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Medici confermano prima morte umana ufficialmente causata da OGM!!

Tutto ciò nei giorni in cui Il mais 1507, una varietà OGM sviluppata da DuPont e Dow, potrà fare il suo ingresso trionfale nell’Unione Europea grazie all’imminente approvazione da parte della Commissione Europea della nuova legge sugli OGM...

Differenziata: il grosso affare delle amministrazioni locali!!

Aumentare a dismisura la TARSU per mandare poi tutti i rifiuti in discarica...

L'Europa multa l'Italia per inquinamento da arsenico, mercurio e cadmio!!

Italia prima in Europa per emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e perfino cianuro nell'acqua destinata alla potabilità...

Charlie Hebdo: uno dei killer era quasi cieco!!

Uno dei due cecchini era quasi orbo, al punto che le autorità francesi gli negarono la patente anche con l'ausilio degli occhiali. Non vedeva una mazza, ma ha dimostrato di essere un tiratore infallibile.

Scandalo Austria: anche le banche europee cominciano a saltare?

Abbiamo riflettuto a sufficienza sulle conseguenze della perdita della sovranità nazionale e della possibilità di emettere moneta?

Il limone non ha più succo?
Grattugiamo la buccia!!
V per Voucher & (Auto)Grillini,
New Economy o New World Order?

Indice:
Dot-Com e New Economy;
Economia e Finanza in $oldoni;
La Cartolarizzazione;
Conclusioni;
Note e fonti.

Dot-Com e New Economy

"Il segreto, la chiave per il successo, è la previsione, la capicità di vedere il futuro, agendo di conseguenza; ed è quello che io faccio, e questa è la verità."
Two for the money, USA 2005, di D. J. Caruso

"La correlazione tra profitti e aumento dei posti di lavoro sta per essere troncata. [...] Sappiamo cosa ciò significhi a breve termine: utili record, azionisti entusiasti e posti esauriti in business class. Ma cos'altro significa ciò a medio termine?" [1]. Nel 1997, la giornalista Naomi Klein, con il libro "NO LOGO", porta all'attenzione del lettore molte delle pratiche attuate dalle società dot-com, le imprese della new economy che, secondo la giornalista, avrebbero condotto, a breve, ad una probabile crisi economico-finanziaria e ne introduce di nuove che, nel medio e lungo termine, potrebbero portare a crisi ancora più profonde.

Nel 2012, a 15 anni di distanza dall'uscita di "NO LOGO", siamo qui a raccontare una "nuova" generazione di lavoratori che, "finalmente", ha cominciato a farsi viva nel mondo del lavoro anche nel nostro Bel Paese, la "Voucher Generation". "Esattamente come i lavori in fabbrica che una volta sostenevano intere famiglie, adesso sono stati trasformati nel Terzo Mondo in impieghi per teen-ager, così le grandi imprese di abbigliamento e le catene di ristoranti hanno legittimato l'idea che l'occupazione nei fast food e nei negozi al dettaglio sono usa e getta, inadatti agli adulti." [2].

E' partendo da questa affermazione (e dal molto tempo libero a mia disposizione da quando sono disoccupato) che ha avuto inizio una ricerca che mi ha portato a "provare" sul campo cosa succede nel momento in cui, per esempio, uno dei maggiori colossi del settore dell'abbigliamento e della ristorazione in Italia, il gruppo "Benetton", recente oggetto di studio da parte di Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston, le cui conclusioni sono state riprese anche da Livia Ermini in "Un pugno di società controlla il mondo - Ecco la rete globale del potere finanziario", ha la possibilità di assumere, in maniera illimitata, dipendenti con l'innovativo sistema dei "buoni" (o "voucher").

La sensazione di precarietà permanente, è utilizzata dalle multinazionali che, prendendo spunto da frasi come "sono qui solo per fare esperienza" o "faccio questo lavoro solo per mantenermi gli studi" o ancora "in attesa di trovare un altro impiego, ho scelto di lavorare qui", hanno potuto far languire gli stipendi e fornire opportunità di crescita professionale pressoché nulle, per il semplice fatto che i posti di lavoro sono, a detta di tutti, solo temporanei [3].

E' bene fare un piccolo passo indietro e ripercorrere le principali tappe che hanno portato il mercato verso l'attuale concezione di "liberismo economico".

Economia e Finanza in $oldoni

"Ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato... per noi."
Robin Hood, USA 1998, di Michael Bay

Ogni "filosofia" di pensiero economica a cui, inevitabilmente, si finisce per accostarsi, sia essa la "Scuola Neoclassica", la "Scuola Keynesiana", il "Modello di Minsky", la "Teoria della Decrescita" e quant'altro, deve la sua realizzazione al fatto che ci si trovi in presenza della cosiddetta "polverizzazione dei mercati", in un sistema di "concorrenza perfetta"; in un modello in cui la "mano invisibile" teorizzata da Adam Smith, è rappresentata dal Mercato stesso che, realizzando il pensiero che Charles Darwin aveva condensato nella frase "la competizione è alla base dell'evoluzione", troverà, in maniera automatica, un equilibrio tra la domanda e l'offerta.
Cosa succede, invece, nel momento in cui, all'interno di un "sistema", tutte le possibili variabili dell'equazione economica (consumo immediato, investimenti, risparmi, spesa pubblica, tassazione, esportazioni, importazioni eccetera) e le principali Organizzazioni mondiali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, Organizzazione Mondiale del Commercio eccetera), create per migliorare la situazione economica dei Paesi membri e, in generale, dell'intero Globo, sono gestite dalla stessa élite?

Cominciamo col definire, "in soldoni" (mai termine fu più azzeccato) l'aspetto economico e quello finanziario e cosa differenzia l'uno dall'altro.
Un'impresa vende un prodotto (od offre un servizio) e, così facendo, realizza un "fatto economico"; la formula con cui vende tale prodotto (od offre tale servizio), "in contanti" o "a credito", invece, costituisce un "fatto finanziario".
In base allo stesso principio, quando un'impresa affronta un costo (come l'acquisto di materie prime o macchinari), realizza un "fatto economico"; la metodologia con cui acquisisce tale bene, invece, costituisce un "fatto finanziario".
Risulta evidente che, durante la sua attività, i flussi di cassa in entrata ed in uscita di un'impresa, possano non coincidere.
Tralasciando i costi derivanti da salari e stipendi (che vanno pagati ogni mese, anche se i guadagni derivanti dai beni o servizi prodotti da quei dipendenti vengono incassati in un secondo momento), lo squilibrio più importante è dato dall'investimento.

Il problema finanziario per un'impresa e per un intero sistema economico deriva proprio dagli scompensi creati dai flussi finanziari. E' in questo momento che entrano in gioco il mercato finanziario e gli intermediari finanziari. L'investimento è finanziato reimmettendo in circolo il risparmio costituito dal denaro che soggetti terzi, non spendendo nell'immediato, decidono di affidare agli istituti di credito ed agli intermediari finanziari [4].
Naturalmente il discorso vale anche all'inverso, possiamo quindi avere le famiglie che, per realizzare investimenti (per esempio richiedere un mutuo), richiedono prestiti rivolgendosi al mercato finanziario, così come si possono trovare imprese che, con elevati saldi finanziari positivi, decidono di affidare i loro guadagni ad istituti di credito o ad intermediari finanziari.

Che succede nel momento in cui, ad eccezione delle famiglie, un sistema è interamente gestito da un'unica élite che, oltre a possedere aziende, istituti di credito ed intemediari finanziari, ha anche potere decisionale in campo economico e monetario, potendo gestire a proprio piacimento la produzione della moneta, la moneta in circolazione ed i tassi di interesse?
Cosa succede se un eccesso di risparmio riguarda un unico gruppo di persone che, non avendo più un'alta propensione al consumo, poiché vedono già ampiamente soddisfatti molti dei loro desideri, decidono di non reinvestire le somme eccedenti?
Secondo John Maynard Keynes, lo Stato, con un meccanismo che prende il nome di deficit spending, deve riuscire a rastrellare ed immettere in circolo quei risparmi, emettendo titoli di debito pubblico ed aumentando la spesa pubblica, altrimenti quegli stessi risparmi andranno ad ingrossare la speculazione ed a creare le "bolle finanziarie".

La Cartolarizzazione

"I soldi che ho dato a te per pagare lui, erano gli stessi soldi che lui aveva dato a te per pagare me."
Stanlio ed Ollio

In principio, il sistema creditizio funzionava secondo il modello originate to hold: la banca o l'intermediario finanziario che concedeva il finanziamento, che originava il credito, lo tratteneva nel proprio patrimonio fino a quando non veniva rimborsato. Questo modello estremamente rigido, imponeva all'intermediario di indicare in maniera esplicita i crediti all'interno del proprio bilancio ed induceva il concedente il credito ad un'attenta valutazione del futuro debitore al fine di verificarne la reale solvibilità.
Il processo di innovazione che ha interessato il mercato finanziario ha fatto sì che da un certo momento in poi il modello di funzionamento sia diventato originate to distribute. Con questo modello, chi origina il credito, la banca o l'intermediario finanziario, lo fa sapendo già che non resterà nel proprio patrimonio e non verrà esposto nei propri bilanci, perché sa che si procederà alla cartolarizzazione di quei crediti.

Attraverso il processo di cartolarizzazione (securitization), l'insieme dei crediti riguardanti una singola banca o una moltitudine di suoi correntisti si trasformano in titoli venduti sul mercato ad investitori istituzionali o professionali, mai al pubblico.
Il meccanismo è il seguente: la banca che procede all cartolarizzazione vende i propri crediti ad una SPV ("Special Purpose Vehicle" - "Società Veicolo") generalmente promossa da soggetti terzi che godono della fiducia della banca. La società veicolo emette dei titoli che colloca sul mercato, come detto presso investitori istituzionali o professionali e, con il ricavato di questo collocamento, paga il corrispettivo per l'acquisto dei crediti alla banca. Da questo momento, il ruolo della banca che ha "originato" i crediti, l'originator, è quello di mero esattore delle rate di rimborso dei finanziamenti, in quanto tutte le somme che incassa alle singole scadenze, le gira immediatamente al veicolo poiché su dette somme non vanta più alcun diritto, avendo venduto il credito complessivo. Le somme che affluiscono al veicolo vengono poi utilizzate da questo per pagare gli interessi sui titoli e procedere al graduale rimborso degli stessi. Ovviamente i prezzi stabiliti nei vari passaggi sono tali che, ogni parte chiamata in causa, possa godere di una quota degli interessi complessivi pagati dai debitori originari, sotto forma di interessi e/o commissioni.

A questo punto entrano in scena le Società di rating, specializzate nella valutazione della qualità dei crediti e dei titoli che vengono collocati sul mercato che, esaminando attentamente la storia passata di quei tipi di finanziamento all'interno della banca originator, si pongono come obiettivo quello di trarre delle probabilità di mancato rimborso, di default.

L'intera operazione è, infine, gestita ed organizzata da un ulteriore soggetto, di norma anch'esso una banca, denominato arranger, remunerato di volta in volta attraverso la corresponsione di commissioni [5].

In questo sistema di Società controllate e Società controllanti che, nell'economia reale, appartengono alla medesima, ristretta, élite, si viene a realizzare quello che Joseph Eugene Stiglitz, economista e scrittore statunitense, premio Nobel per l'Economia nel 2001, definisce "asimmetria informativa", una condizione in cui un'informazione non è condivisa integralmente fra gli individui facenti parte del processo economico, dunque una parte degli agenti interessati ha maggiori informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione [6].

Ad aggravare un già fragile sistema in cui conflitti di interesse e asimettria informativa la fanno da padrone, troviamo, per esempio, le società di rating, nate allo scopo di realizzare gli interessi degli investitori, e che, in realtà, sono remunerate con commissioni sull'entità dei titoli da parte della stessa banca originator. Anche la Federal Reserve contribuisce, attraverso la politica sconsiderata di immissione di liquidità nel sistema, a far sì che gli operatori di mercato privilegino il "debito" (leverage), dando vita ad un meccanismo di "appetito al rischio" che ha portato ad un aumento di investimenti che Hyman P. Minsky definisce "ultraspeculativi", in cui le unità coinvolte, nel breve e nel medio periodo, con le loro entrate, non riusciranno a pagare neanche gli interessi del debito e, pertanto, saranno costrette ad indebitarsi nuovamente anche per pagare gli interessi.

Verso la metà degli anni Novanta, Alan Greenspan, Segretario del Comitato dei Governatori della Federal Reserve , stabilisce "una convenzione secondo la quale le scommesse al rialzo sui mercati finanziari sarebbero state in qualche misura garantite dalla Federal Reserve, non soltanto con riduzione del tasso di interesse a breve termine,ma anche con massicce iniezioni di liquidità che avrebbero stabilito un 'pavimento' al prezzo delle attività." [7].

Quando non è la Federal Reserve a "drogare" il mercato, sono le banche stesse, o gli intermediari finanziari, a creare endogenamente moneta, sia attraverso l'espandersi dei crediti fino al massimo consentito dai ratios di vigilanza delle banche centrali, sia attraverso l'"innovazione finanziaria" che consente di mettere in piedi strumeni di finanziamento (vedi le cartolarizzazioni) o soggetti di investimento (vedi le SIV - Structured Investment Vehicles, società realizzate ad hoc attraverso le quali, le banche originator compravano quei titoli che avevano come sottostante i finanziamenti di cui dicevano di essersi liberati, lucrando la differenza tra il tasso di interesse della provvista che veniva fatta a breve, quindi meno costosa, e quello dell'impiego rappresentato dall'interesse più alto dei titoli che erano a lunga scadenza, in quanto correlata a quella dei mutui sottostanti), che non incappano negli obblighi di "riserve prudenziali di liquidità" (nel momento in cui gli istituti di credito si accorgono che solo una bassissima percentuale di creditori torna a riscattare materialmente il valore dei propri titoli cartacei, cominciano a vendere contro interesse note di credito non garantite da nessun patrimonio effettivamente posseduto. Nasce così il concetto di "riserva frazionaria", conosciuta anche come "quota minima di copertura", tramite la quale le banche riescono a lucrare prestando denaro creato dal nulla).

In qualunque momento esse vogliano, le banche centrali (autorità di vigilanza), inasprendo le condizioni per la concessione dei prestiti e diminuendo la quantità di moneta nel sistema, anche attraverso un aumento del tasso di interesse, possono influenzare anche l'economia reale a proprio piacimento. Tutti i soggetti che operano in posizioni "speculative" o "ultraspeculative", trovandosi di colpo senza la possibilità di rinnovare i finanziamenti o di poterli rinnovare ma a costi decisamente superiori, collassano o falliscono. Coloro che non falliscono subito, sono costretti, per sopravvivere, a vendere parte del loro attivo patrimoniale, ma queste vendite concentrate ed affrettate determinano un crollo dei valori di quegli attivi e quindi un ulteriore peggioramento della situazione anche dal punto di vista patrimoniale, così, anche il soggetto che in un primo tempo era riuscito a salvarsi, capitola successivamente [8]. Secondo gli economisti Ludwig von Mises e Friedrich Hayek, esponenti di spicco della "Scuola Austriaca", si possono combattere "guerre silenziose" con "armi silenziose"; il controllo dell'economia attraverso l'istituzione di un modello economico manipolabile e prevedibile, porta al controllo delle coscienze di coloro che subiscono l'attacco [9]. Grazie a questo meccanismo, nel corso della crisi bancaria del 2008, "JP Morgan Chase", "Citigroup", "Bank of America" e "Wells Fargo", tanto per fare qualche esempio, si sono sempre più ingrandite, riuscendo ad ottenere circa un trilione di aiuti governativi dal Segretario del Tesoro statunitense Henry Paulsen, allievo di "Goldman Sachs", mentre, nel frattempo, si impadronivano di patrimoni in sofferenza in cambio di pochi spiccioli [10].

Anche le multinazionali, nel loro "piccolo", sono, di solito, imprese quotate in Borsa, delle quali privati o istituzioni (per esempio le banche) possiedono partecipazioni sotto forma di azioni. Questi proprietari sono definiti shareholder che, come sempre accade quando si parla di Borsa, in assenza di prospettiva di probabilità di alti profitti in un tempo relativamente esiguo, concentreranno la loro attenzione su azioni di altre imprese. Per il consueto "gioco delle parti", la multinazionali, con lo scopo di massimizzare i profitti, mettono sotto pressione i Governi dei singoli Paesi, minacciandoli, per esempio, di trasferire la loro produzione in Paesi con tasse, stipendi e standard ecologici più bassi, inducendo i Governi a ridurre talmente tanto gli standard sociali ed ecologici e la tassazione su patrimonio ed utili che, paradossalmente, coloro che guadagnano di più, contribuiscono in maniera inferiore al finanziamento dello Stato e del sistema sociale [11].

Sempre più potere in mano di sempre meno persone, un'élite in grado di controllare non più le sorti di un sistema, ma del pianeta intero, insomma, quello che i "teorici del complotto" definiscono "Nuovo Ordine Mondiale".

Conclusioni

"Quello che accade, accade non tanto perché una minoranza vuole che accada, quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini ha rinunciato alle sue responsabilità e ha lasciato che le cose accadessero."
Antonio Gramsci

Alla luce di quanto analizzato, si può constatare come il potere delle multinazionali, così come quello degli istituti finanziari o di credito, sembri essere ormai illimitato, a tal punto che, se, a pochi giorni dall'entrata in vigore dell'ESM ("European Stability Mechanism" - "Meccanismo Europeo di Stabilità"), la cui ratifica, di fatto, "comporterà l'incremento delle politiche di austerity, ossia l'imposizione di ulteriori interventi "lacrime e sangue" che colpiranno soprattutto le fasce più deboli e che metteranno in crisi anche coloro che ancora oggi riescono ad arrivare a fine mese", spingendo gli Stati a cedere ulteriori "pezzi di sovranità riguardanti scelte di politica interna" ed impegnandosi a "pagare un tasso di interesse il cui limite non è stato nemmeno definito nel trattato" [12], come sottolineato da Lidia Undiemi, la notizia è riportata solo da una esigua parte del mainstream, il fatto che, da Giugno 2012, una società come l'IBM realizzi un social network tramite il quale controllare i propri dipendenti decidendo, in base ai regimi alimentari, all'esercizio fisico ed alle esperienze raccontate nei post, chi sia meritevole di bonus e premi in denaro [13] e chi no, invece, non trova riscontri neanche su quelli che vengono comunemente definiti mezzi di "controinformazione".

L'omertà che circonda le grandi multinazionali nasce, in parte, dall'idea comune che, queste aziende, attraverso il meccanismo delle assunzioni, diano lavoro a molte famiglie.
Se si prende in considerazione il periodo che va dal 1980 al 2005, ci si accorge, però, che, le 500 maggiori aziende del mondo controllano circa il 70 per cento del mercato globale con fatturati che ammontano a più del 33 per cento del prodotto interno lordo mondiale. Eppure, queste imprese, danno lavoro solo allo 0,05 per cento della popolazione mondiale [14].

Se aveva ragione Albert Einstein nell'affermare che "la crisi è la più grande benedizione per le persone e le Nazioni, perché la crisi porta progressi", è altrettanto vero ciò che afferma John Forbes Nash Jr., e cioè che "il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per sé e per il gruppo".
Se, però, per "gruppo" si intende solo una ristretta élite di persone, beh, allora...

Note e fonti:
[1] Cit. "NO LOGO - Economia globale e nuova contestazione", di Naomi Klein, Baldini & Castoldi, 246
[2] Ivi, 221
[3] Ivi, 218
[4] "La comoda menzogna - Il dibattito sulla crisi globale", di Giovanni La Torre, Edizioni Dedalo, 59, 60
[5] Ivi, 28-31
[6] Definizione di "Asimmetria Informativa", da Wikipedia, l'enciclopedia libera
[7] Cit. "Greenspan Put"
[8] "La comoda menzogna - Il dibattito sulla crisi globale", di Giovanni La Torre, Edizioni Dedalo, 64, 65
[9] "Behold a pale horse", di William Cooper, Light Technology, 1991
[10] Il consolidamento del potere monetario degli Stati Uniti, di Dean Henderson, www.globalresearch.ca
[11] "Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere - Sfruttamento del lavoro, esaurimento delle risorse. Come la dittatura dei grandi marchi condiziona le nostre vite", di Klaus Werner-Lobo, Newton Compton Editori, 38
[12] Cit. Lidia Undiemi, ex Responsabile Nazionale di una sezione del Dipartimento Lavoro per l'Italia dei Valori ed ex Responsabile Regionale del Dipartimento Lavoro Sicilia per l'Italia dei Valori, 2 aprile 2012
[13] Metro, Venerdì 25 Maggio 2012, 6
[14] "Il libro che le multinazionali non ti farebbero mai leggere - Sfruttamento del lavoro, esaurimento delle risorse. Come la dittatura dei grandi marchi condiziona le nostre vite", di Klaus Werner-Lobo, Newton Compton Editori, 30

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