11 Settembre 2001: L'Incredibile Menzogna...
di Thierry Meyssan?

Post realizzato prendendo spunto dal ragionamento di Sdan

La versione del coup d'état data dall'Autore di uno dei primi scritti realizzati per mettere in luce le omissioni e gli errori delle versioni ufficiali riguardanti i fatti dell'11 Settembre 2001, Thierry Meyssan ("L'incredibile menzogna", tradotto in ventisei lingue, salito al primo posto delle vendite in tutti i paesi del bacino mediterraneo, salvo Israele [1]), mi lascia un pò perplesso.
La prima parte del ragionamento di Meyssan mi trova d'accordo, in quanto anche io sono propenso a credere che, per quanto riguarda gli eventi dell'11 Settembre 2001, "Gli attacchi [...] non furono ordinati da un fanatico che credeva di infliggere una punizione divina, ma da un gruppo tuttora presente all'interno dell'apparato di stato americano [...]. Piuttosto che di un coup d'état che mirava a rovesciare le istituzioni in essere, non si trattava forse di un'operazione volta alla conquista del potere da parte di un particolare gruppo occulto che agisce all'interno delle istituzioni?" [2].

Il quotidiano britannico "The Guardian", il 25 Novembre 2009, pubblica la rubrica "Wikileaks publishes 570,000 messages capturing chaos of 9/11", a cura di Ed Pilkington, in cui sono riportati molti degli sms inviati l'11 Settembre 2001, pubblicati dal sito "911.wikileaks.org". Fra i tanti, risulta di particolare importanza quello inviato dai servizi segreti statunitensi alle ore 10.32, che recita: "Anonymous call to Joc reporting angel is target." ("Una chiamata anonima al Joc ha segnalato che l'obiettivo è angel.") [3].
Fonti francesi, russe ed israeliane confermano l'esistenza della telefonata e sostengono che gli interlocutori fossero a conoscenza di una serie di parole in codice top secret, arrivando a dedurre che chi chiamava dovesse essere ad un livello molto elevato all'interno dei servizi segreti e della burocrazia militare.

Il fatto che, a confermare l'indiscrezione apparsa sul "New York Times" [4], siano stati Condoleezza Rice [5], Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ed il sito israeliano "www.debka.com", invece di indurre a pensare che si tratti di telefonate fuorvianti realizzate ad hoc per creare un alibi all'establishment, spingono Therry Meyssan a credere che, la chiamata dell'"angelo", arrivò dagli "sponsor degli attacchi terroristici a New York e Washington. [...] all'incirca dalle dieci del mattino alle otto di sera, gli ufficiali americani capirono che gli attacchi non erano opera di terroristi mediorientali e che facevano parte di un tentato colpo di stato militare da parte di estremisti statunitensi capaci di provocare una guerra nucleare", di "imporre un ultimatum, di forzare la mano al Presidente degli Stati Uniti" [6], di "imporre le proprie politiche al Presidente Bush." [2].

Alcune tra le società che, secondo Thierry Meyssan, sono da ritenere "sotto scacco" di "estremisti statunitensi":

"BioPort Inc.": società operante nell'inesistente, al momento della creazione della società, mercato delle vaccinazioni di massa contro l'antrace e facente capo al "Carlyle Group" [8];

"Brown Brothers Harriman": banca di investimenti che vede tra i soci fondatori Prescott Sheldon Bush, nonno di George Walker Bush e che, nonostante sia stata collegata alle speculazioni riguardanti operazioni sul capitale fatte dalla "United Airlines" [25], è stata ritenuta dalla Commissione sull'11 Settembre la Commissione sull'11 Settembre parlava di "senza alcun legame plausibile con Al-Queda";

"Carlyle Group": gruppo che tratta gli interessi congiunti della famiglia Bush e di quella Bin Laden [8];

"Halliburton": azienda fornitrice di prodotti e servizi alle compagnie petrolifere e del gas, è attiva come nessun'altra in regioni di crisi o dove sono in corso conflitti. Dalla fine del 2001 all'inizio di Aprile, la compagnia, secondo dati ufficiali, ha ricevuto dal Pentagono appalti per un valore di almeno 830 milioni di dollari: dalla costruzione e gestione di tendopoli ed insediamenti temporanei per i soldati americani in Afghanistan, Turchia, Kuwait, Georgia, Uzbekistan, Giordania e Gibuti, fino a un affare di 323 milioni di dollari per la costruzione e la gestione di una prigione destinata ad ospitare centinaia di detenuti sospettati di terrorismo nella baia di Guantanamo [12]. La "Halliburton" è riuscita a mettere in porto contratti per 7,1 miliardi di dollari, di cui 1,9 miliardi per il progetto "Restore Iraqi Oil" ("RIO"), appaltato ad "Halliburton" senza alcun concorso, evento che avrebbe fatto accusare la stessa azienda di corruzione e, successivamente, di una serie di imputazioni come quella di aver presentato all'esercito statunitense in Iraq conti esorbitanti per i rifornimenti; i pagamenti per razioni alimentari mai arrivate sul piatto dei soldati sarebbero finiti direttamente al Pentagono e la benzina ed il diesel per le truppe motorizzate sarebbero state importate dal Kuwait e maggiorate nel prezzo [13]. Inoltre, "la Halliburton, attraverso le affiliate europee, vendeva componenti di ricambio all'industria petrolifera irachena, nonostante le sanzioni dell'ONU." [15]. Per approfondimenti sulla "Halliburton" si consiglia la lettura di "11 Settembre 2001 - Cui Prodest?";

"Kellogg Brown and Root": società affiliata di "Halliburton", nel Kuwait, dall'estate del 2002, almeno 1800 dipendenti della "Kellogg Brown and Root" sono occupati ad organizzare per le forze di occupazione americane recinti di filo spinato, alloggi, servizi di lavanderia, bar, fast food, campi di pallavolo ed altre amenità del genere. Alla base c'è un contratto di dieci anni, valido in tutto il mondo, di nome "LOGCAP" (Programma per l'incremento della logistica Civile) [14]. Prima della seconda guerra del Golfo, su incarico dell'esercito, la "Kellogg Brown and Root" ha redatto uno studio su potenziali azioni di sabotaggio di giacimenti petroliferi. Il rapporto segreto è stato usato come base per un contratto di spegnimento e manutenzione che, senza alcuna firma, è stato assegnato alla "Kellogg Brown and Root", e il cui valore è stato stimato dal "New York Times" in sette miliardi di dollari per due anni [16]. Per approfondimenti sulla "Kellogg Brown and Root" si consiglia la lettura di "11 Settembre 2001 - Cui Prodest?";

"Lockheed Martin Corp.": la maggiore compagnia statunitense di appalti per la Difesa, produttrice dei missili "Cruise" ed in possesso di un sistema satellitare militare da 800 milioni di dollari che fornisce supporto alle truppe in Iraq [24], più volte accusata di aver esercitato la sua influenza sul Dipartimento dei Trasporti [22];

"Salomon Smith Barney": inizialmente inserita dalla "Commissione per i titoli e gli scambi" ("SEC") tra le, almeno, 13 società coinvolte nell'informed trading e che occupava quasi 10 piani dell'edificio 7 del "World Trade Center";

"Stratesec": compagnia responsabile della sicurezza elettronica degli edifici 1, 2 e 7 del "World Trade Center", del "Dulles International Airport" e della "United Airlines" che vede il fratello di George W. Bush, Marvin Bush, nel Consiglio di Amministrazione, ed il cugino di Marvin, Wirt Walzer III, Direttore Generale [9] il cui nome figura anche nelle indagini dell'FBI legate all'"informed trading" [10] e che, nonostante un cospicuo profitto ricavato dalla speculazione borsistica che lo ha portato a vedere raddoppiati i titoli da lui acquisitati in un solo giorno borsistico (quello intercorso tra l'11 ed il 17 Settembre 2001, ovvero quando la Borsa fu riaperta), fu assolto da ogni imputazione perché, secondo la Commissione sull'11 Settembre", non aveva ""legame alcuno con il terrorismo o altra informazione di natura negativa." [11];

"Unocal": compagnia petrolifera californiana con sede a Sugarland, in Texas, paese di nascita del Presidente George Walker Bush [16]. Il 14 Settembre la "Unocal", messa alle strette, si vede costretta a diffondere un comunicato stampa dal titolo: "La presa di posizione dell'Unocal: la società non appoggia in nessun modo i talebani." [17]. Emergono alcuni retroscena riguardanti la Compagnia che, a metà del anni Novanta, si trova ad affrontare una forte crisi di identità. Nel 1994 la "Unocal" aveva perso 153 milioni di dollari e doveva trovare il modo di rientrare in attivo; il direttore dell'azienda decide, dunque, di giocare il tutto per tutto ed annuncia che la "Unocal" sarebbe diventata, in breve tempo, "La più grande azienda per le risorse energetiche del Mondo.". La chiave per raggiungere questo imponente ed ambizioso traguardo era recarsi là dove nessuno osava mettere piede, "l'Afghanistan era il luogo giusto", scrive Steve Coll, giornalista del "Washington Post" nel suo libro sulla guerra in Afghanistan "Ghosts Wars" [18], per il quale, nel 2005, vince il premio "Pulitzer". Si trattava di un'idea piuttosto ardita: il trono del presidente turkmeno Saparmurat Niyazov si trovava sopra un vero e proprio mare di petrolio, 32 miliardi di barili, e su enormi giacimenti di gas. Egli non voleva utilizzare la rete di oleodotti russi, perché riteneva che non fosse possibile fare buoni affari con Mosca; un oleodotto che passasse per l'Iran non era pensabile, perché un simile progetto non avrebbe trovato l'approvazione americana. Al contrario, il progetto di un oleodotto che trasportasse petrolio e gas dall'Asia centrale senza attraversare i territori russi ed iraniani avrebbe trovato l'appoggio di Bill Clinton [16]. "La politica statunitense doveva affrettarsi ad appoggiare l'estrazione di riserve energetiche del Caspio [...]. Ci siamo mossi in questa direzione in particolare per accelerare il processo di indipendenza di queste regioni e per rompere il monopolio russo sul trasporto di greggio dalla Regione, ma anche per garantire all'Occidente, attraverso la diversificazione, un approvvigionamento energetico sicuro", dichiarò Sheila Heslin, esperta del settore energetico del "National Security Council" (Consiglio di Sicurezza Nazionale) della Casa Bianca [19]. La "Unocal" propone due itinerari, avrebbe trasportato petrolio e gas dai giacimenti del Turkmenistan sud-orientale al Pakistan, passando per l'Afghanistan occidentale e meridionale, facendo nascere, così, il consorzio "CentGas". I soci del nuovo gruppo firmano ad Ashgabat un contratto preliminare con Saparmurat Niyazov, che prevede la costruzione di un oleodotto per il petrolio e di uno destinato al gas, per un costo pianificato di 8 miliardi di dollari. Nel 1995 Niyazov si reca a New York in occasione dell'anniversario della fondazione delle Nazioni Unite, per partecipare ai festeggiamenti nel quartiere generale dell'ONU, sull'East River, a Manhattan. Niyazov ritiene che la "Unocal" debba pubblicizzare l'oleodotto "CentGas" ed i suoi desideri sono esauditi da Henry Kissinger, il quale, in una sala per banchetti affittata per l'occasione, nel suo discorso, pone l'accento sul progetto "CentGas", "il trionfo della speranza sull'esperienza.". I rapporti tra il Governo statunitense e Saparmurat Niyazov si fanno sempre più saldi, quindi la "Unocal" non si preoccupa più di tanto quando, nel 1998, i talebani prendono Kabul divenendo la forza dominante del Paese. Secondo Richard Keller, direttore dell'"Unocal Pakistan Ltd.", la conquista di Kabul da parte dei talebani è da considerarsi, addirittura uno "sviluppo positivo." [16]. Per approfondimenti sulla "Unocal" si consiglia la lettura di "11 Settembre 2001 - Immagini Eloquenti";

"Viisage Technologies": azienda specializzata in riconoscimento facciale, di proprietà della "Saudi American Bank", citata in un'azione legale intentata dalle famiglie delle vittime dell'11 Settembre 2001 per aver "finanziato progetti di sviluppo in Sudan a vantaggio di Bin Laden nei primi anni Novanta." [27], che trasse vantaggio dall'inasprimento della legge sul terrorismo.

Alcuni membri dell'establishment statunitense in carica nel 2001 che, secondo Thierry Meyssan, sono da ritenere "sotto scacco" di "estremisti statunitensi":

George Walker Bush, Presidente degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: socio fondatore della società di esplorazione petrolifera chiamata "Arbusto", in seguito incorporata dalla "Spectrum 7", società nella quale ricopre il ruolo di Presidente, e che viene successivamente acquisita dalla "Harken Energy", compagnia con forti interessi in Medio Oriente e che inserisce George W. Bush nel consiglio di amministrazione. Visti i trascorsi, non c'è da stupirsi, quindi, che, nella campagna per le elezioni presidenziali del 2000, l'allora candidato repubblicano sia stato il beneficiario numero uno del denaro proveniente dall'industria energetica, riuscendo a raccogliere oltre 1,8 milioni di dollari in contributi, più di quanto qualunque altro candidato alla carica Federale abbia ricevuto negli ultimi dieci anni [23]. Per approfondimenti sui rapporti tra la famiglia Bush e la famiglia Bin Laden, si consiglia la letture di "Quando la famiglia Bin Laden faceva affari con la famiglia Bush". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 27.000.000 di dollari [20];

Richard "Dick" Cheney, Vice Presidente degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex CEO della "Halliburton", azienda dalla quale percepisce una pensione di circa un milione di dollari all'anno. Nel suo Ministero si avvicendano anche numerosi nomi di punta dell'azienda e viceversa [14]. Ex membro del Comitato Consultivo di "Salomon Smith Barney". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 19.300.000 - 81.700.000 dollari [21];

Donald Rumsfeld, Ministro della Difesa degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex membro del consiglio direttivo della "Kellogg Brown and Root" e del comitato consultivo della "Salomon Smith Barney". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 61.000.000 - 242.500.000 dollari [21];

Paul Wolfowitz, Vice Ministro della Difesa degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex consulente per "BP-Amoco". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 385.000 dollari [21];

Edward C. Aldridge Jr., Sottosegretario alla Difesa per le acquisizioni, la tecnologia e la logistica, degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: fondatore della "Aerospace Corporation". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 3.700.000 dollari [21];

Colin Powell, Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex membro del consiglio direttivo della "Gulfstream Aerospace". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 19.500.000 - 68.900.000 dollari [21];

Richard Armitage, Vice Segretario di Stato l'11 Settembre 2001: fondatore della società di consulenza "Armitage Associates" che vede, nel portafoglio clienti, la "Boeing" e la "Kellogg Brown and Root", affiliata di "Halliburton". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 19.800.000 - 58.900.000 dollari [21];

Paul O'Neill, Ministro del Tesoro l'11 Settembre 2001: ex CEO della "Alcoa". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 62.800.000 - 103.300.000 dollari [21];

Kenneth Dam, Vice Ministro del Tesoro l'11 Settembre 2001: ex membro del consiglio direttivo della "Alcoa". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 50.000.000 di dollari [21];

Norman Y. Mineta, Ministro dei Trasporti degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex Vice Presidente della "Lockheed Martin Corp.", la maggiore compagnia statunitense di appalti per la Difesa. Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 204.000 - 592.000 dollari [21];

Michael P. Jackson, Vice Ministro dei Trasporti degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex Vice Presidente della "Lockheed Martin Corp.". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 800.000 dollari [21];

J. Steven Griles, Vice Ministro degli Interni degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex Vice Presidente di "National Environmental Strategies", una lobby di aziende petrolifere; ex Vice Presidente Senior della "United Company", che opera in progetti di sviluppo petrolifero. Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 510.000 dollari [21];

Donald Evans, Ministro dell'Industria e del Commercio degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex Presidente e CEO della "Tom Brown", compagnia petrolifera ed energetica; ex membro del consiglio direttivo della "TMBR/Sharp Drilling", una compagnia di trivellazione di petrolio e gas. Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 45.100.000 dollari [21];

Anthony Principi, Ministro per i Reduci di Guerra degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex CEO della "Lockheed Martin". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 1.500.000 - 3.400.000 dollari [21];

Condoleezza Rice, Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex membro del consiglio direttivo della "Chevron". Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: fino a 2.200.000 dollari [21];

Nicholas Calio, Direttore per gli Affari Legislativi alla Casa Bianca degli Stati Uniti d'America l'11 Settembre 2001: ex lobbista per la "Arco", "una delle maggiori compagnie petrolifere del Paese e quella con più stretti legami con la famiglia Bush." [26]. Patrimonio personale stimato ad un anno dagli attentati: 1.400.000 - 4.100.000 dollari [21].

Credo che "imporre un ultimatum" e "forzare la mano" significhi ben altro, io parlerei più di "opportunità" [7].
Non c'è che dire, proprio un'incredibile menzogna.

Note e fonti:
[1] "Resistere alla menzogna", di Thierry Meyssan, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 359
[2] Réseau Voltaire, Information Note 235,236, 27 Settembre 2001; "Pentagate", di Thierry Meyssan, 48
[3] "Wikileaks - Il libro dei fatti che non dovreste sapere", di Ludovica Amici, Editori Riuniti, 160
[4] "New York Times", "Inside the Bunker", di William Safire, 13 Settembre 2001
[5] "Fox News Sunday", 16 Settembre 2001
[6] "Anatomia di un coup d'état- Come le esercitazioni e le manovre del Pentagono sono divenute i canali chiave per gli attacchi segreti del governo l'11 settembre", di Webster Griffin Tarpley, scritto per "ZERO 2 - Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull'11/9 è un falso", a cura di Giulietto Chiesa, Edizioni Piemme, 302-304
[7] "Secretary Rumsfeld Interview with the New York Times", New York Times, 12 ottobre 2001. Per l'affermazione di Condoleezza Rice vedi Chalmers Johnson, "The Sorrows of Empire: Militarism", Secrecy, and the End of the Republic (New York: Henry Hold, 2004), 229. Per l'affermazione di George Walker Bush vedi "Bush at War", di Bob Woodward, Edizioni Simon and Schuster
[8] www.skolnicksreport.com, www.whatreallyhappened.com, www.whatreallyhappened.com, www.rense.com, www.skolnicksreport.com, www.the1phoenix.net
[9] www.fourwinds10.com, traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LAURA, tratto da 11 Settembre 2001 - Immagini Eloquenti. Vedi anche "Torri Gemelle affittate per 99 anni", di Marco Magrini, "Il Sole 24 Ore", tratto da www.disinformazione.it
[10] Il memorandum della Commissione sull'11 Settembre che riassume le inchieste dell'FBI parla degli operatori coinvolti nell'acquisto "Stratesec". Dai riferimenti nel documento possiamo ricavare che i due avevano lo stesso cognome ed avevano una relazione di parentela. Questo corrisponde alla descrizione di Wirt e Sally Walker, noti per essere azionisti di "Stratesec". Inoltre, uno dei due (Wirt) era Direttore della società, Direttore di una public company in Oklahoma ("Aviation General"), e Presidente di una società d'investimenti a Washington, DC ("Kuwam Corp)
[11] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre
[12] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità, guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton
[13] "Houston, we still have a Problem - An Alternative Annual Report on Halliburton", Corpwatch, Maggio 2005, tratto da www.halliburton.org e www.warprofiteers.com
[14] "Von Boston bis Bagdad", in "Brand Eins", Marzo 2003
[15] "Cheney Led Halliburton to Feast at Federal Trough", Royce, Knut e Nathaniel Heller, Public i (Center for Public Integrity), 2 Agosto 2000
[16] "Il libro nero del petrolio - Una storia di avidità , guerra, potere e denaro", di Thomas Seifert e Klaus Werner, Editori Newton and Compton, 82-85
[17] Comunicato stampa disponibile sul sito della Compagnia www.unocal.com
[18] "Ghosts Wars - The Secret History of the CIA, Afghanistan and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September, 10, 2001", di Steve Coll, Editore Penguin Books
[19] "Talebani. Islam, petrolio e il grande scontro in Asia centrale", di Ahmed Rashid, Editore Feltrinelli
[20] Ivins, Molly. Shrub: "The Short but HappyPolitical Life of George W. Bush", New York, Random House, 2000.; Lewis, Charles, e il Center for Public Integrity. The Buying of the President 2000. New York, Avon Books, 2000; Romano, Lois, e George Lardner, Jr. "Bush Earned Profit, Rangers Deal Insiders Say", Washington Post, 31 Luglio 1999
[21] "Gli Stati Uniti: Una Nazione governata da multinazionali e multimilionari", di Russ Kick, scritto per "Tutto quello che sai è falso - Manuale dei segreti e delle bugie", a cura di Russ Kick, Nuovi Mondi Media, 109-118
[22] Mayrack, Brenda R. "Unprecedented: Top Two at DOT From Same Company", Public i (Center for Public Integrity), 23 Marzo 2001
[23] "Operazione oro nero", di Jeremy Rifkin - tratto da www.disinformazione.it del 14/11/2002
[24] "La banda del petrolio", www.altrainformazione.it
[25] Erin E. Arvedlund, "Follow The Money: Terrorist Conspirators Could Have Profited More From Fall Of Entire Market Than Single Stocks", Barron's (Dow Jonesand Company), 6 Ottobre 2001
[26] Heller, Nathaniel, e Asif Ismail. "Bush's Carbon Dioxide Flip-Flop Came Through Staffer Who Had Lobbied for Car-Exhaust Firm", Public i (Center for Public Integrity) 30 Marzo 2001
[27] Memorandum della Commissione sull'11 Settembre

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