), conosciuta con l'acronimo di PNAC [11].
Questo istituto neo conservatore collegato alla Difesa ed ai servizi segreti, al partito repubblicano ed al potente "Council on Foreign Relations" [12], è costituito da membri o sostenitori delle Amministrazioni Reagan e Bush padre, alcuni dei quali sarebbero diventati figure centrali nell'Amministrazione di Bush figlio.
Il gruppo comprende Jeb Bush (fratello del Presidente degli Stati Uniti d'America George Walker Bush), Richard Armitage, John Bolton, Dick Cheney (Vice Presidente degli Stati Uniti), Paul Wolfowitz (Vice Segretario alla Difesa), Zalmay Khalilzad (strettamente legato a Paul Wolfowitz [13]), Lewis "Scooter" Libby (Capo dello staff di Cheney), Richard Perle, Donald Rumsfeld (Segretario alla Difesa) e James Woolsey.
"Traffic", USA 2000
Non sarà necessario evidenziare come Libby (capo dello staff di Cheney) e Wolfowitz (vice di Rumsfeld) siano elencati tra coloro che hanno partecipato direttamente al progetto "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century", così come non servirà far notare che John Lehman, membro della "Commissione sull'11 Settembre", sia stato membro del PNAC o almeno si sia pubblicamente allineato con esso [14].

Tutti i membri del PNAC sono concordi nell'affermare che l'agenda di guerra da loro teorizzata e che avrebbe condotto ad un processo di egemonia militare statunitense, sarebbe potuta avvenire molto più velocemente se un qualche "evento catastrofico e catalizzatore" [15], una nuova Pearl Harbor, si fosse abbattuto sugli Stati Uniti, quello che Zbigniew Brzezinski definisce, nel suo libro "The Grand Chessboard": "una minaccia esterna diretta veramente enorme ed ampiamente avvertita." [12].

I mesi passano ed i think thanks, al pari della ripetizione dello stimolo condizionato, aumentano d'intensità.

"Traffic", USA 2000
In una conferenza pubblicata dall'aviazione militare "US Academy" nel Marzo del 2001 (sei mesi prima degli attentati dell'11 Settembre 2001) [16], Bruce Hoffman, vicepresidente della "Rand Corporation", espone una serie di analisi su una presunta "rivoluzione nel terrorismo". In modo sorprendente, riesce a prevedere l'"inimmaginabile" scenario dell'11 Settembre; rivolgendosi ad un pubblico di ufficiali superiori dell'aviazione militare US, Hoffman segnala come gli Stati Uniti siano "intenti a preparare le [...] armi contro Al-Qaeda, l'organizzazione - o forse il movimento - associato a Bin Laden [...]. Pensate un momento a ciò che fu l'attentato-bomba contro il 'World Trade Center', nel 1993. Ora rendetevi conto che è possibile far cascare la 'Torre Nord' sulla 'Torre Sud' e uccidere 60.000 persone [...]. Troveranno altre armi, altre tattiche ed altri mezzi per raggiungere i loro obiettivi. Hanno una scelta ovvia di armi, fra cui i ronzi (aerei telecomandati).".


Proprio nel 2001, sempre a pochi mesi dagli attentati dell'11 Settembre, esce, nei cinema, il film "Pearl Harbor", di Michael Bay, già regista di "Armageddon", realizzato dalla "Disney", i cui produttori hanno tenuto a precisare che, "con il sostegno delle forze armate [...] diverrà il più grande film del 1998, mostrando l'esperienza, la capacità organizzativa e l'eroismo dell'esercito" [10].
Sapere quindi che "Pearl Harbor" abbia ricevuto la piena collaborazione da parte dell'esercito, passando a pieni voti il test di ammissibilità, non farà certo stupore.

Un pò di stupore, o meglio, un pò di curiosità, suscita, almeno nella mente dei "fissati", "paranoici" "teorici del complotto", il fatto che, verso la fine dell'Aprile 2001, a poco più di quattro mesi dagli attentati dell'11 Settembre, venga desecretato un documento datato 26 Febbraio 1962, in cui si pianifica un finto attacco terroristico in suolo statunitense come pretesto per intraprendere una guerra legittima, passato alla Storia col nome di "Operazione Northwoods".
Che un documento del genere sia desecretato a distanza di quarantuno anni dalla realizzazione, a così pochi mesi dagli attentati dell'11 Settembre 2001, è veramente una circostanza fortuita notevole, al pari del crollo in "caduta libera" degli edifici 1, 2 e 7 del "World Trade Center" e, come nel caso delle "cadute libere", anche per le "plausible deniabilities" (è così che vengono definite in gergo tecnico, "smentibilità plausibili"), l'11 Settembre 2001 sembra essere un terreno molto fertile. Altrettanta curiosità merita, infatti, l'uscita, sempre tra Marzo ed Aprile, di un episodio spin-off di "X-Files, "The Lone Gunmen", nel quale tre tizi scoprono un complotto ordito da alcuni Generali del Pentagono che, preoccupati per il calo dei fondi, decidono di abbattere le Torri Gemelle dirottando Boeing 747 di linea.


Note e fonti:
[10] "La Cia, il Pentagono e la Bush-Production contro l'Asse del Male", tratto da www.disinformazione.it
[11] "The Sorrows of Empire", di Johnson, 178
[12] "Guerre per il dominio globale - Progetto per un nuovo secolo americano", di Michel Chossudovsky, scritto per "Tutto quello che sai è falso 2 - Secondo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, 193, 194
[13] Lehman, che fu segretario della marina durante due amministrazioni Reagan firmò la lettera dello PNAC "Letter to President Bush on the War on Terrorism", 20 Settembre 2001 (www.newamericancenturty.org)
[14] "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century", PNAC, 51
[15] Washington Post, 27 gennaio 2002
[16] "Twenty-First Century Terrorism, in The Terrorism Threat and US Government response : Operational and Organizational Factors", US air force Academy, Institute for national Security studies, March 2001. Il testo di Bruce Hoffman è disponibile alla pagina http://www.usafa.af.mil/inss/foreword.htm

Serata "no-plane"


Stasera cena "no-plane" in compagnia, tra gli altri, dell'Autore di "September Clues".

Se qualcuno avesse qualche domanda, può inviarla tramite WhatsApp al numero 3385711126.

11 Settembre 2001
Processi Culturali e Comunicativi
(seconda parte)


"Non c'è peggior schiavo di colui che è falsamente convinto di essere libero."
Goethe

In questi stessi anni, il Dottor Ivan Pavlov svolge degli esperimenti che dimostrano in maniera scientifica i processi psicologici cognitivi degli individui e la loro possibile influenza dall'esterno.
Pavlov osserva come la salivazione di un cane aumenti alla vista del cibo, come normalmente ci si può aspettare. Il cibo, in questo caso, prende il nome di stimolo incondizionato, mentre la salivazione del cane rappresenta il suo riflesso incondizionato. Nel proseguire con l'esperimento, Pavlov inizia a suonare un campanellino ogni volta che porta del cibo al suo cane, finché l'animale non arriva ad associare la presenza del cibo con il suono. In seguito, Pavlov scopre che il suono del campanellino, da solo, è sufficiente per innestare la salivazione del cane, anche senza la presenza del cibo. Il suono del campanello diviene, quindi, lo stimolo condizionato, mentre la salivazione indotta da questo suono, e non dal cibo, viene detta riflesso condizionato.

Gli scritti di Freud e Pavlov, unitamente alla lettura dell'Opera "Psicologia delle folle", pubblicata da Gustav Le Bon, spingono Edward L. Bernays, da molti considerato il "padre della persuasione", verso lo studio scientifico dei processi cognitivi di un singolo individuo e di una massa, con lo scopo di riuscire ad influenzarne le decisioni.
Nel suo scritto di maggior successo, "Propaganda", Bernays, rivoluzionando completamente i meccanismi persuasivi fino ad allora conosciuti, smette di fare riferimento alla parte razionale, cosciente, della mente del consumatore, comprendendo che un prodotto avrebbe potuto essere maggiormente venduto se si fosse reso appetibile al consumatore rivolgendosi alla sua parte inconscia.
Il prodotto, quindi, non deve essere presentato per le sue intrinseche qualità ma deve essere proposto in associazione con un sentimento positivo, con una promessa di felicità, con uno stile di vita agognato. Bernays, in altre parole, non fa altro che unire gli studi di Freud e di Le Bon con le scoperte di Pavlov a proposito dei riflessi condizionati. Così come il cane del Professore sbavava all'udire il suono del campanellino, associato inconsciamente al cibo, il nuovo consumatore viene abituato ad associare ai prodotti reclamizzati un determinato sentimento.
Per il consumatore, tale condizione è l'equivalente di quello che per il cane di Pavlov era il cibo, lo stimolo incondizionato, ovvero il suo bisogno primario. Quando il consumatore, al momento di fare la spesa, si troverà di fronte a quel particolare oggetto, entrerà in funzione il meccanismo di associazione, inconsciamente, e sarà portato a scegliere quel prodotto - riflesso condizionato - nello stesso modo in cui la salivazione del cane aumentava al suono del campanellino, il tutto in maniera inconscia, acquisita.

Tutto questo, però, non sarebbe possibile senza la presenza di un altro fattore, egualmente importante e necessario: la ripetizione.
"Pearl Harbor", USA 2001
Nella pubblicità, come nella propaganda, il messaggio va ripetuto più e più volte perché, e anche questo è ormai provato, la mente umana tende a considerare veritiere le informazioni ricevute più volte in diverse condizioni, essendo il cervello, da un punto di vista strettamente biologico, indifeso di fronte alla ripetizione.
All'ennesima ripetizione di un concetto, quest'ultimo sarà considerato vero in maniera automatica e ciò è valido sia sul piano cosciente che a livello inconscio [7].

A questo punto è bene chiedersi: se l'impulso inconscio che spinge una persona ad acquistare un determinato prodotto o un particolare marchio, non per le sue intrinseche qualità ma per l'associazione con un sentimento positivo, con una promessa di felicità, con uno stile di vita agognato, si trasformasse, invece, in un impulso inconscio associato ad un sentimento negativo?
E se, a questa serie continua di impulsi, seguisse uno shock tale da causare un aumento dei livelli di ansietà su scala planetaria, sarebbe possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento si presterebbe così al controllo manipolatorio delle forze oligarchiche al potere, come sostenuto da Walter Lippmann?

"L'immaginazione è più importante della conoscenza."
Albert Einstein

La prospettiva che caratterizza l'inizio della ricerca sociologica empirica sulle comunicazioni di massa, riguarda globalmente tutti i media dal punto di vista della loro capacità di influenza sul pubblico: all'interno di questo interrogativo generale è, però, già presente l'attenzione per la capacità differenziata di ogni singolo mezzo ad esercitare influenze specifiche. Il problema fondamentale è ancora quello degli effetti dei media ma non più negli stessi termini delle teorie precedenti.
L'etichetta di "effetti limitati", non indica solo una diversa valutazione sulla quantità di effetto ma anche una sua configurazione qualitativamente differente. Se la teoria ipodermica parla di manipolazione o propaganda e se la teoria psicologica-sperimentale si occupa di persuasione, questa teoria parla di influenza e non solo di quella esercitata dai media ma di quella più generale che "scorre" nei rapporti comunitari, della quale l'influenza delle comunicazioni di massa è solo una componente, una parte [8].

In anni recenti, gran parte della ricerca mediologica, ha spostato la propria attenzione dal campo degli effetti intenzionali a breve termine in un particolare contesto comunicativo limitato nel tempo, al campo (smisurato) degli effetti a lungo termine, in una certa misura latenti e cumulativi che la costante esposizione ai media può provocare, concorrendo a plasmare una certa immagine del reale; in particolar modo in quell'enorme porzione di reale che è sottratta all'esperienza diretta ed all'interazione interpersonale dei destinatari.
In questo contesto, che si presenta enormemente variegato, un'ipotesi che merita di essere menzionata è quella chiamata dell'agenda setting.

Nonostante l'omogeneità di una simile prospettiva, come spesso accade, sia più attribuita a posteriori che concretamente vissuta dalle ricerche empiriche che la compongono, l'ipotesi dell'agenda setting presenta degli spunti importanti e soprattutto si presta agilmente ad ulteriori integrazioni ed articolazioni che contribuiscono a raggiungere quel modello multidisciplinare di approccio ai mass media che è ormai assodato essere l'unico con qualche possibilità di avere ragione di un fenomeno così complesso ed omnipervasivo.

In linea di massima, questa ipotesi afferma che, in conseguenza dell'azione dei media, il pubblico viene a conoscenza, ignora o viceversa concentra la propria attenzione, su determinati elementi degli scenari pubblici. Non solo cioè la gente tenderebbe ad includere od escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media rispettivamente includono od escludono dal proprio contenuto, ma tende anche ad attribuire la stessa importanza che i media attribuiscono a fatti, eventi e persone. In questo processo non c'è un intento persuasivo da parte dei media; essi, "semplicemente", nella loro descrizione della realtà esterna, polarizzano l'attenzione del pubblico, la cui comprensione ed interpretazione della realtà sociale è quindi in gran parte mutuata dai media.

Al di fuori della piccola sfera di reale che l'individuo può esperire personalmente, egli non è in grado di controllare la veridicità o l'accuratezza della rappresentazione della realtà sociale fornitagli dai media, e l'immagine che egli ne trae si presta dunque ad essere stereotipata o manipolata. Il divario esistente fra il patrimonio d'informazioni, conoscenze e rappresentazione della realtà sociale che l'individuo apprende da uno o più media di comunicazione, e la porzione di realtà che egli esperisce personalmente, si è enormemente allargato nelle società contemporanee. La complessità, la differenziazione di queste ultime, il ruolo centrale che i mass media vi svolgono, fanno sì che ci siano sempre fasce, sezioni della realtà, cui gli individui accedono anche a livello quotidiano, solo attraverso la mediazione (simbolica ancor prima che concreta) dei mezzi di comunicazione di massa.

Un altro fattore di mediazione da prendere in considerazione, è la presenza di pubblici differenziati sia dal punto di vista qualitativo che istituzionale; infatti mentre in molti casi l'analisi di pubblici generici, manifesta chiari esempi di agenda setting, rispetto ai pubblici "specifici", l'influenza spesso non appare omogenea [9].
Particolare rilievo meritano, a mio avviso, quelli che, in gergo tecnico, sono definiti think thanks; altrettanta importanza va riservata ai cosiddetti gatekeepers, coloro che hanno il potere e la capacità di incanalare l'interesse di un pubblico "non generico" solamente verso alcuni specifici eventi, omettendone altri.

Note e fonti:

[7] "Il condizionamento nel 'Mondo Nuovo' e l'esperimento di Pavlov"
[8] "Teorie delle Comunicazioni di Massa", di Mauro Wolf, Sturmenti Bompiani, 42, 43
[9] "Costruire le proprie immagini: vedentiparlantimutanti", di Francesca Gianni, Collana del Laboratorio di Ricerca Sociale, Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Pisa, 76

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Ricordandovi, che, "una cosa è conoscere il sentiero giusto, un'altra è imboccarlo", auguro al "teorico del complotto" Antonio Fabio Ciaccio un grande in bocca il lupo e ricordo a tutti voi che "il Sapere non è fatto per comprendere, è fatto per prendere posizione."

Per seguire la Trasmissione Radio: "Capire il Signoraggio"

11 Settembre 2001
Processi Culturali e Comunicativi
(prima parte)

Post dedicato ai colleghi e Docenti (o aiutanti Docenti) controinformatori del "Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale" (CORIS), due su tutti: "L'isola dei cassintegrati" e "Informare è un dovere".

"Tutte le scienze esatte sono dominate dall'approssimazione."
Bertrand Russell

A differenza di altre "teorie del complotto", quella sui messaggi subliminali ha uno svantaggio (o vantaggio, a seconda dei punti di vista): non potrà mai essere dimostrata.
Evidenziare che un messaggio subliminale possa aver interferito con una decisione inconscia presa da un individuo, infatti, equivarrebbe ad evidenziare il messaggio stesso che, una volta scoperto, non sarebbe più subliminale.

Mentre tutte le "teorie del complotto" si basano, tendenzialmente, sull'assioma sostenuto da William James, psicologo e filosofo statunitense, il quale sosteneva che "di fronte ad una novità, la gente dice: non è vera. In seguito, quando la sua verità diventa palese, la gente dice: comunque non è importante. Infine, quando la sua importanza appare innegabile, la gente dice: però non è nuova", quella dei messaggi subliminali può essere riassunta nella parafrasi di un frase usata da Rocco Papaleo nel suo film "Basilicata coast to coast": il messaggio subliminale è, al pari della Basilicata, come il concetto di Dio, o credi nella sua esistenza oppure no.

Un punto, però, accomuna molte "teorie del complotto" a quella sui messaggi subliminali e sulla capacità di influenza sul pubblico dei media; tutto ha inizio nel 1940, quando Paul Felix Lazarsfeld realizza lo studio intitolato "Radio and the Printed Page. An Itroduction to the Study of Radio and Its Role in the Communication of Ideals" [18], che vede la luce grazie al finanziamento dell'immancabile, quando si tratta di "teorie del complotto", "Rockefeller Foundation".

Ciò che segue è pura speculazione e quindi non è vero. Nessun tribunale lo ha certificato vero. Nessun scienziato ne ha dimostrata l'autenticità. Nessun giornalista lo ha scritto. Nessun telegiornale lo ha detto. Quindi non è vero. Non sostengo che, per contro, sia falso. Consideratelo come il gatto di Schrödinger, una creatura, contemporaneamente e paradossalmente, sia viva che morta, sia vera che falsa, sino al momento in cui qualcuno andrà davvero a controllare come stanno le cose. Oppure, se questo vi riesce problematico, fate semplicemente così: non credete ad una singola parola di ciò che, da questo momento in poi, segue [1] e che non potrà mai essere dimostrato.

"Oggi tutto è cinema. L'unica cosa che, praticamente, cambia, è come e dove lo si vede."
Gore Vidal

Sembrano lontani gli anni in cui Charlie Chaplin, Mary Pickford o Douglas Fairbanks attraversavano gli USA per vendere i buoni di guerra, tra il 1917 ed il 1918, o in cui grandi film venivano commissionati a Franck Capra e John Huston [2]. Allora, Hollywood agiva direttamente come una macchina di propaganda del Governo che poteva contare sull'industria cinematografica per realizzare un "programma" che guidasse le masse verso il patriottismo e l'idealizzazione delle Istituzioni, spingendosi, a volte, ben oltre quello che è comunemente definito "nazionalismo", come nel caso dei fumetti anti-giapponesi prodotti dalla "Warner Bros." durante la Seconda Guerra Mondiale [5].
"Teoria Ipodermica"
In questi anni, il procedere di comunicazioni di massa e regimi totalitari, porta ad elaborare la "teoria ipodermica", o "bullet theory", che affonda le radici proprio nel concetto di società di massa, con il termine "massa" che sta ad indicare un aggregato omogeneo di individui, tendenzialmente tutti uguali, isolati, atomizzati, anonimi. E' su questa idea di massa come enorme corpo collettivo spinto solo da idee elementari in cui viene bandito tutto ciò che vi è diverso, di singolare e di individuale, che iniziano a realizzarsi i primi studi con l'apposito intento di misurare gli effetti dei media.

L'affermarsi sempre più diffuso della ricerca empirica, impiegata nello studio degli effetti della comunicazione di massa, rappresenta il tramonto della teoria ipodermica; l'approccio della persuasione è mirato, da un lato, a studiare l'efficacia persuasoria "ottimale" dei media e dall'altro a spiegarne gli "insuccessi" dei tentativi di persuasione, con particolare attenzione per le "campagne" che presentano particolari caratteristiche di intensità, diffusione ed omogeneità dei messaggi lanciati.

Il nuovo concetto di fondo che ne emerge, è che la persuasione dei destinatari sia un obiettivo possibile a patto che la forma e la struttura del messaggio siano adeguati ai fattori personali e psicologici che il destinatario attiva nell'interpretazione del messaggio.

Modello "Two-Step flow"
Complessivamente, gli studi di questo approccio, orientato all'organizzazione più adatta del messaggio a fini persuasori, rispetto alla "teoria ipodermica", ridimensionano la capacità sconfinata di manipolare il pubblico, introducendo la complessità dei fattori psicologici dell'individuo che intervengono ad attutire, frenare o addirittura deviare il messaggio.
Ciò nonostante, in linea di principio, lo schema stimolo-risposta non è stravolto, viene solo articolato inserendovi nel mezzo i processi psicologici intervenienti e, a grandi linee, questo approccio ritiene che i media possano avere influenza e persuadere, una volta però che essi abbiano studiato le caratteristiche dei destinatari ed abbiano strutturato le campagne tenendone conto [3].

Il famoso psicoterapeuta Sigmund Freud è il primo ad affermare che sia la mente inconscia, dinamica ed attiva, quella che prende le decisioni; egli teorizza che la mente consti in larga misura di un inconscio il quale, molto probabilmente, alimenta il conscio con ciò che diverrà pensiero [4].

Nel 1922, il giornalista Walter Lippmann, arriva ad asserire che "le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di sé stessi, degli altri, dei propri scopi e obiettivi, delle proprie relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Queste immagini, quando vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi, diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole."
Lippmann, che è il primo a tradurre in inglese le opere di Sigmund Freud, diviene ben presto uno dei più influenti commentatori politici. Ne "L'Opinione Pubblica", che vede la luce un anno dopo l'uscita de "La psicologia di massa" di Freud, Lippman sostiene che, tramite i media, la maggior parte delle persone elabora quelle "immagini nella testa" che garantiscono ai media "un potere spaventoso". Controllando i livelli di ansietà, è possibile produrre una condizione similare in ampi gruppi di persone, il cui comportamento potrà così essere controllato e manipolato dalle forze oligarchiche.

I mass media sono in grado di raggiungere grandi quantità di persone con messaggi programmati, prestabiliti, il che rappresenta la chiave per la creazione di "ambienti controllati" per il lavaggio del cervello; la cosa importante è che le vittime del lavaggio del cervello di massa non si rendano conto di trovarsi in un ambiente controllato. Per questo motivo devono esserci un ampio numero di fonti d'informazione, i cui messaggi devono essere leggermente diversi, così da mascherare la sensazione di un controllo dall'esterno. Quando possibile, i messaggi devono essere offerti e rinforzati attraverso l'"intrattenimento", che può essere consumato senza apparente coercizione, in modo da dare alla vittima l'impressione di stare scegliendo di propria volontà tra diverse opzioni e programmi.

Nel suo libro, Lippmann osserva che la gente è più che disposta a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche, in schemi, e a formare la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano; la verità non è quasi mai interiore all'individuo, ma è creata e rimodellata dalla sua mente per essere congrua ai modelli sociali che ha deciso di condividere. L'apparenza di notizia fornita dai media conferisce un'aura di realtà a queste favole: "se non fossero reali, allora perché mai sarebbero state riportate?", pensa l'individuo medio.

Nell'affermare di scorgere una progressione verso forme mediatiche che riducono sempre più lo spazio di pensiero, Lippmann si meraviglia del potere che l'allora nascente industria di Hollywood manifesta nel forgiare la pubblica opinione. Le parole, o anche un'immagine statica, richiedono che la persona compia uno sforzo per crearsi un'"immagine mentale" ma, con un film, "tutto il processo di osservare, descrivere, riportare e poi immaginare è già stato compiuto per voi. Senza compiere una fatica maggiore di quella necessaria per restare svegli, il risultato di cui la vostra immaginazione è alla continua ricerca vi viene srotolato sullo schermo".

L'opinione popolare, osserva Lippmann, è determinata in ultima analisi dai desideri e dalle aspirazioni di una "élite sociale".
Questa élite, egli afferma, è "un ambiente sociale potente, socialmente elevato, di successo, ricco, urbano, che ha natura internazionale, è diffuso in tutto l'emisfero occidentale e, per molti versi, ha il proprio centro a Londra. Conta fra i propri membri le persone più influenti del mondo e racchiude in sé gli ambienti diplomatici, quelli dell'alta finanza, i livelli più alti dell'esercito e della marina, alcuni principi della Chiesa, i proprietari dei grandi giornali, le loro mogli, madri e figlie che detengono lo scettro dell'invito. E', allo stesso tempo, un grande circolo di discussione e un vero e proprio ambiente sociale.".
Se si vuole raggiungere l'obiettivo di una "Grande Società" in un mondo unitario, allora "la pubblica opinione deve essere creata per la stampa, non dalla stampa." [6].

Note e fonti:
[1] Cit. "Avviso dell'autore ai lettori", di Roberto Quaglia, tratto da "Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sull'11 Settembre (e su tutto il resto) e non avete mai osato chiedere", di Roberto Quaglia, originariamente scritto per la rivista online www.delos.it ed aggiornato dall'Autore per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Editore Nuovi Mondi Media, 15
[2] "La Cia, il Pentagono e la Bush-Production contro l'Asse del Male", tratto da www.disinformazione.it
[3] "Costruire le proprie immagini: vedentiparlantimutanti", di Francesca Gianni, Collana del Laboratorio di Ricerca Sociale, Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Pisa, 76
[4] "Science" 158, "Unconscious Process and the Evoked Potential", di Benjamin Libet, 1597
[5] "Storie in breve - Hollywood: macchina di propaganda", di Russ Kick, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Editore Nuovi Mondi Media, 219
[6] "COME GLI INGLESI UTILIZZANO I MEDIA PER LA GUERRA PSICOLOGICA DI MASSA", tratto da www.comedonchisciotte.org

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