Cibi Killer!!

USA - Prima vittoria per l'industria delle bevande: il divieto salutista alle maxi bibite zuccherate che sarebbe dovuto entrare in vigore a New York il 12 Marzo 2013, è stato annullato dalla Corte Suprema.


Se il tasso di obesità negli Stati Uniti continuerà ad aumentare a questo ritmo, nel 2015, il 75% della popolazione sarà sovrappeso e il 41% obeso [1]. Nel Paese l'obesità è causa di almeno 111.000 decessi all'anno [2], anche se, secondo alcuni ricercatori, le vittime, in realtà, sarebbero più di 400.000 [3]. Se a queste cifre si sommano i casi di tumore e di patologie cardiache causati o aggravati dall'obesità e i casi mortali di diabete di tipo 2 provocati dall'obesità, si ottiene l'identikit del più pericoloso assassino di cittadini americani.
Quando entrano in gioco potenti lobby e ricchissime multinazionali in grado di spingere il Governo ad adottare politiche che mettano a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, nemmeno l'obesità e i problemi a essa connessi fanno eccezione. A partire dalle modalità di sovvenzionamento alle fattorie e all'intero sistema agricolo, per arrivare fino all'educazione alimentare impartita nelle scuole, l'atteggiamento passivo-aggressivo del Governo si è rivelato estremamente dannoso, contribuendo a creare una crisi sanitaria nazionale che il Direttore della Sanità Pubblica americana, Richard Carmona, ha definito "un'emergenza più grave dell'll settembre o di qualsiasi altro episodio di terrorismo" [4].

Nonostante tutto l'impegno possibile, non si può sperare di vincere la battaglia contro il cibo-spazzatura. Ma, prima di gettare il nostro denaro nelle tasche di chi ci riempie di pessimo cibo sfruttando tattiche predatorie, sarebbe molto più fruttuoso smascherare chi opera dietro le quinte, rifornendo le catene di ristoranti e fast food.
Il fatto che cinque hamburger possano costare quanto un mucchietto di foglie e una manciata di verdure, sembra sfidare ogni legge di natura e qualsiasi teoria economica. Qualcuno sta cambiando le regole del gioco e, se è chiaro che l'industria beneficia di questa situazione a discapito del consumatore, non bisogna però dimenticare che il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti ("USDA"), garantisce il proprio appoggio all'operazione.

Dal 1972, quando Earl Butz era il Segretario dell'Agricoltura nel governo di Richard Nixon, l'"USDA" ha versato miliardi di dollari di incentivi nelle tasche dei coltivatori di mais e di soia di tutto il Pa¬ese, spingendoli a produrre quanto più possibile senza preoccuparsi del surplus. Quando l'eccessiva produzione nazionale abbatté i costi del mais, il Governo federale completò la propria opera destinando agli agricoltori nuove sovvenzioni in modo da assicurare loro un certo guadagno e da garantire un'iperproduzione continuativa pronta ad essere trasformata in una fonte infinita di calorie [5].
Poiché la maggior parte del mais prodotto negli Stati Uniti non è destinata al consumo umano, questo cereale diviene mangime per l'allevamento bovino o è trasformato in sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio ("HFCS"); ecco svelato il mistero degli hamburger e delle bevande gassate inspiegabilmente economiche dei fast food.

Di sicuro i fattori in gioco sono più numerosi, ma basta considerare i quasi 65 miliardi di dollari di tasse versati direttamente ai coltivatori di mais e di soia fra il 1995 e il 2005 [6] per comprendere come questa gigantesca manovra economica abbia modificato non solo la cosiddetta "cintura agricola" degli Stati Uniti, ma l'intero panorama alimentare mondiale.
C'era una volta la diversificazione dei raccolti, la chiave per garantire alla popolazione l'accesso a un cibo salutare e sostenibile. Ormai le piccole aziende agricole sono tutte estinte, inghiottite da un infinito mare di mais. Perché rischiare imbarcandosi nella coltivazione tradizionale di verdure, quando il mais geneticamente modificato, resistente alla siccità e saturo di fertilizzanti a base di idrogeno, garantisce una congrua sovvenzione statale a fine anno? C'erano una volta i piccoli negozi di alimentari pieni di cibi semplici che richiedevano impegno e immaginazione per essere preparati, mentre oggi tutto - dal pane alle minestre, fino alle cene surgelate già pronte per il consumo - è pieno di conservanti e dolcificanti derivati dal mais [8].

La semplice verità è che la Scienza sostiene che la nostra dieta dovrebbe consistere in un'ampia gamma di alimenti, in prevalenza vegetali, da assumere in quantità limitate. Purtroppo, mangiando più vegetali, si finisce per consumare meno carne, bibite gassate, dolciumi e cibi industriali, e i produttori di carne, bibite gassate, dolciumi e cibi industriali, non vogliono neppure considerare una simile eventualità. Questi produttori di cibo si rifiutano semplicemente di accettare l'idea che il Governo appoggi una riduzione del consumo dei loro prodotti, considerato il gran lavoro e tutto il denaro investito per farci mangiare quantità sempre maggiori di tali cibi artificiali [8].

Nel 2004, l'"Organizzazione Mondiale della Sanità" ("OMS"), presenta uno studio intitolato "Strategie globali per la dieta, l'attività fisica e la salute", in cui 30 famosi Scienziati suggeriscono che gli zuccheri non devono rappresentare più del 10% dell'apporto calorico quotidiano di un individuo. Lo studio avverte che le diete poco diversificate e la mancanza di esercizio fisico costituiscono la causa principale delle malattie cardiovascolari, del diabete di tipo 2 e di alcuni tipi di tumore. Il rapporto prosegue affermando che queste malattie rappresentano il 60% dei 56,5 milioni di decessi annui e che queste morti si possono prevenire [8].

L'industria dello zucchero, che all'epoca registrava un calo delle vendite del 4,3%, dichiara una guerra senza quartiere al rapporto, tentando di insabbiarlo. Per cominciare, organizza un fronte comune con tutti gli altri gruppi dell'industria alimentare (che nel 2000 hanno sostenuto la campagna elettorale di George Bush versando quasi 200.000 dollari), invitandoli a scrivere lettere di fuoco all'allora Segretario della Salute Tommy Thompson e all'allora Segretario dell'Agricoltura Ann Veneman (lei stessa ex AD di una società alimentare), chiedendo il ritiro del rapporto dell'"OMS". Poi recluta i senatori Larry Craig e John Breaux per intensificare ulteriormente la pressione sul Segretario Thompson [7].

Dato che le lettere sembrano soltanto ritardare la pubblicazione del rapporto dell'"OMS", invece di metterlo completamente a tacere, l'industria dello zucchero scrive al Direttore Generale dell'"OMS", Grò Harlem Brundtland [7], dichiarando di essere pronta a "percorrere tutte le vie possibili" per in¬sabbiare definitivamente lo studio. Il passo successivo consisté nel pagare le più influenti lobby di Washington perché premessero sul Congresso e tagliassero i 406 milioni di dollari che costituivano il finanziamento statunitense all'OMS. Tre anni dopo, si scoprì che l'europea OMS non era stata l'unica istituzione a subire le intimidazioni e la censura del go¬verno statunitense. Il 10 luglio 2007, il Dottor Richard Carmona, poi dimessosi dall'incarico di Direttore della Sanità Pubblica americana, ha testimoniato davanti alla Commissione di Controllo della Camera dei Rappresentanti, di aver dovuto sottostare, tra il 2002 ed il 2006, alle censure, al bavaglio e alle frequenti proibizioni dell'Amministrazione Bush di diffondere pubblicamente le relazioni scientifiche sulla pubblica salute preparate dal suo ufficio [8].

"Il Direttore della sanità pubblica dev'essere il medico della nazione, non il medico di una fazione politica. Ma di fatto il Medico della Nazione è stato relegato ai margini, privato di un budget indipendente e sottoposto al controllo degli interessi politici di parte", ha denunciato Carmona. "Qualsiasi argomento che non incontri il favore di questi censori dal punto di vista ideologico, teologico o politico viene spesso ignorato, marginalizzato o semplicemente messo a tacere" [9].

Tra le prove presentate alla Commissione c'era una relazione intitolata "L'invito ad agire del Direttore della Sanità", che Carmona aveva redatto sulla base delle sue ricerche e di dati scientifici. La relazione era stata consegnata a William Steiger dell'Ufficio dei Servizi Sanitari e alla Persona, che l'aveva in parte riscritta e tagliata, eliminandone intere parti. Oltre ad aver modificato vari contenuti scientifici, ad esempio in materia di contraccezione, e dopo aver aggiunto dozzine di volte le parole "Iraq" e "Presidente Bush" (non è uno scherzo), Steiger eliminò da cima a fondo il paragrafo che Carmona aveva dedicato all'obesità e alle malattie a essa collegate [9].

La conclusione è semplice: l'obesità fa comodo al Prodotto Interno Lordo.
In una cultura consumistica, l'obesità è la rappresentazione fisica del consumo eccessivo. L'obesità è la prova che chi si occupa di marketing alimentare sta lavorando bene.
Dopo aver pagato i grandi produttori agricoli per rendere la popolazione grassa e depressa, si pagano i colossi farmaceutici per sentirsi meglio e poter riprendere a consumare, in un circolo vizioso ininterrotto. E, finché in questo sistema il successo si misurerà in dollari o euro, il circolo non si spezzerà mai [8].

Note e Fonti:
[1] "The obesity epidemic in the United States - gender, age, socioeconomic, racial/ethnic and geographic characteristics: A systematic review and meta-regression analysis", di Youfa Wang e May A. Beydoun, "Epidemiologie Reviews", 2007, 6-28
[2] "Excess deaths associated with underweight, overweight and obesity", di Katherine Flegal, "Journal of the American Medicine Association", 20 aprile 2005
[3] "Actual causes of death in the United States, 2000", di Ali H. Mokdad, "Journal of the American Medicine Association", 10 marzo 2004
[4] Carmona citato in "Killer at Large", Regia di Steven Greenstreet, 2008
[5] "The way we live now: The (agri)cultural contradictions of obesity", di Michael Pollan, "New York Times Magazine", 12 Ottobre 2003
[6] "Farm subsidy direct payment database", "Environmental Working Group"
[7] Documenti ottenuti per "Killer at Large"
[8] "Cibi Killer - Come le multinazionali e il Governo statunitense hanno creato l'epidemia di obesità", di Steven Greenstreet, Bryan Young ed Elias Pate, scrito per "Tutto quello che sai è falso 3 - Terzo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, 147-154
[9] "The Surgeon General's vital mission-Challenges farthe future", Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Comitato per il Controllo e le Riforme Governative, 110 Congresso, V Sessione, 10 luglio 2007

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