.

Medici confermano prima morte umana ufficialmente causata da OGM!!

Tutto ciò nei giorni in cui Il mais 1507, una varietà OGM sviluppata da DuPont e Dow, potrà fare il suo ingresso trionfale nell’Unione Europea grazie all’imminente approvazione da parte della Commissione Europea della nuova legge sugli OGM...

Differenziata: il grosso affare delle amministrazioni locali!!

Aumentare a dismisura la TARSU per mandare poi tutti i rifiuti in discarica...

L'Europa multa l'Italia per inquinamento da arsenico, mercurio e cadmio!!

Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e perfino cianuro nell'acqua destinata alla potabilità...

Charlie Hebdo: uno dei killer era quasi cieco!!

Uno dei due cecchini era quasi orbo, al punto che le autorità francesi gli negarono la patente anche con l'ausilio degli occhiali. Non vedeva una mazza, ma ha dimostrato di essere un tiratore infallibile.

Scandalo Austria: anche le banche europee cominciano a saltare?

Abbiamo riflettuto a sufficienza sulle conseguenze della perdita della sovranità nazionale e della possibilità di emettere moneta?

11 Settembre 2001 e il “fattore B”:
da Bin Laden a Bush, passando per Badeeb... Baker… Bath… Bentsen … Bin Mahfouz... “Bcci”… “Bechtel Inc.”… "Bell Canada"...


"Quando saremo tutti colpevoli, sarà la democrazia."
Albert Camus

La versione del coup d'état data dall'Autore di uno dei primi scritti realizzati per mettere in luce le omissioni e gli errori delle versioni ufficiali riguardanti i fatti dell'11 Settembre 2001, Thierry Meyssan ("L'incredibile menzogna", tradotto in ventisei lingue, salito al primo posto delle vendite in tutti i paesi del bacino mediterraneo, salvo Israele [1]), mi lascia un pò perplesso.
La prima parte del ragionamento di Meyssan mi trova d'accordo, in quanto anche io sono propenso a credere che, per quanto riguarda gli eventi dell'11 Settembre 2001, "Gli attacchi [...] non furono ordinati da un fanatico che credeva di infliggere una punizione divina, ma da un gruppo tuttora presente all'interno dell'apparato di stato americano [...]. Piuttosto che di un coup d'état che mirava a rovesciare le istituzioni in essere, non si trattava forse di un'operazione volta alla conquista del potere da parte di un particolare gruppo occulto che agisce all'interno delle istituzioni?" [2].

Il quotidiano britannico "The Guardian", il 25 Novembre 2009, pubblica la rubrica "Wikileaks publishes 570,000 messages capturing chaos of 9/11", a cura di Ed Pilkington, in cui sono riportati molti degli sms inviati l'11 Settembre 2001, pubblicati dal sito "911.wikileaks.org". Fra i tanti, risulta di particolare importanza quello inviato dai servizi segreti statunitensi alle ore 10.32, che recita: "Anonymous call to Joc reporting angel is target." ("Una chiamata anonima al Joc ha segnalato che l'obiettivo è angel.") [3].
Fonti francesi, russe ed israeliane confermano l'esistenza della telefonata e sostengono che gli interlocutori fossero a conoscenza di una serie di parole in codice top secret, arrivando a dedurre che chi chiamava dovesse essere ad un livello molto elevato all'interno dei servizi segreti e della burocrazia militare.

Il fatto che, a confermare l'indiscrezione apparsa sul "New York Times" [4], siano stati Condoleezza Rice [5], Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ed il sito israeliano "www.debka.com", invece di indurre a pensare che si tratti di telefonate fuorvianti realizzate ad hoc per creare un alibi all'establishment, spingono Therry Meyssan a credere che, la "chiamata dell'angelo", arrivi dagli "sponsor degli attacchi terroristici a New York e Washington. [...] all'incirca dalle dieci del mattino alle otto di sera, gli ufficiali americani capirono che gli attacchi non erano opera di terroristi mediorientali e che facevano parte di un tentato colpo di stato militare da parte di estremisti statunitensi capaci di provocare una guerra nucleare", di "imporre un ultimatum, di forzare la mano al Presidente degli Stati Uniti" [6], di "imporre le proprie politiche al Presidente Bush." [2].

"E' in ciò che non si dice che risiede la menzogna."
John Steinbeck

Nel 1932, sotto l'egidia del Re Abd al-'Aziz ibn 'Abd al-Rahman al-Faisal al-Sa'ud (conosciuto in Occidente come Abdulaziz ibn Saud), nasce il nuovo Regno di Arabia Saudita.
L'agente di commercio che rifornisce Abdulaziz di auto "Ford" e radio "Marconi", e che si infiltra sempre più nella sua corte, avvicinando il Re ad usanze occidentali, è Harry St. John Bridger Philby [7]. Laureato con lode in lingue moderne nell'università di Cambridge, entrato nella pubblica amministrazione indiana ed, in seguito, trasferitosi in Iraq, decide ben presto di abbandonare la burocrazia britannica a causa di una sempre maggiore opposizione al Governo inglese [8].

Forse proprio lo scetticismo dimostrato nei confronti del Governo inglese - durante la Seconda guerra mondiale è arrestato perché accusato di fiancheggiare e promuovere la causa della Germania nazista - spinge il Re a scegliere Philby come consigliere personale per le trattative con europei ed americani; spetta a lui il compito di gestire i cruciali negoziati riguardanti le concessioni minerarie e petrolifere del Regno negli anni Trenta [9].
Nel 1933, la società petrolifera americana "Standard Oil Company of California" ("SOCAL", in seguito divenuta "Chevron"), ha l'idea di iscrivere Philby sul suo libro paga; il successivo contratto petrolifero per cui fa da mediatore, garantisce non solo contanti nelle sue tasche [10], ma una fonte di introiti anche per il Re, da tempo indebitato con lo stesso Philby a cui deve pagare automobili e radio [11].

Per gestire i diritti petroliferi ottenuti dalla "SOCAL", vede la luce un consorzio, fondato anch'esso nel 1933 da alcune compagnie petrolifere americane, chiamato "Arabian American Oil Company" ("Aramco") che, ad oggi, risulta essere la più grande compagnia estrattiva del pianeta. Nel 1936, la "Aramco" è amministrata come join venture da "SOCAL" e "Texaco" (poi divenuta "Chevron-Texaco" ed, infine, "Chevron"), alle quali si aggiungono, nel 1948, "Standard Oil" e "Socony Vacuum Oil" (divenute entrambe "ExxonMobil"). La casa reale saudita, entra a far parte del consorzio nel 1973, con una quota del 25 %, cui fa seguito la completa nazionalizzazione della società solamente nel 1980 [12]; fino a quel momento, "Aramco", di fatto controllata dagli Stati Uniti, costituisce uno Stato dentro lo Stato [13]. Secondo l'autore pachistano Tariq Ali, la stessa Arabia Saudita non sarebbe altro che "uno Stato inventato dal consorzio statunitense Aramco per la difesa dei propri interessi" [14] in una terra che, dal 17 Settembre del 1928, con l'accordo firmato nel castello di Achnacarry, in Scozia, era divenuta ufficialmente di proprietà di un cartello che si guadagnò il soprannome di "Seven Sister" ("Sette Sorelle"), dal numero di società che ne facevano parte: "Standard Oil of New Jersey" ("Esso"), "Standard Oil of New York" ("Mobile"), "Gulf Oil", "Texaco", "Standard Oil of California" ("Chevron"), "Royal Dutch Shell" e "British Petroleum" ("BP"). Con quello storico trattato, i magnati del petrolio americani ed inglesi, si trovano d'accordo sulla necessità di mettere per iscritto la divisione del mondo definita in quel momento, di stabilire un prezzo del petrolio vincolante per tutti e di porre fine alle rovinose lotte per la concorrenza e per il prezzo del greggio [15].

Tra i centinaia di arabi che decidono di prestare il proprio servizio alle dipendenze della "Aramco", è meritevole di particolare interesse un certo Mohamed Bin Laden, muratore talmente bravo da riuscire, in breve tempo, ad emanciparsi dal consorzio, mettendosi in proprio nel 1935 [16].
La sua bravura e gli agganci con la famiglia reale, fanno sì che Mohamed Bin Laden diventi ben presto uno dei costruttori più in voga nel Regno, al punto che la stessa "Aramco" ed altre aziende statunitensi presenti sul suolo arabo, come la "Bechtel Corporation", decidono di affidargli appalti, al pari del Re Abdulaziz. Quando il suo grande amico hadramita Salem Bin Mahfouz, nel 1953, fonda la "National Commercial Bank", assumendone la carica di Chief Operating Officer, Mohamed Bin Laden ha la possibilità di attingere anche a risorse finanziarie al di fuori del Governo saudita, denaro con cui riesce ad incrementare il proprio potere nel Regno, arrivando ad acquisire interi impianti di aziende straniere, come la britannica "Thomas Ward", rilevata con un versamento di 328.000 sterline versate in contanti [17].

"Giornalismo è diffondere quello che qualcuno non vuole che si sappia, il resto è propaganda."
Horacio Verbitsky

Con Salem, figlio di Mohamed, i rapporti tra gli Stati Uniti e la famiglia Bin Laden si fanno sempre più fitti. James R. Bath, socio d'affari di Salem a Houston, ex pilota di caccia per l'Air Force ed, in seguito, arruolato nella Guardia nazionale dell'aeronautica texana in qualità di pilota riservista, nel 1970, diviene amico e compagno di sbronze di George W. Bush, anch'egli pilota presso la Guardia nazionale dell'aeronautica texana.
Verso la metà degli anni Settanta, proprio grazie a Bush, Bath inizia a frequentare un certo numero di persone importanti della politica texana, come George H. W. Bush (padre di George W. Bush), che diviene Direttore della CIA nel 1976; Lan Bentsen, in seguito candidato alla VicePresidenza della "Lloyd Bentsen"; e James A. Baker, Avvocato di Houston, in seguito Segretario di Stato [18], nonché socio di Robert Jordan, colui che aiutò Bush a farsi beffe della "Securities and Exchange Commission" ("SEC" - l'ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori e che annovera, tra gli ex Presidenti, Arthur Levitt, anch'egli membro del "Carlyle Group") e che, quando Gerge W. Bush divenne Presidente, venne nominato Ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita [19].
E' bene ricordare che Bush, in più occasioni, ricorda Bath come "una persona molto divertente", anche se, in seguito, le continue domande sui loro rapporti rendono l'argomento sempre meno appetibile [20].
"Perché Bush non voleva che la stampa e l'opinione pubblica vedessero il nome di Bath sul suo stato di servizio?". Questa è una delle domande che si pone il regista Michael Moore nel film-documentario "Fahrenheit 9/11", che poi prosegue: "forse temeva che gli americani venissero a sapere che, per un certo periodo, James R. Bath aveva gestito gli interessi economici dei Bin Laden in Texas. Bush e Bath avevano fatto amicizia all'epoca in cui prestavano entrambi servizio nell'aeronautica della guardia nazionale. Dopo il congedo, quando Bush padre era capo della CIA, Bath mise in piedi una società di servizi aerei, subito dopo aver venduto un aeroplano a un certo Salem Bin Laden, erede del secondo patrimonio saudita in ordine di grandezza, il 'Saudi Binladin Group'. [...] Dopo l’11 Settembre, questa amicizia era diventata motivo di imbarazzo istituzionale, punto che era meglio non fare domande impertinenti." [18].

Nel 1975, Salem fonda la "Bin Laden Telecommunications", in compartecipazione con la famiglia di banchieri Bin Mahfouz e con la "Landsowne Ltd." [21]. La scelta del manager cui affidare le sorti della "Bin Laden Telecommunications" ricade su Rupert Armitage, un ex compagno di scuola di Salem ai tempi del "Copford Glebe", che viene nominato Direttore Esecutivo della Compagnia. Sapere che Salem ebbe questa idea folgorante in una notte in cui, ubriaco ed in compagnia di uno dei figli di Lord Carrington, il politico britannico che allora era Segretario degli Esteri nel suo paese, entrò in un night club alla periferia di Roma, gestito da Rupert [22], lascerà stupiti quanto il venire a sapere che, uno dei firmatari del documento intitolato "Rebuilding America's Defenses: Strategy, Forces and Resources for the New Century", pubblicato nell'autunno del 2000 da un'organizzazione che si denomina "Project for the New American Century" (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), conosciuta con l'acronimo di PNAC [23], sia un certo Richard Armitage, Vice Segretario di Stato l'11 Settembre 2001; Armitage proprio come Rupert, l'ex compagno di scuola di Salem Bin Laden, l'ex insegnante di musica di Salem Bin Laden e l'ex Direttore Esecutivo di una delle società appartenenti a Salem Bin Laden.

Frances Hunnewell, Michael Pochna e Jan Baily sono i tre finanzieri grazie ai quali, in breve tempo, la famiglia Bin Laden riuscirà a realizzare una moltitudine di partnership, stringendo accordi con la "General Electric", la più grande azienda produttrice ed esportatrice di armi al mondo [24], con la "Caterpillar" e con la "Bell Canada", salvo poi accusare Salem di averli tagliati fuori da una porzione dei guadagni ottenuti e di aver deviato disonestamente gli appalti verso altre aziende legate alla famiglia [25]. Sempre in questi anni, George W. Bush entra nel mondo del lavoro, fondando una sua compagnia petrolifera, la "Arbusto Energy" che vede annoverati, nel Consiglio di Amministrazione, fra gli altri, Salem Bin Mahfouz e James R. Bath. La "Arbusto Energy", anno dopo anno e debito dopo debito, sarà costretta a cambiare spesso nome, divenendo prima "Bush Exploration Oil" ed infine "Harken Energy", pur mantenendo sempre gli stessi uomini di potere e potendo contare su finanziamenti illimitati derivanti dai capitali provenienti dall'Arabia Saudita e dai personaggi legati alla "Bank of Credit and Commerce International" ("BCCI"), quali Mafhouz e Bath, nonché da politici intimi al clan Bush: un nome su tutti, James A. Baker[26].

Nel 1992, la famiglia Bin Laden, con un investimento di quattro milioni di dollari, acquista la "United Press International" ("UPI"), compagnia di telecomunicazioni americana in fallimento [27]. Le voci che circolano sull'acquisto della "United Press International", sembrano evidenziare un forte interesse da parte del Governo saudita, che ha come obiettivo quello di realizzare alternative ad emittenti come "Al Jazeera", ostili o indifferenti all'establishment vigente nel Regno. Non è mai stato chiarito, neanche dai dirigenti della "United Press International", se le famiglie come i Bin Laden abbiano investito per conto proprio o come "soci occulti" del Governo saudita, fatto sta che, Presidente dell'"UPI", è nominato Ahmed Badeeb, ex capo dello staff del Principe Turki e Direttore dei Servizi Segreti sauditi [28].

Per anni i Bin Laden investono negli Stati Uniti, ma è a metà degli anni Novanta che la famiglia inizia ad operare investimenti finanziari più complessi ed articolati; dopo lo scandalo che colpisce la "National Commercial Bank" nella persona di Salem Bin Mahfouz, accusato di aver contribuito al fallimento della "BCCI" [29], accusata, tra l'altro, di varie operazioni segrete illegali tra cui i trasferimenti di denaro e armi relativi alla scandalo "Iran-Contra" [30] e l'armamento ed il finanziamento prestato ai mujaheddin afghani durante la guerra in Afghanistan contro l'Unione Sovietica attraverso il riciclaggio dei proventi del traffico di eroina proveniente dalle terre di confine tra Pakistan ed Afghanistan [31], la famiglia Bin Laden rivolge le proprie attenzioni verso nuovi mercati, in particolare in società collegate all'élite politica di Washington.

"Il denaro non rappresenta altro che una nuova forma di schiavitù impersonale, al posto dell’antica schiavitù personale."
Lev Nikolaevic Tolstoj

Il "Carlyle Group", società privata di fondi comuni azionari, prende vita nel 1987, quando l'Avvocato David Rubenstein, pochi anni prima Consigliere per la politica interna sotto la presidenza di Jimmy Carter, e Stephen Norris, specialista in fusioni, decidono di realizzare una società che, attraverso la raccolta di denaro da istituzioni o investitori facoltosi, realizzasse utili attraverso compravendite di pacchetti azionari di compagnie private ed altre entità, applicando tariffe di consulenza agli investitori ed orchestrando operazioni proficue.
Nel 1993, a sei anni dalla creazione della società, il "Carlyle Group", che deve il suo nome al prestigioso "Carlyle Hotel" di New York, può contare su un portafoglio di investimenti cresciuto di circa due miliardi di dollari.

Con la prima Amministrazione Bush, grazie a Frank Carlucci, Segretario della Difesa ed ex Direttore della CIA, Rubenstein riesce a far entrare il "Carlyle Group" nell'arena degli appalti della Difesa. Il successo ottenuto da Carlucci nel coinvolgere politici influenti e di primo piano come soci della Compagnia è una folgorazione per Rubenstein, che riesce a sfruttare la loro reputazione e fama per raccogliere investitori, assicurandosi affari vantaggiosi grazie ai loro contatti governativi. Dopo la vittoria di Bill Clinton contro Bush nel 1992, Rubenstein e Norris si recano alla Casa Bianca per incontrare il Segretario di Stato uscente James A. Baker. Con i democratici di nuovo al potere, Baker è pronto a fare soldi: decide così di diventare consulente di una compagnia di fornitura energetica con base a Houston, la "Enron Corporation", e accetta di diventare socio del "Carlyle Group".
Baker gode di un'eccellente reputazione in Medio Oriente, soprattutto nella regione del Golfo Persico, dovuta in gran parte al suo operato durante la Guerra del Golfo. Insieme con altri soci e promotori del "Carlyle Group", si reca in Medio Oriente alla ricerca di fondi da parte di facoltosi investitori arabi. Il suo incarico più importante - insieme a quello di importanti personaggi politici come il Presidente George H. W. Bush e l'ex Primo Ministro britannico John Major - consiste nel coinvolgere le tasche più gonfie d'Arabia in cene e seminari privati, ed impressionarli con gli eccellenti profitti ed i piani di sviluppo del "Carlyle Group". La tattica, a quanto pare, sembra funzionare bene, poiché, tra il 1994 ed il 1996, la Compagnia recupera 1,3 miliardi di dollari per un fondo investimenti chiamato "Carlyle Partners II". Tra i finanziatori figura anche un certo George Soros, il ricchissimo operatore di cambi, che partecipa con 100 milioni di dollari e coinvolge il "California Public Employees' Retirement System", l'ente di pensionamento per i lavoratori californiani che, a sua volta, investe 80 milioni di dollari [32].

E' nel 1995 che, attraverso i loro uffici londinesi, i Bin Laden vengono a conoscenza del "Carlyle Group", ed è in quell'anno che cominciano ad investire nella Compagnia i primi soldi [33]. James A. Baker "li conosceva molto bene" ed era il "politico preferito" dalla famiglia, come ricorda Charles Schwartz, l'avvocato di Houston che tutelava gli interessi dei Bin Laden in Texas [34]. E' Shafiq Bin Laden ad essere nominato come rappresentante della famiglia alle conferenze del "Carlyle Group" per seguire da vicino gli investimenti della Compagnia, ed è proprio questo incarico che, per uno scherzo del destino, lo conduce a Washington lo stesso giorno in cui suo fratello, Osama Bin Laden, secondo il "9/11 Commission Report", decide di attaccare gli Stati Uniti [35].

Il "Carlyle Group" tiene la riunione annuale degli azionisti proprio la mattina dell'11 Settembre e, a fare compagnia a Shafiq Bin Laden, tra gli altri soci, nel lussuoso Hotel "Ritz Carlton" di Washington, quella mattina, ci sono anche James A. Baker, John Major e George H. W. Bush. Il Gruppo, che ha negli investimenti per la Difesa degli Stati Uniti d’America il proprio core business, trova, negli attacchi dell'11 Settembre 2001, un potente alleato che può far balzare alle stelle gli stanziamenti per la Difesa, aumentando esponenzialmente gli introiti del Gruppo e dei suoi soci.
Il "Carlyle Group", l'undicesimo fornitore della Difesa statunitense in ordine di grandezza, detiene il 54% del capitale della "United Defense Industries", la quale vende l'80% dei suoi prodotti al Governo USA, per una stima che, nel 2001, si aggira intorno ai 560 milioni di dollari di fatturato. Data la necessità della guerra al terrorismo, la "United Defense Industries" si vede affidare la fabbricazione del carro armato "Crusader", commessa che permetterà all'azienda, ed al controllante "Carlyle Group", di poter usufruire di stanziamenti per mezzo miliardo di dollari, denaro grazie al quale può acquisire il controllo della svedese "Bofors" e dell'inglese "Qinetiq" [36].
Lo stesso "Carlyle Group" richiede ed ottiene, a sei mesi dagli attentati, il collocamento in borsa della "United Defense", realizzando, in un solo giorno, un guadagno di 237 milioni di dollari [18].

"Mentre questo libro va in stampa in America, la Enron ha di recente dichiarato fallimento, minacciando di trascinare con sé i suoi partner - l'Amministrazione Bush e molti altri funzionari statali e federali" [37], esordiva così, in un capitolo del libro da lui curato, Russ Kick, nel lontano 2002.
Dopo oltre dieci anni, personaggi come Thierry Meyssan credono ancora che gli "sponsor degli attacchi terroristici a New York e Washington" abbiano imposto, con le "le proprie politiche", "un ultimatum", forzando "la mano al Presidente degli Stati Uniti".
Dopo oltre dieci anni stiamo ancora aspettando, continuando a confidare in quello che sosteneva Oscar Wilde, e cioè che "perfino le verità possono essere dimostrate".

Note e fonti:
[1] "Resistere alla menzogna", di Thierry Meyssan, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 359
[2] "Pentagate", "Réseau Voltaire", di Thierry Meyssan, Information Note 235,236, 27 Settembre 2001, 48
[3] "Wikileaks - Il libro dei fatti che non dovreste sapere", di Ludovica Amici, Editori Riuniti, 160
[4] "New York Times", "Inside the Bunker", di William Safire, 13 Settembre 2001
[5] "Fox News Sunday", 16 Settembre 2001
[6] "Anatomia di un coup d'état- Come le esercitazioni e le manovre del Pentagono sono divenute i canali chiave per gli attacchi segreti del governo l'11 settembre", di Webster Griffin Tarpley, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 302-304
[7] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 44
[8] Cit. "Travels to Arabia During the Reign of King Abdul Aziz", "Conference on the Kingdom of Saudi Arabia", raccolta di atti, di Fadia Saud Al-Saleh, 337-376
[9] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 45
[10] "Storia dell'Arabia Saudita", di Madawi Al-Rasheed, Bompiani, 92
[11] "Inside the Mirage: America's Fragile Partnership With Saudi Arabia", di Thomas W. Lippman, 16
[12] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Newton and Compton, 288
[13] "Aramco zahlt alles", "Die Zeit", 39/2003
[14] "Die Ströme der Bitterkeit", "Le Monde Diplomatique", 12 Ottobre 2001
[15] "A Century of War. Anglo-american Oil Politics and the New world Order", di F. William Engdahl, London, Pluto, 2004
[16] Rapporto americano, 1935: DOS 59 "The Bin Ladin Construction Empire", da Gedda a Washington, 25 Settembre 1967
[17] FO 371/104859, "Jeddah Monthly Economic Report", Febbraio-Aprile 1953
[18] Cit. "The Wall Street Journal", 28 Settembre 1999, che riporta un'intervista del 1990 al "Post" di Houston
[19] "Fahrenheit 9/11", film-documentario, USA 2004, di Michael Moore
[20] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 179
[21] Ivi, 206
[22] Nightclub a Roma, figlio di Lord Carrington: intervista a Rupert Armitage, 19 Settembre 2006
[23] "The Sorrows of Empire", di Chalmers Ashby Johnson, 178
[24] "Uranio impoverito, arma invisibile di distruzione di massa", di Laura Malucelli, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 160, 161
[25] L'ammontare della porzione del contratto spettante alla Bell Canada è difficile da quantificare con precisione. Pochna e Hunnewell, e documenti della loro causa, suggeriscono che fossero loro dovuti circa 21 milioni di dollari per la loro commissione dell'1,5 per cento nei primi cinque anni, il che situerebbe il valore del contratto intorno a un miliardo e mezzo di dollari. Il valore totale dichiarato del contratto, comprese tutte le vendite di apparecchiature, superava i tre miliardi di dollari. Che ci fossero altri 400 milioni di dollari in contratti edilizi: Surtees, cit., 231; che questi 400 milioni fossero finiti quasi tutti negli interessi di Bin Laden, risulta da interviste a Hunnewell ed a Pochna. Commissione di 500 milioni di dollari per Mohamed Bin Fahd (uno dei figli del principe ereditario): Holden e Johns, cit., 414
[26] "Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush", di Giancarlo Radice, scritto per il Corriere della Sera
[27] Intervista con Tobin Beck, ex Caporedattore della "United Press International", 12 Ottobre 2005
[28] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 407, 408
[29] "BCCI scandal: long legal wrangling over collapsed bank", "The Guardian". "Britain's biggest banking scandal", "BBC News". "National Commercial Bank Of Saudi Arabia", "Los Angeles Times". "COMPANY NEWS; Saudi Banker Is Charged With Fraud in B.C.C.I. Case", "The New York Times". "Saudi bank chief charged with dollars 300m BCCI fraud", "The Independent"
[30] "Iran-Contra: The Cover-Up Begins to Crack", "Time Magazine World"; "BCCI: Il Dirtiest Bank of All", "Time Magazine U.S."
[31] "Sala@m Knowledge"
[32] "Il triangolo di ferro. Casa Bianca e affari sporchi: I segreti del gruppo Carlyle", di Dan Briody, Fusi Orari, 1-89
[33] Ivi, 145
[34] Cit. intervista telefonica con Charles Schwartz, 20 Settembre 2006
[35] "Il clan Bin Laden - Una famiglia alla conquista di due mondi", di Steve Coll, Rizzoli, 406, 407
[36] "Bin Laden e Bush due famiglie, stessi affari", tratto da "brianza popolare - Notizie, commenti, proposte dalla Brianza, per la Brianza"
[37] Cit. "Gli Stati Uniti: una Nazione governata da multinazionali e multimilionari", di Russ Kick, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Edizione Nuovi Mondi Media, 115

Anno 1956, parte l'operazione "Peak Oil"
Se non partiamo così, quando ripartiamo... gli utili?

"... non è una fine, ma solo un altro inizio... senza fine."
"Lo Sguardo Di Ulisse", GR.-IT.-FR.-GERM., 1995, di Thodoros (Théo) Anghelopulos

1859, Edwin L. Drake posa la prima pietra dell'industria petrolifera mondiale.
1956, Marion King Hubbert getta un macigno sull'industria petrolifera mondiale.

"Abbiamo raggiunto l'apice dell'epoca petrolifera. Nella prima parte il greggio era economico e abbondante. Ora comincia a farsi scarso. La produzione globale diminuirà annualmente del 2,5 %, i prezzi saliranno alle stelle. Il picco del petrolio è un incredibile punto di svolta nella storia dell'umanità. Gli economisti ripetono sempre: l'età della pietra non è finita perché le pietre sono venute a mancare, bensì perché questo materiale non ha retto il passo con il progresso e il bronzo ha sostituito la pietra come poi il ferro ha sostituito il bronzo. C'erano ancora quantità enormi di pietre, ma l'uomo ha trovato dei materiali migliori. Questa volta invece le pietre scarseggiano senza che in vista si prospetti qualcosa di meglio." [1].
Colin Campbell, 19 Ottobre 2004

Il padre del pensiero del "Peak Oil" è un geologo texano di nome Marion King Hubbert, il quale, nei primi anni Cinquanta, ha elaborato dei metodi fisico-statistici per lo studio dell'andamento dell'estrazione delle risorse esauribili. Nel 1956 Marion King Hubbert pronostica che il picco di estrazione del petrolio, negli Stati Uniti, si sarebbe verificato tra il 1966 ed 1972 [2], mentre la metà di tutte le riserve mondiali accertate di petrolio, il "Peak Oil" mondiale, si sarebbero esaurite all'incirca nel 2010 o nel 2015, tenendo in considerazione anche le riserve di gas, anni in cui la quantità di petrolio sarebbe dovuta diminuire a ritmi talmente accelerati da indurre il Mercato ad un aumento incontrollato del prezzo.
Il suo "datore di lavoro", la "Shell Group", consorzio anglo-olandese che, nel 2005, vantava un fatturato di 265 miliardi di dollari ed un utile di 18,2 miliardi di dollari [3], oltre a non prestare attenzione alle ricerche del geologo, prova a convincerlo a non rendere pubblici i risultati dei suoi studi, che rimangono nell'ombra fino agli anni Settanta.
E' in questi anni che comincia a farsi largo la teoria del "Peak Oil", ed è sempre in questi anni che iniziano a nascere una serie di studi "alternativi" che conducono alla "Teoria Abiogenica" per l'origine del petrolio, portata avanti da Nikolaj Aleksandrovich Kudrjavtsev, il quale afferma che il petrolio è formato da fonti non-biologiche di idrocarburi localizzati in profondità, piuttosto che dalla sedimentazione di resti organici [4], come affermato dai sostenitori della teoria del picco di estrazione.

Le "teorie anticonvenzionali" hanno, da sempre, vita difficile, anche nel campo della Scienza, nonostante il metodo critico imponga l'applicazione dei princìpi presi in esame all'esperienza, poiché essa si oppone sempre alle grandi scoperte prima di accettarle, come accaduto, per esempio, nel XIX secolo con tutti i progressi nella comprensione dell'elettricità [5].
Alcune "teorie", o sarebbe meglio dire scoperte, invece, giungono talmente "in anticipo sui tempi" da rimanere ignorate per anni, come nel caso della genetica di Mendel o della deriva dei continenti teorizzata da Wegener [6].
Alcune tesi, infine, vengono alla luce attraverso successivi mutamenti di paradigma, nel corso dei quali le vecchie convinzioni finiscono per essere rovesciate da nuove idee che solo fino a poco prima della "rivoluzione" erano state considerate eretiche come, per esempio, la teoria corpuscolare della luce o la meccanica quantistica [7].

E questo potrebbe essere anche il caso della "Teoria Abiogenica" e dei suoi sostenitori, tra cui Viktor Filipovich Linetskij e Vladimir Borisovich Porfiriev che vedono nell'improvvisa e costante pubblicizzazione da parte del mainstream del "Peak Oil", uno strumento attraverso il quale i produttori di benzina hanno attizzato le paure mediatiche secondo cui le riserve del nostro pianeta sono velocemente in declino. Il termine "picco del petrolio" diventa di uso comune e le nostre menti iniziano ad abituarsi all'idea che i "combustibili fossili" diverranno sempre più costosi, mentre il nostro appetito insaziabile seccherà, bevendola, questa fonte "finita" di energia liquida.
Tale propaganda adattata agli interessi dell'industria petrolifera e dei Governi occidentali, è sistematicamente sostenuta da una teoria scientifica che sembra riflettere di molto la truffa della teoria dell'"Effetto Serra", che a sua volta è il veicolo attraverso il quale si è reso possibile il sistema di tassazione delle emissioni di anidride carbonica.
I tre geologi dimostrano che il carburante "fossile" è spazzatura scientifica legata alla teoria del "riscaldamento globale antropico" ("Anthropogenic Global Warming" - "Agw"). Il petrolio è dimostrato essere originato dai minerali, non da organismi fossilizzati. Niente più paura, dunque, per la contrazione delle riserve, come dicono gli esperti del petrolio naturalmente "rinnovabile".
Sì, avete letto bene e più di 2.000 revisori scientifici dell'Europa orientale, sinistramente ignorati dai governi e dal mainstream occidentale, sostengono tale affermazione. Dalla metà del ventesimo secolo, gli scienziati sanno che la teoria dei combustibili fossili è falsa e hanno dimostrato irresistibilmente che il petrolio deriva da depositi di minerali altamente compressi dalle profondità alla superficie. La conseguenza più sorprendente di questi risultati, è che il petrolio diventa, "improvvisamente", una fonte rinnovabile dalla rigenerazione costante in natura.

In tutti questi anni i termini "Peak Oil" e "combustibili fossili" sono stati sinonimi. Essi implicano che siamo inesorabilmente di fronte alla diminuzione delle risorse naturali e che i giorni dell'energia a basso costo, a base di carbonio, siano finiti. Instillato nella coscienza pubblica come reale, abbiamo sempre più accettato come inevitabile l'aumento continuo dei prezzi dell'energia come conseguenza del nostro stile di vita da consumatori. I giornalisti hanno contribuito a fornire "prove" di un tale racconto apocalittico con la stesura di libri come "La lunga emergenza: sopravvivere alla fine del petrolio, cambiamenti climatici, e altre catastrofi convergenti del XXI secolo", di James Howard Kunstler o "Party's Over: Oil, War and the Fate of Industrial Societies", di Richard Heinberg, vendendo al pubblico anche le paure [8].

L'argomentazione principale portata avanti dai due "schieramenti", prende spunto dalla crisi petrolifera degli anni Settanta, solo che, mentre i sostenitori del "Peak Oil" utilizzano la crisi per sostenere la loro teoria, i fautori della "Teoria Abiogenica" cercano di concentrare l'attenzione dell'opinione pubblica sì sulla crisi petrolifera, ma osservata da un altro punto di vista. Un cartello che si guadagnerà il soprannome di "Seven Sister" - "Sette Sorelle" - dal numero di società che ne farà parte ["Standard Oil of New Jersey" ("Esso"), "Standard Oil of New York" ("Mobile"), "Gulf Oil", "Texaco", "Standard Oil of California" ("Chevron"), "Royal Dutch Shell" e "British Petroleum" ("BP")], con lo storico trattato siglato in data 17 Settembre del 1928 nel castello di Achnacarry, in Scozia, siglerà l'accordo sulla necessità di mettere per iscritto la divisione del mondo definita in quel momento, stabilendo un prezzo del petrolio vincolante per tutti, ponendo fine alle rovinose lotte per la concorrenza e per il prezzo del sempre più richiesto "oro nero" [9] e inondando il mercato statunitense con importazioni di greggio a buon mercato proveniente dal Medio Oriente, applicando tariffe libere, a prezzi così bassi, che molti produttori del Texas e della California, non potendo più competere, finiranno inevitabilmente per chiudere i pozzi. Altro che "Peak Oil".

"Non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale ma la Quarta sarà combattuta con clave e pietre."
Albert Einstein

Se è nell'edificio viennese dell'"Organisation of the Petroleum Exporting Countries" (OPEC), sul canale del Danubio, che si fa politica, è a Londra, dietro le mura dell'"International Petroleum Exchange" che si fanno gli affari; qui si realizzano ogni giorno transazioni per un valore di miliardi di dollari, che girano intorno al greggio ed al gas.
Le più importanti piazze del mercato petrolifero sono il "New York Mercantile Exchange" ("NYMEX"), che realizza circa il 65% delle contrattazioni mondiali del petrolio, l'"International Petroleum Exchange" ("IPE"), con sede a Londra, che realizza circa il 35% delle contrattazioni mondiali del petrolio, ed il "Singapore International Monetary Exchange" ("SIMEX") [10].

Uno dei meccanismi più semplici da comprendere, in Borsa, è lo spot market, che funziona come se si andasse a comprare la verdura al mercato. I prezzi dei prodotti, in questo contesto, sono quelli che vengono citati da giornali, televisioni, riviste e quant'altro, non necessariamente di competenza del mondo della finanza. Dato che si tratta del mercato più caro in assoluto, la quantità di petrolio scambiata a prezzo da spot market è molto limitata. Gran parte delle trattative sul petrolio infatti si svolge ancora oggi con contratti di consegna a termine di lunga scadenza.
Per distribuire il rischio di una fluttuazione dei prezzi, coloro che vogliono acquistare greggio, cercano qualcuno che si accolli parte del rischio. Immaginiamo una compagnia aerea che, al momento di stendere il bilancio annuale, desidera far affluire i costi di carburante nelle previsioni di mercato dell'azienda. Questa compagnia aerea si reca in Borsa e trova un venditore, il quale, in un momento preciso del futuro, vuole vendere una quantità determinata di un prodotto standardizzato. Per esempio, tra due settimane, tra sei mesi, ma magari anche tra un anno. In Europa, la qualità di greggio soggetta a scambio si chiama "Brent", al "NYMEX" si chiama "West Texas Intermediate" (WTI) e, a Singapore, "Dubai Crude". Non importa, dunque, quali siano state le fluttuazioni del prezzo del cherosene: la compagnia aerea si è premurata, infatti, di mantenere il greggio al costo stabilito nel proprio bilancio annuale. Potrebbe anche acquistare oggi del greggio che le verrà consegnato solo tra qualche mese, al prezzo che, nel mercato a termine, si stabilisce oggi per il futuro.
Poiché, però, multinazionali del petrolio come "ExxonMobil", "BP", "Shell", "ChevronTexaco" o "Total", estraggono solo una minima parte della quantità mondiale di greggio (in totale meno del 15%), sono costrette anch'esse a rifornirsi in Borsa.
Chi gioca in borsa lo chiama hedging, ovvero copertura da rischi di fluttuazione con acquisti o vendite a termine.

Ma non sempre chi tratta in petrolio è davvero interessato al greggio ("wet barrel"), ci sono anche speculatori, che scommettono sul calo e sull'aumento dei prezzi traendone profitti, senza la minima intenzione di consegnare o ricevere nemmeno una goccia di petrolio. Queste persone trattano con i cosiddetti "paper barrel", ovvero con barili di carta. Si limitano ad acquistare un contratto di consegna di greggio da effettuarsi in un determinato momento del futuro. Se, stando alle loro previsioni, i prezzi salgono, acquistano il greggio nella speranza di poter rivendere il contratto prima della scadenza ad un prezzo ancora maggiore: la differenza sarà dunque il loro profitto.

Alla Borsa del petrolio si concludono ogni giorno migliaia di affari di questo genere e la gran parte di essi sono "paper barrel".
Per capire la percentuale di speculatori presenti sul mercato, basti pensare che, a New York, in una settimana di Agosto del 2004, i broker "non commerciali" (registrati per legge come mediatori di greggio non facenti parte dei broker "commerciali"), trattavano 80.000 contratti (1.000 barili a contratto) long, come dice chi gioca in Borsa: ovvero avevano per le mani contratti di consegna di 80 milioni di barili di petrolio, i quali non erano destinati ad un utilizzo reale, ma soltanto ad essere rivenduti per garantire un guadagno. Ottanta milioni di barili corrispondevano, più o meno, all'allora produzione giornaliera mondiale di petrolio [11].

Nel 2008, nel corso dell'indignazione popolare contro le banche di Wall Street per aver causato la crisi finanziaria, il Congresso approva, finalmente, una legge che, a partire da Gennaio 2011, da potere alla "Commodity Futures Trading Corporation" ("CFTC"), l'agenzia del Governo degli Stati Uniti preposta alla regolamentazione dei derivati finanziari, di imporre dei massimali sul traffico di titoli sul petrolio, dando alla luce il "Dodd-Frank Wall Street Reform Act".
Curiosamente, questi limiti non sono ancora stati attuati dalla "CFTC". In una recente intervista, il Senatore statunitense Bernie Sanders, del Vermont, ha dichiarato che la "CFTC" non "ha la volontà" di mettere in atto questi limiti e "deve obbedire alla legge", aggiungendo "quello che dobbiamo fare è [...] limitare la quantità di petrolio che una qualsiasi azienda può controllare sul mercato dei futures petroliferi. La funzione di questi speculatori non è usare il petrolio, ma di realizzare profitti dalla speculazione, alzare i prezzi e vendere." [12].

A tutt'oggi, le stime affermano che gli speculatori, cioè i trader dei future, come le banche e gli hedge funds, che non hanno alcuna intenzione di occuparsene fisicamente ma solo di ricavarne un profitto di carta, controllano ancora l'80 % del mercato energetico dei futures, in crescita del 30 % rispetto alle stime del 2004. Il Presidente della "CFTC", Gary Gensler, che è bene ricordare essere un ex dirigente di "Goldman Sachs", forse per mantenere una patina di credibilità, mentre la sua agenzia ignora il mandato legale del Congresso, ha dichiarato, l'anno scorso, in riferimento ai mercati del petrolio, che "ingenti afflussi di denaro speculativo creano una profezia che si autoavvera, facendo lievitare i prezzi delle materie prime." [13].

Ai primi di Marzo, il Ministro del petrolio kuwaitiano Hani Hussein, ha detto, in un'intervista trasmessa dalla televisione di Stato, "Sotto la teoria dell'offerta e della domanda, i prezzi del petrolio oggi non sono giustificabili." [14].
Michael Greenberger, Professore presso l'Università del "Maryland School of Law" ed ex-dirigente della "CFTC", che, più volte, ha cercato di attirare la pubblica attenzione sulle conseguenze delle decisioni del Governo statunitense nel consentire la speculazione sfrenata e la manipolazione dei prezzi dell'energia a grandi banche e ai fondi, ha recentemente osservato che "Ci sono 50 studi che dimostrano che la speculazione aggiunge un premio incredibile al prezzo del petrolio, ma in qualche modo non viene percepita dalla saggezza convenzionale. [...] Una volta che avete il mercato dominato da speculatori, ciò che veramente avrete sarà un casinò per giochi d'azzardo." [15].

Il risultato di una regolamentazione permissiva del Governo degli Stati Uniti, dei mercati del petrolio, ha creato le condizioni ideali in cui una manciata di banche ed istituzioni finanziarie strategiche, le stesse che, in modo interessato, dominano il commercio mondiale dei derivati del petrolio e le stesse che possiedono le azioni dell'importante Borsa del petrolio a Londra, l'"ICE Futures" (ex "IPE"), sono in grado di manipolare le enormi oscillazioni a breve termine del prezzo che paghiamo per il petrolio, la benzina o innumerevoli altri prodotti petroliferi [16].
Mentre, però, ancora si aspetta che il "Dodd-Frank Wall Street Reform Act", deciso dalla "Commodity Futures Trading Corporation" sia recepito e reso effettivo, l'innovazione più recente nel mondo borsistico, l'istituzione della Borsa "ECX-Carbon-Financial-Instruments-Future", dove sono trattati i diritti di emissione di anidride carbonica, sembra già impazzare ed attrarre gli speculatori di tutto il Mondo. Queste Borse sono nate ad Amsterdam ed a Chicago, in seguito all'entrata in vigore del "Protocollo di Kyoto" per la protezione del clima, in buona sostanza, prima la Borsa fa affari con il petrolio, poi, nel nome della protezione del clima, realizza i suoi utili grazie all'anidride carbonica prodotta durante il processo di combustione del greggio. In parole povere, i broker, sono riusciti persino a scoprire il modo di fare i soldi con l'aria bollente.

Nel 2005, il rappresentante del Congresso degli Stati Uniti Roscoe G. Bartlett, repubblicano del Maryland, e il Senatore Tom Udall, un democratico del New Mexico, creano di colpo il "Congressional Caucus Peak Oil". Gli scienziati che dissentono dal gregge, sono diffamati o ignorati. Negli anni Ottanta, l'eminente scienziato inglese Sir Fred Hoyle FRS, tenta, fallendo, di denunciare l'imbroglio dei sostenitori della teoria dei combustibili fossili e della diminuzione delle riserve di petrolio mondiali. Hoyle, senza i vantaggi del web mondiale, cerca, ripetutamente, di denunciare questo imbroglio.
"L'idea che il petrolio deriverebbe dalla trasformazione di qualche pesce schiacciato da detriti biologici, è sicuramente la più sciocca idea che sia mai stata accolta da un numero rilevante di persone, per un prolungato periodo di tempo.".
Insieme con altri scienziati occidentali, Hoyle ha rifiutato di netto la linea politicamente corretta, come evidenziato in un crescente numero di articoli per ristabilire l'equilibrio sull'economia del petrolio. A supporto della teoria di Hoyle interviene anche il Professor Michael C. Lynch, del "Massachusetts Institute of Technology", i cui studi denunciano il mito di "esaurimento del petrolio", dimostrando la genesi ad alta pressione dello stesso. Nessuna voce dei media riferisce una sola parola a riguardo, neanche a distanza di qualche anno. Come spesso succede, quando si ha a che fare con interessi economici di vasta portata, le scoperte e le ricerche sono indirizzate dall'universale connivenza dei media e degli scienziati del mondo accademico che, finanziati dal Governo, sistematicamente si ritrovano a dover fare i conti con chi finanzia il loro lavoro [8] e, oggettivamente, sembra difficile trovare, nell'attuale mercato, competitor che possano "influenzare" l'opinione pubblica e la comunità scientifica potendo contare su "metodi persuasivi" che tengano il passo con quelli delle compagnie petrolifere. Colossi come "ExxonMobil Corporation" o "Shell Group", tanto per fare qualche esempio, sono gli unici a poter contare su un giro d'affari e un fatturato che, nel 2008, sono arrivati a sfiorare i 310 miliardi di Euro; la "Microsoft Corporation", il cui fondatore, Bill Gates, risulta essere uno degli uomini più ricchi del mondo, nello stesso anno, ha chiuso con un fatturato di "appena" 38 miliardi di euro [17].

In tempi in cui innumerevoli terremoti, anche in altre parti del Mondo, sembrano essere originati da una sempre più sfrenata ed incontrollata ricerca di fonti di energia che ha portato società come la "Chesapeake Energy" o l'onnipresente "Halliburton" ad esasperare il concetto di perforazione, dando vita all'ormai tristemente famoso fenomeno del "fracking", se, a mettere in dubbio la consolidata teoria del "Peak Oil", fossero unicamente i soliti "fissati" o "paranoici" come il sottoscritto o l'Autore del "SitoAurora" (uno dei pochi, in Italia, ad affrontare la "Teoria Abiogenica"), si potrebbe bollare il tutto con la frase: "ecco i soliti teorici del complotto.".
Se, invece, a mettere in dubbio l'idea dei "combustibili fossili" fosse un certo Leonardo Maugeri [18], ex dirigente "Eni", le cose sarebbero leggermente diverse. Se poi, la stessa "Eni", in tempi di "Peak Oil", decidesse di abbassare i costi della benzina e del diesel, in decisa controtendenza con il resto del mercato, beh, allora...

Note e fonti:
[1] Intervista di Thomas Seifert a Colin Campbell il 19 Ottobre 2004, durante il "Global Peak Oil Gathering - A Gathering of Intelligence", "Facts and Visions", 19-21 Ottobre, Coblenza - Lahnstein, consultabile sul sito www.gasandoil.com
[2] "Hubbert's Peak - The Impending World Oil Shortage", di Kenneth S. Deffeyes, "Princeton University Press", 2001; "Beyond Oil - The View from Hubbert's Peak", di Kenneth S. Deffeyes, Hill and Wang, 2005; "Out of Gas - The End of the Age of Oil", di David Goodstein, Norton, 2004; "The Party is Over", di Richard Heinberg, Riemann Verlag, 2003; "The Truth about Oil and the Looming Energy Crisis", di Colin J. Campbell, Eagle Print, 2004
[3] Financial Report, 2004
[4] "La teoria abiogenica del petrolio", tratto da "AURORA - Sito d'Informazione Internazionalista"
[5] "Resistance by scientists to scientific discovery", di Bernard Barber, "Science", 134, 1961, 596-602
[6] "Prematurity and uniqueness in scientific discovery", di Gunther Stent, "Scientific American", Dicembre 1972, 84-93
[7] "The structure of scientific revolutions", University of Chicago Press, di Thomas Kuhn, Chicago 1970
[8] "I Russi sfatano la Teoria del Peak Oil – è fasulla come l'effetto serra", tratto da "AURORA - Bollettino d'Informazione Internazionalista"
[9] "A Century of War. Anglo-american Oil Politics and the New world Order", di F. William Engdahl, London, Pluto, 2004
[10] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 26
[11] "Fässer aus Papier - Spekulanten handeln mit Öl, das sie nicht besitzen. Treiben sie den Preis in die Hohe? Oder ist es die Angst vor dem Terror?", "Die Zeit", di Fritz Vorholz, 12 Agosto 2004
[12] "Oil Speculators Must Be Stopped and the CFTC 'Needs to Obey the Law': Sen. Bernie Sanders", "Daily Ticker", di Morgan Korn, 7 Marzo 2012
[13] Ibid.
[14] "Kuwait's oil minister believes current world oil prices are not justified, adding that the Gulf state's current production rate will not affect its level of strategic reserves", "UpstreamOnline", 12 marzo 2012
[15] "Behind Gas Price Increases, Obama's Failure To Crack Down On Speculators", "The Huffington Post", di Peter S. Goodman, 15 Marzo 2012
[16] "Perché l'enorme balzo dei prezzi del petrolio? 'Peak Oil' o speculazione di Wall Street?"
[17] "I crimini delle multinazionali", di Klaus Werner e Hans Weiss, Newton Compton Editori, 255, 279, 308; www.exxon.mobil.com; www.shell.com; www.microsoft.com
[18] "Oil: The Next Revolution", "Belfer Center for Science and International Affairs", "Harvard Kennedy School", Discussion Paper 2012-10, di Leonardo Maugeri, Giugno 2012

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