"Ordo ab Chao"


“Complottisti” e debunkers: una falsa e fuorviante antitesi

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Recentemente, nello spazio facebook occupato dall’ottima rivista mensile Storia in Rete, ho avuto modo di scambiare un serie di pareri circa le tesi “complottiste” sugli attentati dell’11 Settembre 2001 in USA, grazie ad un contraddittorio con un redattore della stessa, Emanuele Mastrangelo.
La rivista, infatti, nel suo ultimo numero di settembre, ha pubblicato vari articoli e servizi relativi a quegli attentati e a fronte di una loro interpretazione e decodificazione, decisamente complessa e problematica, aveva giustamente esposto una panoramica di articoli, interviste e servizi sia da parte del fronte nomato “complottista”, che di quello dei debunkers ovvero i cosiddetti cacciatori di “bufale”, che ne contestano le tesi.
Lo scambio di pareri con il Mastrangelo, che nella rivista aveva pubblicato le sue opinioni come debunker, è risultato alquanto interessante, data la preparazione dello stesso e soprattutto la sua mancanza di faziosità e prevenzione rispetto alla gran massa dei debunkers (a questo proposito è interessante vedere un’ottima esposizione dei metodi del debunker Paolo Attivissimo, fatta da Massimo Mazzucco, in un video su youtube).
Scambio di pareri interessante, ma purtroppo inconcludente, nonostante l’impegno, e questo più che altro per il fatto che l’indagine e la valutazione di alcuni episodi dell’11 Settembre non può che essere di pertinenza scientifica, ma in questo caso sappiamo benissimo che quando si mettono attorno ad un tavolo un certo numero di scienziati, alle prese con un problema così complesso e controverso, dove oltretutto le prove oggettive scarseggiano o sono occultate, teorie, tesi, tabelle e pareri non convergono quasi mai.
A mio avviso, ben diverso sarebbe stato se invece, sui reperti degli attentati, fosse stato possibile eseguire una serie di analisi e perizie tecnico-scientifiche, ma come sappiamo le autorità statunitensi recintarono immediatamente ed inibirono le aree sulle quali si verificarono gli attentati, quindi secretarono testimonianze video (per esempio le telecamere attorno al Pentagono) e per finire fecero sparire le tonnellate di acciaio del Word Trade Center che furono inspiegabilmente e in tutta fretta, vendute o riciclate.
Tutte operazioni queste che fanno sospettare un evidente insabbiamento di prove, reso possibile dall’enorme potere che hanno negli Usa i “Servizi”, gli Enti federali e le polizie locali, per di più supportate dall’immediato varo della Patriot act, la legge che ha definitivamente affossato la falsa democrazia americana, nonché dal fatto che negli USA i mass media sono tutti di proprietà di due o tre grandi lobby finanziarie, detentrici del potere di manipolazione dell’informazione, mentre la miriade di giornaletti e radio Tv locali, legate al giro, delle inserzioni pubblicitarie, senza le quali in America non si lavora, difficilmente si azzardano a sgarrare e quando pur lo fanno sulle loro denunce cala il silenzio con buona pace della mitica figura del “giornalista investigativo d’assalto”.
In questo contesto, così vacuo e indefinibile, in cui i dati scientifici attentamente verificati scarseggiano, il Mastrangelo non poteva convincermi o dimostrarmi con prove incontrovertibili, tutti gli incredibili episodi e fenomeni (spaziano dal campo aeronautico a quello ingegneristico), che si manifestarono in conseguenza degli attentati e che già risulta difficile spiegare se presi singolarmente; divenendo pertanto arduo, se non impossibile, attribuire a tutto il complesso di quegli eventi una patente di veridicità, come pretenderebbe la “versione ufficiale” governativa.
Il discorso pertanto si è più che altro sviluppato sul crollo delle tre Torri del WTC, a suo parere determinato dal calore degli incendi che avrebbe allentato la struttura in acciaio e nel caso della terza torre, il WTC7, anche in conseguenza di essere stata investita da tonnellate di detriti. Un fenomeno quindi, a suo parere, anche se replicatosi su ben tre torri, fisicamente possibile e a tal proposito ne forniva pareri tecnici, dati e tabelle sulla resistenza dell’acciaio al calore e così via.
A mio parere invece, convinto che quei tre crolli, così simmetrici, verificatisi con una certa velocità di caduta e polverizzazione del cemento e vista la relativa consistenza degli incendi, assomigliano molto ad una demolizione controllata, replicavo che, in ogni caso, i dati tecnici mostrati dal Mastrangelo, oltre ad essere contestati da altri scienziati, architetti e ingegneri, non sono esaustivi e soprattutto andrebbero analizzati ad uno ad uno, mettendoli in relazione con le esatte situazioni strutturali che ogni torre presentava e con la esatta fenomenologia degli impatti e degli incendi, tutte indagini queste che però, come accennato, sono ostacolate dalla mancanza di vere perizie sul posto, dall’assenza di una repertazione appropriata, ecc., e quindi ci troveremmo sempre con una serie di teorie e pareri tecnici, seppur autorevoli, del tutto divergenti. Se è pur vero che ci sono pareri autorevoli di tecnici ed esperti in materia, per esempio la rivista Storia in Rete pubblicava un intervista a Daniele Coppe, esperto italiano in demolizioni controllate che riteneva impossibile realizzare in quel modo una demolizione controllata, dall’altra parte ci sono altrettanti autorevoli pareri di tecnici ed esperti, tanto che ultimamente si è costituito, il Consensus 9/11 Panel che raccoglie 22 esponenti internazionali, esperti, scienziati, ricercatori, militari, piloti, filosofi etc., che contestano, con rilievi anche scientifici, come la “versione ufficiale” non possa essere credibile.
È ovvio, comunque, che un confronto di questo tipo, essenzialmente scientifico, richiederebbe qualifiche tecniche e analisi peritali non indifferenti ed è quindi perfettamente inutile avventurarsi su questa strada.
Io stesso, però, senza poter contare su quei dati scientifici e investigativi di cui si parlava, non potevo formulare tesi oggettivamente comprovabili e neppure potevo avanzare una ipotesi sufficientemente credibile su come, per esempio, era stato possibile porre cariche da demolizione e di che tipo, nei punti giusti di ben tre torri, utilizzando un numero notevole di personale esperto che avrebbe dovuto lavorare per giorni e giorni e in buona parte in mezzo ai frequentatori abituali del WTC stesso e come sia stato poi anche possibile piazzare, nei modi dovuti, gli innesti a comando radio elettrico, che necessitano di una grossa quantità di energia elettrica, e così via.
Nonostante queste nostre divergenze, per altri versi, invece, ci siamo trovati in buona parte d’accordo nel rilevare che girano una infinità di tesi, di notizie false e asserzioni indimostrate sulle quali i “complottisti” si gettano come lupi affamati e rimangono poi vittime di queste “esche”, sovente messe in giro da sciocchi irresponsabili, ma anche spesso da appositi “enti” o “servizi” preposti all’inquinamento di prove ed alla creazione di confusione.
Comunque sia, a prescindere da questo particolare avvenimento, come detto molto complesso e al momento ancora precluso ad una seria indagine scientifica, la diatriba e la contrapposizione tra “complottisti” e debunkers non ha ragione di esistere e in ogni caso necessità di essere riportata alle sue reali dimensioni, dove i pareri divergenti tra “complottisti” e debunkers dovrebbero esprimersi con un certo disincanto e senza alcuna faziosità, ovvero fuori da ogni interesse di parte, anche perchè nelle indagini storiche queste due mentalità, questi due metodi dovrebbero essere assolutamente complementari.
Precisiamo intanto che “complottisti” è un termine inesatto perchè dovrebbe indicare chi complotta, mentre nell’accezione in cui viene usato tende, malevolmente, ad indicare tutti coloro che vedono in avvenimenti storici, politici, militari o di altra natura, le trame di un complotto finalizzato a conseguire determinati risultati. Tra costoro, ovviamente, possono esserci soggetti propensi a credere a qualsiasi cosa per propria indole, ma anche attenti e seri osservatori dei fatti divulgati che, non convinti delle versioni ufficiali, cercano di trovare prove ed elementi che ne dimostrino la falsità
I debunkers, invece, come detto sono i cosiddetti cacciatori di ”bufale”, ovvero coloro che si sono preposti il fine di smontare le tesi dei complottisti e mostrarne le eventuali assurdità: riguardo ad esempio alle tante leggende metropolitane, come quelle sui contatti con extraterrestri o sulla fuoriuscita di alligatori dai cessi newyorkesi; si tratta in genere di eventi scientificamente indimostrabili che di conseguenza risulta estremamente semplice confutare e ridicolizzare.
Ma i debunkers sono soprattutto impegnati a dimostrare la inconsistenza delle inchieste che vorrebbero denunciare un complotto o una trama dietro particolari avvenimenti storici; anche tra costoro ci sono persone serie che, essendo scettiche sulle ipotesi di complotto, cercano di confutarle con ogni dato possibile (per esempio il dott. Mastrangelo prima citato); ci troviamo però anche in presenza di individui che, interessati o meno, si dedicano con ogni mezzo, non sempre ortodosso - e spesso partendo da presupposti errati ma spacciati per dati di fatto incontrovertibili - a smontare valide inchieste e tentare di dissipare dubbi che mettono in crisi “le verità di ufficiale”.
Possiamo quindi concludere che se nelle file dei “complottisti” abbondano i creduloni di ogni specie, pronti a giurare sulle prove “scientifiche” e le testimonianze che validano le ipotesi più strampalate, tra quelle dei debunkers militano soggetti palesemente faziosi, che invece di operare una funzione di critica e di verifica, indispensabili all’accertamento della verità, tentano ambiguamente di supportare le falsità emanate dal potere costituito, utilizzando a tal fine ogni mezzo disponibile anche se scorretto.
Un esempio sull’uso di questi “mezzi” non proprio ortodossi è quello usato in una trasmissione di Piero Angela nella quale si voleva dimostrare, con presunzione di scientificità - attestata dal tono impersonale e serio del narratore e dalla presunta serietà della rete di Stato - che i rabdomanti non hanno affatto poteri extrasensoriali; a tale scopo un cartone animato mostrava una botte d’acqua manovrata da un inserviente, il quale attraverso un rubinetto consentiva il passaggio dell’acqua in un tubo lungo il quale un rabdomante era pronto a verificare le vibrazioni della sua bacchetta; l’esperimento, nel quale l’inserviente agiva ingannevolmente - ovvero quando sembrava aprire il rubinetto dell’acqua in realtà lo chiudeva e viceversa - secondo i debunkers dimostra inequivocabilmente che le facoltà vantate dai rabdomanti sono inesistenti, dal momento che la bacchetta vibrava quando il soggetto credeva che passasse l’acqua, rimanendo invece immobile nel caso contrario.
Ma un esperimento siffatto non ha nulla di scientifico, essendo una semplice prova che non può essere generalizzata: essa dimostrare soltanto che il rabdomante in esame non aveva alcuna capacità extrasensoriale ed era probabilmente un ciarlatano, non certo che tutti i rabdomanti non abbiano questa facoltà. Un vero esperimento di verifica andrebbe fatto con altri metodi e sistemi. A questo proposito un video, in 4 parti, mostra molto bene le attività scorrette dei debunkers (vedesi “Piero Angela non dice la verità” in: http://www.youtube.com/watch?v=YwZ_LC0aRMc).
Altri metodi scorretti dei debunkers sono poi quelli consistenti nell’infarcire le loro asserzioni con frasi del tipo: “come qualsiasi studente al terzo anno ben conosce...”, “come potete leggere nelle apposite tabelle...”, “come potete voi stessi sperimentare...”, quando invece non solo bisognerebbe vedere bene a quali tabelle ci si riferisce e quindi andrebbero mostrate, ma anche come rapportarle al fenomeno esaminato, considerando se il particolare fenomeno citato è effettivamente riproducibile ed osservabile da ciascuno con le stesse modalità e caratteristiche richieste.
Insomma una generalizzazione e un pressapochismo finalizzato a fare colpo sugli sprovveduti ed impreparati per affermare le proprie tesi.
La più clamorosa di queste tecniche scorrette è quella di far passare un certa attestazione attraverso un vero e proprio raggiro dialettico: (i due punti preannunciano l’esempio, quindi è pleonastico parlare di esempio) il debunker potrebbe sostenere: “Kennedy venne incontrovertibilmente ucciso da Osvald”. Perchè? Chiede lo scettico o, se preferite, il complottista, che ha studiato quell’omicidio e nutre molti dubbi in proposito.
“Ma perchè lo dice la commissione d’inchiesta ufficiale”. Vale a dire proprio quella versione che il complottista contesta decisamente! In pratica una classica fallacia di “petitio principii”, in cui si inserisce la conclusione nella premessa, per poterla dimostrare con maggiore facilità!
Ma oltretutto, alla fin fine, il debunker spesso manifesta tutta la sua subordinazione al potere costituito, specialmente quando arriva a formulare concetti di questo genere:
“Noi pensiamo che questo genere di disinformazione (le tesi dei “complottisti”, n.d.r.) sia pericolosa, nel momento in cui cerca di convincere la gente che le istituzioni (governo, servizi investigativi, sistema giudiziario) e l’informazione democratica (mass media) sono artefici o complici degli atti di terrorismo e che le organizzazioni terroristiche (come Al Qaeda) non esistono o non costituiscono una minaccia reale. Questa inversione di ruoli è pericolosa, perchè mina la fiducia del cittadino nelle istituzioni, ne compromette quella collaborazione indispensabile per garantire la sicurezza, e quindi, in ultima analisi, rende più difficile il lavoro di prevenzione e di tutela che gli operatori professionali, a tutti i livelli, sono chiamati a svolgere proprio in difesa del cittadino”. (Vedesi Crono 911 nel sito: http://www.luogocomune.net/site/modules/911/).
E tali amenità vengono dette proprio a noi italiani, che abbiamo avuto decenni di strategia della tensione costellati di stragi e terrorismo di ogni tipo, con mandanti ed esecutori rimasti fino ad oggi sconosciuti pur essendo certa l’implicazione a vari livelli di uomini delle Istituzioni, dei Servizi, dell’Esercito, della Polizia, di varie Consorterie segrete e di Intelligence straniere.
Fatta questa lunga introduzione, vediamo adesso di riportare ad una dimensione reale il problema dell’utilizzo di eventuali tesi o indagini “complottiste” negli avvenimenti storici, perchè è proprio attraverso queste considerazioni che si dimostra l’inconsistenza e la faziosità del debunker, quando prevenuto, se non interessato.
E ci sarebbe anche da sperare che questo genere di debunkers non esercitino, contemporaneamente, anche la funzione di magistrati altrimenti, molto probabilmente, su ogni evento criminale, specialmente se con implicazioni di ambienti attigui al potere costituito, non si sarebbe mai scoperto nulla e non si sarebbe mai andati oltre la prima “verità ufficiale” sancita dalle autorità preposte.
È necessario tenere a mente che ogni ricerca e indagine storica non può che essere critica e necessariamente revisionista, perchè gli avvenimenti storici sono in buona parte imperscrutabili e la ricerca o la verifica di nuove prove li pone sempre sotto il vaglio incessante della revisione.
Inoltre bisogna tenere sempre presente una verità storica, determinata dalla natura umana, immutabile nei tempi, quella che ci dice che nei rapporti tra gli uomini, specialmente quando entrano in gioco interessi primari e vitali, sia a livello personale, che di gruppi, clan, amministrazioni, quindi di Stato, ecc., mettendoci ovviamente anche le organizzazioni criminali, vi è un perenne e necessario complottare (termine di ampia interpretazione), tramare, celare, a volte in modo palese, altre volte in modo nascosto o addirittura occulto o mistificato.
Ergo, ogni ricercatore storico, non può che porsi dubbi ed eseguire indagini per verificare se quanto ci è stato raccontato risponde al vero.
Gli storici, tanto per fare un esempio, sanno bene come molte guerre sono iniziate attraverso una false flag, atta a galvanizzare l’opinione pubblica per un presunto torto o una aggressione subita che ha determinato la sacrosanta reazione bellica. La propaganda di guerra, un’arma non convenzionale, sa bene che in ogni iniziativa bellica è sempre positivo, anzi indispensabile, apparire come aggrediti o legittimi detentori della ragione piuttosto che come aggressori. Questa realtà umana, per quanto poco nobile, non è nota soltanto agli storici, e del resto chiunque può rendersene conto, anche in riferimento alla propria limitata esperienza personale. Anche l’esperienza personale, infatti, mostra a qualsiasi persona intelligente e con spirito critico come negli uffici, nelle imprese, nelle amministrazioni dove si esercita un minimo di potere, se non addirittura nei clan familiari, la vita, la carriera e i rapporti interpersonali, sono spesso caratterizzati da “complotti” e trame, bugie e altro, tutti artifici necessari per difendersi o per conseguire determinati fini che altrimenti risulterebbe arduo se non impossibile raggiungere per altre vie. Quindi “complotta” il potere costituito per auto conservarsi o reiterarsi e “complotta” l’opposizione per impossessarsi del potere; complotta chi vuol difendere la sua carica e posizione e complotta chi vuole invece appropriarsene; e via elencando, senza escludere l’innamorato che “complotta” per conquistare o strappare ad altri l’amata (non recita forse il noto adagio popolare che “in guerra e in amore tutto è lecito?”).
Né possiamo tacere del ruolo dei Servizi e delle Intelligence, la cui funzione consiste proprio nell’agire in segreto, nell’operare con mezzi spesso illeciti, nel depistare quando necessario, insomma nel condurre una guerra non dichiarata - ma che, come tutte le guerre, ha le sue vittime -.
Dunque la natura umana non è chiara, limpida e lineare come potrebbe apparire ad uno sguardo superficiale, e la “forza” necessaria a dirimere certe situazioni si esplica in molteplici forme, non sempre palesi o legittime.
È quindi di fondamentale importanza per lo storico stabilire non solo se un “complotto” si è realmente verificato, ma anche come si è verificato e soprattutto quanto ha inciso sugli avvenimenti storici presi in esame. In tali aspetti una onesta critica ed una indagine accurata sono indispensabili per evitare esagerazioni o vere e proprie omissioni.
Ogni sospetto, ogni tesi, ogni ipotesi di “complotto” deve sempre essere attentamente verificata, controllata, confrontata, sottoposta ad indagini di ogni specie e non presa per buona e scontata solo perchè magari si adatta magnificamente a certe nostre analisi storiche. Se non si seguono questi metodi si rischia di fare il gioco proprio di quei debunkers fazioni di cui stiamo parlando.
Ma lo storico conosce anche un’altra ricorrente legge storica, secondo la quale ogniqualvolta si verifica un fatto nuovo, prende forma una idea nuova, appare sulla scena un personaggio di grande statura e carisma, sempre e comunque ci sono “forze” e “poteri” che cercano di condizionarne l’operato, di utilizzare quel fatto nuovo per i propri scopi. E non è raro il caso che certi avvenimenti, idee e uomini, per così dire nuovi o fuori dal comune, sarebbero forse rimasti allo stato embrionale o comunque non avrebbero provocato certi rivolgimenti storici, se non ci fosse stato chi, dietro le quinte, non ne avesse sostanziato od avversato l’azione, o comunque vi avesse interagito, ampliando a dismisura l’evoluzione degli avvenimenti stessi. Del resto se così non fosse dovremmo rivedere la stessa dialettica storica ed il divenire storico inteso come un processo di tesi-antitesi-sintesi che agisce a partire da avvenimenti precedenti.
Sono le stesse “Forze” storiche che agiscono attorno al potere o contro di esso, che lottano e complottano per difendere e ampliare quel potere o per defenestrarlo, e a questo fine impiegano ogni mezzo, non sempre lecito. La storia purtroppo ci insegna che non solo le organizzazioni criminali utilizzano l’omicidio per conseguire i loro scopi, ma anche certe Organizzazioni e lobby di potere, gli stessi Stati costituiti (la famigerata ragion di Stato), ecc.
In definitiva negli avvenimenti storici occorre sempre e comunque applicare l’indagine conoscitiva, critica, dubitativa; quando invece parliamo di debunkers faziosi che cercano, con ogni mezzo, di smantellare sospetti, accuse e ipotesi di complotto, pur legittimi, siamo sicuramente in presenza di una attività di depistaggio e disinformazione finalizzata a supportare il potere costituito.
Costoro, invece di mettersi a demistificare le madonne che piangono, i miracoli di S. Gennaro, le moltiplicazioni dei pani e dei pesci, ecc., tutti argomenti “delicati”, pongono il massimo dell’impegno nel tentare di dimostrare che tutto va bene madama la marchesa, e quindi, tanto per fare qualche esempio: nel 1898, l’incrociatore USS Maine, venne indubbiamente attentato dagli ispanici e quindi l’ultimatum degli USA che li portò alla guerra contro la Spagna fu legittimo; nel 1941 a Pearl Harbour gli americani furono realmente sorpresi dall’attacco giapponese e tutto al più si può parlare di errori e ritardi nei sistemi di comunicazione e difensivi, ma non che Roosevelt, perfettamente informato dell’attacco, lo lasciò consumare per giustificare l’entrare in guerra.
E così via, in tanti altri episodi oscuri e vere e proprie false flag, fino ad arrivare all’11 Settembre 2001, in cui un pugno di arabi, piloti da baraccone, secondo la versione ufficiale e ovviamente certi debunkers, avrebbe determinato quel genere di disastri.
Sarebbe interessante conoscere il parere di questi debunkers rispetto a quanto ebbe a dire nel 2007 Francesco Cossiga, uno di quegli uomini di potere in cui i debunkers stessi dovrebbero nutrire il massimo della fiducia: “...Tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa… sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan”.
Comunque sia, lo ripetiamo ancora, ogni ipotesi di complotto deve essere sempre attentamente verificata soprattutto, se possibile, attraverso il metodo scientifico; non si dovrebbe mai andare dietro ad ogni notizia strana, ad ogni ipotesi che parte da sillogismi indimostrati, ad ogni testimonianza non verificata e non incrociata con altri dati (le testimonianze non sempre sono riportate correttamente ed oltretutto, anche quelle in buone fede, non sempre rispondono alla realtà dei fatti: gli occhi e le orecchie degli esseri umani non sono, infatti, dei perfetti ed infallibili registratori).

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