.

Medici confermano prima morte umana ufficialmente causata da OGM!!

Tutto ciò nei giorni in cui Il mais 1507, una varietà OGM sviluppata da DuPont e Dow, potrà fare il suo ingresso trionfale nell’Unione Europea grazie all’imminente approvazione da parte della Commissione Europea della nuova legge sugli OGM...

Differenziata: il grosso affare delle amministrazioni locali!!

Aumentare a dismisura la TARSU per mandare poi tutti i rifiuti in discarica...

L'Europa multa l'Italia per inquinamento da arsenico, mercurio e cadmio!!

Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e perfino cianuro nell'acqua destinata alla potabilità...

Charlie Hebdo: uno dei killer era quasi cieco!!

Uno dei due cecchini era quasi orbo, al punto che le autorità francesi gli negarono la patente anche con l'ausilio degli occhiali. Non vedeva una mazza, ma ha dimostrato di essere un tiratore infallibile.

Scandalo Austria: anche le banche europee cominciano a saltare?

Abbiamo riflettuto a sufficienza sulle conseguenze della perdita della sovranità nazionale e della possibilità di emettere moneta?

9/11: Prove di "Tv-Fakery"


TAV e Scorie Radioattive


Di tanto in tanto, in date sconosciute, ci sono treni che fanno la spola tra l'Italia e la Francia attraversando paesi e città. Trasportano scorie nucleari, solo che nessuno lo sa.
Sulle rive della Dora Baltea, esattamente a Saluggia, è stipato l'85 per cento dei rifiuti radioattivi italiani, in gran parte in forma liquida. Dovevano essere solidificati trent'anni fa e, invece, sono ancora lì. Insieme a cinque chili di plutonio, una quantità sufficiente ad uccidere cinquanta milioni di persone: un decimo di milligrammo, se inspirato, costituisce ufficialmente una dose mortale.
Millecinquecento metri più a valle, c'è il più grande acquedotto del Piemonte e, quando il fiume è in piena, chi sa, trema. Ma in silenzio [1].

Per quanto mi riguarda, più osservo la cartina sottostante, più mi domando: "TAV in Val di Susa, per trasportare cosa?!"


Note e fonti:
[1] "Scorie Radioattive - Chi sa trema ma in silenzio", Andrea Bertaglio e Maurizio Pallante, Aliberti editore

Big Pharma - Inventori di Malattie
(seconda parte)

"Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l'errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza."
Wolfgang Goethe


L'11 giugno 2009 il mondo precipita nella prima pandemia del XXI secolo. Dopo la riunione del segretissimo "Emergency Commitee", Margaret Chan, Direttore Generale dell'"Organizzazione Mondiale della Sanità" ("OMS"), annuncia al mainstream di tutto il Mondo la decisione: "The World is now at the start of the 2009 influenza pandemie" [1]. L'allarme viene portato al livello più alto, il virus influenzale "H1N1" fa tremare il Mondo.
A gestire lo spettacolo ci pensano diversi attori di prima classe: l'"OMS", il "Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie" ("CDC") e quello europeo ("ECDC"), il Ministero della Salute, le istituzioni scientifiche, i mezzi di comunicazione e molti presunti esperti pronti a sviscerare ossessionanti decaloghi per prevenire e curare la nuova influenza. Per tutti, una sola parola d'ordine: vaccino.

Secondo i dati dell'"OMS", al 12 luglio 2010, i decessi accertati da virus "A/H1N1" nel Mondo sono stati 18.337; i numeri riguardanti l'Italia raccontano, fino a Giugno 2010, di 260 morti. Ogni anno, sempre in Italia, i morti per cause collegate all'influenza, sono circa 7.000.
Se ciò non bastasse a smascherare la bufala legata al virus "A/H1N1", basta leggere il bollettino medico del primo paziente stroncato dal virus nel nostro Paese, per accorgersi definitivamente della farsa:
"[...] deceduto per sepsi da stafilococco aureo e broncopolmonite, complicata da insufficienza renale acuta in un paziente con grave cardiomiopatia dilatativa, diabete mellito in oligofrenico con infezione da virus A/H1N1.".
Ma la nuova influenza fa più paura del classico malanno di stagione. Non appena I'"OMS" dichiara lo stato di pandemia, il mantra ripetuto come scudo alla diffusione del virus sono le stesse parole ascoltate negli anni della "SARS" e dell'aviaria: "Tamiflu", prodotto dalla "Roche" e "Relenza", prodotto dalla "GlaxoSmithKline", gli antivirali che non hanno mai avuto successo nemmeno contro l'influenza classica [2].

Sono i bisogni reali di salute o è il marketing a guidare lo sviluppo di un farmaco e la sua permanenza sul mercato?
Se la favola dell'"Azt", nato come veleno per topi e trasformato in farmaco per curare la frode scientifica del secolo, meglio nota col nome di Aids, non fosse sufficiente ad illuminarci sul lato oscuro della farmacologia, ecco venire in nostro aiuto la paradossale storia dell'eflornitina [3].
La molecola viene inizialmente registrata dall'azienda produttrice, "Merrell Dow", per il trattamento del cancro ma è scarsamente efficace contro le forme tumorali maligne. Nel 1985 si scopre che invece ha risultati molto positivi contro la Tripanosomiasi africana, la malattia del sonno, una patologia "dimenticata" come tutte quelle che affliggono soprattutto i Paesi poveri. Le aziende non investono nel trovare una cura, perché opererebbero in un mercato poco redditizio. I guadagni non sarebbero sufficienti a recuperare i soldi spesi per fare ricerca, sviluppare un farmaco e portarlo in commercio. Poco importa se quelle popolazioni rimangono senza una cura.
La storia dell'eflornitina non sfugge a questi meccanismi. I casi di Tripanosomiasi africana non superano i 500.000 l'anno in tutto il Mondo, le morti sono 66.000. Nel 1995, dopo appena dieci anni di utilizzo come terapia contro questa malattia dimenticata, la produzione viene fermata dall'azienda proprietaria che, nel frattempo, è diventata "Aventis" (dal 2004 "Sanofi-Aventis"). L'eflornitina non è considerata un prodotto redditizio. La patologia è diffusa soprattutto in popolazioni incapaci di pagare una qualunque cura. L'Organizzazione Mondiale della Sanità non riesce a trovare un altro produttore, la Tripanosomiasi viene trattata con un farmaco tossico e spesso inefficace.
Poi il miracolo. Non per le popolazioni africane, ma per l'eflornitina, che si conquista un'inaspettata, grossa fetta di mercato nei ricchi Paesi occidentali. Nel 2000 viene fuori che la molecola è un potente inibitore della crescita dei peli. Nel 2001 nasce "Vaniqa", una crema che potrebbe diventare il segreto di bellezza di molte donne. Un segreto che fattura. Il fiorente mercato dell'epilazione convince, forse più delle pressioni di Medici senza frontiere, l'azienda "Aventis" a riprendere la produzione [4].
"GlaxoSmithKline"
Fatturato 2008: 27, 8 Miliardi di Euro;
Accuse: Ostacolo alla produzione e commercializzazione di farmaci vitali nei paesi in via di sviluppo, finanziamenti di ricerche farmaceutiche non etiche, indagini per corruzione di medici, falso in bilancio con programmi di assistenza sociale, commercializzazione di un medicinale di dubbia efficacia [5].

"Sanofi-Aventis"
Fatturato 2007: 29,8 Miliardi di Euro;
Accuse: Finanziamento di ricerche non etiche, sospetto di corruzione di medici e frode fiscale, ostacolo alla produzione e commercializzazione di farmaci vitali nei paesi in via di sviluppo, manipolazione ingannevole dei prezzi [6].
Note e fonti:
[1] Conferenza stampa nella sede dell'OMS a Ginevra l'11 Giugno 2009
[2] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 159-161
[3] "Marketing farmaceutico. Peculiarità e strategie operative", di Fabrizio Gianfrate, Tecniche Nuove, 37
[4] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 60, 61
[5] "I crimini delle multinazionali - Gli abusi delle grandi aziende in nome del profitto in un libro denuncia che è stato definito dai media tedeschi 'la Bibbia dei no global'", di Klaus Werner ed Hans Weiss, Newton Compton Editori, 263
[6] "I crimini delle multinazionali - Gli abusi delle grandi aziende in nome del profitto in un libro denuncia che è stato definito dai media tedeschi 'la Bibbia dei no global'", di Klaus Werner ed Hans Weiss, Newton Compton Editori, 305

Big Pharma - Inventori di Malattie
(prima parte)

"Molti rispettano la scienza se vivono di questa, ma venerano l'errore se è da esso che traggono i mezzi di sussistenza."
Wolfgang Goethe


Medici, pazienti, aziende e Governi sono i quattro protagonisti del mercato farmaceutico che negli ultimi decenni ha registrato un notevole aumento dei consumi, soprattutto nei Paesi ricchi.
Un aumento dovuto alle dinamiche che si instaurano fra i quattro attori principali in scena. Secondo il modello "progressista", a cui molti addetti ai lavori ricorrono per spiegare il trend globale delle prescrizioni di medicinali, l'uso crescente di farmaci è il naturale risultato dei successi della medicina.
La ricerca, finanziata in larghissima parte da Big Pharma [1], considerato che i fondi pubblici sono una goccia nell'oceano, ha compiuto passi da gigante, mettendo a disposizione nuovi modi di trattare le malattie, prima inimmaginabili. Ritrovati sempre più efficaci e, soprattutto, sempre più facili da assumere.
Mandi giù la pillola e non ci pensi più.

In quest'ottica si dà implicitamente per scontato che i farmaci vengano sviluppati dall'industria principalmente per rispondere ai bisogni di salute del paziente, dunque nel suo interesse. Più medicinali vi sono a disposizione - potremmo dire che virtualmente c'è una compressa per ogni malattia, di certo per ogni malattia redditizia - più è naturale che si ricorra ad essi. Ma tale modello progressista può dare una fotografia "idealizzata e semplicistica" [2] dell'aumento dei consumi farmaceutici.
Bisogna guardare e scavare nei rapporti fra industria farmaceutica, medici, pazienti e Governi. Ognuno porta con sé interessi e poteri diversi ed esercita pressioni sull'altro. I comportamenti, le attività e i rapporti fra questi quattro protagonisti, sono spesso lontani da un reale bilanciamento e finiscono con l'essere responsabili dell'aumento dei consumi farmaceutici su scala globale.
Cominciamo dall'industria farmaceutica e dall'arte che ha affinato negli anni per far fronte alle dinamiche di mercato, alla concorrenza e agli interventi messi in campo dai Governi per frenare la crescita della spesa pubblica: l'arte di vendere le malattie [3].

Se si creano nuove condizioni patologiche o si ampliano i criteri diagnostici per malattie o disturbi diffusi, aumentano i "malati" e si allarga il mercato per chi produce e vende il medicinale necessario. Sempre più "teorici del complotto" sostengono che dietro l'incremento dell'utilizzo di farmaci ci sia il successo delle strategie che "Big Pharma" ha ideato e adottato per espandere il mercato ed allargare il ricorso ai propri prodotti [4]. Il marketing fa ovviamente da padrone in queste strategie.
Le cifre investite in questo settore sono custodite con la stessa segretezza di Guantanamo, impossibile sapere con esattezza la portata del fiume di denaro che scorre. Comunque, in media le aziende investono nel marketing dal 20 al 30% del proprio budget, rispetto al 10-20% destinato alla ricerca. Il pubblico a cui si rivolgono queste attività promozionali è rappresentato dai medici, ma anche dai pazienti. Solo negli Stati Uniti e in Canada è consentita la pubblicità a tappeto di tutti i medicinali: nel nostro Paese gli spot reclamizzano solo quelli cosiddetti di automedicazione, per i quali non serve la ricetta medica.
Le aziende hanno allora trovato forme alternative di promozione per arrivare direttamente al grande pubblico: comunicati stampa, convegni, campagne di sensibilizzazione. Si comincia accendendo i riflettori su una determinata condizione patologica, non per forza una malattia, si forniscono cifre - che tanto piacciono ai giornalisti - sul suo inarrestabile aumento nei Paesi occidentali, se ne evidenzia il drammatico impatto sulla vita quotidiana e le conseguenze sulla salute, del singolo e pubblica. Per fortuna la ricerca ha già trovato un rimedio e voilà, ecco che entra in scena il farmaco del caso [3]...

Note e Fonti:
[1] Con il termine "Big Pharma", si indicano i dieci colossi mondiali dell'industria farmaceutica per fatturato e prodotti: "Pfizer" (USA), "Bristol-Myers Squibb" (USA), "GlaxoSmithKline" (Regno Unito), "Sanofi-Aventis" (Francia), "Novartis" (Svizzera), "Riche" (Svizzera), "Merck & Co." (USA), "AstraZeneca" (Regno Unito-Svezia), "Abbott Laboratories" (USA) e "Johnson & Johnson" (USA);
[2] "A Pill for Every Ill: Explaning the Expansion in Medicine Use", di J. Busfield, "Social Science & Medicine", 934-941
[3] "La Casta dei Farmaci - La prima inchiesta sul mondo delle multinazionali farmaceutiche. Un business senza scrupoli, tra scandali e false malattie", di Francesco Maggi ed Adelisa Maio, Newton Compton Editori, 43, 44
[4] "Farmaci che ammalano e case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti", di R. Monynihan e A. Cassels, Nuovi Mondi

A 50 anni dalla morte di JFK
(seconda parte)

"La verità scaturisce più prontamente dall'errore che dalla confusione."
Francis Bacon




Tutto ciò che dobbiamo sapere sul ruolo vitale dei principali mezzi d'informazione nel perseguimento della ricerca della verità e nel proseguimento delle campagne mediatiche rivolte contro o a favore dei Governi, lo possiamo imparare osservando come funziona il gioco delle tre carte.
Si tratta di un gioco evidentemente truffaldino in cui il cartaio dispone tre carte su di un tavolino pieghevole, ci mostra che una di esse è la regina di picche, le capovolge e le sposta rapidamente. Siamo sicuri di sapere dov'è la regina e abbiamo visto il tizio prima di noi vincere facilmente un paio di volte, così scommettiamo i nostri soldi. Se quel tipo dall'aria un pò tonta può vincere, possiamo farlo anche noi. Eppure, incredibilmente, abbiamo puntato sulla carta sbagliata. Abbiamo perso. Abbiamo fatto la figura del pollo.
I polli del gioco delle tre carte non possono vincere, perché è risaputo che è tutto un imbroglio, eppure, mentre ce ne andiamo, vediamo che si è formata una fila di altri polli, con gli occhi sgranati, la bocca aperta, le mani in tasca, affascinati da quello spettacolo e pronti a tirar fuori i soldi non appena il cartaio riesce ad acchiapparli. Perché? Perché anche loro hanno visto vincere quello stesso tizio dall'aria un pò tonta. Quello che non sanno è che si tratta di un complice [1].
I complici sono altri imbroglioni che inducono i polli a partecipare al gioco truccato con una messinscena volta a convincerli che non c'è alcun inganno e che se continuano a giocare, alla fine vinceranno. La funzione di un buon complice, nell'attuale mondo della comunicazione "fai da te", però, è anche quella di distogliere l'attenzione di coloro che vogliono "controinformarsi", incanalandoli verso la "disinformazione".

La maggior parte delle "teorie di complotto" legate all'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, prendono spunto dal filmato in 8 millimetri girato il 22 Novembre 1963 da Abraham Zapruder. La storia vuole che, dopo aver tentato invano di sviluppare il filmato prima nella redazione del "Dallas Morning News" e poi negli studi della rete televisiva "WFAA", Zapruder sia riuscito a vedere il video solo verso sera, nello stabilimento della "Kodak" di Dallas, l'unico che disponeva della tecnologia necessaria per riprodurre il nastro. Il filmato, acquistato dal periodico "Life", viene utilizzato dall'FBI e dalla Commissione Warren per completare il quadro probatorio a carico di Lee Harvey Oswald ma non viene mostrato al pubblico, ritenuto dall'editore di "Life", C.D. Jackson, non pronto a vedere le immagini.
E se, invece, si fosse trattato di immagini non pronte ad essere viste dal pubblico?


Note e fonti:
[1]"La grande truffa della 'Guerra alla droga'", di Michael Levine, scritto per "Tutto quello che sai è falso 2 - Secondo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, 25, 26

A 50 anni dalla morte di JFK
(prima parte)

"La verità scaturisce più prontamente dall'errore che dalla confusione."
Francis Bacon


John Fitzgerald Kennedy è ucciso il 22 novembre 1963. E' un venerdì. Il trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d'America si è recato in Texas per vedere di ripianare alcuni problemi interni al Partito democratico di quello Stato. Poi ne avrebbe approfittato per cominciare a promuovere la propria ricandidatura a Presidente, in vista delle elezioni dell'anno successivo.
Quel giorno è a Dallas e sta transitando nella Elm Street. Si trova su una "Lincoln Continental", una limousine scoperta. Con lui c'erano la moglie Jacqueline, John Connally, Governatore del Texas, e Nellie, moglie di quest'ultimo. L'auto presidenziale avanza lentamente. Al suo fianco fanno da scudo le motociclette della polizia texana. Una gran folla festante si è assiepata ai bordi della strada. La limousine è seguita a ruota dall'auto della scorta, da dove otto agenti armati sorvegliano tutt'intorno. Poi c'è la vettura che porta il Vice Presidente Lyndon Baines Johnson, la sua consorte e il Senatore democratico Ralph W. Yarborough. Le lancette segnano le 12:30.
Improvvisamente Kennedy deforma il volto in una smorfia di dolore. Jacqueline si gira verso di lui. Capisce subito che si tratta dell'inizio di un dramma. Qualcuno sta sparando contro di loro. Poi tutto si svolge in pochi attimi. Il Presidente si accascia su se stesso. Dalla testa esce sangue. Jacqueline urla. Connally si gira verso John, ma è colpito anche lui. Sua moglie lo raccoglie in grembo nel disperato tentativo di proteggerlo da altri eventuali proiettili. Una guardia del corpo salta sulla limousine presidenziale e tira verso di sé Jacqueline. L'autista, invece, ha già preso la strada per il "Parkland Hospital". Kennedy respira ancora, ma con un affanno sempre maggiore. Riesce a resistere fino all'arrivo in ospedale, poi, dopo alcuni vani tentativi di rianimazione, cessa di vivere. Sono le 13:00.
Poco meno di due ore dopo viene catturato il presunto assassino, Lee Harvey Oswald, un ex marine che aveva vissuto per qualche anno in Unione Sovietica.

Per capire la quantità di "teorie del complotto" esistenti intorno alla morte di John Fitzgerald Kennedy, basti pensare che "Wikipedia", alla voce "Assassinio di John F. Kennedy", esordisce in questo modo: "Questa voce o sezione sull'argomento storia è ritenuta non neutrale. Motivo: larghe parti cospirazioniste, con un uso selettivo delle fonti."

Questo, molto probabilmente, perché la Commissione incaricata di ricostruire la versione ufficiale, ha dichiarato che, il secondo colpo esploso "colpì Kennedy alla schiena, uscì dalla gola, entrò nella schiena di Connally, gli perforò il torace, trapassò il polso destro, fratturando il radio e proseguì sino a fermarsi nella coscia sinistra del Governatore.", per poi essere rinvenuto quasi integro; o forse perché, alle ore 15:01, solamente due ore e mezza dopo l'attentato, il Direttore dell'FBI John Edgar Hoover, scrisse un memorandum al suo assistente in cui affermava: "ho chiamato il procuratore generale a casa sua e gli ho detto che penso di avere tra le mani l'uomo che ha ucciso il Presidente."

11 Settembre 2001:
La nuova Pearl Harbor, i vecchi Gatekeepers

A pochi giorni dalla proiezione del film "11 settembre – La nuova Pearl Harbor", di Massimo Mazzucco, è bene ricordare il pensiero di uno degli "Opinion Leaders" del sito da lui gestito...


MkUltra

Post a cura de "Il prigioniero"

Il progetto MkUltra, conosciuto anche come "MK-ULTRA", si riferisce ad una serie di attività svolte dalla CIA a partire dagli anni Cinquanta che avrebbe come scopo quello di influenzare e controllare il comportamento di determinate persone, il cosiddetto controllo mentale. Uno dei motivi di tale progetto sarebbe, secondo i "teorici del complotto", quello di far credere ai soggetti che subiscono la manipolazione mentale di essere stati rapiti e "seviziati" dagli alieni, per dare credito ad una più ampia macchinazione che vede nel "Progetto Bluebeam" il mezzo ultimo per il raggiungimento del "Nuovo Ordine Mondiale".


"Perfino le verità possono essere dimostrate."
Oscar Wilde
Subproject 1: MKULTRA: Plants Isolation and Characterization of Rivea Corymbosa
Subproject 2: MKULTRA: Drugs
Subproject 3: MKULTRA: Testing
Subproject 4: MKULTRA: Mulholland's Manual
Subproject 5a: MKULTRA
Subproject 5b: MKULTRA: Denver University Hypnosis
Subproject 6: MKULTRA: Testing of Plants by HEF
Subproject 7: MKULTRA: Funding; ONR Probably Abramson
Subproject 8: MKULTRA: Boston Psychopathic Hospital
Subproject 9: MKULTRA: Depressants, Schizophrenics, Alcoholics
Subproject 10: MKULTRA: Personality Assessment
Subproject 11: MKULTRA: Botanicals Popkin (Documents and articles on Luis Angel Castillo)
Subproject 12: MKULTRA: Financial Records
Subproject 13: MKULTRA: CIA Support to Fort Detrick
Subproject 14: MKULTRA: Paying Bureau of Narcotics for White
Subproject 15: MKULTRA: Magic Support; Mulholland Supplement
Subproject 16: MKULTRA: Testing Apartment Rental
Subproject 17: MKULTRA: LSD Studies of [excised] University
Subproject 19: MKULTRA: Magic Manual
Subproject 20: MKULTRA: Synthesis Derivative of Yohimbine Hydrochloride
Subproject 21: MKULTRA: Defector Study: originally Drug Study
Subproject 22: MKULTRA: William Cook and Co. Research: Amanita Muscaria, Rivea Corymbosa
Subproject 26: MKULTRA: Pfeiffer, Finances
Subproject 27: MKULTRA: ONR Funding, LSD Research
Subproject 28: MKULTRA: Pfeiffer
Subproject 30: MKULTRA: Fort Detrick (1)
Subproject 30: MKULTRA: Fort Detrick (2)
Subproject 30: MKULTRA: Fort Detrick (3)
Subproject 31: MKULTRA: Manufacture of Drugs by Pellow Wease Chemical Co.
Subproject 32: MKULTRA: Collection of Plants
Subproject 33: MKULTRA: Collection of 400 for SUBPR #27
Subproject 34: MKULTRA: More Support to Magic
Subproject 35: MKULTRA: Georgetown Hospital: Geschichter
Subproject 36: MKULTRA: Cuba Chapter Conference, Consultant, Subproject involving getting a man on a diverted freighter
Subproject 37: MKULTRA: Collection of Botanicals
Subproject 38: MKULTRA
Subproject 39: MKULTRA: Iowa State Hospital (and Ionia)
Subproject 40: MKULTRA: Funding, Probably Abrams LSD Research
Subproject 42: MKULTRA: Safehouse Chapter 7: MKULTRA Interview Notes White, George Hunter Dope Traffickers' Nemesis
Subproject 43: MKULTRA: Combination drug, Hypnosis, Sensory Deprivation
Subproject 44: MKULTRA: Testing of Aromatic Amines at University of Illinois
Subproject 45: MKULTRA: Knockout, Stress, Cancer
Subproject 46: MKULTRA: Rochester LSD Drugs
Subproject 47: MKULTRA: Pfeiffer Atlanta
Subproject 47: MKULTRA: (1) Pfeiffer Atlanta/Bordertown
Subproject 48: MKULTRA: HEF Cornell Relationship: Artichoke Team Proposals and Reports
Subproject 49: MKULTRA: Hypnosis at [excised] University
Subproject 50: MKULTRA: CIA Imprest Fund for $500
Subproject 51: MKULTRA: (1) Moore Collecting Botanicals
Subproject 52: MKULTRA: (2) Moore Collecting Botanicals
Subproject 53: MKULTRA: (3) Moore Collecting Botanicals
Subproject 53: MKULTRA: Review Pharmacological lit.
Subproject 54: MKULTRA: Brain Concussion
Subproject 55: MKULTRA: Unwitting Drug Tests at [excised] University
Subproject 56: MKULTRA: Studies on Alcohol, Stanford Medical school
Subproject 57: MKULTRA: Sleep and Insomnia at GW: MKULTRA: Lloyd Gould
Subproject 57: MKULTRA: Sleep
Subproject 58: MKULTRA: J. P. Morgan and Co. Agency Policy and Conferences
Subproject 59: MKULTRA: Unwitting Drug Tests at University of Maryland
Subproject 60: MKULTRA: Human Ecology
Subproject 61: MKULTRA
Subproject 62: MKULTRA: Consulting Work in Isolation/Electric Shock/CNS Drugs
Subproject 63: MKULTRA: (1) Drugs and Alcohol (Butler)
Subproject 64: MKULTRA: Drugs
Subproject 65: MKULTRA: Hungarian Refugees
Subproject 66: MKULTRA: Alcohol and Drug Study
Subproject 67: MKULTRA: CIA Use of Institutes Facilities -- University of Indiana
Subproject 69: MKULTRA: Rutgers
Subproject 70: MKULTRA: "Knockout"
Subproject 71: MKULTRA: Dr. Wallace Chan at Stanford University Testing Drugs
Subproject 72: MKULTRA: Testing Drugs for Effects on Central Nervous System
Subproject 73: MKULTRA: University of Kentucky: Narcotics Farms, Narco-Hypnosis
Subproject 74: MKULTRA: Small HEF Subproject (1)
Subproject 74: MKULTRA: Small HEF Subproject (2)
Subproject 75: MKULTRA: Mass. Mental Health (by Project number of master list)
Subproject 77: MKULTRA: Biological Lab (1)
Subproject 78: MKULTRA: Biological Lab (2)
Subproject 78: MKULTRA: Biological Lab (3)
Subproject 78: MKULTRA: Biological Lab (4)
Subproject 78: MKULTRA: Biological Lab (5)
Subproject 78: MKULTRA: Biological Lab (6)
Subproject 79: MKULTRA: Cutout for Funding Research of a "sensible nature"
Subproject 80: MKULTRA
Subproject 81: MKULTRA: Cornell--Extension of Hinkle--Wolf
Subproject 82: MKULTRA: Hungarian Refugees
Subproject 83: MKULTRA: Graphology Journal and Cover
Subproject 84: MKULTRA: Hypnosis Work
Subproject 85: MKULTRA: Stanford Medical School
Subproject 86: MKULTRA: Stanford Medical School: Telecontrol
Subproject 87: MKULTRA: Hyper -Allergic Substances
Subproject 88: MKULTRA: Cultural Appraisal
Subproject 89: MKULTRA: Hungarian Repatriation
Subproject 90: MKULTRA: MIT--A. J. Wiener
Subproject 91: MKULTRA: Drug Testing and Screening of Animals
Subproject 92: MKULTRA: Teaching Machine for Foreign Languages
Subproject 93: MKULTRA: Toxin Study--Cuba Chapter
Subproject 94: MKULTRA
Subproject 95: MKULTRA: Osgood
Subproject 96: MKULTRA: George Kelly
Subproject 97: MKULTRA: Schizophrenics Psychotherapy
Subproject 98: MKULTRA: Mass Conversion Study: Queens College
Subproject 99: MKULTRA: Optics mixed with Biological Warfare--Cuba Chapter
Subproject 100: MKULTRA: CBW Penn State
Subproject 101: MKULTRA: Biophysics of Central Nervous System
Subproject 102: MKULTRA: Adolescent Gangs
Subproject 103: MKULTRA: Children's Summer Camps
Subproject 104: MKULTRA: Sabotage of Petroleum
Subproject 105: MKULTRA: CBW, Disease
Subproject 106: MKULTRA: Electrodes, Russian Study
Subproject 107: MKULTRA: American Psychological Association: Army Testing: Assassination: Raymond A. Bauer: Berlin Poison Case: Brainwashing
Subproject 109: MKULTRA: Drugs-CBW Testing
Subproject 110: MKULTRA: CBW MKNAOMI
Subproject 112: MKULTRA: Vocational Studies in Children
Subproject 113: MKULTRA: Gas Sprays and Aerosols
Subproject 114: MKULTRA: Alcohol Study
Subproject 115: MKULTRA: Mentally Disturbed and Environment
Subproject 116: MKULTRA: Lab
Subproject 117: MKULTRA: Cultural Influences on Children
Subproject 118: MKULTRA: Microbiology--Penn State
Subproject 119: MKULTRA: Telecontrol--Texas Christian
Subproject 120: MKULTRA: Drug Research
Subproject 121: MKULTRA: Witch Doctor study-Dr. Raymond Prince-- McGill University
Subproject 122: MKULTRA: Study of Neurokinin
Subproject 123: MKULTRA: African Attitude Study
Subproject 124: MKULTRA: African Attitude Study
Subproject 125: MKULTRA: CO2 and Acid Base Research
Subproject 126: MKULTRA: Work on Placebos and Drugs
Subproject 127: MKULTRA: Disaster/Stress Study
Subproject 128: MKULTRA: Rapid Hypnotic Induction
Subproject 130: MKULTRA: Personality Theory, David Saunders/William Thetford; Columbia Univ.
Subproject 131: MKULTRA
Subproject 132: MKULTRA: Safe House -- Not San Francisco
Subproject 133: MKULTRA: Safe House -- Not San Francisco
Subproject 134: MKULTRA: Correlation Of Physique and Personality done by Haronian in New Jersey -- Human Ecology
Subproject 135: MKULTRA: Testing on Volunteers
Subproject 136: MKULTRA: ESP Research
Subproject 137: MKULTRA: Handwriting Analysis, Dr. Klare G Toman-HEF
Subproject 139: MKULTRA: Bird Disease Studies at Penn State
Subproject 140: MKULTRA: human Voluntary Drug Testing
Subproject 141: MKULTRA: Unknown
Subproject 142: MKULTRA: Unknown
Subproject 143: MKULTRA: CBW/Bacteria University of Houston
Subproject 144: MKULTRA
Subproject 145: MKULTRA
Subproject 146: MKULTRA
Subproject 147: MKULTRA: Psychometric Drugs THC
Subproject 148: MKULTRA: (1) Marijuana Research
Subproject 148: MKULTRA: (2) Marijuana Research
Subproject 149: MKULTRA: George White and Federal Bureau of Narcotics

V per ''Gatekeeper''!!

"Quando saremo tutti colpevoli, sarà la Democrazia."
Albert Camus



"Non frega niente a nessuno. Tanto non c'è la prova né che sia andata in un modo, né che sia andata nell'altro."
Marco Travaglio
, Giornalista, Scrittore e Saggista italiano, dal 23 maggio 2014 condirettore de "il Fatto Quotidiano", sull'11 Settembre 2001

"Il Patriot Act, che tra i suoi scopi ha quello di prevenire, individuare e perseguitare il riciclaggio internazionale di denaro e il finanziamento del terrorismo [...]. La politica antiterrorismo americana passa anche da qui."
Roberto Saviano
, Giornalista, Scrittore e Saggista italiano, sull'11 Settembre 2001

"Fortunatamente, non è necessario inoltrarsi nell'analisi tecnica dei filmati disponibili, in quanto la teoria no planes appare confutabile nel suo insieme."
Massimo Mazzucco
, Regista e Giornalista italiano, sull'11 Settembre 2001

"Sono sempre infastidito dal fatto che la gente venga distratta da falsi complotti come l’11 settembre […]."
Julian Assange
, Giornalista, Programmatore e Attivista australiano, Co-fondatore e Caporedattore del sito "WikiLeaks", sull'11 Settembre 2001

"Dalle dieci del mattino alle otto di sera, gli ufficiali americani capirono che gli attacchi non erano opera di terroristi mediorientali e che facevano parte di un tentato colpo di stato militare da parte di estremisti statunitensi capaci di provocare una guerra nucleare", di "imporre un ultimatum, di forzare la mano al Presidente degli Stati Uniti", di "imporre le proprie politiche al Presidente Bush."
Therry Meyssan
, Giornalista e Attivista politico francese, sull'11 Settembre 2001

"Che lo abbiano pianificato in qualunque modo e che ne fossero a conoscenza, questo, mi pare altamente improbabile […]. La convinzione che questo possa essere stato organizzato apposta, ha un livello così basso di credibilità, che rischia di danneggiare chi lo sostiene."
Noam Chomsky
, Linguista, Filosofo, Teorico della Comunicazione e Anarchico statunitense, sull'11 Settembre 2001

"[...] le tesi dei complottisti dell'11/9 così come enunciate nei noti filmati in Rete - dove si sostiene che il governo americano fu il mandante ed esecutore degli attacchi - non superano il primo essenziale vaglio: quello della plausibilità. Anzi, a fronte di esso naufragano miseramente."
Paolo Barnard
, Giornalista italiano, sull'11 Settembre 2001

11 Settembre 2001 e l'''effetto wow''

"Ogni tanto m'imbatto in qualche scoperta tecnologica che risveglia l'effetto wow: quello che si prova quando si vede per la prima volta una cosa apparentemente impossibile diventare realtà."
Paolo Attivissimo


Un esempio?

Ricordandovi che il "Boeing" in questione volava a circa 945 Km/h, quindi percorreva 945.000 metri in sessanta minuti, quindi 15.750 metri in un minuto, quindi 262,5 metri in un secondo, auguro a tutti voi una buona giornata.

Inside Job Vs. Mossad Job

"Anche la mente più erudita ha qualcosa da imparare."
George Santayana


"11 settembre: Inside Job o Mossad Job?" è il titolo del post realizzato da Laurent Guyenot per affrontare l'argomento "11 Settembre 2001 e la 'Israel Lobby'.
Nell'articolo, Laurent Guyenot, come Thierry Meyssan, crea una distinzione seguendo il classico "schema" della tesi e dell'antitesi.
Secondo lui, i mandanti della "false flag operation" sono da ricercare tra gli elementi dei Servizi Segreti israeliani ("Mossad") e non tra gli esponenti della lobby petrolifera.
Secondo Laurent Guyenot e Thierry Meyssan, non c'è stato alcun "inside job" poiché un "mandante" esclude l'altro: se c'è di mezzo il "Mossad", non si può parlare di "inside job".
Peccato che, nell'articolo in questione, non sia fatta menzione alcuna di quanto segue:

Il movimento neoconservatore (neocon), svolgeva un importante ruolo nella vita intellettuale e politica americana già negli anni Settanta, ma ha iniziato ad attirare su di sé l'attenzione dopo gli attentati dell'11 Settembre 2001. Il gruppo ha avuto un ruolo di primo piano nel plasmare la politica estera unilateralista dell'Amministrazione Bush, in particolare per quanto riguarda la sciagurata decisione di invadere l'Iraq, nel Marzo 2003.
Il neoconservatorismo è un'ideologia con un orientamento ben preciso sia in politica interna sia in politica estera, sebbene qui ci interessi solo la seconda.
La maggior parte dei neoconservatori magnificano le virtù dell'egemonia americana, a volte anche l'idea di un Impero americano, e sono convinti che la forza degli Stati Uniti debba essere usata per incoraggiare la diffusione della Democrazia e dissuadere i potenziali antagonisti persino dal tentare la competizione con gli USA. A loro avviso, diffondere la democrazia e difendere la supremazia statunitense è il modo migliore per instaurare una pace che duri nel lungo periodo.
I neoconservatori sono altresì convinti che, grazie al carattere democratico del sistema americano, quella degli Stati Uniti sia percepita come un'egemonia benigna dalla maggior parte degli altri Paesi, e che la leadership statunitense sarà salutata con favore se verrà esercitata con fermezza.
Nei confronti delle Istituzioni internazionali (e specialmente dell'ONU, che considerano tanto un organismo anti-israeliano quanto un freno alla libertà di azione dell'America) sono tendenzialmente scettici e, nei confronti di molti alleati, sono circospetti (specialmente verso gli europei, giudicati alla stregua di sognatori pacifisti che cavalcano a buon mercato la pax americana).
Nella convinzione che la leadership statunitense sia "un bene, tanto per l'America quanto per il mondo" - per citare il sito web del neoconservatore "Project for The New American Century" - sono in linea generale favorevoli all'esercizio unilaterale della potenza statunitense.

Un tratto molto importante del neoconservatorismo è la convinzione che - per forgiare il mondo in modo da recare vantaggio all'America - la forza militare sia uno strumento di grande utilità. Se gli Stati Uniti dimostrano la propria capacità sul piano militare e dimostrano altresì di essere disposti a fare uso della propria potenza bellica, i loro alleati ne seguiranno l'esempio, e i potenziali nemici, sapendo che è inutile resistere, decideranno di "accodarsi" agli americani. Il neoconservatorismo, insomma, è un'ideologia politica decisamente aggressiva.

Molti neoconservatori sono legati a una complessa rete di centri studi, comitati e pubblicazioni che si propongono di promuovere la relazione speciale tra Stati Uniti ed Israele.
Prendiamo Richard Perle, uno dei neoconservatori di primissimo piano: è membro dell'"American Enterprise Institute" ("AEI") e Socio dell'Organizzazione di destra "Center for Security Policy" ("CSP"), dello "Hudson Institute", del "JPNSA", del "PNAC", del "Middle East Forum" ("MEF") e della "Foundation for Defense of Democracies" ("FDD"), oltre che consigliere del "Washington Institute for Near East Policy" ("WINEP").
I suoi amici neoconservatori sono altrettanto ben introdotti:
William Kristol, cofondatore del "PNAC", Direttore del "Weekly Standard", ex Socio della "FDD", del "MEF" e dell'"AEI";
Charles Krauthammer, firmatario di numerose lettere aperte del "PNAC", editorialista del "Washington Post", assegnatario del premio "Irving Kristol" dell'"AEI" (intitolato al padre di William, uno dei fondatori del neoconservatorismo), collaboratore del "Weekly Standard" e Socio della "FDD".

L'elenco delle connessioni, passate e presenti, delizierebbe il teorico delle interrelazioni sistematiche:
Elliott Abrams ("PNAC", "CSP", "Hudson Institute");
William Bennett ("PNAC", "AEI", "CSP");
John Bolton ("PNAC", "AEI", "JINSA");
Reuel Marc Gerecht ("PNAC", "AEI", "The Weekly Standard");
Jeane Kirkpatrick ("PNAC", "AEI", "FDD", "JINSA", "WINEP");
Joshua Muravchik ("PNAC", "AEI", "JINSA", "WINEP");
Daniel Pipes ("PNAC", "MEF", "WINEP");
Norman Podhoretz ("PNAC", "Hudson Institute", "Commentary");
Paul Wolfowitz ("PNAC", "AEI", "WINEP");
James Woolsey ("PNAC", "CSP", "JINSA", "FDD").

Questa breve lista non esaurisce affatto le affiliazioni incrociate all'interno del movimento neoconservatore.
Quello che a qualcuno può sembrare un oscuro complotto (o una "conventicola di destra"), ha tuttavia ben altra natura: i vari centri studio e comitati e le varie fondazioni e pubblicazioni che hanno alimentato il movimento neoconservatore funzionano non troppo diversamente dagli altri network legati alla politica.

Lungi dal sottrarsi alla dimensione pubblica o dal tramare complotti nell'ombra, questi gruppi cercano attivamente di ottenere visibilità, nel dichiarato intento di determinare l'opinione del pubblico e quella dell'élite, e di orientare in tal modo la politica estera americana nella direzione desiderata.

Il network neoconservatore è innegabilmente impressionante; i principali quotidiani e periodici neoconservatori sono il "Commentary", il "New York Sun", il "Weekly Standard" e la pagina dei commenti del "Wall Street Journal".
I gruppi di ricerca e di supporto più legati al mondo neoconservatore sono l'"American Enterprise Institute" ("AEI"), il "Center for Security Policy" ("CSP"), lo "Hudson Institute", la "Foundation for Defense of Democracies" ("FDD"), il "Jewish Institute for National Security Affairs", il "Middle East Forum", il "Project for a New American Century" e il "Washington Institute for Near East Policy".

In pratica, tutti i neoconservatori sono decisamente schierati in favore di Israele, circostanza che sono soliti ribadire in modo forte e chiaro [1].

Secondo Webster Griffin Tarpley, "il mito dell'11 Settembre è [...] lo strumento per legittimare le tendenze razziste, militariste e fasciste del nostro tempo"; rappresenta i politici come dei burattini nelle mani di un'élite di potere che, al momento degli attentati, appare spaccata tra una fazione di neocon estremisti, che gravita attorno a George Shutz e Rupert Mordoch, e una frangia di imperialisti maltusiani [2].

A pochi minuti dagli attentati dell'11 Settembre 2001, inizia a circolare la voce che le immagini TV della diretta, non solo siano in "ritardo di dieci secondi, per avere un margine di sicurezza" [3], sembra che siano anche unificate attraverso un'unica regia, "sembra che le immagini originassero dalla Fox e poi venissero girate alla CNN, in modo che tutti ricevessero le stesse immagini" [3].
L'emittente televisiva "Fox News Channel" (è bene ricordare che "FOX News" è la prima TV a dare per vincitore George Walker Bush nelle elezioni del 2000, nonostante diverse inchieste indipendenti, in momenti successivi, dimostrino che Al Gore ha ottenuto più voti; è altrettanto importante sapere che l'emittente, quella sera, vede in John Ellis Bush, cugino del futuro Presidente degli Stati Uniti, l'uomo che dirige le operazioni di "scrutinio" ed "exit pol" [4]), appartiene ad una serie di networks di proprietà di Rupert Murdoch, magnate che vanta stretti legami con il partito repubblicano e forti interessi nel campo dell'industria militare; Donald Rumsfeld in persona, nella carica di Ministro della Difesa degli Stati Uniti d'America, ha tenuto a precisare l'esclusiva di "Fox News" sulla guerra in Afghanistan [5].

Note e fonti:
[1] "La Israel lobby e la politica estera americana", di John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt, Mondadori Editore
[2] [10] "Anatomia di un coup d'état - Come le esercitazioni e le manovre del Pentagono sono divenute i canali chiave per gli attacchi segreti del Governo l'11 Settembre", di Webster Griffin Terpley, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 273-305
[3] "Jim Fetzer: un "no planer" con l'uso della ragione", intervista di Massimo Mazzucco a Jim Fetzer, www.luogocomune.net
[4] "Fahrenheit 9/11", film-documentario, USA 2004, di Michael Moore
[5] "Uranio impoverito, arma invisibile di distruzione di massa", di Laura Malucelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 160, 161

11 Settembre 2001
Nico Forconi Vs. Paolo Attivissimo

"Il sapere non è fatto per comprendere, è fatto per prendere posizione."
Michel Foucault

Nico Forconi Vs. Paolo Attivissimo
Ringrazio ancora Marco Motta e "RADIO COLONIA" per l'opportunità... buona "Tv Fakery" a tutti!!

P.s. scusate per la voce nasale da adenoidi distrutte dal climatizzatore aeroportuale...

11 Settembre 2001
Halliburton & Co.

"L'unica difesa contro il Mondo è conoscerlo bene."
John Locke


Quando si indaga su un crimine, uno dei principali criteri seguiti dagli inquirenti per trovare il colpevole risiede nella individuazione del soggetto che poteva trarre il maggior vantaggio dalla commissione del reato. Si cerca il "movente", e quindi, come anzidetto, chi poteva ottenere beneficio dalla commissione del crimine. Un concetto che gli antichi latini sintetizzarono in una semplice domanda: "Cui prodest?" [1].

Mentre lo "USA Patriot Act" (Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act), il "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century" e lo "Us Space Command" forniscono validi "moventi" per un'operazione di tipo "false flag" volta ad incrementare lo stanziamento di fondi per la difesa, la possibilità di presidiare e controllare la zona del Mar Caspio mette in evidenza risvolti economici legati allo sfruttamento delle risorse minerarie e petrolifere dell'Afghanistan.
Sia il presidente Bush che il vice presidente Cheney sono petrolieri. Entrambi provengono dall'industria petrolifera. Le carriere di tutti e due sono state modellate da interessi petroliferi. La loro fortuna politica è stata propagandata dalle lobby del petrolio. Il presidente Bush cominciò il suo percorso di uomo d'affari negli anni '80 in Texas, fondando una società di esplorazione petrolifera chiamata "Arbusto" [2]: nel 1984, si fuse con un'altra società di esplorazione petrolifera, dando vita alla "Spectrum 7". E Bush ne divenne il presidente.
Due anni dopo, decise di vendere la sua società alla "Harken Energy Company", per la quale già lavorava come consulente, entrando a far parte del Consiglio di Amministrazione. All'epoca la "Harken Energy Company" aveva interessi in Medio Oriente. Da parte sua, il Vice Presidente Cheney, prima del suo insediamento alla Casa Bianca, è stato presidente ed Amministratore Delegato della "Halliburton Company", uno dei maggiori fornitori al mondo di prodotti e servizi legati all'industria petrolifera ed energetica, che conduce affari in oltre 100 paesi.
Non c'è da stupirsi, infine, che nella campagna per le elezioni presidenziali del 2000, l'allora candidato repubblicano George W. Bush sia stato il beneficiario numero uno del denaro proveniente dall'industria energetica, riuscendo a raccogliere oltre 1,8 milioni di dollari in contributi, più di quanto qualunque altro candidato alla carica Federale abbia ricevuto negli ultimi dieci anni [13].

La "Halliburton", azienda fornitrice di prodotti e servizi alle compagnie petrolifere e del gas, è attiva come nessun'altra in regioni di crisi o dove sono in corso conflitti.
La compagnia si è guadagnata le prime pagine dei giornali in seguito ai legami con il Vice Presidente americano Dick Cheney. Dal 1995 al 2000 il Ministro della Difesa sotto George Bush Senior era direttore dell'azienda, prima di rientrare a Washington nel ruolo di vice di George Bush Junior [27], incarico che lo costringe a negoziare un pacchetto pensione che lo lascia pieno di azioni ed opzioni. In seguito ad alcune domande spiacevoli dei giornalisti, però, Cheney accetta di vendere parte dei suoi titoli "Halliburton", ricavandone un profitto di ben 18,5 milioni di dollari. Ma non vende tutto. Secondo il "Wall Street Journal", tiene 189.000 azioni "Halliburton" e 500.000 opzioni non investite quando sale alla vicepresidenza [82].
Il fatto che Cheney conservi una tale quantità di azioni "Halliburton" significa che, per tutto il suo mandato da Vice Presidente, ha raccolto milioni ogni anno in dividendi, e ha ricevuto anche risconti passivi dall'"Halliburton" nell'ordine dei 211.000 dollari l'anno: cifra più o meno equivalente al suo salario governativo. Quando lascerà l'incarico nel 2009, e potrà incassare tutte le sue partecipazioni nella "Halliburton", Cheney avrà l'opportunità di trarre straordinari profitti dalla grande ascesa delle fortune dell'azienda, le cui azioni sono salite dai 10 dollari di prima della guerra in Iraq a 41 dollari tre anni dopo. Un balzo del 300 per cento, grazie a una combinazione di aumento dei prezzi dell'energia e appalti in Iraq; due fattori, questi, che sono diretta conseguenza dell'impegno di Cheney nel trascinare il Paese in guerra con l'Iraq [83].

Come Ministro della Difesa, già nel 1992, Cheney aveva approvato lo stanziamento di 9 milioni di dollari per finanziare al consorzio uno studio su quali funzioni logistiche le forze armate avrebbero potuto affidare a società private [25]. Come segretario alla Difesa sotto Bush Senior, Cheney riduce il numero di truppe attive e aumenta notevolmente la dipendenza dagli appaltatori privati. Incarica "Kellogg Brown and Root" ("KBR"), divisione ingegneristica della multinazionale texana "Halliburton", di individuare funzioni svolte dalle truppe americane che avrebbero potuto essere svolte dal settore privato, con un profitto. Naturalmente la "Halliburton" ne individua moltissime, e ciò conduce ad un contratto nuovo di zecca con il Pentagono: il "LOGCAP" ("Logistics Civil Augmentation Program" - programma per l'incremento della partecipazione civile nel settore logistico). Il Pentagono, tristemente noto per i contratti multimiliardari con i costruttori d'armi, in questa circostanza stipula innovativi contratti in cui, ad essere pagate, non sono le forniture ai militari, ma le attività gestionali delle operazioni militari [84].
Alcune aziende - un gruppo ristretto - sono invitate a candidarsi per la fornitura di illimitato "supporto logistico" per le missioni militari americane: una descrizione estremamente vaga. Peraltro, il contratto non menziona una cifra in dollari; si assicura soltanto all'Azienda vincitrice che qualunque cosa avesse fatto per l'esercito, le spese sarebbero state coperte dal Pentagono, più un profitto garantito - noto come contratto cost plus. Questi sono gli ultimi giorni dell'Amministrazione Bush Senior, e l'Azienda vincitrice dell'appalto è non altri che la "Halliburton". Come ha fatto notare T. Christian Miller, del "Los Angeles Times", la "Halliburton" "ha battuto trentasei concorrenti per un contratto quinquennale: il che non sorprende, forse, essendo stata la stessa Azienda a elaborare i piani." [85].

Con tale accordo quinquennale per appalti su scala mondiale per i corpi ingegneristici dell'esercito, "Kellogg Brown and Root", affiliata di "Halliburton", negli anni in cui Cheney è stato in carica a Washington, ha ricevuto dal Governo contratti per un valore di almeno 3,8 miliardi di dollari.
Insieme al consorzio americano "Bechtel", "Halliburton" ha domato numerosi incendi sviluppatisi nei giacimenti petroliferi in fiamme durante la prima guerra del Golfo. Prima della seconda guerra del Golfo, su incarico dell'esercito, ha redatto uno studio su potenziali azioni di sabotaggio di giacimenti petroliferi. Il rapporto segreto è stato usato come base per un contratto di spegnimento e manutenzione che, senza alcuna firma, è stato assegnato alla "Kellogg Brown and Root", e il cui valore è stato stimato dal "New York Times" in sette miliardi di dollari per due anni [27].
In soli cinque anni alla "Halliburton", Cheney raddoppiò quasi la cifra che l'azienda riceveva dal Tesoro americano, da 1,2 a 2,3 miliardi di dollari, mentre aumentò di quindici volte l'ammontare dei prestiti federali e delle garanzie sul prestito [86]. E fu ricompensato lautamente per i suoi sforzi. Prima di diventare vicepresidente, Cheney "valeva tra i 18 e gli 81,9 milioni netti, dei quali tra 6 e 30 milioni erano in azioni della 'Halliburton Co.' [...]. In tutto, Cheney ha ricevuto circa 1.260.000 opzioni sull'acquisto di titoli, di cui 100.000 già utilizzate, 760.000 riscattabili e 166.667 che diventeranno valide il prossimo dicembre [2000]" [87].

La spinta all'espansione dell'economia di servizio verso il cuore del Governo era, per Cheney, un affare di famiglia. Nei tardi anni Novanta, mentre trasformava le basi militari in filiali della "Halliburton", sua moglie Lynne guadagnava stock options in aggiunta al suo salario come Membro del Consiglio d'Amministrazione della "Lockheed Martin", il più grande appaltatore mondiale nel settore della Difesa.
Gli anni trascorsi da Lynne nel CdA, dal 1995 al 2001, coincidono con un periodo chiave di transizione per aziende come la "Lockheed" [88]. La Guerra fredda è finita, le spese per la difesa calano rapidamente, e queste aziende, i cui budget consistono quasi interamente in contratti con i Governi per gli armamenti, hanno bisogno di un nuovo modello di business. Alla "Lockheed Martin" e presso le altre aziende produttrici di armi emerge una strategia fondata sul perseguire aggressivamente un nuovo settore d'interesse: gestire il Governo, dietro pagamento.
A metà degli anni Novanta, la "Lockheed Martin" inizia a prendere il controllo delle divisioni informatiche del Governo americano, occupandosi dei sistemi computerizzati e di una cospicua fetta della elaborazione dei dati [89]. In gran parte sotto gli occhi dell'opinione pubblica, l'azienda si spinge così oltre che, nel 2004, il "New York Times" scrive: "La Lockheed Martin non governa gli Stati Uniti. Ma contribuisce a gestirne una parte straordinariamente grande [...]. Organizza la vostra posta e computa le vostre tasse. Firma gli assegni della sicurezza sociale e gestisce il censimento degli Stati Uniti. Organizza i voli spaziali e monitora il traffico aereo. Per fare tutto ciò, la Lockheed scrive più codice informatico della Microsoft" [90].
Un team di marito e moglie molto potente. Mentre Cheney spinge la "Halliburton" a prendere il controllo dell'infrastruttura bellica all'estero, Lynne aiuta la "Lockheed Martin" a controllare la gestione ordinaria del Governo in patria.

"Per la mente che vede con chiarezza non c'è necessità di scelta, c'è azione."
Jiddu Kirshnamurti


L'8 Marzo 2003, due settimane prima dell'inizio dei conflitti, la "Kellogg Brown and Root" ha ottenuto dall'esercito americano un contratto del valore di 490 milioni di dollari, inerenti alla ristrutturazione dei pozzi petroliferi alla fine della guerra [26]. "E questo è solo l'inizio. Con questa guerra, Halliburton si sta guadagnando il pane in maniera idiota e vergognosa.", ha affermato Pratap Chatterjee, dell'organizzazione "Corpwatch". "Oltre alle prime misure di emergenza, la continua manutenzione dell'industria petrolifera irachena potrebbe arrivare a costare 1,5 miliardi di dollari." [25]. Dalla fine del 2001 all'inizio di Aprile, la compagnia, secondo dati ufficiali, ha ricevuto dal Pentagono appalti per un valore di almeno 830 milioni di dollari: dalla costruzione e gestione di tendopoli ed insediamenti temporanei per i soldati americani in Afghanistan, Turchia, Kuwait, Georgia, Uzbekistan, Giordania e Gibuti, fino a un affare di 323 milioni di dollari per la costruzione e la gestione di una prigione destinata ad ospitare centinaia di detenuti sospettati di terrorismo nella baia di Guantanamo.

Nel Kuwait, dall'estate del 2002, almeno 1800 dipendenti della "Kellogg Brown and Root" sono occupati ad organizzare per le forze di occupazione americane recinti di filo spinato, alloggi, servizi di lavanderia, bar, fast food, campi di pallavolo ed altre amenità del genere. Alla base c'è il contratto di dieci anni, valido in tutto il Mondo, di nome "LOGCAP".
Ma non è tutto: Dick Cheney percepisce una pensione di circa un milione di dollari all'anno, elargita dal suo ex datore di lavoro. Nel suo Ministero si avvicendano anche numerosi nomi di punta dell'azienda e viceversa. "Halliburton è un modello di nepotismo di prima grandezza, al cui interno vige il principio 'una mano lava l'altra'.", afferma Pratap Chatterjee [25].
In Iraq, dopo la guerra, "Halliburton" è diventata uno dei nomi di punta per quanto riguarda l'esplorazione, l'estrazione e la manutenzione dei giacimenti petroliferi; è con la guerra in Iraq che il gigante del petrolio realizza il colpo grosso. Il Direttore Generale di "Halliburton", David Lesar, nel rapporto annuale del 2004 della Società con sede a Houston, Texas, scrive che il complesso petrolifero, nonostante molte difficoltà, è messo meglio che mai: "Mi piace ciò che vedo dalla mia scrivania.".
La "Halliburton", infatti, è riuscita a mettere in porto contratti per 7,1 miliardi di dollari, di cui 1,9 miliardi per il progetto "Restore Iraqi Oil" ("RIO"), appaltato ad "Halliburton" senza alcun concorso, evento che avrebbe fatto accusare la stessa azienda di corruzione e, successivamente, di una serie di imputazioni come quella di aver presentato all'esercito statunitense in Iraq conti esorbitanti per i rifornimenti; i pagamenti per razioni alimentari mai arrivate sul piatto dei soldati sarebbero finiti direttamente al Pentagono e la benzina ed il diesel per le truppe motorizzate sarebbero state importate dal Kuwait e maggiorate nel prezzo [36]. Senza dimenticare che "la Halliburton, attraverso le affiliate europee, vendeva componenti di ricambio all'industria petrolifera irachena, nonostante le sanzioni dell'ONU." [38]. Il giornalista Dan Briody, da anni attivo in ricerche sul complesso militare-industriale statunitense, evidenzia le continue contraddizioni nel comportamento di Dick Cheney, il quale "ha comandato la guerra contro l'Iraq come Ministro della Difesa, poi, come Direttore Generale della Halliburton, ha sostenuto la ricostruzione dell'industria petrolifera irachena per poi, come Vicepresidente americano, tornare all'attacco dell'Iraq. Il grado di cattiveria di Saddam Hussein dipende, evidentemente, dal lato del continuum economia-governo in cui ci si trovi in quel momento." [37].

Il 7 Ottobre 2001 George Bush decide di spedire i suoi soldati in guerra contro Osama Bin Laden ed i suoi alleati, i talebani.
Il Presidente degli Stati Uniti d'America si fa vedere trenta minuti dopo l'inizio dei primi attacchi aerei sull'Afghanistan dalla "Treaty Room" della Casa Bianca e promette: "Non falliremo. La pace e la libertà saranno vincitrici.". L'operazione "Enduring Freedom" (Libertà Duratura) ha inizio 26 giorni dopo l'11 Settembre 2001 e vede gli Stati Uniti lavorare a stretto contatto con le truppe dell'"Alleanza del Nord", gli avversari afgani dei talebani.

Nei mesi seguenti, l'attenzione dei principali mass media inizia a focalizzarsi sull'Afghanistan e sullo strano regime dei talebani che, fino a quel momento, avevano governato il Paese. Iniziano quindi a venire alla luce alcuni affari relativi al petrolio che iniziano a causare non poco imbarazzo alla "Unocal", compagnia petrolifera californiana con sede a Sugarland, in Texas, paese di nascita del Presidente George Walker Bush [32]. Il 14 Settembre la "Unocal", messa alle strette, si vede costretta a diffondere un comunicato stampa dal titolo: "La presa di posizione dell'Unocal: la società non appoggia in nessun modo i talebani." [28].
Emergono alcuni retroscena riguardanti la Compagnia che, a metà del anni Novanta, si trova ad affrontare una forte crisi di identità. Nel 1994 la "Unocal" aveva perso 153 milioni di dollari e doveva trovare il modo di rientrare in attivo; il direttore dell'azienda decide, dunque, di giocare il tutto per tutto ed annuncia che la "Unocal" sarebbe diventata, in breve tempo, "La più grande azienda per le risorse energetiche del Mondo.".
La chiave per raggiungere questo imponente ed ambizioso traguardo era recarsi là dove nessuno osava mettere piede, "l'Afghanistan era il luogo giusto", scrive Steve Coll, giornalista del "Washington Post" nel suo libro sulla guerra in Afghanistan "Ghosts Wars" [29], per il quale, nel 2005, vince il premio Pulitzer. Si trattava di un'idea piuttosto ardita: il trono del presidente turkmeno Saparmurat Niyazov si trovava sopra un vero e proprio mare di petrolio, 32 miliardi di barili, e su enormi giacimenti di gas.
Egli non voleva utilizzare la rete di oleodotti russi, perché riteneva che non fosse possibile fare buoni affari con Mosca; un oleodotto che passasse per l'Iran non era pensabile, perché un simile progetto non avrebbe trovato l'approvazione americana. Al contrario, il progetto di un oleodotto che trasportasse petrolio e gas dall'Asia centrale senza attraversare i territori russi ed iraniani avrebbe trovato l'appoggio di Bill Clinton [32].
"La politica statunitense doveva affrettarsi ad appoggiare l'estrazione di riserve energetiche del Caspio [...]. Ci siamo mossi in questa direzione in particolare per accelerare il processo di indipendenza di queste regioni e per rompere il monopolio russo sul trasporto di greggio dalla Regione, ma anche per garantire all'Occidente, attraverso la diversificazione, un approvvigionamento energetico sicuro", dichiarò Sheila Heslin, esperta del settore energetico del "National Security Council" (Consiglio di Sicurezza Nazionale) della Casa Bianca [30].
La "Unocal" propone due itinerari, avrebbe trasportato petrolio e gas dai giacimenti del Turkmenistan sud-orientale al Pakistan, passando per l'Afghanistan occidentale e meridionale, facendo nascere, così, il consorzio "CentGas". I soci del nuovo gruppo firmano ad Ashgabat un contratto preliminare con Saparmurat Niyazov, che prevede la costruzione di un oleodotto per il petrolio e di uno destinato al gas, per un costo pianificato di 8 miliardi di dollari.

Nel 1995 Niyazov si reca a New York in occasione dell'anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, per partecipare ai festeggiamenti nel quartiere generale dell'ONU, sull'East River, a Manhattan. Niyazov ritiene che la "Unocal" debba pubblicizzare l'oleodotto "CentGas" ed i suoi desideri sono esauditi da Henry Kissinger, il quale, in una sala per banchetti affittata per l'occasione, nel suo discorso, pone l'accento sul progetto "CentGas", "il trionfo della speranza sull'esperienza.".
I rapporti tra il Governo statunitense e Saparmurat Niyazov si fanno sempre più saldi, quindi la "Unocal" non si preoccupa più di tanto quando, nel 1998, i talebani prendono Kabul divenendo la forza dominante del Paese.
Secondo Richard Keller, direttore dell'"Unocal Pakistan Ltd.", la conquista di Kabul da parte dei talebani è da considerarsi, addirittura uno "sviluppo positivo." [32].

Uno dei primi passi di George Walker Bush da Presidente degli Stati Uniti d'America è incaricare il Vice Presidente Dick Cheney di redigere un piano d'azione per la politica energetica; piano pronto nel Maggio del 2001.
La relazione al Presidente, nella quale è evidenziata una grave crisi energetica, contiene anche un avviso: "Entro i prossimi vent'anni l'America sarà costretta a importare i due terzi del suo fabbisogno di greggio: di conseguenza si entrerà in una fase di forte dipendenza da potenze straniere, che non avranno necessariamente in testa gli interessi americani." [33].
Il rapporto accenna anche alcuni suggerimenti rispetto alla direzione da prendere e, nell'ottavo capitolo, la Casa Bianca viene invitata "nel campo della politica estera e dei rapporti commerciali con l'estero, a dare priorità alla sicurezza nell'approvvigionamento energetico" e ad incoraggiare gli Stati come quelli del Golfo ad aprire i propri settori energetici ad "investimenti privati". Nel rapporto alla Casa Bianca l'Iraq non viene mai menzionato, ma in un discorso tenuto a Nashville, Tennessee, il Vicepresidente degli Stati Uniti d'America, nonché, è bene ricordarlo, ex Direttore della "Halliburton", Dick Cheney, parla apertamente dell'Iraq e di Saddam Hussein, sottolineando in particolare il pericolo che quest'ultimo possa aspirare nuovamente ad una posizione di egemonia nel golfo e dunque abbia l'ambizione di "prendere sotto il proprio controllo buona parte delle riserve energetiche mondiali" [34].

La rivista "The New Yorker" è una delle poche a sottolineare un fatto interessante ma, stranamente, passato inosservato: "Il discorso di Cheney è stata una delle ultime occasioni nel corso della quale un membro dell'Amministrazione Bush ha ammesso un legame tra politica energetica e politica di sicurezza. In seguito le dichiarazioni si sono accordate a quella del Ministro della Difesa Donald Rumsfeld, secondo cui la decisione di far capitolare Saddam non 'aveva nulla a che vedere con il petrolio, assolutamente nulla'." [35].

Ma se non il petrolio, quali sono state allora le ragioni di questa guerra? Le argomentazioni americane sostengono prima l'importanza del disarmo di Saddam Hussein e dell'annientamento del suo arsenale di armi per la distruzione di massa, per passare poi alla necessità di un cambiamento di regime, quando appare evidente che nel Paese non c'è traccia di un simile armamento. In seguito, l'attenzione dell'opinione pubblica viene dirottata in quella che, con l'emanazione di provvedimenti che calpestano di fatto tutti i principi base del diritto internazionale e della libertà individuale, quali lo "USA Patriot Act", a tutti gli effetti diviene una vera e propria "guerra al terrore".

Prima della Guerra, all'interno dell'Amministrazione americana si combatte un'altra guerra, la "War behind Closed Doors" [39], la "guerra di gabinetto".
All'interno dell'Amministrazione conservatrice di George Walker Bush, tre scuole di pensiero litigano tra loro. L'allora Vice Ministro della Difesa Paul Wolfowitz ed i neo-conservatori ritengono che l'America sarebbe stata al sicuro solo quando il resto del mondo fosse diventato uguale a lei. L'apertura dei mercati di questo resto del mondo alle merci americane e la possibilità di sfruttare le materie prime locali da parte di società americane è un piacevole beneficio collaterale di questa strategia. Questo gruppo, dunque, promuove l'invio in Iraq di un potente esercito a cui sarebbero seguiti generosi programmi di ricostruzione, secondo l'esempio del "Piano Marshall".
Gli assertive nationalists, ovvero i "nazionalisti dichiarati", come il Ministro della Difesa Donald Rumsfeld ed il Vice Presidente Dick Cheney, non condividono questa visione ambiziosa e dispendiosa dal punto di vista economico: per servire al meglio gli interessi della sicurezza americana era necessario eliminare i potenziali fattori di pericolo. Per i nazionalisti dichiarati l'obiettivo di un intervento americano in Iraq non è tanto la creazione di un paradiso democratico, l'interesse di questo gruppo per un processo di democratizzazione in Iraq dopo la terza Guerra del Golfo era altrettanto scarso di quello di democratizzazione del Kuwait dopo la seconda Guerra del Golfo [40]. A Cheney, Rumsfeld e compagnia stavano a cuore soprattutto i vantaggi immediati che l'America avrebbe potuto ricavare da una guerra in Iraq: la creazione di importanti basi militari nella Regione, dalle quali, nel peggiore dei casi, intervenire nei paesi ricchi di petrolio quali Arabia Saudita e Kuwait e la possibilità di minacciare l'Iran, dove il petrolio è altrettanto abbondante.
Il terzo grupo è quello degli "internazionalisti", "nazionalisti realisti", "realisti conservatori" o come si voglia chiamare gente come Colin Powell o Condoleezza Rice, secondo cui l'impiego della violenza è giustificato solo di fronte ad una monaccia diretta degli interessi americani. Questo gruppo vuole dare al mondo intero una giustificazione morale della guerra, aspirando ad una legittimazione internazionale. Ecco spiegate anche le ragioni dell'entrata in scena di Powell davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU il 5 Febbraio 2003.

La guerra dietro le porte del gabinetto è vinta, come noto, dall'alleanza tra neocons e nazionalisti dichiarati: hanno inizio i bombardamenti e l'invasione dell'Iraq.

"Gli unici libri che ci influenzano sono quelli per i quali siamo pronti e che sono andati leggermente oltre nel nostro particolare cammino."
Edward Morgan Foster


Karl Marx, dopo il colpo di Stato del nipote di Napoleone Bonaparte del 1851, nota, in relazione con il golpe di Napoleone del 1799, che tutti i grandi avvenimenti della storia "avvengono, per così dire, due volte [...]. La prima come tragedia, la seconda come farsa." [41]. Per quanto ci riguarda, siamo arrivati al tempo della farsa, "il disarmo dell'Iraq", la "liberazione del popolo iracheno" e la "difesa del mondo contro un serio pericolo", come tiene a sottolineare in televisione il presidente Bush poco dopo l'inizio della guerra.
Thomas Kleine-Brockhoff, corrispondente di "Die Zeit" a Washington, dichiara che, sebbene inizialmente fossero divisi sul da farsi, "rispetto alla questione del dopoguerra sono tutti uniti, né i neocons, né gli assertive nationalists e nemmeno gli 'internazionalisti' credono alla tesi del Nation Building." [42].

L'esercito americano piazza un paio di carri armati M-1-Abrams di fronte al palazzone di cemento di 10 piani sede del Ministero del petrolio, che si trova un paio di chilometri fuori dal centro di Baghdad. L'Air Force statunitense evita opportunamente di bombardare l'edificio, come era avvenuto con il Ministero della Pianificazione ed ai soldati è dato ordine di evitare i saccheggi, autorizzati, invece, negli ospedali, nei musei e nella biblioteca nazionale. L'edificio racchiude infatti la chiave del principale tesoro della nazione: mappe dei giacimenti petroliferi, dati sugli oleodotti, contratti. Dopo la Guerra, come nel 1991, gli americani sperano di poter finanziare il conflitto utilizzando i proventi iracheni dal petrolio. Le società americane "Halliburton", la sua consociata "Kellogg Brown and Root", la "Bechtel" e tutte le altre, ottengono gli appalti, l'Iraq paga [43].
Come disse anni fa il Generale William Looney, a capo delle forze anglo americane che volano sopra l'Iraq quasi tutti i giorni: "Se accendono i loro radar noi faremo saltare in aria i loro fottuti missili. Lo sanno che possediamo il loro paese e il loro spazio aereo... Siamo noi che dettiamo il loro modo di vivere e di parlare, e questo è ciò che al momento c'è di grandioso parlando dell'America. E' una cosa buona, specialmente visto che lì c'è un sacco di petrolio di cui abbiamo bisogno." [44].

Se ci fosse qualche motivo per essere sospettosi delle vere intenzioni della Casa Bianca in merito all'Iraq, certamente il fatto che il vicepresidente Cheney abbia tenuto segreti incontri di governo a porte chiuse con i leader dell'industria energetica dovrebbe almeno far sollevare il sopracciglio a qualche appartenente al mondo dei media: perché quei meeting sono avvenuti immediatamente dopo aver ricevuto il suo incarico; sono stati fatti allo scopo di progettare le future iniziative dell'America nel campo dell'energia. E poi, nonostante i continui sforzi dei membri del Congresso di rendere pubblici quegli atti, Cheney si è sempre rifiutato di rilasciare i verbali delle discussioni, oltre ai nomi dei partecipanti e delle società [13].

Dopo l'11 Settembre 2001, sono in molti i "teorici del complotto" che arrivano a supporre che la guerra in Afghanistan si tratti di un'operazione di tipo "false flag", pianificata dallo stesso Governo statunitense ben prima dell'11 Settembre 2001, che trova nella realizzazione dell'oleodotto uno dei motivi principali per la realizzazione di un auto-attentato di simili proporzioni. Il libro uscito in Francia il 14 Novembre 2001, due mesi dopo gli attentati, intitolato "Ben Laden: La vérité interdite" [31], suscita, con simili sospetti, l'interesse del pubblico.

Note e fonti:
[1] Di Marco Pizzuti, tratto da www.altrainformazione.it
[2] "Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush", di Giancarlo Radice, Corriere Della Sera, tratto da www.disinformazione.com
[12] Bush firma il bilancio della difesa per la guerra quasi 500 miliardi, tratto da "La Repubblica" del 24 novembre 2003
[13] "Operazione oro nero", di Jeremy Rifkin - tratto da www.disinformazione.it del 14/11/2002
[25] "Von Boston bis Bagdad", in "Brand Eins", Marzo 2003
[26] Tratto da www.derstandard.at
[27] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 264, 265
[28] Comunicato stampa disponibile sul sito della Compagnia www.unocal.com
[29] "Ghosts Wars - The Secret History of the CIA, Afghanistan and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September, 10, 2001", di Steve Coll, Editore Penguin Books
[30] "Talebani. Islam, petrolio e il grande scontro in Asia centrale", di Ahmed Rashid, Editore Feltrinelli
[31] "Ben Laden: La vérité interdite", di Jean-Charles Brisard e Guillaume Dasquié, Editore Denoel
[32] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 82-85
[33] "National Energy Policy - Report of the National Energy Policy Development Group", testo integrale disponibile sul sito www.whitehouse.gov
[34] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 91
[35] "Beneath the Sand - Can a Shattered Country Be Rebuilt With Oil?", "The New Yorker", 14 Luglio 2003, di John Cassidy, disponibile online all'indirizzo www.newyorker.com
[36] "Houston, we still have a Problem - An Alternative Annual Report on Halliburton", Corpwatch, Maggio 2005, tratto da www.halliburton.org e www.warprofiteers.com
[37] "The Halliburton Agenda - The Politics of Oil and Money", di Dan Briody, Hoboken, New Jersey, Wiley and Sons, 2003
[38] "Cheney Led Halliburton to Feast at Federal Trough", Royce, Knut e Nathaniel Heller, Public i (Center for Public Integrity), 2 Agosto 2000
[39] "The War behind Closed Doors. The People, the Clashes - and Ultimately the Grand Strategy behind George W. Bush's Determination to Go to War with Iraq", PBS, tratto da www.pbs.org
[40] Le donne del Kuwait ottengono il diritto al voto. Con 14 anni di ritardo dalla fine della Guerra del Golfo del 1991, le donne dell'emirato hanno ottenuto il 16 Maggio 2005 il diritto al voto
[41] "Il diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte", di Karl Marx, in Karl Marx - Friedrich Engels, "Opere complete", volume 1, Roma, Editori Riuniti, 1991, 105
[42] Intervista telefonica di Thomas Seifert a Thomas Kleine-Brockhoff, 24 Maggio 2005
[43] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 86-89
[44] "Guerra al terrorismo, l'ultima menzogna della propaganda", di William Blum, scritto per "Tutto quello che sai è falso 2 - Secondo manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, 20
[45] www.skolnicksreport.com, www.whatreallyhappened.com, www.whatreallyhappened.com, www.rense.com, www.skolnicksreport.com, www.the1phoenix.net
[46] "Il rapporto della Commissione sull'11 Settembre", di David Ray Griffin, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 93-116
[47] Commissione nazionale sugli attacchi terroristici agli Stati Uniti, "Rapporto della Commissione sull'11 Settembre", Luglio 2004, p. 172 e capitolo 5, nota 130, http://govinfo.library.unt.edu
[48] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre dal titolo "Rapportosulle operazioni in Borsa", preparato da Doug Greenburg, 18 Agosto 2003, http://media.nara.gov
[49] Dave Carpenter, "Exchange examines odd jumps: Before attack: Many put options of hijacked planes' parent companies purchased", "The Associated Press", 18 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net
[50] "BBC News", "Bin Laden 'share gains' probe", 18 Settembre 2001, http://news.bbc.co.uk
[51] Tom Bogdanowicz e Brooks Jackson, "Probes into 'suspicious' trading", CNN, 24 Settembre 2001, http://archive.org (il link non è disponibile, N.d.N.)
[52] James Doran, "Insider Trading Apparently Based on Foreknowledge of 9/11 Attacks", "The Times", 18 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net (il link non è disponibile, N.d.N.)
[53] David Brancaccio, "Marketplace Public Radio": News Archives, 17 Ottobre 2001, http://marketplace.publicradio.org (il link non è disponibile, ma la fonte è citata anche sul sito www.globalresearch.ca, N.d.N.)
[54] Paul Thompson e The Center for Cooperative Research, "Terror Timeline: Year by Year, Day by Day, Minute by Minute: A Comprehensive Chronicle of the Road to 9/11 - and America's Response", Harper Collins, 2004. Si trova anche in "History Commons", "Complete 9/11 Timeline, Insider Trading and Other Foreknowledge": www.historycommons.org
[55] "Associated Press", "EU Searches for Suspicious Trading", 22 Settembre 2001, www.foxnews.com
[56] "World News Tonight", 20 Settembre 2001
[57] Erin E. Arvedlund, "Follow TheMoney: Terrorist Conspirators Could Have Profited More From Fall Of Entire Market Than Single Stocks", Barron's (Dow Jonesand Company), 6 Ottobre 2001
[58] Ibidem
[59] Michael C. Ruppert,"Crossing the Rubicon: the decline of the American empire at the end of the age of oil", "New Society Publishers", 2004
[60] Kyle F. Hence, "Massive pre-attack 'insider trading' offer authorities hottest trail to accomplices", Center for Research on Globalisation (CRG), 21 Aprile 2002, http://globalresearch.ca
[61] Grant Ringshaw, "Profits of doom", "The Telegraph", 23 Settembre 2001, http://911research.wtc7.net
[62] Christian Berthelsen e Scott Winokur, "Suspicious profits sit uncollected: Airline investors seem to be lying low", "San Francisco Chronicle", 29 Settembre 2001, www.sfgate.com
[63] Lewis Paul Bremer III su "Washington, DC, NBC4 TV", 11 Settembre 2001, Vehmgericht http://vehme.blogspot.com
[64] Charles Gasparino e Gregory Zuckerman, "Treasury Bonds Enter Purview of U.S. Inquiry Into Attack Gains", "The Wall Street Journal", 2 Ottobre 2001, http://s3.amazonaws.com
[65] Christian Berthelsen e Scott Winokur
[66] "Former German Cabinet Minister Attacks Official Brainwashing On September 11 Issue Points ot 'Mad Dog' Zbig and Huntington", "Tagesspiegel", 13 Gennaio 2002, www.ratical.org
[67] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre
[68] Il memorandum della Commissione sull'11 Settembre che riassume le inchieste dell'FBI parla degli operatori coinvolti nell'acquisto "Stratesec". Dai riferimenti nel documento possiamo ricavare che i due avevano lo stesso cognome ed avevano una relazione di parentela. Questo corrisponde alla descrizione di Wirt e Sally Walker, noti per essere azionisti di "Stratesec". Inoltre, uno dei due (Wirt) era Direttore della società, Direttore di una public company in Oklahoma ("Aviation General"), e Presidente di una societànd'investimenti a Washington, DC ("Kuwam Corp")
[69] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre
[70] Mansoor Ijaz/Sudan, Sourcewatch, www.sourcewatch.org
[71] "History Commons", "Complete 911 Timeline", "Bin Laden Family", www.historycommons.org
[72] Kevin R. Ryan, "The History of Wirt Dexter Walker: Russell and Co, the CIA and 9/11", 911blogger.com, 3 Settembre 2010, http://911blogger.com
[73] Michael Moran, "Bin Laden comes home to roost: His CIA ties are only the beginning of a woeful story", "MSNBC", 24 Agosto 1998, www.msnbc.msn.com
[74] Alex Berenson, "U.S. Suggests, Without Proof, Stock Adviser Knew of 9/11", "The New York Times", 25 Maggio 2002, http://query.nytimes.com
[75] "History Commons", "Complete 911 Timeline", "Saudi American Bank", www.historycommons.org
[76] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre
[77] Ibidem
[78] Erik Kirschbaum, "German Firm Probes Final World Trade Center Deals", "Reuters", 16 Dicembre 2001, http://911research.wtc7.net
[79] Allen M. Poteshman, "Unusual Option Market Activity and the Terrorist Attacks of September 11, 2001", "The Journal of Business", 2006, vol. 79, n. 4, www.journals.uchicago.edu
[80] Marc Chensey et al., "Detecting Informed Trading Activities in the Options Markets", "Social Sciences Research Network", 13 Gennaio 2010
[81] Wing-Keung Wong et al., "Was there Abnormal Trading in the S&P 500 Index Options Prior to the September 11 Attacks?", "Social Science Research Network", 15 Aprile 2010
[82] Cassell Bryan-Low, "Cheney Cashed in Halliburton Options Worth $35 Million", "Wall Street Journal", 20 Settembre 2000
[83] Ken Herman, "Cheneys Earn $88 Million to Bushes, $735.000", "Austin American-Statesman", 15 Aprile 2006; "Investor Relations", "Historical Price Lookup", www.halliburton.com
[84] "Blood Money: Wasted Billions, Lost Lives and Corporate Greed in Iraq", di T. Christian Miller, Little, Brown and Company Editore, 77-79
[85] "Shock Economy - L'ascesa del capitalismo dei disastri", di Naomi Klein, Rizzoli Editore, 332
[86] "Bush Agenda: Invading the World, One Economy at a Time", di Antonia Juhasz, Regan Books, New York 2006, 120
[87] Jonathan D. Salant, "Cheney: I'll Forfait Options", "Associated Press", 1 Settembre 2000
[88] "Lynne Cheney Resings from Lockheed Martin Board", "Dow Jones News Service", 5 Gennaio 2001
[89] "Shock Economy - L'ascesa del capitalismo dei disastri", di Naomi Klein, Rizzoli Editore, 334
[90] Tim Weiner, "Lockheed and the Future of Warfare", "New York Times", 28 Novembre 2004. Nota a piè di pagina: "City Looks at County's Outsurcing as Blueprint", di Jeff Mcdonald, "San Diego Union-Tribune", 23 Luglio 2006

11 Settembre 2001
Angeli e Demoni!!

Per la realizzazione del post, si ringrazia Alessandro Lattanzio ed il meraviglioso sito Aurora

"La cosa più importante, per noi, è trovare Osama Bin Laden. E' la nostra priorità numero uno e non ci daremo pace finché non lo troveremo."
George Walker Bush, Presidente degli Stati Uniti d'America, 13 Novembre 2001


"Io non so dove sia Osama Bin Laden e, davvero, non mi importa. Non è così importante. Non è la nostra priorità."
George Walker Bush, Presidente degli Stati Uniti d'America, 13 Marzo 2003


Nel 1932, sotto l'egidia del Re Abd al-'Aziz ibn 'Abd al-Rahman al-Faisal al-Sa'ud (conosciuto in Occidente come Abdulaziz ibn Saud), nasce il nuovo Regno di Arabia Saudita.
L'agente di commercio che rifornisce Abdulaziz di auto "Ford" e radio "Marconi", e che si infiltra sempre più nella sua corte, avvicinando il Re ad usanze occidentali, è Harry St. John Bridger Philby [7]. Laureato con lode in lingue moderne nell'università di Cambridge, entrato nella pubblica amministrazione indiana ed, in seguito, trasferitosi in Iraq, decide ben presto di abbandonare la burocrazia britannica a causa di una sempre maggiore opposizione al Governo inglese [8].

Forse proprio lo scetticismo dimostrato nei confronti del Governo inglese - durante la Seconda guerra mondiale è arrestato perché accusato di fiancheggiare e promuovere la causa della Germania nazista - spinge il Re a scegliere Philby come consigliere personale per le trattative con europei ed americani; spetta a lui il compito di gestire i cruciali negoziati riguardanti le concessioni minerarie e petrolifere del Regno negli anni Trenta [9].
Nel 1933, la società petrolifera americana "Standard Oil Company of California" ("SOCAL", in seguito divenuta "Chevron"), ha l'idea di iscrivere Philby sul suo libro paga; il successivo contratto petrolifero per cui fa da mediatore, garantisce non solo contanti nelle sue tasche [10], ma una fonte di introiti anche per il Re, da tempo indebitato con lo stesso Philby a cui deve pagare automobili e radio [11].

Per gestire i diritti petroliferi ottenuti dalla "SOCAL", vede la luce un consorzio, fondato anch'esso nel 1933 da alcune compagnie petrolifere americane, chiamato "Arabian American Oil Company" ("Aramco") che, ad oggi, risulta essere la più grande compagnia estrattiva del pianeta. Nel 1936, la "Aramco" è amministrata come join venture da "SOCAL" e "Texaco" (poi divenuta "Chevron-Texaco" ed, infine, "Chevron"), alle quali si aggiungono, nel 1948, "Standard Oil" e "Socony Vacuum Oil" (divenute entrambe "ExxonMobil"). La casa reale saudita, entra a far parte del consorzio nel 1973, con una quota del 25 %, cui fa seguito la completa nazionalizzazione della società solamente nel 1980 [12]; fino a quel momento, "Aramco", di fatto controllata dagli Stati Uniti, costituisce uno Stato dentro lo Stato [13]. Secondo l'autore pachistano Tariq Ali, la stessa Arabia Saudita non sarebbe altro che "uno Stato inventato dal consorzio statunitense Aramco per la difesa dei propri interessi" [14] in una terra che, dal 17 Settembre del 1928, con l'accordo firmato nel castello di Achnacarry, in Scozia, era divenuta ufficialmente di proprietà di un cartello che si guadagnò il soprannome di "Seven Sister" ("Sette Sorelle"), dal numero di società che ne facevano parte: "Standard Oil of New Jersey" ("Esso"), "Standard Oil of New York" ("Mobile"), "Gulf Oil", "Texaco", "Standard Oil of California" ("Chevron"), "Royal Dutch Shell" e "British Petroleum" ("BP"). Con quello storico trattato, i magnati del petrolio americani ed inglesi, si trovano d'accordo sulla necessità di mettere per iscritto la divisione del mondo definita in quel momento, di stabilire un prezzo del petrolio vincolante per tutti e di porre fine alle rovinose lotte per la concorrenza e per il prezzo del greggio [15].

Tra i centinaia di arabi che decidono di prestare il proprio servizio alle dipendenze della "Aramco", è meritevole di particolare interesse un certo Mohamed Bin Laden, muratore talmente bravo da riuscire, in breve tempo, ad emanciparsi dal consorzio, mettendosi in proprio nel 1935 [16].
La sua bravura e gli agganci con la famiglia reale, fanno sì che Mohamed Bin Laden diventi ben presto uno dei costruttori più in voga nel Regno, al punto che la stessa "Aramco" ed altre aziende statunitensi presenti sul suolo arabo, come la "Bechtel Corporation", decidono di affidargli appalti, al pari del Re Abdulaziz. Quando il suo grande amico hadramita Salem Bin Mahfouz, nel 1953, fonda la "National Commercial Bank", assumendone la carica di Chief Operating Officer, Mohamed Bin Laden ha la possibilità di attingere anche a risorse finanziarie al di fuori del Governo saudita, denaro con cui riesce ad incrementare il proprio potere nel Regno, arrivando ad acquisire interi impianti di aziende straniere, come la britannica "Thomas Ward", rilevata con un versamento di 328.000 sterline versate in contanti [17].

"E' in ciò che non si dice che risiede la menzogna."
John Steinbeck


Con Salem, figlio di Mohamed, i rapporti tra gli Stati Uniti e la famiglia Bin Laden si fanno sempre più fitti. James R. Bath, socio d'affari di Salem a Houston, ex pilota di caccia per l'Air Force ed, in seguito, arruolato nella Guardia nazionale dell'aeronautica texana in qualità di pilota riservista, nel 1970, diviene amico e compagno di sbronze di George W. Bush, anch'egli pilota presso la Guardia nazionale dell'aeronautica texana.
Verso la metà degli anni Settanta, proprio grazie a Bush, Bath inizia a frequentare un certo numero di persone importanti della politica texana, come George H. W. Bush (padre di George W. Bush), che diviene Direttore della CIA nel 1976; Lan Bentsen, in seguito candidato alla VicePresidenza della "Lloyd Bentsen"; e James A. Baker, Avvocato di Houston, in seguito Segretario di Stato [18], nonché socio di Robert Jordan, colui che aiutò Bush a farsi beffe della "Securities and Exchange Commission" ("SEC" - l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori e che annovera, tra gli ex Presidenti, Arthur Levitt, anch'egli membro del "Carlyle Group") e che, quando Gerge W. Bush divenne Presidente, venne nominato Ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita [19].
E' bene ricordare che Bush, in più occasioni, ricorda Bath come "una persona molto divertente", anche se, in seguito, le continue domande sui loro rapporti rendono l'argomento sempre meno appetibile [20].
"Perché Bush non voleva che la stampa e l'opinione pubblica vedessero il nome di Bath sul suo stato di servizio?". Questa è una delle domande che si pone il regista Michael Moore nel film-documentario "Fahrenheit 9/11", che poi prosegue: "forse temeva che gli americani venissero a sapere che, per un certo periodo, James R. Bath aveva gestito gli interessi economici dei Bin Laden in Texas. Bush e Bath avevano fatto amicizia all'epoca in cui prestavano entrambi servizio nell'aeronautica della guardia nazionale. Dopo il congedo, quando Bush padre era capo della CIA, Bath mise in piedi una società di servizi aerei, subito dopo aver venduto un aeroplano a un certo Salem Bin Laden, erede del secondo patrimonio saudita in ordine di grandezza, il 'Saudi Binladin Group'. [...] Dopo l’11 Settembre, questa amicizia era diventata motivo di imbarazzo istituzionale, punto che era meglio non fare domande impertinenti." [18].

Nel 1975, Salem fonda la "Bin Laden Telecommunications", in compartecipazione con la famiglia di banchieri Bin Mahfouz e con la "Landsowne Ltd." [21]. La scelta del manager cui affidare le sorti della "Bin Laden Telecommunications" ricade su Rupert Armitage, un ex compagno di scuola di Salem ai tempi del "Copford Glebe", che viene nominato Direttore Esecutivo della Compagnia. Sapere che Salem ebbe questa idea folgorante in una notte in cui, ubriaco ed in compagnia di uno dei figli di Lord Carrington, il politico britannico che allora era Segretario degli Esteri nel suo paese, entrò in un night club alla periferia di Roma, gestito da Rupert [22], lascerà stupiti quanto il venire a sapere che, uno dei firmatari del documento intitolato "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century", pubblicato nell'autunno del 2000 da un'organizzazione che si denomina "Project for the New American Century" (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), conosciuta con l'acronimo di PNAC [23], sia un certo Richard Armitage, Vice Segretario di Stato l'11 Settembre 2001; Armitage proprio come Rupert, l'ex compagno di scuola di Salem Bin Laden, l'ex insegnante di musica di Salem Bin Laden e l'ex Direttore Esecutivo di una delle società appartenenti a Salem Bin Laden.

Frances Hunnewell, Michael Pochna e Jan Baily sono i tre finanzieri grazie ai quali, in breve tempo, la famiglia Bin Laden riuscirà a realizzare una moltitudine di partnership, stringendo accordi con la "General Electric", la più grande azienda produttrice ed esportatrice di armi al mondo [24], con la "Caterpillar" e con la "Bell Canada", salvo poi accusare Salem di averli tagliati fuori da una porzione dei guadagni ottenuti e di aver deviato disonestamente gli appalti verso altre aziende legate alla famiglia [25]. Sempre in questi anni, George W. Bush entra nel mondo del lavoro, fondando una sua compagnia petrolifera, la "Arbusto Energy" che vede annoverati, nel Consiglio di Amministrazione, fra gli altri, Salem Bin Mahfouz e James R. Bath. La "Arbusto Energy", anno dopo anno e debito dopo debito, sarà costretta a cambiare spesso nome, divenendo prima "Bush Exploration Oil" ed infine "Harken Energy", pur mantenendo sempre gli stessi uomini di potere e potendo contare su finanziamenti illimitati derivanti dai capitali provenienti dall'Arabia Saudita e dai personaggi legati alla "Bank of Credit and Commerce International" ("BCCI"), quali Mafhouz e Bath, nonché da politici intimi al clan Bush: un nome su tutti, James A. Baker[26].

Nel 1992, la famiglia Bin Laden, con un investimento di quattro milioni di dollari, acquista la "United Press International" ("UPI"), compagnia di telecomunicazioni americana in fallimento [27]. Le voci che circolano sull'acquisto della "United Press International", sembrano evidenziare un forte interesse da parte del Governo saudita, che ha come obiettivo quello di realizzare alternative ad emittenti come "Al Jazeera", ostili o indifferenti all'establishment vigente nel Regno. Non è mai stato chiarito, neanche dai dirigenti della "United Press International", se le famiglie come i Bin Laden abbiano investito per conto proprio o come "soci occulti" del Governo saudita, fatto sta che, Presidente dell'"UPI", è nominato Ahmed Badeeb, ex capo dello staff del Principe Turki e Direttore dei Servizi Segreti sauditi [28].

Per anni i Bin Laden investono negli Stati Uniti, ma è a metà degli anni Novanta che la famiglia inizia ad operare investimenti finanziari più complessi ed articolati; dopo lo scandalo che colpisce la "National Commercial Bank" nella persona di Salem Bin Mahfouz, accusato di aver contribuito al fallimento della "BCCI" [29], accusata, tra l'altro, di varie operazioni segrete illegali tra cui i trasferimenti di denaro e armi relativi alla scandalo "Iran-Contra" [30] e l'armamento ed il finanziamento prestato ai mujaheddin afghani durante la guerra in Afghanistan contro l'Unione Sovietica attraverso il riciclaggio dei proventi del traffico di eroina proveniente dalle terre di confine tra Pakistan ed Afghanistan [31], la famiglia Bin Laden rivolge le proprie attenzioni verso nuovi mercati, in particolare in società collegate all'élite politica di Washington.

"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda."
Horacio Verbitsky


Il "Carlyle Group", società privata di fondi comuni azionari, prende vita nel 1987, quando l'Avvocato David Rubenstein, pochi anni prima Consigliere per la politica interna sotto la presidenza di Jimmy Carter, e Stephen Norris, specialista in fusioni, decidono di realizzare una società che, attraverso la raccolta di denaro da istituzioni o investitori facoltosi, realizzasse utili attraverso compravendite di pacchetti azionari di compagnie private ed altre entità, applicando tariffe di consulenza agli investitori ed orchestrando operazioni proficue.
Nel 1993, a sei anni dalla creazione della società, il "Carlyle Group", che deve il suo nome al prestigioso "Carlyle Hotel" di New York, può contare su un portafoglio di investimenti cresciuto di circa due miliardi di dollari.

Con la prima Amministrazione Bush, grazie a Frank Carlucci, Segretario della Difesa ed ex Direttore della CIA, Rubenstein riesce a far entrare il "Carlyle Group" nell'arena degli appalti della Difesa. Il successo ottenuto da Carlucci nel coinvolgere politici influenti e di primo piano come soci della Compagnia è una folgorazione per Rubenstein, che riesce a sfruttare la loro reputazione e fama per raccogliere investitori, assicurandosi affari vantaggiosi grazie ai loro contatti governativi. Dopo la vittoria di Bill Clinton contro Bush nel 1992, Rubenstein e Norris si recano alla Casa Bianca per incontrare il Segretario di Stato uscente James A. Baker. Con i democratici di nuovo al potere, Baker è pronto a fare soldi: decide così di diventare consulente di una compagnia di fornitura energetica con base a Houston, la "Enron Corporation", e accetta di diventare socio del "Carlyle Group".
Baker gode di un'eccellente reputazione in Medio Oriente, soprattutto nella regione del Golfo Persico, dovuta in gran parte al suo operato durante la Guerra del Golfo. Insieme con altri soci e promotori del "Carlyle Group", si reca in Medio Oriente alla ricerca di fondi da parte di facoltosi investitori arabi. Il suo incarico più importante - insieme a quello di importanti personaggi politici come il Presidente George H. W. Bush e l'ex Primo Ministro britannico John Major - consiste nel coinvolgere le tasche più gonfie d'Arabia in cene e seminari privati, ed impressionarli con gli eccellenti profitti ed i piani di sviluppo del "Carlyle Group". La tattica, a quanto pare, sembra funzionare bene, poiché, tra il 1994 ed il 1996, la Compagnia recupera 1,3 miliardi di dollari per un fondo investimenti chiamato "Carlyle Partners II". Tra i finanziatori figura anche un certo George Soros, il ricchissimo operatore di cambi, che partecipa con 100 milioni di dollari e coinvolge il "California Public Employees' Retirement System", l'ente di pensionamento per i lavoratori californiani che, a sua volta, investe 80 milioni di dollari [32].

E' nel 1995 che, attraverso i loro uffici londinesi, i Bin Laden vengono a conoscenza del "Carlyle Group", ed è in quell'anno che cominciano ad investire nella Compagnia i primi soldi [33]. James A. Baker "li conosceva molto bene" ed era il "politico preferito" dalla famiglia, come ricorda Charles Schwartz, l'avvocato di Houston che tutelava gli interessi dei Bin Laden in Texas [34]. E' Shafiq Bin Laden ad essere nominato come rappresentante della famiglia alle conferenze del "Carlyle Group" per seguire da vicino gli investimenti della Compagnia, ed è proprio questo incarico che, per uno scherzo del destino, lo conduce a Washington lo stesso giorno in cui suo fratello, Osama Bin Laden, secondo il "9/11 Commission Report", decide di attaccare gli Stati Uniti [35].

Il "Carlyle Group" tiene la riunione annuale degli azionisti proprio la mattina dell'11 Settembre e, a fare compagnia a Shafiq Bin Laden, tra gli altri soci, nel lussuoso Hotel "Ritz Carlton" di Washington, quella mattina, ci sono anche James A. Baker, John Major e George H. W. Bush. Il Gruppo, che ha negli investimenti per la Difesa degli Stati Uniti d’America il proprio core business, trova, negli attacchi dell'11 Settembre 2001, un potente alleato che può far balzare alle stelle gli stanziamenti per la Difesa, aumentando esponenzialmente gli introiti del Gruppo e dei suoi soci.
Il "Carlyle Group", l'undicesimo fornitore della Difesa statunitense in ordine di grandezza, detiene il 54% del capitale della "United Defense Industries", la quale vende l'80% dei suoi prodotti al Governo USA, per una stima che, nel 2001, si aggira intorno ai 560 milioni di dollari di fatturato. Data la necessità della guerra al terrorismo, la "United Defense Industries" si vede affidare la fabbricazione del carro armato "Crusader", commessa che permetterà all'azienda, ed al controllante "Carlyle Group", di poter usufruire di stanziamenti per mezzo miliardo di dollari, denaro grazie al quale può acquisire il controllo della svedese "Bofors" e dell'inglese "Qinetiq" [36].
Lo stesso "Carlyle Group" richiede ed ottiene, a sei mesi dagli attentati, il collocamento in borsa della "United Defense", realizzando, in un solo giorno, un guadagno di 237 milioni di dollari [18].

Note e fonti:
[1] "Resistere alla menzogna", di Thierry Meyssan, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 359
[2] "Pentagate", "Réseau Voltaire", di Thierry Meyssan, Information Note 235,236, 27 Settembre 2001, 48
[3] "Wikileaks - Il libro dei fatti che non dovreste sapere", di Ludovica Amici, Editori Riuniti, 160
[4] "New York Times", "Inside the Bunker", di William Safire, 13 Settembre 2001
[5] "Fox News Sunday", 16 Settembre 2001
[6] "Anatomia di un coup d'état- Come le esercitazioni e le manovre del Pentagono sono divenute i canali chiave per gli attacchi segreti del governo l'11 settembre", di Webster Griffin Tarpley, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 302-304
[7] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 44
[8] Cit. "Travels to Arabia During the Reign of King Abdul Aziz", "Conference on the Kingdom of Saudi Arabia", raccolta di atti, di Fadia Saud Al-Saleh, 337-376
[9] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 45
[10] "Storia dell'Arabia Saudita", di Madawi Al-Rasheed, Bompiani, 92
[11] "Inside the Mirage: America's Fragile Partnership With Saudi Arabia", di Thomas W. Lippman, 16
[12] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Newton and Compton, 288
[13] "Aramco zahlt alles", "Die Zeit", 39/2003
[14] "Die Ströme der Bitterkeit", "Le Monde Diplomatique", 12 Ottobre 2001
[15] "A Century of War. Anglo-american Oil Politics and the New world Order", di F. William Engdahl, London, Pluto, 2004
[16] Rapporto americano, 1935: DOS 59 "The Bin Ladin Construction Empire", da Gedda a Washington, 25 Settembre 1967
[17] FO 371/104859, "Jeddah Monthly Economic Report", Febbraio-Aprile 1953
[18] Cit. "The Wall Street Journal", 28 Settembre 1999, che riporta un'intervista del 1990 al "Post" di Houston
[19] "Fahrenheit 9/11", film-documentario, USA 2004, di Michael Moore
[20] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 179
[21] Ivi, 206
[22] Nightclub a Roma, figlio di Lord Carrington: intervista a Rupert Armitage, 19 Settembre 2006
[23] "The Sorrows of Empire", di Chalmers Ashby Johnson, 178
[24] "Uranio impoverito, arma invisibile di distruzione di massa", di Laura Malucelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 160, 161
[25] L'ammontare della porzione del contratto spettante alla Bell Canada è difficile da quantificare con precisione. Pochna e Hunnewell, e documenti della loro causa, suggeriscono che fossero loro dovuti circa 21 milioni di dollari per la loro commissione dell'1,5 per cento nei primi cinque anni, il che situerebbe il valore del contratto intorno a un miliardo e mezzo di dollari. Il valore totale dichiarato del contratto, comprese tutte le vendite di apparecchiature, superava i tre miliardi di dollari. Che ci fossero altri 400 milioni di dollari in contratti edilizi: Surtees, cit., 231; che questi 400 milioni fossero finiti quasi tutti negli interessi di Bin Laden, risulta da interviste a Hunnewell ed a Pochna. Commissione di 500 milioni di dollari per Mohamed Bin Fahd (uno dei figli del principe ereditario): Holden e Johns, cit., 414
[26] "Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush", di Giancarlo Radice, scritto per il Corriere della Sera
[27] Intervista con Tobin Beck, ex Caporedattore della "United Press International", 12 Ottobre 2005
[28] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 407, 408
[29] "BCCI scandal: long legal wrangling over collapsed bank", "The Guardian". "Britain's biggest banking scandal", "BBC News". "National Commercial Bank Of Saudi Arabia", "Los Angeles Times". "COMPANY NEWS; Saudi Banker Is Charged With Fraud in B.C.C.I. Case", "The New York Times". "Saudi bank chief charged with dollars 300m BCCI fraud", "The Independent"
[30] "Iran-Contra: The Cover-Up Begins to Crack", "Time Magazine World"; "BCCI: Il Dirtiest Bank of All", "Time Magazine U.S."
[31] "Sala@m Knowledge"
[32] "Il triangolo di ferro. Casa Bianca e affari sporchi: I segreti del gruppo Carlyle", di Dan Briody, Fusi Orari, 1-89
[33] Ivi, 145
[34] Cit. intervista telefonica con Charles Schwartz, 20 Settembre 2006
[35] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 406, 407
[36] "Bin Laden e Bush due famiglie, stessi affari", tratto da "brianza popolare - Notizie, commenti, proposte dalla Brianza, per la Brianza"

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