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28/10/2011

BANCARI DA CETARA A SORRENTO SOTTO ACCUSA PER USURA A IMPRENDITORE DI AMALFI A PROCESSO IL 27 NOVEMBRE

Bancari  a Cetara e Sorrento accusa di usura
Bancari a Cetara e Sorrento accusa di usura
Il processo che vede coinvolti bancari della penisola sorrentina, costiera amalfitana e agro nocerino sarnese per l’inchiesta sull’usura bancaria partita dopo la denuncia di un imprenditore in evidente stato di bisogno al quale erano state anche ipotecate diverse proprietà, con vendite all’asta fallimentare di beni bloccate solo dall’intervento del fondo antiusura e della fondazione «San Giuseppe Moscati» inizierà il prossimo 27 novembre. Salvo che per Donato Nasti Assolto perchè il fatto non costituisce reato. Il gup Giovanna Lerose nel pomeriggio di ieri si è pronunciata in merito al rito abbreviato scelto da Donato Nasti coinvoltoIl sostituto procuratore Vincenzo Senatore aveva chiesto per Nasti (difeso dall’avvocato Guglielmo Scarlato) un anno e quattro mesi.
Per gli altri quarantaquattro indagati il processo inizierà invece il prossimo 27 novembre presso la prima sezione penale del Tribunale di Salerno. Si tratta di funzionari della Banca di Credito Cooperativo di Scafati-Cetara, della Banca Popolare della Penisola sorrentina e della Popolare di Bari. Si tratta di Enrico Longobardi (Scafati), Francesco Ambruoso (Scafati), Vito Cavallaro (Scafati), Raffaele Manzo (Scafati), Duilio Taglietti (Scafati), Benito D’Emma (Cetara), Gennaro Ferrigno (Cetara), Luigi Pasquale Del Giudice (San Giuseppe Vesuviano), Massimo Cavallaro (Scafati), Salvatore Fortunato (Scafati), Raffaele Vaccaro (Scafati), Pietro Sicignano (Scafati), Domenico Coppola (Scafati), Vincenzo Caputo (Scafati), Pasquale De Vivo (Scafati), Salvatore Monti (Scafati), Alfonso Pappalardo (Cetara), Eugenio Passetti (Scafati), Domenico Giordano (Battipaglia), Giuseppe Cretella (Scafati), Alfonso Nocera (Cosenza), Domenico Liguoro (Vico Equense), Ugo Fasciani (Salerno), Pietro Viti (Napoli), Ennio Barbato (SORRENTO), Filippo Recco (Napoli), Antonio Iodice (Napoli), Luca Fiorentino (Napoli), Pasquale Lorusso (Bari), Massimo Fasano (Napoli), Stefano Ascanio (Napoli), Dario Del Verme (Napoli), Gaetano Mastellone (SORRENTO), Terenzio D’Abbicco (Bari), Modestino Di Taranto (Foggia), Vincenzo Germano (Bari), Marco Jacobini (Carbonara), Paolo Nitti (Bari), Fulvio Saroli (Alessandria), Vincenzo Scarcia (Bari), Francesco Giovanni Viti (Napoli), Giorgio Treglia (Bari), Antonio Ferrari (Napoli).
 Le indagini della sezione Criminalità economica della procura partono da un caso in particolare, quello che ha visto nel mirino dei un imprenditore edile di Amalfi, Ugo D’Angelo, titolare della «D’Angelo Ugo Costruzioni & C sas» al quale i funzionari degli istituti bancari avrebbero applicato condizioni bancarie spoporzionate. Nel corso delle indagini è poi emerso che un’altra ditta edile, la «Esposito costruzioni sas» sarebbe finita nella presunta  rete dei funzionari. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, e su questo si basa l’impianto accusatorio della procura, i tassi applicati ai due imprenditori non solo sarebbero più elevati al raffronto tra i Teg calcolati ed i tassi medi pubblicizzati dalla Gazzetta ufficiale per la categoria di riferimento, ma risulterebbero superiori anche dalla semplice comparazione con questi ultimi dei tassi debitori nominali e la commissione di massimo scoperto. È questa la seconda indagine svolta seguita dal pm Senatore sul caso dell’usura bancaria. Il primo esplose a Cava de’ Tirreni e riguardò sette funzionari della Intesa San Paolo. Per il direttore della filiale cavese subentrò anche il reato di appropriazione indebita. Le indagini, affidate alla guardia di finanza, in quella circostanza partirono dalla denuncia dell’imprenditore Carmine D’Alessio, amministratore della «Mtn Internet Company srl», su presunte irregolarità dell’istituto di credito presso il quale aveva aperto i conti correnti.
 Secondo il sostituto procuratore Vincenzo Senatore i consigli di amministrazione avevano tutte le competenze e gli obblighi per vigilare sul conto corrente e per evitare che i tassi salissero toccando appunto percentuali usurarie. Per accertare le singole responsabilità, e verificare quali erano i margini di operatività e di controllo del consiglio di amministrazione sul singolo conto corrente, il gup aveva chiesto all' accusa un supplemento di indagine. Il pm ha depositato il nuovo incartamento nelle scorse settimane e nei giorni scorsi la gup ha disposto per tutti il giudizio. Il processo comincerà il 21 novembre prossimo, nella prima sezione penale del tribunale di Salerno. A tutti i 44 imputati viene contestato il reato di usura bancaria con l' aggravante di essere stata esercitata su un imprenditore in evidente stato di bisogno. La difesa della Banca popolare di Bari è però fiduciosa. Spiega il professor Vito Mormando, difensore di Marco Jacobini che «è bene precisare che la pratica D' Angelo non era della Banca popolare di Bari ma è stata ereditataa seguito dell' acquisizione da parte di Bpb della Banca della penisola sorrentina che a sua volta era subentrata alla Bcc di Tramonti». «Siamo di fronte comunque - continua il legale - a operazioni che non sono di competenza del consiglio di amministrazione. Questo passaggio lo abbiamo già dimostrato e ora lo dimostreremo meglio nel processo attraverso un accurato elaborato tecnico che andremo a depositare».

Inserito da:Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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